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Posts Tagged ‘cantautori’

Foto monocromatica di Alan SorrentiAndando di fretta mi sono ricordato all’improvviso di Alan Sorrenti. Quasi una meteora della musica cantautorale degli anni settanta. Il suo primo disco, Aria, è infatti del 1972. Fu subito paragonato a Tim Buckley. Musica rarefatta la sua in un momento che la musica, come già detto, esplorava nuovi orizzonti e cercava da per tutto il disimpegno. Il pezzo qui allegato, che dava anche il titolo al disco, occupava tutta la prima facciata. Inciderà anche dei pezzi pregevoli la sorella Jenny sia a nome proprio che con i Saint Just, ma questo è altro discorso. All’incisione partecipa anche, tra gli altri, il francese Jean-Luc Ponty; violinista allora molto in auge e titolare di alcuni dischi interessanti. C’è molta musica in quegli anni è ci sono molte novità. Sono un po’ anni nodali per la cosiddetta musica leggera. Alan Sorrenti appare come una delle novità per l’uso della voce e appunto il tessuto musicale rarefatto. E’ una falsa meteora semplicemente perché dopo i primi due dischi tradì il gusto del pubblico che lo seguiva andando verso un successo che oggi appare effimero. Lasciò quell’essere avanguardia. Verrebbe da dire: Avanguardia di cosa? E’ tutto relativo. Ma apparve allora come una delle nuove grandi voci che si affacciarono numerose alla ribalta soprattutto nei festival alternativi. Se guardiamo oltre i confini del nostro paese notiamo anche là i grandi cambiamenti che intervengono in una forma di comunicazione che era diventata linguaggio di tutta una generazione. Buon ascolto.

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Spartito, flauto traverso e rosaAnche questo mese alla fine del mese finisce un mese e domenica è un altro mese, così come un altro giorno. E domenica, cioè domani, è anche il (primo) MAGGIO. Domani sarebbe brutto parlare di un amore privato. E’ così che anche questa settimana mi trovo ad anticipare la canzone d’amore che da tempo ti dedico per ogni domenica. E diventa nuovamente una canzone per il WeekEnd. E per oggi ho scelto, tra le canzoni di Sergio Endrigo, una canzone del lontano 1962: Io che amo solo te. Una scelta che avremmo potuto anche fare assieme perché è una di quelle canzoni. Penso non serva aggiungere altro. La dedico a te e a tutte le persone che hanno fatto quell’incontro meraviglioso che si chiama amore.
Sergio Endrigo: Io che amo solo te

C’è gente che ha avuto mille cose
Tutto il bene, tutto il male del mondo
Io ho avuto solo te
E non ti perderò, non ti lascerò
Per cercare nuove avventure
C’è gente che ama mille cose
E si perde per le strade del mondo
Io che amo solo te
Io mi fermerò e ti regalerò
Quel che resta della mia gioventù

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Foto di Samuele BersaniCara mica di penna e di vita
per quanto ci siamo detti al di fuori e al di dentro di qua aggiungo ancora una canzone di Samuele Bersani. Spero ti piaccia e di far piacere a chi passa come fa piacere a me riascoltarla, questa: Giudizi universali.

Foto di Enzo JannacciIn coda aggiungo come Post Scriptum 6 minuti all’alba di Enzo Jannacci che avevo già inserito in questo vecchio post del 7 agosto 2008 dal titolo: Guerra e miseria. Il post comprendeva anche l’altra canzone di Jannacci di cui abbiamo parlato: Soldato Nencini.

Samuele Bersani: Giudizi universali

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami
sognare in pace
Liberi com’eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori come Mastroianni
anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l’odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più…
Vuoti di memoria, non c’è posto per tenere insieme tutte le
puntate di una storia
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Libero com’ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c’è niente che mi sposta o vento che mi sposterà
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei.

P.S.


