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Posts Tagged ‘blogger’

Più che un commento è occasione per un altro post, anche se fin troppo ne ho parlato. Quando sono entrato in questo mondo l’ho fatto con (e per) amici e altri ne ho trovati. Ho deciso allora di limitarmi a una cose alternative alle loro; ché già loro fanno meglio. Per chiosare sull’attualità preferisco leggere lei che cimentarmi io, e lei ha anche un’ottima scrittura. Per parlare di libri e spettacoli lo lascio a Marino. E’ la mia cara Ross che si incazza “qui” per i fatti della politica. Per ridere a denti stretti cercando di guardare il mondo con ironia ho incontrato Gians. Etc. Così ho deciso di limitarmi a poche cose, e limitarmi sempre più. Alla fine non posto che quasi esclusivamente cose mie: raccontini, poesia, immagini di “quadri”. C’è da aggiungere che ultimamente, per pigrizia e tempo, inserisco i raccontini scritti a suo tempo per un amico con cui non collaboro più (troppo lungo e triste stabilire i perché). Per lui mi occupavo anche di una rubrica musicale. Quei raccontini avevano la funzione principale di tracciare e/o abbozzare una parvenza di storia in pochissime righe.
Il viaggiatore della rete, proprio per un vizio del soggetto blog (diario elettronico), cerca sempre di trovare nei post qualcosa di autobiografico lasciato dall’autore. Spera nel pettegolezzo. Non qui. Come messo in testata questa mia è solo una ricerca di linguaggi su “prove di comunicazione”; scrivo cioè solo prosa e godo nel farlo. Prosa che nasce e si ispira dei momenti più disparati. Vi è in più del pudore e la non volontà di mettermi in vetrina. Così, ripeto, qui è solo pura fantasia. Se a volte la protagonista è una donna, giovane o vecchia che sia, giuro che non sono mai stato donna. Se è un uomo giovane giuro che lo sono stato. Se è anziano giuro che non sono invecchiato così. Giuro ancora una volta che non ci somigliamo nemmeno nei caratteri.
Se c’è, per esempio, l’avaro cerco di immedesimarmi immaginando come può ragionare in quanto io avaro non lo so essere, nemmeno di sentimenti. Se è un geloso: ho convissuto con la gelosia ma non l’ho mai provata dentro di me. Se è uomo di destra io sono decisamente del lato opposto. Se canta, lo ammetto, sono stonato. Sono fedele anche se cerco di scrivere di un donnaiolo. Insomma questo non è assolutamente un diario ma il suo opposto. Ben poche volte parlo e ho parlato di me per essermi trovato davanti ad un fatto che poteva essere di interesse o per cogliere un vezzo generale. Ho tradito tutto questo solo per un breve periodo lasciandomi lusingare dalla favola che ho vissuto ritrovando la mia compagna. Magari ne abbiamo parlato fin troppo perché ci pareva (e pare) la più bella tra le favole. A volte l’uomo (non solo il bimbo) ha bisogno anche di favole. Questo è il quanto. Torno a parlare di figure che non esistono: come la sconosciuta qui sotto che proprio poiché sconosciuta non l’ho conosciuta mai.
In Fede: L’AUTORE

