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Posts Tagged ‘candidato’

Non insistere. Capisco un po’ di timore, ma non riuscirai a farmi parlare ancora di quell’individuo che ha i capelli che odorano di lucido da scarpe.

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Mi ero ripromesso di non tornare a parlarne. La mia vita è già popolata di mostri per non cercare di evitare, nel limite possibile, la frequentazione di psiconani e cainani e elfi e abitanti del pianeta risico. Torno ad abitare a Venezia e lui cosa fa: si candida a sindaco di Venezia. Imbratta le vie con il suo faccione in posa come uno che pensa anche se il carnevale è finito. Mi sembra un incubo quando avevo persino smesso di guardare i telegiornali e di litigare con Lei (anche se Lei avrebbe tutte le ragioni). Parlare anch’io della sua altezza (naturalmente senza maiuscole) cioè, pardon, bassezza, mi parrebbe ingeneroso. Dire anch’io ch’è come quei libri, tascabile; darei prova solo di cattivo gusto. E mi rifiuto di fare il suo gioco. Allora ho deciso di parlare delle sue idee. Non ci riesco. Non ne ho trovata una. Per parlarne dovrei parlare della sua arroganza e di quella non so che dire. Potrei parlare di lui come economista ma è un bluff, tanto varrebbe parlare di Tremonti (dio mi perdoni di averlo pronunciato). Potrei parlare della sua statura (e ridaje) politica. Cosa posso che era un outsider persino quand’era socialista e quelli mangiavano anche la gramigna ma ci stavano tutti in un condominio nemmeno troppo grande? Potrei parlare del suo lavoro al governo ma oltre a scassarli non ho sentito che slogans. Pericolosi ma slogans, furbetti e pericolosi. Non sono io a dover rispondere a quelli ma quella bella addormentata che non c’è. Alla fine, dopo gli eccetera, non mi resterebbe che di nuovo la statura: mi rifiuto. Ho deciso di tornare al silenzio tanto per fortuna che ogni manifesto ha trovato una mano che vi ha siglato un insulto. Sono un ottimista se penso che i manifesti non votato ma quelle mani sì?
Un fannullone