Sei minuti all’alba: el gh’è gnanca ciàr
sei minuti all’alba: il prete è pronto già;
l’è giamò mess’ura ch’el va dree a parlà…
glie l’ho detto: “Padre, debún, mi hoo giamò pregà!”
Nella cella accanto cantenn ‘na cansún…
sì, ma non è il momento! Onn pu d’educasiún!
Mi anca piangiaria, il groppo è pronto già.
Piangere. Doaccordo, perchè m’hann de fucilà:
Vott setémber sunt scapaa, ho finì de faa el suldaa.
Al paìs mi sunt turnà: “disertore” m’hann ciamaa!
De sul treno caregà, n’altra volta sunt scapaa:
in montagna sono andato, ma l’altrier
coi ribelli m’hann ciapaa!
Entra un ufficiale; m’offre da fümà…
“Grazie, ma non fumo prima di mangià”
Fa la faccia offesa… mi tocca di accettar.
Le manette ai polsi son già… e quei là vann dree a cantà!
E strascino i piedi, e mi sento mal…
sei minuti all’alba! Dio, cume l’è ciàr!
Tocca farsi forza: ci vuole un bel final!
Dai, allunga il passo, perchè ci vuole dignità!
Vott setémber sunt scapaa, ho finì de faa el suldaa.
Al paìs mi sunt turnà: “disertore” m’hann ciamaa!
De sul treno caregà, n’altra volta sunt scapaa:
in montagna sono andato, ma l’altrier
coi ribelli m’hann ciapaa!

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Sfondo per PC per Il mio nemico di Daniele SilvestriNel riproporre alcuni pezzi di Daniele Silvestri, per chi li avesse persi e per chi avesse il piacere di ricordare, dopo L’uomo con il megafono, oggi voglio postare Il mio nemico. Lo faccio anche per mantenere una promessa fatta a Lei e per il mio piacere. Ringraziamo Youtube che non permette più di inserire nei post molte delle canzoni presenti nel sito a causa della politica miope di alcune case discografiche. Allo stesso modo ringraziamo WordPress (che mi ospita) per avere inibito il lettore musicale facendolo scomparire anche per i vecchi post. Si è costretti perciò a seguire il link sul titolo del brano, poco male, l’importante e riascoltare la canzone, anche per la sua mai perduta attualità, e che bel pro gli faccia. Credo che anche così si possa rendere memoria all’amico Vittorio  “Utopia”Arrigoni anche se la cosa è nata involontariamente cioè quando ho scelto il brano, e ne ho parlato con Ross, l’amico Vik era ancora in vita e godevamo delle sue testimonianze da quel mondo martoriato che è la Palestina. Vi ho mai parlato della mia pigrizia? Per saperne di più su questo cantautore vi rimando a quando contenuto in Wikipedia o al suo sito ufficiale.

Foto colori del cantautore Daniele Silvestri in concertoDaniele Silvestri: Il mio nemico
serve una testa che cada e poi chissenefrega
la prima testa di cazzo trovata per strada
se vuoi tirare tira
ma non sbagliare mira
probabilmente il bersaglio che vedi
è solo l’abbaglio di chi da dietro giura
che ha la coscienza pura
ma sotto quella vernice ci sono squallide mura
la dittatura c’è ma non si sa dove sta
non si vede da qua, non si vede da qua
la dittatura c’è ma non si sa dove sta
non si vede da qua, non si vede da qua

il mio nemico non ha divisa
ama le armi ma non le usa
nella fondina tiene le carte visa
e quando uccide non chiede scusa
il mio nemico non ha divisa
ama le armi ma non le usa
nella fondina tiene le carte visa
e quando uccide non chiede scusa

e se non hai morale
e se non hai passione
se nessun dubbio ti assale
perché la sola ragione che ti interessa avere
è una ragione sociale
soprattutto se hai qualche dannata guerra da fare
non farla nel mio nome
non farla nel mio nome
che non hai mai domandato la mia autorizzazione
se ti difenderai non farlo nel mio nome
che non hai mai domandato la mia opinione
finché sei in tempo tira
e non sbagliare mira
(sparagli Piero, sparagli ora)
finché sei in tempo tira
e non sbagliare mira
(sparagli Piero, sparagli ora)

il mio nemico non ha divisa
ama le armi ma non le usa
nella fondina tiene le carte visa
e quando uccide non chiede scusa
il mio nemico non ha divisa
ama le armi ma non le usa
nella fondina tiene le carte visa
e quando uccide non chiede scusa
il mio nemico non ha nome
non ha nemmeno religione
e il potere non lo logora
il potere non lo logora
il mio nemico mi somiglia
è come me
lui ama la famiglia
e per questo piglia più di ciò che da
e non sbaglierà
ma se sbaglia un altro pagherà
e il potere non lo logora
il potere non lo logora