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Io l’avevo detto subito. A dire il vero il titolo per esteso dovrebbe essere Se un giorno un blog. In fondo il bambino che gioca non ha altra colpa che l’esserci lasciato fascinare. Nemmeno quello, il bambino, che sopravvive in me. E il titolo richiama un romanzo; un romanzo come scatole cinesi¹. E’ l’immagine che mi detta e che mi sembra più adatta. Ma è pur sempre un romanzo. Prosa. Parole. Rumori. E allora “Venghino, siori venghino, alla grande fiera”. C’è chi parte. La maggioranza arriva. Stazione affollata. Stagione sempre puttana.
Non c’è un modello. C’è chi lo apre, il suo blogghino, per noia, chi con presunzione, chi per solitudine, chi par stare alla moda: lo fanno gli amici, chi per dire cose importanti, chi credendo di dirle importanti, chi per cambiare il mondo, chi solo per capirlo; e poi tanti altri. Per fortuna, a volte, un post, serve anche per testimoniare, per militare, per denunciare. Cioè la colpa non è mai dell’oggetto ma dell’uso che se ne fa. Non sono qui per questo. Non sono un giudice. Son tutte belle le maschere, persino quando mostrano la carne nuda.
In realtà volevo solo colpire “certe” presunzioni del momento o di sempre. Perché mi sembrava buffo. E poi non avevo voglia di scrivere. Volevo lasciare le idee a riposare. Certo non credevo ne nascesse discussione. Ma il non credere non giustifica né emenda. E ci rimpalliamo. Ifigenia mi segnala un bel post sull’argomento. Ross lo richiama nel suo blog. Martina denuda la nudità virtuale e cerca il bello nel bello del blog. Siamo già una piccola comunità. Non che sia qui, certamente, ma… E’ così che si nascondono gli assassini poeti, spesso pessimi poeti ma ottimi assassini; e la grettezza che a volte si cela dietro una maschera di perbenismo e di nobiltà d’animo. Ma anche nella celia. Nemmeno la rete è il paradiso. E io sono agnostico.
L’avevo detto prima ancora di cominciare: è solo un blog. Era un giorno d’aprile quel giorno. Il 30 aprile dell’ormai lontano 2008. Non che non ne fossi cosciente: collaboravo allora con un amico. Poi… non è il caso di parlarne. Ancora oggi mi risulterebbe più semplice dire quello che non è. Non cercavo un ventre materno dove nascondermi nel tepore; non era per alcun timore. Non avevo il bisogno di dar aria alla mia voce. Non cercavo incontri. Lì, tra le macerie, ci stavo bene. Beh! non proprio bene ma ci stavo. Mi ci ero abituato. Anzi rassegnato. A ripeterlo me ne sono annoiato.
Il blog è un meccanismo infernale, ti trascina nel suo chiacchiericcio, fino a scrivere a me stesso, o a scrivere per non scrivere. Proprio come nel post a cui faccio riferimento. La rete ti prende. Giochi a rimpiattino. Magari è anche perché non ami i no. Non ti riesce di nasconderti. Nemmeno quando hai voglia di silenzio. Magari ti dici “ci vediamo su Facebook”. Sei una bestia ma una bestia sociale. Io ho iniziato perché volevo solo essere d’aiuto ad una cara e bravissima amica blogger. Non so se mi posso definire un blogger. So che me la sono cercata. A propositi della Cara è soprattutto femminile il bisogno di cambiare spesso abito.
Per tornare a me spesso licenzio scritti che nemmeno mi piacciono, e lo faccio con soddisfazione. Scrivo quasi con dispetto. Raramente mi prendo sul serio. Non anatemo. Per questo e molto altro non mi dico “Cazzo se sono bravo”; non è per questo ed è l’ultima cosa ad interessarmi. Non lo sono e la mia presunzione non è così vasta, né la mia libido così esigente. Poi questo imbroglio e questo labirinto di post. Non è valido. E’ un colpo basso. E’ un imbroglio. Mi seguite? siete matti. Perdonate la digressione ma ricordate che “I matti non hanno il cuore o se ce l’hanno è sprecato”².
Perché non potrei anch’io voler essere “splendido”? Ad esempio il 23 ero alto, biondo, con occhi verdi (ma quelli li ho) e molto ma molto affascinante. Storia complicata la nostra, quel giorno. Soprattutto non avevo nessun dolore perché avevo ventiquattro anni. Non vi dico le avventure che mi sono successe. Degli altri sapete. Il 19 ero un partigiano. Nemmeno lo ricordo quando fui furbo. Ho amato amori mai nati. E donne non esistite. E persino una vera. E simpatizzato con tutti. Senza pietà. Ho ammazzato. Non ho mai avuto paura.
Potrei essere qualunque cosa. E oggi somiglio più di sempre a quel Quasimodo. Nella realtà sono di quelli che avevano vent’anni nel 68. Scorza dura e non un ex. Scusate, anzi no, va di moda: qui non siamo che avatar. L’avevo detto prima ancora di cominciare. Certo dovevo saperlo. Solo uno stolto poteva fingere. Dovevo capire come sarebbe finita. Eppure “s’io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto”³. Eppure anche a me, non lo nego, piace far casino. Poi capita che ci si conosce. No! non è del tutto vero. Non è quel “Finalmente!” che dice Ross. Ecco dove volevo finire. Si incontra la persona, non il blogger. Il blogger resta nella sua schermata. Inchiodato. Fotografato per sempre. Come in una immagine funeraria. Lui non è di carne ma di parole. Non è reale. Io non lo sono, con pace di tutti, me compreso. E se volete parlarne seriamente dovremmo rimandare tutto a quando ho un attimo serio. L’ultima volta è stato un immane casino. Ma questa è una storia di baracche e di occupazioni e non. E per quelli come me non viene mai la voglia di rinunciare, anche poco dopo ogni ultima sconfitta.