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spinolaLo so che non è più cronaca. E’ passato tempo. Ora abbiamo rinnovato il mandato al nostro presidente. La notizia è di quelle notizie che hanno fatto il loro tempo. Mi sembra però doveroso conservare memoria, non tanto dei fatti, quanto delle persone. Vedi mai che mi capiti ancora di incontrarli. Vorrei riconoscerli.
Ci sono le coppie, anche in politica; come no. A volte sono coppie sposate. A volte di fatto. Altre volte è solo perché si sono incontrati. S’è intrecciato un rapporto. Hanno scoperto di avere delle cose in comune. Come si dice? delle affinità. O di volere delle cose simili. Proprio come nella vita vera. Nel caso loro un sindaco o un prete li hanno anche uniti in matrimonio. Tutto in regola. Vin rosso e vin bianco. Con tanto di banchetto di nozze. E li vedi subito che sono una coppia affiatata.
Una vita spesa ad ignorare. A evitare il lavoro. A promuoversi. Mi si presentano. Mi fanno accomodare in cucina; “fa più confidenziale“. Mi guardo intorno, la casa è una casa, mica un appartamento. Chiamarla casa e non darle il dovuto rispetto. Di quelle che mica puoi comprare con un lavoro dove si fatica. Nel caminetto crepitano ceppi allegri, e fuori non fa ancora così freddo, ma il caminetto è nell’altra stanza. Non tolgo il cappotto. Non sono, come si dice, a mio agio. In tutti questi anni ne ho incontrati molti come loro, non loro. Strano. Non mi si può definire proprio un tipo casalingo. Ne uno che evita le persone come il contagio. In città conosco un po’ tutti. E un po’ tutti mi conoscono. Non tutti, naturalmente, alla stessa maniera. Qualcuno mi ama. Qualcuno non mi apprezza, o meglio non è d’accordo con me. Qualcuno finge di non riconoscermi. Ci sono anche, a volte, episodi che creano dissapori. Persino se ti limiti a parlare di calcio. Insomma ne conosco di gente. Praticamente tutti, almeno tra quelli che si occupano nel sociale.
Un caffè“?
Se non è troppo disturbo preferirei un bicchiere di vino“.
Non è un disturbo. E io parlo meglio facendo rigirare un bicchiere di vino tra le mani. Fosse porto sarebbe il massimo, purché rosso e fresco. Di questi miei gusti ne ho parlato fino alla noia. Ho il dubbio però che la conversazione non sarebbe, per questo, più piacevole. Diffido e lo so perché. Naturalmente si scomoda lei. Si alza e si assenta per poco. Se sono vestiti da casa stanno in casa come ad un party. Fumare, credo non si possa fumare. Renderebbe sgradevole l’aria. Ne ho voglia già appena entrato. Mi trattengo. Non ho fretta di mostrarmi a mio agio. E poi voglio avere il tempo di capire perché essere qui. Che poi, io mi conosco, girala e voltala, io prima o subito le cose finisco per dirle. E io, qui, non ci dovrei proprio essere.
Lei si occupava di volontariato. Lui s’è occupato di volontariato. In orari incompatibili. Cerchi uno e trovi l’altra. Di questi tempi chiamano tutto volontariato. Paiono poterne essere stati gli unici beneficiari. Ma era volontariato di sinistra.
Dove“?
In diversi posti, anche lontano, ma mai qui“.
Lo dicevo io. Ecco perché nessuno li ha mai visti e qualcuno, uno o due, li ha solo sentiti menzionare; per nome. Lei mora, capelli lunghi, forse una volta bella, ora dall’aria pacatamente sorniona. Magari spera ancora di poter essere notata. Le si legge in faccia che è una persona istintiva. Più di lui. Doveva avere del sangue nelle vene e un po’ gliene deve certo essere rimasto. Lui due occhi di quelli che ti penetrano dentro. Pare di quel tipo che a fargli perdere il filo rischi di perderci la vita. Lui gomma di marca garantita; impermeabile. Eppure c’è in lui, testa rasata, mascella volitiva, qualcosa che trascina a diffidare. “So che ho sentito dire che qualcosa bolle in pentola“.
Il tipo è bene informato. “Vorremmo fare un gruppo di acquisto“.
E’ questo il punto. Vorrei farne parte come Presidente“.
E’ questo il punto. Potrebbe farne parte come Presidente“. Questa è Lei.
Per nulla stupidi i due, probabilmente possessori di una certa cultura e di esperienze. Lui a fare il maschio. Lei pronta a scatti di orgoglio. Lui convinto di poter spiegare. Se la casa l’ha pagata il lavoro di volontariato quell’associazione di volontariato non ha badato a spese.
Veramente noi un progetto ce l’abbiamo, e pure un presidente, e delle idee sul che fare“.
Ma io mi sono occupato anche del problema dell’acqua“.
Faccio presente che qui, a Spinola, in tutte le case c’è l’acqua corrente, almeno quella non manca. Mancheranno anche altre cose, come una vera piazza, ma l’acqua è arrivata. Si tratta di ricreare un tessuto sociale. Di rimettere le persone in relazione. Di lavorare, mica di ciarlare. Già ne ho avuto abbastanza. Certo non so essere sempre molto diplomatico. “Vi spiego dove siamo, chi siamo, cosa vogliamo fare, come si chiama questa via e qual è il vostro civico. Ho come l’impressione che abbiamo sbagliato tutti porta“. Lei mostra un breve scatto d’orgoglio e di ribellione. Non aggiungo che mi sembrano caduti dal nulla. E dire che trascuro particolari anche rilevanti.
Parlo degli ultimi vent’anni e i loro volti hanno una immobilità glaciale. Accenno nomi e loro non cambiano espressione. Persino quando tocco argomenti che dovrebbero essere vicini ai loro interessi degli ultimi quarant’anni. Persino quando spiego come è nato il gruppo di cui hanno fatto parte, di cui taccio il nome perché fin troppo conosciuto e rispettabile, non ne ricaverebbe certo una buona pubblicità. Confondono la nostra città con le distese sahariane. Nessuno s’è dato nemmeno la pena di avvertirli com’è cambiato questo territorio e a loro sembra normale. Con nemmeno velata insistenza lei vorrebbe candidare lui. Con la stessa arroganza lui vorrebbe candidare sé stesso. Ma questo s’è già detto.
Per dovere d’ospite, e per il vino, lascio capire che saremmo anche disposti ad accettare l’aiuto del loro lavoro. Preciso che dietro a quello che stiamo facendo c’è questo impegno che ormai dura da anni. L’incontro è e deve rimanere confidenziale. Eppure la nostra sede è sempre aperta. L’incontro è utile anche a bere un secondo bicchiere di vino; è bianco, è fresco, è buono.

