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Posts Tagged ‘Aspettando i barbari’

Caro amico
poesiaSiamo stati amici come se nulla ci dividesse e tutto ci unisse, amici attraverso il tempo e per sempre di un tempo in cui ci credevo fin troppo fermamente e ci lasciai le penne. Poi… a volte la vita ha di questi poi, pur restando forse gli stessi, abbiamo smesso di esserlo, amici; ciascuno con addosso il proprio contributo. E io, che ho sempre rispettato anche i grandi dolori, accetto il mio piccolo: il dio che ti viveva dentro s’era nel frattempo fatto troppo ingombrante, ed io sono sempre agnostico anche in questo e pure nelle piccole cose, e anche un poco anarchico. Né di un dio né di dei sento bisogno, né di un direttore che non ho cercato, ma accetto questa estrema negazione come se fosse stata una offesa; capire, d’altronde, non è da tutti e molte cose, nemmeno io, le ho capite, né quel bisogno: io canto di altri e di me i piccoli vezzi. Ricordo un giorno, i ricordi non lo sono, gli stessi, per tutti, e questo narrare si ingarbuglia, dicevo: ricordo un giorno che ci chiedesti “so cosa hanno fatto i greci ma cosa fanno?” Ne fui sorpreso e la cosa non mi interessava più di tanto; succede. E allora parlo dei greci e di cosa hanno fatto dopo, eppure anche tu l’amavi questa poesia ma forse ti eri distratto, allora; e io ti ringrazio di avermela data questa poesia, che mi parla anche di oggi perché la poesia se è poesia non conosce tempo.
E sarò breve.

Costantino Kavafis: Aspettando i barbari

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?

Oggi arrivano i barbari.

Perché mai tanta inerzia no Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?

Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.

Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?

Oggi arrivano i barbari
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.

Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti d’oro e argento?

Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.

Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?

Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.

Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.
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(Tratto da Poesie, Oscar Mondadori editori, Milano, 1961. A cura di Filippo Maria Pantani.)
Costantino Kavafis (Konstantinos Petrou Kavafis  – Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1863 – Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1933) Disegno 1981B

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