1] Italo Calvino: Se una notte d’inverno un viaggiatore
2] Francesco De Gregori: I matti
3] Francesco Guccini: L’avvelenata

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Mutandine appese al filoSi può dire cazzo in un blog? Insomma! E’ proprio una giornata del cazzo. Le disgrazie chiamano disgrazie. Non vengono mai da sole. Già alle prese con un fastidioso giramento, arriva la bolletta del telefono e ho appena fatto acquisti. Due cose assieme già sono più di una; e una di troppo. Ora pare che ci siano sempre meno miliardari. Pare. Dalle ultime ricerche, sul campo, dati sicuri, quasi, statistiche, si parla addirittura di una moria. Sembra siano diminuiti di un terzo. Strano, nemmeno me n’ero accorto. Forse m’ero distratto. La crisi proprio non risparmia nessuno. E io, con criminale negligenza, me ne stavo al bar, con Lei. Una tazza di cioccolata con panna e mi sentivo in paradiso. Mentre fuori si consumava il dramma. Io tengo incrociate le dita. Vorrei fare di più. Davanti a certi eventi mi sento impotente. Proporrei una raccolta firme. Una petizione al WWF. Di includerli fra le razze protette ed in via di estinzione. Di trovare un’isola, naturalmente deserta dove re… cioè che li ospiti. Averli continuamente sottocchio, in cattività, permetterebbe così di intervenire subitamente qualora l’epidemia della crisi continuasse a diffondersi e a mietere vittime. Un habitat adatto favorirebbe, allo stesso tempo, la loro riproduzione. Io tengo incrociate le dita, sperando che il mio bar preferito non finisca mai né la cioccolata né la panna. Si accettano suggerimenti.

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Il blog è molto, ma non tutto. Il blog è un mondo, non il mondo. Scrivo e molto di quello che scrivo finisce nel blog, ma non tutto.
E’ proprio un casino. Nei post qualche volta cerco, mi sembra malamente, attraverso l’ironia e la satira, di richiamare attenzione su alcuni argomenti e su alcune istituzioni nel vano tentativo di spingere ad una riflessione sulle contraddizioni. Perché dico vano? Come posso sperare dagli altri quello che non so fare? Rileggo alcuni miei post e trovo che veicolino anche delle mie contraddizioni, e mi temo troppo pigro per mettermi in discussione. Forse solo troppo vecchio cioè maturo. Forse cerco anche di analizzare con le cose le mie cose, ma spesso mi rendo conto che quelle contraddizioni arrivano alla mia attenzione solo se e dopo una attenta rilettura. La cosa di per se non sarebbe grave nel momento che riguarda solo me, lo diventa quando riguarda anche gli altri. E’ questo il punto. Ma chi ha detto che per gli altri siano contraddizioni, che le leggano, che vogliano mettersi in discussione? Se tutti i blogger rileggessero i loro post saremmo già a buon punto solo, che rischierebbero di scoprire che spesso le critiche più feroci se le scrivono da soli. Non è lo specchio che mi mente: è proprio vero che sono io quello e che in testa non mi sono rimasti molti capelli.

In coda un piccolo regalo che rubo all’amico Marino. Si fa desiderare un poco, Marino, ma poi sforna di questi gioielli.

Giorgio Gaber: Far finta di essere sani [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Farfinta.mp3”%5D