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Come la penso credo ormai sia chiaro. Chi è Lei, altrettanto. Mi prendo una pausa. A Spinea (che qui racconto, tra realtà e fantasia, come Spinola) domenica si vota per le primarie del Centro Sinistra. Lei è quasi più brava come candidata che come blogger, anche se sembra impossibile. Stiamo cercando di riprenderci la città.[Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Mannoia – La storia.mp3”]
la incontri anche in Facebook

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Se si tratta di scegliere il migliore
per vincere a giugno contro questo centro-destra
allora nessun dubbio:
è Lei la migliore

MARIANGELA VAGLIO

(nella rete, è Galatea)

si presenta alle Primarie del Centro Sinistra di Spinea del 8.02.2009

come indipendente di Sinistra per Spine@con

mariangela

da blogger a sindaco

la incontri anche in Facebook

pd

idv

ps

spineacon

[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/LaLeggeGiusta.mp3”%5D

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Credo non si fosse capito: io sono un uomo, un uomo di sinistra. Cosa vuol dire? Mai una risposta si è fatta tanto complicata. Solo alcuni anni fa sarebbe stato semplice. Ora non più. Lo sono perché lo sono. Ma forse è la parola che ha perso il suo senso. Lo sono è basta. Non è più una questione ideologica. E’ una questione di sensibilità. Non è militanza. E’ scegliere la parte. E’ un vestito; forse trasandato. Una pelle. Lo sono e non so essere altro. Lo sono perché quando sono nato ero nudo. Perché tutti nascono nudi. In un certo senso uguali. In un certo senso nudo sono rimasto. Lo sono perché ho fame. Una fame non mia; è la fame intorno, come una epidemia. Lo sono perché non sono nato giullare, né servo. Perché credo (ancora, testardamente) che l’uomo possa prendere in mano il destino dell’uomo. Perché voglio mangiare del mio piatto; del mio sudore. Perché non ho mai percorso le scorciatoie. E ne sono ammalato: ho allergia al potere. Di un potere che non è più solo arrogante, violento, prepotente; nemmeno subdolo. Di un potere (cioè di potenti, o piccoli che credono di esserlo) che è solo miope; troppo spesso stupido. Di troppi in cerca di padrone; a guinzaglio. Tenuti da una mano che tiene più guinzagli. Ecco una ragione: sono di sinistra perché odio la parola padrone. Ha un suono troppo assordante, imperioso, tronfio. Non fosse realtà sarebbe iperbole. E’ un superlativo assoluto; con una corte intorno. Una corte di cortigiani.
Ieri ero a casa mia. Non volevo uscire dal bozzolo. Non c’era nulla ad aspettarmi fuori. Solo con i miei pensieri. Un gusto amaro in bocca. Una mail sullo schermo. L’istinto di conservazione. Una inutile testardaggine. Un senso epocale di sconfitta, di scoramento. Guardo dalla finestra e la città non c’è. Forse non c’è mai stata. Ma la sinistra, quella sì! c’era. C’era? C’è solo una leggera nebbia. Ne ho un vago ricordo, lontano, un sapore, un gusto, di quella presunta retorica politica. Resto qui, in questo posto che nessuno sente suo. Dov’è Spinea? Spinea è una cittadina a ridosso di Venezia. Ventiseimila anime, circa (sia il numero che i soggetti sono approssimativi). Un piede dentro e uno fuori dai confini; veneziani lo sono e rimangono molti dei suoi cittadini. Tutti a dire da dove vengono, al massimo dove andranno; mai dove sono. A pensarci non vengono buoni pensieri. Chi mai potrebbe dedicargli una canzone, a Spinea.
Spinea è quel posto che qualche volta ho raccontato. Mettendoci del mio. Mescolandolo a fantasia. Di suo ha poco da raccontare. Ha molto da spettegolare, ma di quello è più prudente tacere. La mia Spinea ruota attorno ad un bar. Chi è già passato da queste parti lo sa. La mia Spinea ruota attorno ad alcuni personaggi. Magari anche singolari. Con delle loro specificità. Ho il dubbio che se ne trovino in ogni città, in ogni accampamento. Ricordate Gerardo cioè il Canapa? O Toni quattro polmoni? O Martino? E gli altri? E altri ne potrei introdurre.
