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Posts Tagged ‘Babbo Natale’

I tempi erano duri per tutti e col tempo s’erano fatti ancora più duri, soprattutto per lui. Il mondo era in preda alla più completa anarchia. Crisi da euforia. Eppure lui sapeva fare bene il suo lavoro ma, a sentire loro, non faceva mai abbastanza. Pian piano si stava dichiarando sconfitto e si stava rintanando dentro a se stesso. Non c’era ormai nulla da stare allegri. Il benessere passato aveva riempito tutti di troppa euforia, di troppe aspettative, di boria e di smanie. La verità era che l’intero universo si era riempito di un unico popolo di consumatori compulsivi. Nessuno si accontentava più di niente, dovevano avere di più, soprattutto per i loro piccoli mocciosi frignanti. E tutti sapevano tutto.
La vita di un bambino dovrebbe essere fatta di sogni, di aspettative; cosa ne potevano capire? Erano le favole che cose più belle per gli occhi innocenti. Invece anche quei gnomi, i sopravvissuti alla politica di Erode, erano i primi a piagnucolare lagnandosi e tirando su il muco che colava dal naso. Ma mica era colpa dei piccoli mostri, nessuno gli aveva insegnato che l’erba voglio non nasce nemmeno nel giardino del re. E tutti avevano scordato l’importanza di un cavalluccio a dondolo, di un burattino di legno. Quelli sì erano giocattoli, che stimolavano la fantasia; i sogni. Invece volevano quegli orribili oggetti di plastica, affascinanti sì nei loro colori, ma così anonimi e tutti uguali. Le bamboline simil modella anoressica. Poi i videogiochi. Poi l’ultima novità in fatto di telefonini e tutte le altre diavolerie, elettroniche e non. Soprattutto e ancor peggio preferivano la rozzezza e la quantità alla qualità.
Lui arrivava con tanta fatica col suo pacchettino e sembrava un pezzente. Eppure ricordava le antiche grida argentine piene di gioia e di giubilo. La meraviglia della sorpresa nei loro occhi. Niente di quello era sopravvissuto. E il papà univa i suoi così tanto inutilmente preziosi regali. E la mamma i suoi. E gli zii. E i nonni. Persino gli estranei. Una gara a chi fa e vizia di più. Era naturale che così prima o poi –più prima che poi– tutti avessero smesso di credergli; di scrivergli. E lui aveva perso entusiasmo e passione: com’erano belli i tempi in cui correva da per tutto e non aveva mani per tutti tanto che doveva farsi aiutare da quella vecchia befana. In cui un libro accompagnava le notti della famiglia davanti ad un focolare. La felicità di una vita semplice. Senza motori e reattori. Senza shuttle e macchinine telecomandate al posto di quelle di latta con la chiavetta per caricarle. O avrebbe trovata una soluzione, qualsiasi, o sarebbe stato presto definitivamente messo in pensione.
Lui aveva amato i bambini. Tutto quello aveva cambiato anche lui. Voleva tornare a provare quel piacere, tornare ad essere amato; creduto. Si sarebbe fatto in quattro, e anche in otto, purché tutto tornasse come ai bei tempi. Le favole tornassero ad essere favole, e lezioni di vita, e la televisione… beh! quella poteva anche andare a fanculo. Era stata lei la massima colpevole di tutto quello sfascio. Dall’uomo sulla luna, e ancora prima, e tutto il resto. Ma lui non era che un umile artigiano, un lavoratore, poco più di un manovale. Era consapevole dei propri limiti. Si sarebbe accontentato di poter fave il proprio lavoro. Non era certo un dio, né aveva mai voluto illudersene, non poteva accontentare tutti e anche di più. Anche perché lui invecchiava e l’incremento demografico era impazzito. Anche un pacchetto ciascuno le sue forze non erano più sufficienti. Forse avrebbe avuto bisogno di pensarci prima.
Chi aveva ancora bisogno di credere in lui? Certo di situazioni tragiche era pieno il mondo. Non poteva fare per tutti ma poteva almeno occuparsi di qualcuno. Tra i tanti sventurati, non senza rimpianti, quell’anno aveva deciso di optare e di cercare di occuparsi meglio dei bambini palestinesi. Era stata una letterina particolarmente commovente a farlo decidere. L’uomo doveva ritrovare la fame, la fatica, il dolore per tornare ad amare la vita. Loro sì continuavano ad accontentarsi delle cose semplici e avevano bisogno di ritrovare speranze per tornare ad essere bambini e immaginare una vita normale; quella di tanti bambini, quella che avrebbe dovuto essere di tutti i bambini. Si mise al lavoro per tempo con tanta fatica e alla fine aveva una slitta piena di sogni, di carte lucide e nastri colorati. Aveva quasi ritrovato l’orgoglio e la passione di un tempo che credeva perduto. Partì rincuorato ma non arrivò mai. La notte del 24 dicembre 2008 fu abbattuto dallo scudo protettivo contraereo israeliano prima ancora di arrivare a sorvolare il cielo di Gaza.

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