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Già! la blogsfera. Mi ripeto la parola più volte in mente. Blogsfera. Blogsfera? Blogsfera. Blogsfera. Sono talmente preso nella parte che non so nemmeno chi sono quelli di Macchianera, ne che a Riva del Garda ci fosse qualcosa oltre al Garda. E mi vengono anche immagini divertenti. Lasciando da parte le officine, i fuochi e i fumi e gli alchimisti. Un’enorme palla di vetro che se la capovolgi cade neve finta in un mondo finto. La vetrina di un grande bazar con tutti gli articoli in mostra. L’insieme degli insiemi. Comunque una cosa, o un insieme di cose, racchiusa in sé. Implosa. Come certe immagini di dio. Magari senza quel senso di vergogna che altro non è che rimorso del peccato, o almeno di superficialità. Un grande circo Barnum del tutto e del di più. Una caricatura finta di un mondo vero. E via dicendo. Alcune sono divertenti, mi suggeriscono il sorriso, altre meno. In nessuna manca il rispetto. Il rispetto delle persone che stanno dietro i nick. Di quel rispetto posso farne a meno solo con me. Infondo non sono anch’io, a volte perfido, a volte povero, a volte vorace, a volte solo inetto, forse solo presuntuoso, un “postatore”.
Ma credo che il quesito si soffermi più sul come? che sul cosa? E io non posso che parlare a modo personale. Se c’è qualcuno che può farlo in modo differente si faccia avanti. Del resto, a volte, ne ho già parlato. Sono risaputi i motivi che mi hanno spinto, e fatto cadere, in questa rete; assieme alla curiosità. La prima volta che mi è stato chiesto di scrivere un post mi sono chiesto cos’era un post. La richiesta era di un amico, per il suo sito-rivista. Mica puoi dire di no ad un amico. Le prime cose erano cose di poche righe. Telegrafiche. Anche per dire che si può dire senza usare troppe parole. Anche per dire che si può dire cercando di fare capire. Erano soprattutto cose per un mondo che non ha mai tempo. Che corre di fretta. Che ha già troppi pensieri. Che ha fin troppi stimoli. Un mondo davanti ad una improvvisa e nuova massa di informazioni difficile da gestire.
Erano cose giustificabili sono in un blog. Metterle, ad esempio, su carta sarebbe stato uno spreco esagerato di carta. Poi sono arrivato alla conclusione che un buon post deve stare dentro una videata. Annoia dover scorrere la pagina andando in su e in già e alla stesso modo andando a destra e a sinistra. Diventava fondamentale il contenitore. Invero le limitazioni di quella che potremmo semplicemente considerare come “pagina di stile”. E poi diventa anche un esercizio di metodo. Nel senso di darsi un metodo, porsi dei limiti, mettersi in riga, stabilire regole. Cosa improba per un pasticcione e un anarchico come me. Ma mi piacciono le sfide. Magari senza esagerare. Per un po’ mi ero posto il limite di racconti di tredici righe. Brutti o pessimi ma di tredici righe. La cosa pareva funzionare anche se ogn’uno poi si da le regole che vuole sapendo di poter fare eccezioni in qualsiasi momento, a suo insindacabile giudizio. Questa ultima possibilità, che rifiuto quando le regole riguardano più persone, mi ha creato disagio con l’amico del sito-rivista. Mi riesce difficile accettare che infranga le regole chi le detta nel mentre stesso in cui le detta.
Poi sono arrivato alla conclusione che chi fa da sé fa per sé e fa come vuole. Nel frattempo era nato il mio Blog; questo. Se oggi sono di buonumore non manco agli impegni con nessuno se posto un post che sorrida; e viceversa. Ogni oggetto ha il suo rischio di inutilità come di fascinazione. Il cinema ha perso parte del suo fascino ma resta un linguaggio. I videoclip musicali non sono mai riusciti a esercitarlo su di me; è per questo che non ho mai linkato nulla da YouTube. Un romanzo è un romanzo come un saggio è un saggio e la poesia è solo poesia. Quando un libro è per me un buon libro capita che all’inizio provi la fretta di giungere alla fine, e che quando si avvicina la fine subisca la voglia che continui a continuare. Mi lascio insomma affascinare dalle sue parole. Allora mi sono detto che se c’è un pazzo disposto a leggere quello che scrivo allora vuol dire che si lascia andare al fascino delle parole. In questo caso posso scrivere (e postare) quello che mi va. Se si stufa prima non mi cambia alcunché. Lui resta comunque un pazzo. Permangono i motivi per i quali ritengo che non dovrei essere qua. Quello che cambia è che mi posso abbandonare al piacere di sproloquiare. Cosa che avrei benissimo potuto continuare a fare continuando a sfogare quella libidine solo per me.
Non posso dire di non aver dormito, stanotte, perché preoccupato del futuro della Blogsfera. Chissà dove ci troveremo domani? Con qualcuno so che mi troverò in un posto che qui ha una sua fama: il bar da Clara. Certo che se uno ha la presunzione di postare un post decente a questo punto dovrebbe trarre anche delle conclusioni. Cos’è per me la blogsfera? Per me, ma solo per me, è un punto mediano dove in qualche modo le persone, magari travestite in strani travestimenti, si possono incontrare.

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scacchiera con scacchiCaro Uolter (e cari lettori tutti)¹

Mi permetto di importunare e richiamare l’attenzione per cercare di capire, ma prometto d’essere breve. Quello che mi gira torno mi riesce di difficile lettura. Politica? No! Un semplice quesito matematico.

Date per verificate le prime tre equazioni il candidato risolva la quarta definendo con lo 0 (zero) assoluto il risultato d’insieme di partenza e quale handicap iniziale della fusione a freddo dei soggetti secondari la divisione per il massimo comune, e no, divisore coretto con uno sbarramento a piacere.

  • Un sistema proporzionale (+ o – partiti famiglia) cioè un n° TOT di partiti al quadrato non fanno una democrazia ma solo una confusione e zero governo: pn / P = 0.
  • Un sistema bipolare (diciamo all’europea) permette una democrazia + uno governo: p2 / p3 = D + G.
  • Un sistema bipartitico (diciamo all’Americana) può permettere una democrazia, all’americana (C.S.): pn / pn = U.S.A..
  • Un sistema a partito unico (diciamo il Veltrusconi), non potendo essere democrazia, cos’è?

Rispettosamente


¹ Lettera aperta a Uolter e alla rete tutta: Se non è Zimbabwe poco manca.

Modena City Ramblers: El presidente [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/ElPresidente.mp3”%5D

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Stella HoollywoodianaMica me lo voglio perdere. E chi sono io, meno di altri? Se tutti ne parlano, e addirittura ci litigano, allora ne voglio parlare anch’io. Dev’esser il fatto del giorno, o almeno di questo periodo. Non vorrei che si dicesse che qui non si presta attenzione alle novità, ai grandi eventi, all’attualità. Anzi ne avrei anche parlato subito ma volevo vedere come andava a finire. E allora dico anch’io la mia su Mario Adinolfi: Mario Adinolfi!
In realtà non avrei altro da dire. Non mi sembra ci sia poi altro da dire.

Giovane, non sembra sia poi tanto ggiovane, pare nato già con compiuti i suoi primi quarant’anni. Con la sua aria paciosa sorride sornione come se lui avesse una risposta; non c’è là. Si propone a capo di quella nuova classe dirigente di cui ho già avuto modo di parlare, in base a quale diritto democratico non ce lo spiega; se lo trovi chi vuole. Lui cià un’idea, beh! non proprio un’idea, forse è troppo, avercene coi tempi che corrono; insomma… c’è sempre speranza, magari per sentito dire. Se non sa che dire, succede, veramente succede sempre, allora si autocita: Io su questo ieri ho provato a dire alcune cose. Io ho dettato una dichiarazione (notare come sottolinei sempre come quello che parla è il suo Io). Persino il giornale che legge se lo scrive da solo. Dev’esser per quello… Chiamalo scemo. E’ più Berlusconiano dello stesso Berlusconi. Lui è ggiovane (per fortuna ancora per poco) e poi è blogger e di questo ci campa e ne ha fatto un lavoro. Provate voi che come coglioni vi alzate ogni mattina. Non avendo spessore, non parliamo di spessore nel senso fisico cioè di cintola, non ha nemici. Meno dici e meglio è che magari non si sa mai. Il suo credo è: blogger di tutto il mondo unitevi.
Testa di statua di Giulio Cesare. E\' già troppo la testa, figuriamoci la statua intera Se alla politica mancava di vedere anche questa, lui è pronto. Non ci fosse bisognerebbe inventarselo. Non so ancora se ce lo siamo inventato proprio da noi (per fare dispetti al marito di nostra moglie non ci batte nessuno) o se ci ha pensato direttamente il cainano, già denominato psiconano. Ora abbiamo anche il microcefalo/unicellulare. Con tutte le disgrazie che ha il nostro paese almeno… Mario, Facce ride.
Lunga vita al compagno (!?!) Uolter.

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Fabrizio De Andrè: Un matto (Dietro ogni scemo c’e’ un villaggio) [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Unmatto.mp3”%5D

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