Le belle donne. La dolce e ammiccante Violetta. Jomila col suo accento affascinante. Egezia che è nata nel mio stesso pianerottolo. Tiziana dalle lunghe leve e i lunghi biondi capelli. La rossa che è rossa e questo basta; ho sempre conservato un interesse per le donne rosse. Quella ragazza di colore che ha un sorriso che ha tutti i colori di un alba violenta. La gradevole Maristella, ma di lei se n’è parlato all’ingrosso, e definirla solo gradevole e scipparla di tutti gli altri suoi incanti. Avei forse dovuto nominarla per prima. La giovane donna allo sportello delle poste. E la signora Antonia, con il suo gran bisogno di parlare. E Alberta che quando canta anche gli usignoli la stanno ad ascoltare. E Giorgia che non cammina più, ma guarda ancora le cose con la stessa affascinata sorpresa. E Irene che arrossisce al solo guardarla. E quelle grosse di Marta.
E le brutte. Di queste ultime non si fa mai il nome. Anche a nominarla, Carla, comprometterebbe l’estetica del post. O la voce gracchiante e irosa di quell’altra. Per lei non si possono che usare i puntini sospensivi. Ma della prima non c’è uguale. Lei trova da ridire anche quando c’è solo da prendere il pane. E quell’altra con quel cagnolino orribile che abbaia a tutti e la fa da per tutto. Però lei la raccoglie, quella del cane. E quell’altra ancora che guarda tutto e tutti solo da dietro i vetri chiusi. O quella che non manca mai dalla parrucchiera per non perdersi gli ultimi pettegolezzi. E quella che sa tutto dell’ultima edizione del Grande fratello. E continua a dire ossessivamente che quelle di Cristina sono troppe. Che una donna dovrebbe essere donna. E infine quella che il marito se n’è andato e tutti a dire poveretto.
Personaggi che potrebbero stare in ogni posto, in ogni storia, in ogni romanzo. E poi Sileno, e Ruggerio, e Battista, che il nome da servitore gliel’hanno dato i suoi fin dalla nascita, Ambrogino, proprio come quello d’oro, che non è mai stato a Milano, Andrea che non ci abita né mai ci abiterà ma che è uno dei grandi numi tutelari, Mirmidone il timido e GianAntonio che è stato dio ma anche satana e ha duemila anni e anche altri ancora, e l’astronave in avaria parcheggiata poco lontano, ed è morto più di due volte prima di ricostruirsi, in parte bionico e in parte no; a lui hanno rubato la memoria ma ricorda tutto, e ne ha altre mille storie da raccontare, ma le sue storie sono nate dopo un incidente, e Gisello che ha preso i voti e poi s’è spretato, e Galileo che impasta il pane perché di studiare non ne ha mai avuto voglia, e Nazzareno ch’è preoccupato poiché anche a lui stanno chiudendo la fabbrica, e Elisabetto che a tutti quelli che incontra chiede una sigaretta, e altri ancora.
Recentemente si sta facendo protagonista Guglielmo Stuarda. Dovrei far ricorso a tutta la mia fantasia. Anche tacendo sarebbe parlarne troppo; dargli una importanza. E’ sempre stato nulla. Si sta ritagliando un ruolo e resta nulla. Insomma una folla, gente che passa, che si può incontrare; a cui fare un sorriso o risparmiare anche su quello. Alcuni hanno una idea politica, ma non è necessario. E ci sarebbero anche i resuscitati di cui parlare. Qui, a Spinea, si dovrà comunque decidere che governo darsi. Si comincia a pensare che è meglio pensare prima alle prossime amministrative che pensarci dopo. I cittadini di Spinea sono litigiosi come quelli di ogni altro posto. Passionali a gradazione zero. Prima del tempo ci saranno molte sinistre e altrettante destre. Magari poi proveranno a parlarsi. A tempo debito. Quando sia questo tempo mica è dato a sapere. E si parleranno senza barriere ideologiche. Capita così di assistere a dei veri virtuosismi, a dei tripli salti mortali, e voilà! chi era di qua te lo ritrovi di là e viceversa. Insomma niente ci distingue dagli italiani.
spineacon La politica è quella che ha creato mostruosità come la Striscia di Gaza. Che toglie la terra ad un popolo e si inventa uno stato. La politica a tante cose e anche il loro contrario. La politica è quella che quando tace parlano le bombe. La politica è anche ideali e passione. All’inizio dicevo che sono uomo di sinistra. Mica che sia così facile; semplice. Abbiamo escogitato di dare un riferimento a tutti quelli di questa martoriata parte che non si sentono rappresentati dagli attuali partiti, che non si riconoscono in loro o che non hanno referenti nella scena politica locale. Ci siamo inventati un movimento e gli abbiamo dato nome Spine@con. All’inizio sembrava tutto facile. Proseguendo si è rivelato tutto molto più che difficile. Ora, per il momento, Spinea ha una coalizione di centro sinistra. Ora, per il momento, vi partecipano quattro soggetti politici, compresi i pochi pazzi che mi stanno attorno:

