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Posts Tagged ‘attore’

poesiaHo dimenticato le storie
e poi le favole,
mi son tinto gl’occhi d’ambra
e ho lisciato le ciglia di seta,
ho raccolto la maschera bianca
(quella attonita d’osso bianco)
e tutto     mentre le assi pigolavano.
Applaudite questo pagliaccio di stracci
e la lacrima di farina
che dona     mentre
ride versi nobili
e plagia suoni scurrili,
date il vostro gradito applauso
all’assenza.


Questa è l’ultima della raccolta di poesie del 1973 ritrovate

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poesiaDa mesi      ormai da anni
mite            con gesti uguali
nell’incavo del ventre i suoi capelli
fatti si sono marmo     o pietra
eppure ancora declama     con tutta la sua foga
senza darsi tregua né respiro
i suoi versi di niente;
senza darsi tregua     né trarre un sospiro.
Ma     ecco il segretario nero
entrargli nel padiglione destro,
spolverare con cura
e     sui lobi s’alzano
le grigie nubi degli anni
(tacere non possono i suoi affanni)
così, quando esce, fra il pubblico
qualcuno sussurra     – solo qualcuno tace –
poi scuotono dai foulards le ombre
per asciugarsi gl’occhi.
Tutto ciò che li bagnava passa,
delicatamente, sul gesto incauto
che si fonde nella sera;
…col gesto antico delle voci
per farsi solo parsimonia.

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Un fremito percorse la platea.

poesiaE per ultimo si presentò Lui
l’artista che fa e disfà le tele
tendendole al sole d’ocra
e spargendo le tibie
impolverate     (di terra di siena
bruciata     dal torrido errore del viandante).
E per la terza volta inventò un verso il gallo
e bussò al pianto della madre secca
con cimbali di cristallo
poi lasciò trapassare
l’operosità della notte riscritta
sul prolungamento dell’universo noto.
i trenta denari erano sparsi al suolo
e lo spazio in quel mentre diventò tempo
nel marsupio del flanellato in terza fila
così che il profumo si sparse intorno
irritando i gioielli delle signore
e la gola della galleria: odor di naftalina.
La paura si vestì di nero
soffocò le prime guance distratte
e con scientifico cinismo sbatté
per terra un colpo
e lo fece seguire dalla pioggia.
Trascinava con sé tutti i suoi oggetti
e il suo stesso carro colmo
e fra le rughe un pettine di tartaruga,
tessuto dagli insetti del vento acido
sulle spalle un mantello buio
dove celava il pallottoliere pazzo
che colorato la materia (poi) additava
con generosità d’esteta.

Il vecchio quaderno con i fogli sgualciti,
quella lametta non ancora rugginita,
la sua prima rima
le parole gridate e sussurrate – a sé stesso –
la lampada opaca della notte
(infinita stanza d’universo)
sbadigli confusi a sospiri
pentole, padelle, mestoli e pendolini
nulla mancava né aveva dimenticato
il crocefisso di madreperla dell’abate bianco.
Vestì la nudità di parole
parole,     parole,     parole,
ma per quanto si coprisse     altro non seppe
che restare nudo lì, come ubriaco chino
e trarre di tasca     – dalla pietra –
due occhi:     li indossò lentamente,
con la stessa lentezza aprì la bocca
ne apparve un solco bruno     poi
restò ad ascoltare     ed in quella bocca,
fra i denti gialli,
risuonò un colpo di tosse     poi
il fragore immenso d’un sorriso.

Avanzò
si chinò per ringraziare
ma non riapparve più.

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poesiaSenza accenno s’inizio
allora chiesero partecipazione
e scricchiola il legno (pigola)     sotto
e sopra     le mani     (scricchiolano)
mentre le unghie si son fatte stoffa
i capelli stoppa
e la stoffa     colori
e gli occhi buchi     – neri umori –
dove i ragni tessono la loro fantasia:
“Perché passero non l’hai voluta leggere
questa mia fantasia
dietro i vetri delle porte socchiuse
e le tende delle mie tempie”?

Chi l’ha messo in gabbia (?)
ora lo toglie     e lo ingoia in un sol atto;
“Passatemi il bicchiere degli anni”! ¹


1] Si continuano a pubblicare le poesie di una vecchia raccolta di poesie di all’ora.

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poesiaEra un pessimo attore
anche come giullare
sbagliava le battute
mancava le entrate
ed era quasi sempre ubriaco
e ogni volta d’un vino diverso.
La voce era impastata.
Era un istrione
ma anche nella vita
restava un pessimo attore.

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poesiaFatelo parlare
lasciatelo esibire
affidategli il palco
infondo non chiede altro
ha solo bisogno di sentire
il rumore delle sue parole

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