Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘attese’

L’amore è pur sempre un senso di ebetudine. Nonostante le sue infinite colorazioni: ottunde.
Per lei: no! Il suo era certamente stato delicato e cortese ed era cresciuto di sé come cresce l’edera; sicuro.
Era nato quasi da niente, o da piccole cose: come profumo insinuante da una figura affascinante allontanatasi (l’immagine si fa fantasia o sospetto ma comunque resta meno che accessoria); evanescente. Ma coltivato con pazienza, in attese serene, in tremori impercettibili, in taciti sussurri. Silenzi.
All’inizio era stato un corteggiamento appena palpabile, sfumato quel tanto da confondersi con la gentilezza. Meno che un dubbio o un sospetto. Meno ancora che uno sguardo confuso.
Lui, davanti allo sportello: brevi domande poste con sorriso convenevole; rapide interrogazioni sempre meno giustificabili; un gioco di casualità fragili.
Poi attenzioni sempre più frequenti ma mai invadenti. Saluti lungo la via. Fiori. Non se ne era quasi ancora accorta finché quei mazzi di fiori, anche se di poco impegno, non sostituirono i suoi dubbi.
Di lì era nata la prima tenera simpatia. Non era più una ragazzina; non era donna ancora. Quell’andamento lento, senza strappi, sereno, aveva trasformato impercettibilmente quelle attenzioni in attese.
Lui sempre così composto, prese ad aspettarla finito il lavoro. Passeggiate lente e sempre meno frettolosi commiati davanti a casa. Anche a conoscerlo aveva imparato lentamente.
La prima volta che lo fece entrare apprezzò riservatezza e quel muoversi pieno di impacci. Fu una visita breve, come si conviene. Si salutarono sulla porta ma le mani per un attimo si trattennero.
A lei piaceva ascoltarlo parlare mentre passeggiavano, nella sera mite, tenendosi sottobraccio; anche lui sapeva ascoltare. Le regalava un senso di composta pace e di impudica confidenza; la sua voce.
Raccoglieva le preoccupazioni e esternava i dubbi, le proprie ansie. Seppure non si fosse certo fatta ciarliera parlava con piacere e varietà e lui era paziente, pronto a dedicarle complimenti, disposto ad assecondarla sul vestire e per l’acconciarsi. Sempre attento.
Si può dire che senza accorgersene cambiarono insieme e si cambiarono contemporaneamente. Ormai se un impegno li teneva lontani questo produceva una lunga attesa.
Non fu mai, come si legge, qualcosa che divampa. Le prese la mano e ritardarono finché le loro ombre non si furono allungate alla luce dei lampioni. La guardò incerto negl’occhi in modo mite eppure alle sue parole ella non seppe sottrarsi dall’arrossire e abbassare lo sguardo.
Si sposarono in maggio, in un lucente tepore, in un mare di fiori bianchi e gialli. Mai avrebbe scordato quell’istante. Mai! Lui: la sua pudicizia e quel bianco assoluto.
Il momento del sì fu forse la loro maggior emozione, poi uscirono a posare davanti alla facciata della chiesuola e ritrovarono il passo forzato delle loro passeggiate fra il ritmo dei rintocchi delle campane festose.
Cominciarono insieme quella nuova vita. Lei lasciò il suo posto al comune. Lei non si girò indietro. Lei imparò a curare meticolosamente la loro casetta.
Imparò, come si deve, ad aspettare il suo ritorno e si sentiva soddisfatta quando lui rincasava anche se questo si faceva precedere sempre da una leggera impazienza. Con lui non aveva mai fretta, le attese eppure non erano mai abbastanza brevi.
Eppure lui arrivava sempre puntuale, appoggiava il giornale piegato con cura, la salutava con un bacio leggero e si metteva subito le pattine e la giacca da camera aspettando paziente l’ora di cena.
Lei allora iniziava gli ultimi preparativi, affrettava i gesti e disponeva in tavola mentre lui alzava di tanto in tanto i suoi occhi dalla lettura per rispondere ai quesiti sulla giornata, per rinnovare la sua presenza.
Forse non esiste un amore più grande di quello che cresce di sé e si fa giorno per giorno. Pian piano passò dall’interpretare meticolosamente al precedere tutti i suoi desideri; persino i suoi silenzi.
Conosceva ormai ogni suo gusto, le parlava dei suoi sogni. La casa racchiudeva tutto il loro mondo e quell’amore continuò a rafforzarsi senza che il minimo screzio gli creasse nemmeno una pausa.
Decisero insieme e di comune accordo, anche se in modo quasi completamente taciuto, di non aver figli. Come se il rumore di un bimbo potesse inquietare quel loro sentimento ormai tanto cresciuto da farne una sola cosa. Quasi non ci dovesse essere suono alcuno a turbarli.
Solitamente la domenica il pranzo era un po’ più abbondante e ricercato; dopo andavano a passeggiare fino al parco, tenendosi la mano e lungo il fiume tacevano per lunghi tratti lasciando chiacchierare solo le esili onde e i rumori del silenzio.
Rientravano sempre prima dell’imbrunire. Le premure di lui non le erano mai venute a mancare. Lei accudiva alle dalie; le loro finestre erano sempre fiorite. Poteva scoppiare la guerra (e una guerra scoppiò, seppure distante, come tante) ma restava fuori dai loro confini.
Lui prendeva un bicchierino di brandy prima di coricarsi e ormai, tranne i periodi in cui lei era indisposta (solite cose di donne), non passava sera che non si amassero.
Dalla prima volta in cui lei aveva frainteso il piacere (non era stata quella prima notte, aveva amato in lui anche quell’averla saputa attendere), dalle prime volte in cui lei non aveva avuto bisogno di fingere vergogna, era scomparso ogni impaccio.
Ogni gesto era naturale, spontaneo, come sempre ma sempre atteso. Qualcuno potrebbe pensare al subentrare di un che di abitudine ma non nel loro caso. Non si erano lasciati tradire.
Si cercavano non come non rito, piuttosto come necessità; come se ogn’uno dei due traesse altra vita dall’altro. Come se nascessero ancora. Come esistessero per quello.
A volte lui amava vederla nuda prima, ammirarla e sfiorare il perfetto liscio corpo quasi senza toccarla; o solo guardarla.
Subito dopo lui fissava per un po’ il soffitto; a lei rimanevano gl’occhi lucidi e arrossati, il viso congestionato, si lasciava scappare lunghi sospiri. Poi, nel buio, si addormentavano abbracciandosi.
Qualche volta lui la cercava ancora, e lei non ne rimaneva sorpresa anzi si accorgeva di aver atteso il ritorno alle sue premure.
A volte lui amava guardarla dopo; le sue labbra fattesi più carnose nei baci, intumidite; i riccioli inumiditisi nel sudore che li appiccicavano alla fronte; i suoi occhi sereni. E si annegava nel suo dolce tepore.
La sera del loro decimo anniversario lei andò ad attenderlo al lavoro. Consumarono una cena leggera con sottofondo di musica barocca in un grazioso ristorantino. Lei aprì gaia come una bimba la piccola scatola e lo baciò forte con gratitudine lasciandosi a sonori segni di meraviglia. Lungo la via del ritorno si fermarono a guardare la grande luna, una cialda enorme e netta. E la luna li scrutò, finché le loro ombre non furono schiacciate in un perimetro circoscritto.

