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Posts Tagged ‘bambina’

tazzina di caffèE’ una vera disgrazia nascere donna. Clara lo scopre e si guarda allo specchio. Le sono cresciute e fanno bella mostra di sé. Sembrano essere arroganti. Quasi con una insolenza che sa di dispetto. Le fanno male. Le accarezza e le danno strani brividi. Clara se ne sente offesa. Il suo corpo sanguina. La sua testa è confusa. Se n’è accorta per ultima. Avrebbe potuto saperlo da come erano cambiati gli occhi. Si sentiva sempre guardata. Spiata. Continuamente. Anche in classe. Anche dagli amici. Anche da Giulio. A lei piaceva Giulio. Avevano spesso fatto i compiti insieme. Erano amici da una vita. Era distratto. Quando erano insieme sembrava distante. E s’era accorta che anche lui la guardava; in quel modo. E quando faceva ginnastica. Il reggiseno non le bastava. Le ballavano. E i maschi guardavano. E ridevano. Cosa avevano da ridere? Se lo sarebbe strappato via, il reggiseno. Sarebbe stato inutile. Anzi peggio. Non soffriva di sentirselo addosso. Se le sarebbe strappate. Cosa c’era di bello in queste cose. Mamma diceva che era normale. Per lei era tutto normale. Mamma diceva che era quello diventare donna. Appunto. Nessuno l’aveva chiesto a lei. Non voleva diventare donna. Preferiva restare bambina. Preferiva poter tornare a giocare con i suoi amici. Serena. Senza quell’impiccio. E Cosimo le aveva chiesto: “Me lo dai un bacio”? Ma Cosimo aveva l’alito che puzzava. Non amava molto la pulizia. Piuttosto si sarebbe fatta monaca. Cioè… Cos’è un bacio? Mica era il suo compleanno. E poi aveva i denti che sembrava un castoro. Faceva proprio ridere, poverino. E gli occhiali di tartaruga. Non ci vedeva molto. Le aveva detto che era diventata veramente bella. Questo gliel’aveva detto anche Marcello. Non sapeva cosa voleva dire. Ma se lo diceva Marcello forse era vero. Lui era più grande di due ani. Non era come quei mocciosi della sua classe. A lei piaceva anche Marcello. Odiava le classi miste. Tra ragazze ci si guarda, anche, e si ride. Qualcuna guarda con un po’ più d’invidia. Basta fregarsene. Alzare le spalle. Ma perché proprio a lei? Non riuscì più a trattenere le lacrime e le lasciò uscire. Sua mamma bussò alla porta: “Qualcosa non va, tesoro”? Cercò di controllare la voce: “Tutto bene”. Non c’era niente che andasse bene. Si lavò il viso e uscì da bagno. Ormai si stava facendo tardi.

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Rossaura in una foto BN quando era era bambinissimaAnima libera ovvero le difficoltà di un progetto; cioè: “Amenità”. Alcune riflessioni che ospito, forse impropriamente, qui e che diventano appunti di lavoro, pensieri espressi a voce alta, per un lavoro che non si è mai manifestato qui.

Anima libera è nato allora come un esercizio di scrittura a quattro mani. In verità è nato nell’ormai lontano 24 novembre 2010 semplicemente come post a sé stante. Ed è oggi faticosamente arrivato alla parte ventottesima. C’è forse una ventinovesima. Ma nessuna certezza che sappia andare oltre. Allora, dopo quel primo post, ci siamo fatti prendere dall’entusiasmo e decidemmo di proseguire e farne una sorta di saga. Non mi nascondevo le difficoltà legate allo scrivere con due teste e quattro mani. Con difficoltà ha proseguito la sua strada, o più opportunamente la sua tragica vicenda. L’idea era nata, dopo anche animate discussioni, per proseguire quell’inizio. Era un esercizio letterario, se così mi posso esprimere senza rischiare la presunzione, su di un personaggio letterario. Era cioè un esercizio di scrittura basato sulla libertà della fantasia. In secondo piano doveva apparire la testimonianza di quegli anni (circa sedici importanti anni, dal primo dopoguerra alle soglie del sessantotto). Naturalmente il tutto da un’ottica che rispettasse la sensibilità femminile. Da subito però si è creata difficoltà a causa di una forte identificazione con il personaggio. E una seconda perché spesso la cronaca “pubblica” balzava in primo piano e prendeva il proscenio. La tensione per rendere coerente il personaggio principale e narrante con tale identificazione gli ha spesso, quando non sempre, tolto la possibilità di agire in funzione di un racconto di fantasia, di finalizzare i suoi atti e le sue scelte. La bambina, poi ragazza, ha mostrato più i limiti che l’ansia di superare il copione che era stato scritto per lei. Per lei come persona di quegli anni e per lei come donna. Ha violato i suoi sogni. Poteva tutto e invece era costretta a vivere nelle vesti che le erano state imposte dalla realtà. In ogni cosa condivisa si deve cercare una strada mediana, questo lo so, se la scelta è mai stata di una strada mediana. Questa è anche la testimonianza di come è difficile condividere con altri anche le piccole cose quando la condivisione cerca di affondare realmente nella carne delle stesse persone. Siamo animali sociali che però vivono i loro rapporti con gli altri mantenendo una forte autonomia e senza voler giungere a un compromesso dialettico. Con questo non dico di trarmi fuori da questo vizio, di esserne immune; vivo anch’io immerso nella realtà e nelle problematiche come tutti. Debbo dire che amavo quel personaggio e quel lavoro e di non voler sollevare alcuna polemica né di liberarmi da responsabilità. Alle soglie del fatidico sessantasette, con un mondo in ebollizione, “la ragazza” fatica ad aver dubbi e ad elaborare una vera sensibilità, più o meno univoca, per ciò che si prepara; non riesce a percepire le cose. Una banale interferenza (come l’inserimento di un post completamente estraneo) non determina la crisi di tale impresa, ne è solo una testimonianza. Il limite è il tentativo di ricordare che si sostituisce alla voglia di immaginare e sognare. Io immaginavo una Anima libera a cui il quotidiano scoppia continuamente davanti agli occhi e che lei scopre con meraviglia. Aveva, in quel primo post, strumenti surreali di narrazione, se vogliamo volutamente iperbolici. Il risultato a seguire è stato diverso, non meno gradevole, spero, ma diverso; e me ne assumo la mia parte di responsabilità. Questo sembra quasi un addio ma non sono certo che siano queste le mie intenzioni. Il personaggi non soffre di schizofrenia, ma di un tradimento non voluto da parte di una coerenza testimoniale. Dove proprio la fantasia dovrebbe essere donna viene a mancare ed emerge una volontà di etica di una tramandazione personale. Non è mai esistita quella prima Anima e non poteva esistere, esiste troppo questa seconda e, ai miei occhi, non ha fascino. Non era e non doveva essere un quasi diario. Oggi è qualcosa di più e qualcosa di meno. Anima è così destinata a non cambiare nulla e a soccombere alla vita e alle prime difficoltà. E’ destinata a cercarsi e aspettarsi invano. Queste sono le mie apprensioni per il personaggio. Sembra banale ma chi scrive si innamora sempre dei propri personaggi, anche quando debbono comportarsi da personaggi negativi quali debbono essere. E non è questo comunque il caso. Non capisco perché Anima libera debba commettere gli stessi errori dei suoi autori. Lei è appunto un’Anima libera.

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