pd

idv

ps

spineacon

I candidati saranno quattro, tre li propone il Partito Democratico. Noi invece appoggiamo una donna, giovane, carina, colta e intelligente; un’indipendente di sinistra

(tutte novità per una candidato Sindaco)

Mariangela Vaglio

candidata alle primarie della coalizione di Centro Sinistra

per il comune di Spinea (VE)

Fiorella Mannoia: La storia

[Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Mannoia – La storia.mp3”]

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Ne ho accennato con un certo pudore; fin dall’inizio. Poteva sembrare uno scherzo ma non lo è mai stato. Ci sono cose e valori in cui credo. La politica può essere passione. Può ancora essere l’arte nobile di governare un territorio; di pensare agli altri, ai meno protetti, ai più deboli. Magari un giorno la racconteremo tutta questa nostra avventura. E le storie che mi piacciono sono quelle che hanno un buon fine.

pd

idv

ps

spineacon

una donna, giovane, carina, colta e intelligente

(quattro novità per una candidato Sindaco)

Mariangela Vaglio

candidata alle primarie della coalizione di CentroSinistra

per il comune di Spinea (VE)

Fiorella Mannoia: La storia

[Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Mannoia – La storia.mp3”]

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Cari concittadini e lettori. Non succede più nulla a Spinola. Se mai c’è stata è come non esistesse più; si fosse dissolta. Invece tutto succede, molto, e non solo sotto traccia. La verità è che non succede nulla che il buon senso non inviti a tacere. Succedono cose tutti i giorni, ma cose di cui un minimo di autotutela porta a non guardare, a non mostrare. Cose che entrano nel merito, nella carne dei problemi, che creerebbero troppo rumore, che inciderebbero carni deboli e suscettibili. E per delicatezza sono cose che evitano le parole. Cose tanto affollate che mi costringono a trascurare questo piccolo bimbo che è diventato questo blog.
Intanto vicino, a non più di un paio di chilometri, e sembra già un altro mondo, sono arrivati i barbari, con le loro carovane, la loro superbia e arroganza, a farci rima, la loro ignoranza. Barbari che vogliono alzare steccati e non far entrare il futuro; la storia che è stata e quella che si fa. Ma alla fine solo barbari. E come sempre sono, i barbari, dentro le mura, asserragliati, al riparo. Solitamente finiscono per mangiarsi tra loro, gli assediati. Questo ci racconta la memoria. Il tutto per un pugno di stupidità. E proprio loro che si credono il centro. E’ troppo facile oggi giocare a rimpallarsi le colpe.
Qui invece tutto va a puttane e noi ascoltiamo la musica. Abbiamo una radio nuova; tutta nostra. Una radio di rete. Nessuno decide e niente si decide. Come direbbe il Guccini: città non città. La gente comincia a capire che è meglio partire, fuggire, che venire. Nemmeno scende per strada, quasi non avesse piacere, avesse timore di incontrare qualcuno. Anche qui è Italia ma la crisi pare ancora più crudele che altrove. Gli avvisi di vendita o affitto si stanno ingiallendo anche in assenza di sole. Ci si dà da fare per far scordare quello che non si è fatto. Mica si può dire. Allora parliamo di banalità. Però lavorare, per chi ce l’ha, un lavoro, con la musica è molto meglio e quella suona e spota. Certo che come fortuna abbiamo proprio culo. Hanno messo le luminarie ed è saltata la luce nelle case. Anche questo deve essere argomento su cui tacere. Stanno allestendo i banchetti per i regali. Finalmente chi ne è sprovvisto potrà recarsi ad acquistare le palle. I negozi sono tutti in svendita; fanno prezzi più bassi dei cinesi. Ho cercato di chiuderlo fuori della porta, il Natale, ma quello non accetta rifiuti. Forse siamo passati ai regali intelligenti, nei carrelli degli ipermercati non vedo che pane, acqua e affettati. Dobbiamo risparmiare su tutto, ma perché farlo anche sul cervello? E per Cervello non intendo la non troppo nota band napoletana dei primi anni settanta, ma proprio quello del candidato sindaco dell’altra riva. Meglio cambiare. Io credo che Spinola, e i suoi abitanti, si meritino, quale sindaco, un cervello intero.

mariangela-iconaRipeto che io una soluzione ce l’avrei, anche in questo momento di crisi (cliccate sull’icona per vederla, in un altra finestra, a tutto schermo). E non ditemi che non sono buono nemmeno a Natale, che per altro somiglia sempre più a Halloween. Chi lo conosce, il candidato destro, sa che l’ho trattato bene. Se non sono riuscito a tirarvi un po’ su di morale almeno ci ho provato.

Auguri a tutti.

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spinolaMi chiamo Mario e sono un blog. In testata c’è scritto EmmeDiGi ed è quell’Emme che sta per Mario. E poi è dal primo post che firmo Mario. Dal primo momento. Quando ancora non lo volevo un blog; credevo non fosse mio; non sapevo che avrei continuato. Mi chiamo Mario e questo è un segreto di Pulcinella. Forse di Arlecchino giacché non siamo di Napoli. Io sto qui al nord. Nel “civile” nord. Nell’ombelico del mondo democratico e civile e produttivo. Meglio di Pantalone. Insomma tutti lo sanno. Allo stesso modo segreto è il segreto di dove abito. Sto a due passi da Venezia. A Venezia ci sono nato. A pochi passi dalla casa di Goldoni. Quando ci torno godo come un maiale. Non ho, qui, grandi segreti. Si sa molto di me. E, in molti casi, anche di come la penso. Eppure non ero in cerca di un posto per farci un diario.
Io, da mesi, vivo praticamente per strada; in un bar; tra un bar e l’altro. Voglio vedere scorrere la mia gente. Voglio sentire muoversi questa città che a colpo d’occhio pare immobile. Voglio capire le cose. Amo le persone. Le amo dal vivo. Amo il loro sorriso. Un sorriso mandato per mail o una faccina in facebook illuminano meno. Le sento borbottare, quelle persone. Alcune allungano le labbra in una smorfia amara. E io non sono così. Quando le cose non vanno non mugugno, cerco di cambiarle. Se la politica è questa qualcosa bisogna fare; animo! Io una ricetta ce l’ho. Provate anche voi a cambiare quello che vi sta intorno; quello che non va. Si può riuscire o meno. Io credo di potercela fare. Chi non ce la fa avrà almeno la soddisfazione di averci provato. E poi mi sto anche divertendo.
mariangela-icona A costo di ripetermi propongo una bella persona per sindaco. Ricordate il Candidato che aveva un volto ma non aveva ancora un nome? Dite un po’ voi se non è una bella persona anche al solo vederla? Comunque non ve lo consiglio, non tentate di contraddirmi, avreste a che fare direttamente con me.

(cliccate sull’icona per vederla, in un altra finestra, a tutto schermo)

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Dovesse finire anche domani, ma non finirà, non avrei creduto potesse essere così.
politicaMi ferma Martino al Bar da Clara. Passavo di fretta. Era aprile, era maggio; proprio come nella canzone. Mi invita. Lo faceva spesso, allora. Forse c’è una simpatia spontanea, naturale, nei miei confronti. Mi ricorda, con una banda di giovani di ottime speranze, tutti a sudare per condurre una campagna elettorale faticosa e sorprendente, ma sfortunata. Immersi nella folla, ma a quella folla, alla fine, sono mancati un pugno di voti. Prendiamo un caffè tranquilli. Mi chiede: “Cosa pensi di fare“?
Lo guardo: “Un bel niente tondo. Passare di passaggio. Finire il caffè. Prendere il pane e tornare. Cosa intendi“?
Lui è sempre così tranquillo, o quasi: “Perché non mi aiuti? Almeno… pensaci“.
Non c’è niente da pensare. Sono stanco. Ho dato, pagato. Perché“?
Perché non puoi mollare“.
Perché dovrei farlo“?
Infondo nemmeno mi conosce – “Sono socialista“.
Questa è bella. Torno a guardarlo; è proprio socialista, debbo quasi nascondere la sorpresa. Lo strano è che non provo sorpresa alle sue parole. Nemmeno mi viene da scherzare. Esistono ancora, e lo fanno oltre le chiacchiere.
Io no! cosa vuoi fare“?
Politica. Provare. Cambiare“.
Che ti servo? Sono uno. Nessuno. Vorrei guardare“.
Lui crede in me ben oltre a quello che potrei crederci io anche in un momento di euforia alcolica. Crede in sé quanto io in me, cioè come allo stesso niente. Non ha ancora pensato a come si può fare. Non conosce molto il territorio, è sempre stato impegnato lontano. Ci è sempre venuto solo per dormire. Poi si è trovato a governare un partito all’ultima partita. Io ho un improvviso sospetto di poter credere in lui e che, volendolo, qualcosa si possa provare. Poi, mai rifiutato aiuto ad alcuno. Gaetano ci guarda entrambi. E’ un’amicizia che sta prendendo corpo la nostra, recente. Forse è l’unico, Gaetano, a credere in qualcosa: nei suoi due pazzi nuovi amici.
Anche se cerco di non pensarci quel breve colloquio mi ha messo la pulce. Tanto lo so da solo che tenere le mani in mano non ci riesco proprio. Mai stato bravo a farlo. Nessuno mi crederebbe. Manca poco più di un anno alle elezioni amministrative. Il tarlo mi tarla. Le sfide mi stuzzicano. Vediamo. Sono uno di parte. Diciamo un comunista. Un comunista a modo mio, anzi sono gli altri a fare i comunisti a modo loro. Non c’è scritto da nessuna parte che per essere di sinistra bisogna limitarsi a gridare e non fare; sia necessario sempre soffrire e perdere. Sono uno abituato ad esporsi fin troppo. Uno che si schiera anche davanti ad una partita a calcio balilla. Mi ripeto questo mio profilo in testa. Gli ingranaggi non si sono del tutto arrugginiti. Il cervello sembra poter ancora funzionare. Ha ragione lui, forse non valgo niente e non gli servo, ma magari mi ci cresce, come per miracolo, un’idea e su quella, l’idea, posso cominciare a lavorare¹.
Sembra impossibile ma a volte l’impossibile diventa possibile. Sembra impossibile e invece succede. Mi rendo conto che qualcosa si può tentare. Quando dico a Martino che possiamo anche vincere, che anzi è più difficile perdere, la crede una beffa. Non è più solo. Non è più solo un sognatore. Mi ritrovo. Mica sono riuscito a cambiare. Sono sempre lo stesso. Forse lui si sarebbe solo accontentato di una piccola apparizione alla recita.