Quando si incamminarono nuovamente, con i lampioni a moltiplicare quelle loro ombre, a sfumarle e reinventarle, con le cicale a rifarsi il verso, fu bello tacendo passeggiare soltanto alzando gl’occhi, a tratti, sulle sagome buie dei palazzi. Pochi erano i passanti che incrociavano, ogn’uno nella propria direzione con la propria indifferenza. Pochi i suoni, forse un latrato ma indistinto; solo quello sfrigolio di fondo e il calore che le mani si trasmettevano. Una promessa.
Giunti in salotto, al gesto deliberato di lei (solo un sfiorargli la tempia) seguì, in entrambi, la consapevolezza che non avrebbero mai raggiunto la camera da letto; ogni altra attesa sarebbe parsa come una forzatura, una inaudita violenza, una modo di sfuggirsi o di mentirsi. Si spogliarono in fretta distribuendo gli abiti con disordine; gettandoli distrattamente tra un bacio e l’altro, senza staccarsi e soffocandosi in quei baci. La luce nella stanza giocava con quelle forme distratte.
Voleva essere sua ancora una prima volta, darsi, e darsi in un modo come fino ad allora, assieme, si erano negati; gl’occhi di lui rimandavano insoliti bagliori inquieti; i baci di lei non tradivano fretta, erano sempre più precisi ma delicati. La notte proseguiva a narrarsi.
Poteva solo immaginare il volto di lui ma lui era tutto su lei e lei lo sentiva mentre cercava di rintracciare il profumo della sua lavanda. Dapprima fu solo dolore, un dolore che la lacerava tutta, poi il suo dolore si confuse a un profondo piacere, comune e intimo (suo e loro), e non sapeva se era per l’uno o per l’altro ma le sfuggivano di gola ansiti e gemiti, grida. Lui sudava teneramente e la chiamava con dolci epiteti; abbracciati come un’unica cosa: a cercarsi ancora. Non sazi.
Non le parve come un sacrificio né una scoperta, tutto così naturale, niente di prestabilito, aveva deciso mentre si frugavano, mentre i momenti fuggivano fra baci appassionati, nel farsi automatico dei gesti d’amore e la passione era la vera scoperta di quella serata che né lui né lei avrebbero potuto scordare perché non si possono mai scordare le prime volte senza uccidere la memoria. Aveva voglia di dirgli grazie o di dimostrargli quella sua riconoscenza.
Lui si versò il suo brandy e lo bevve in un sorso, forse finse di non capire, poi lei attese che dormisse. Sembrava tranquillamente assopito, come spesso avveniva in taluni pomeriggi assolati quando il calore dell’aria aiuta quella specie di estraneazione, non in modo profondo eppure come un giovane intento in un sogno incorruttibile.
Lui non ebbe certamente possibilità di distinguere quel sonno ristoratore dalla morte. Il suo volto neppure mutò; quelle prime sottili rughe, da poco apparse, continuavano a disegnare un sorriso ininterrotto come a volte una cicatrice disegna in un viso un tracciato sereno di cui viene voglia con il dito di seguirne la trama.
Lei spense la luce e dormì completamente soddisfatta.
Lo divorò come in un grande rito. In ogni gesto c’era una cura precisa e una lentezza misurata per mantenere vivo il ricordo del gesto stesso e non sprecare nemmeno un minuto. E, con grande meticolosità, non trascurò nulla. Adesso, e per sempre, sarebbero stati come una sola cosa, come di più non era possibile; in modo assolutamente completo.¹


1] scritto il 6 maggio 1991

Annunci

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: