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Posts Tagged ‘Brunetta’

Mi ero ripromesso di non tornare a parlarne. La mia vita è già popolata di mostri per non cercare di evitare, nel limite possibile, la frequentazione di psiconani e cainani e elfi e abitanti del pianeta risico. Torno ad abitare a Venezia e lui cosa fa: si candida a sindaco di Venezia. Imbratta le vie con il suo faccione in posa come uno che pensa anche se il carnevale è finito. Mi sembra un incubo quando avevo persino smesso di guardare i telegiornali e di litigare con Lei (anche se Lei avrebbe tutte le ragioni). Parlare anch’io della sua altezza (naturalmente senza maiuscole) cioè, pardon, bassezza, mi parrebbe ingeneroso. Dire anch’io ch’è come quei libri, tascabile; darei prova solo di cattivo gusto. E mi rifiuto di fare il suo gioco. Allora ho deciso di parlare delle sue idee. Non ci riesco. Non ne ho trovata una. Per parlarne dovrei parlare della sua arroganza e di quella non so che dire. Potrei parlare di lui come economista ma è un bluff, tanto varrebbe parlare di Tremonti (dio mi perdoni di averlo pronunciato). Potrei parlare della sua statura (e ridaje) politica. Cosa posso che era un outsider persino quand’era socialista e quelli mangiavano anche la gramigna ma ci stavano tutti in un condominio nemmeno troppo grande? Potrei parlare del suo lavoro al governo ma oltre a scassarli non ho sentito che slogans. Pericolosi ma slogans, furbetti e pericolosi. Non sono io a dover rispondere a quelli ma quella bella addormentata che non c’è. Alla fine, dopo gli eccetera, non mi resterebbe che di nuovo la statura: mi rifiuto. Ho deciso di tornare al silenzio tanto per fortuna che ogni manifesto ha trovato una mano che vi ha siglato un insulto. Sono un ottimista se penso che i manifesti non votato ma quelle mani sì?
Un fannullone

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Quello era solo un semplice tabaccaio. Quell’altro, beh! non si poteva certo dire bello. E poi quello… aveva quell’alito pesante. Mentre lei aspettava il principe azzurro gli altri s’erano sistemati. Non le restava che fare il letto e preparare la cena all’ultimo, il ministro. Lo guardò e per un attimo, non le sembrò proprio così brutto. Fu solo un attimo di smarrimento.

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Ministro Brunetta (mi scusi se chiamarla ministro mi continua a far sentire… non so come dire; ridicolo?)
Lei, che ha la pretesa di insegnare tutto a tutti, perché va in televisione a dire che noi, dipendenti pubblici, siamo privilegiati e ricchi, e poi ci fa l’elemosina?
Conservi quei 47 (quarantasette) euro netti per classi più bisognose. Noi ricchi fannulloni possiamo anche farne a meno. Vorrei mai scoprire che sono parte di quelli tolti ai nostri figli, cioè alle scuole, privando così il nostro paese di qualsiasi possibilità di avere un futuro.

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Gli uomini preferiscono le bionde ma poi amano le Brune. La mia, per Brunetta, è una vera e propria passione. No! niente sesso, per carità. Niente di fisico, non riesco ad eccitarmi nemmeno volendolo. E’ una passione tutta di testa, derivata da ammirazione. Una profonda ammirazione per questo piccolo uomo che si da tanto da fare. Che si affatica a capire cose che vanno oltre quello che può. Per il suo infaticabile cercare di convincere che fa una cosa mentre ne sta facendo un’altra. Che veramente vuole sistemare il lavoro pubblico, dare servizi. Che non è vero che lo fa perché si vuole candidare a fare l’altra velina. Che si è fatto spiegare, prima di parlare, cosa vuol dire lavorare. Se uno così riesce a farsi chiamare, nonostante tutto, ministro dell’innovazione non si può che provare somma ammirazione, anche se nessuno sembra credergli. Lui, instancabile, continua a pestare i piedi, a fare i capricci, a dire che i cattivi, cioè i fannulloni, sono gli altri, tutti, che ne è circondato. Noi, che gli vogliamo bene, speriamo riesca a convincere almeno l’uomo che deve pure abitare in quel piccolo, cioè piccolissimo, cioè infimo, corpo. Che poi questo giovi o miri a giovare e non sia una burla è tutto nella più fervida fantasia. Nel frattempo abbiamo aggiornato il proverbio: “Tanto piovve che si pisciò addosso”.
Mi creda, niente di personale micro-ministro (ora anche energumeno tascabile), se il 7 p.v. parteciperò allo sciopero dei comparti pubblici; io continuerò ad amarla per l’impegno che mette nel suo lavoro e per quella sferzata di surrealismo che ha dato alla politica.

Stormy six: Sciopero! [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Stormy six – Sciopero!.mp3”]

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Cari compagni
Veltroni mi ricorda la bella addormentata; perché? Cento punti a chi indovina la risposta. Non vedo un progetto di governo, ne tanto meno di sviluppo e società, da parte di questa opposizione; dov’è la novità? In questo caso la risposta vale 250 punti. I compagni dell’area dell’arcobaleno, detti anche amici antagonisti, vanno in piazza; e allora? Solo cinque miseri punti. La notizia sarebbe se andassero a prendere una pizza. Gli studenti invadono le piazze. Nessuna domanda. Solo nostalgia. Mi ricordano il sessantotto.
La Gelmini vuole chiudere la scuola pubblica. Brunetta, come economista, ci invita a investire ch’è questo il momento e spiega che lui non lo fa solo perché non ha soldi; quasi quasi organizzo una colletta per il povero microbo-ministro. Certo è facile l’ottimismo con i soldi degli altri. Brunetta, come ministro dell’innovazione o di che ne so, vuole limitare le libertà sindacali, invita alla delazione nel pubblico impiego e agli stessi controlli degli stadi. La lega propone classi separate per gli studenti (di ogni ordine e posto) diverse, per colore, per religione, per lingua, sospetto anche per credo politico. Già me li vedo stabilire quest’ultima discriminante all’interno dei nido affidati esclusivamente a suore. Però è stata (per ora) risolta la crisi dell’Alitalia con una cordata inventata dove a capo c’è chi ha credenziali ben poco rassicuranti. Il papa mette lingua anche in quel posto delle galline, ma sembra che in questo il governo attuale non c’entri. Mediaset, l’azienda del premier, vale il 40 % rispetto a poco tempo fa e Grillo invita a comprarla. Le rimanenti cattive notizie alla prossima puntata. Anche se molti compagni insistono ribadisco che, per quanto possano sembrare simili, questo centro-destradestra&sinistra non sono uguali. E non è solo una questione semantica.

Caro amico (che non leggi)
Uguale differenza (veramente maggiore) corre tra apartitico e apolitico.

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Ha ragione. Quando ce l’ha ce l’ha. Bisogna dargliela. Sono calunnie fatte circolare da una minoranza ideologica e rissosa, prevenuta; con cui nessun dialogo è possibile. Non è assolutamente vero che si sta instaurando (ed è già in atto) una dittatura morbida. Il nostro premier chiede solo tempo e vedrete se è morbida.

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Voci attendibili confermano che si è già provveduto a intervenire sulla nuova finanziaria rimpinguando il capitolo apposito “spese di rappresentanza“. Con fare deciso il microboministro è riuscito ad ottenere lo stanziamento di ulteriori fondi per un nuovo naso rosso e una frusta. E’ determinato a esibirsi anche come domatore di cavalli a dondolo.
Lui vorrebbe fare il duro ma è un morbidoso. Basta fare come fanno a Bari con i polipi: pestarlo ripetutamente e con tenacia contro ad uno scoglio.

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