Rispondimi Martino: “Perché mettersi il vestito da festa e poi accontentarsi di mettere appena fuori il naso? Io, a questi, mica voglio mettergli paura. Voglio rimandarli a casa“. I socialisti da soli sono quattro gatti. Faccio più voti io da solo. Con un giro di telefonate. Tanto vale essere ambiziosi. Tanto faccio e tanto dico finché si apre, finalmente, un tavolo con quella sinistra che alle politiche si sarebbe presentata come arcobaleno. La sbattiamo in un angolo. E’ subito chiaro che quelli vogliono gridare il loro orgoglio ma di fare mica ne hanno nessuna intenzione. Dalla loro hanno solo i numeri, cioè li avevano. Loro chiudono quel tavolo, dicono: “Ne potremo parlare più avanti, dopo le politiche“.
Sanno tutti come sono andate le loro “politiche”. Per me la politica ha le sue regole e quello è un gesto politico. Quando parlo di politica ho una sola filosofia: chi vuole farmi la guerra sa di farsi del male. Quando penso alla politica la penso come una cosa seria, fatta di progetti, ideali, impegno, fatica, scevra da interessi personali. Meglio senza zavorra inutile. Magari in giro ci saranno anche rifondaroli che sono compagni, magari anche tra quelli del fantomatico Partito Comunista, qui a Spinola no. Massimo si possono sopportare in quanto pensionati. Pensionati dal lavoro, se mai l’hanno conosciuto, e dalla ragione.
Sì! tanto vale, con un po’ di arroganza, provare a vincere. Anzi evitare di perdere. Lo propongo a Lei. Lei la prende per burla. Poi sospetta. Poi nicchia. Infine, forse per sfinimento, dice sì. Poi si lascia contagiare, si fa prendere dal mio stesso entusiasmo. Si lancia. E’ da Lei. Lei è una che se le cose le fa le fa fino in fondo. Un po’ ci somigliamo. Certo non fisicamente. Anche perché lei è donna, è minuta, piccolina, è soprattutto carina. Siamo come dei “gemelli diversi”.
L’avevo detto sin dall’inizio. Cerchiamo un accordo per il governo della città con il PD. Martino presuppone della superbia, da parte loro; sono il partito decisamente più pesante dell’intero panorama politico locale (38 e rotti% a quelle stesse politiche). Noi siamo di sinistra. Loro, quelli del PD, mi conoscono. Sanno che se dico che mi muovo mi muovo. I numeri li ho sempre portati. Tre volte mi sono mosso e tre volte ho messo insieme buoni numeri. La prima quelli che bastavano a vincere. Tre esperienze ognuna diversa. Ci accolgono con tutto il rispetto che si deve a un tuo pari. Siamo ancora quattro amici del bar e nemmeno ci siamo dati un nome. In compenso abbiamo le idee chiare e la voglia di fare. Spiego a quell’elefante che è il PD che noi abbiamo un candidato che migliore non si può e che se vogliono fare le primarie allora ci costringeranno a vincere le primarie. La nostra ambizione è riunire tutta la sinistra mandando a fare in culo chi crede che la sinistra sia solo una sigla e una tessera. Compreso chi spaccia per rivoluzionario promettere chimere.
Ho polemica e parole infinite e appassionate per tutti, soprattutto per chi le cerca. Meglio gli intelligenti al governo e gli stupidi all’opposizione. Non mi credo ma non mi faccio problema se sono gli altri a credere in me. E questi mesi, intensi, sono stati una grande esperienza umana.

Torna a suonare la nostra canzone [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Mannoia – La storia.mp3”] Fiorella Mannoia: La storia


mariangela-icona1] Quella che in questi giorni racconta la storia, spacciandolo per Enrico, è Lei; sarebbe un ottimo candidato sindaco. Lui, Martino, il segretario dei socialisti, sarebbe un ottimo capolista. Dovevo già farli incontrare da prima, comunque. Due amici che valgono più di qualsiasi vincita alla lotteria (e con Gaetano siamo a tre). Detto: fatto! Beh, forse non proprio così semplice. Il tempo di convincerli, soprattutto la Lei. Ora Lei è la mia proposta di candidato e lui, Martino, di capolista.

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