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Forse non ci sono canzoni belle e canzoni brutte. Certo ci sono canzoni per tutti. E canzoni per ogni momento. Si stava lavorando. Meglio, si stava seguendo i lavori. Un po’ prigionieri del sogno e un po’ rapiti dallo stesso. Il tempo era buono. Il mare bello ma freddo. Palmarola davanti a noi. E noi , senza i bambini sperduti, nell’isola che non c’è. Intanto la musica andava. C’è molta musica nelle nostre giornate; nella nostra vita, ma mai abbastanza. Cosa saremmo senza? Certo diversi. Noi ragazzi del 68. Nati assieme al vinile. In quel momento mandarono una canzone di Samuele Bersani. Non questa. Lei non lo aveva mai sentito. Come il cantautore successivo. Dov’eri? Le ho promesso che avrei postato per Lei alcune cose carine. Se la memoria non mi tradisce cerco di mantenere le promesse. Ed eccoci qua. Con un andamento leggero, accattivante, e una storia tutt’altro. In fondo questo spazio sta assomigliando sempre più ad un dialogo. Se la ascoltiamo assieme non è più tanto privato. E l’isola prende il volo. Sembra una nave. Le vele tese e spinte da una brezza.
Samuele Bersani (Chicco e Spillo) con Emergency – Il mondo che vogliamo

Chicco ha una cicatrice sulla faccia
sta con suo fratello che si fa chiamare Spillo
e sanno già sparare come dei cowboy
Chicco prova al sole di scaldarsi l cucchiaino
Spillo sta rubando un altro motorino
il maresciallo guarda l’Italia dentro un bar
Vecchi materassi, copertoni, lavandini, cessi rotti
cazzi disegnati sul palazzo del cornuto
gli africani alla stazione, l’avvocato del barbiere
ancora un altro film di Alberto Sordi alla televisione
Chicco è a casa con la faccia sulla radio
che trasmette la rubrica dei consigli
e lui vorrebbe chiedere come si fa
a fare una rapina in una banca
e a scappare senza che si slaccino le scarpe
e andare dove non c’è mai nessuno che ti sputa contro
e ti vuol mettere nei guai
Tubi di cemento, scatoloni, pannolini
sacchi d’immondizia messi come pali dai bambini
l’ambulanza della Croce Rossa, c’è qualcuno che sta male
il prete prepara la chiesa per il funerale
Spillo ha chiuso la felicità in un fazzoletto
ma si è seccata in un secondo benedetto
“Pronto chi parla?”
“Sono Chicco, vieni qua, che questa volta è proprio quella buona,
basta un cacciavite per entrare in paradiso…”
“Un cacciavite?!? Aspettami, che arrivo…
prendo il motorino e in un minuto sono lì”
“Ma ti rendi conto quanti sono questi soldi
e come è stato facile rubarli?
Finalmente ci possiamo comperare quello che ci pare,
spiegami perché non parli…”
“Lascia stare, sta un po’ zitto, non ho voglia di parlare,
manca poco, abbiam finito e andiamo via…
Scappa, presto non fermarti, corri – cazzo – non voltarti
la sirena è quella della polizia…”
Chicco e Spillo saltano come due gatti sulla sella
e schizzano tuttamanetta
“Figli di puttana! Non ci prenderete mai!”
“Guarda che casino, guarda dove vai a finire, ho anche freddo
e ho paura di morire: STAI ATTENTO! STAI ATTENTO!
FRENA! CIAO!

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Lasciatevi meravigliare da Lei, dal suo mondo, dalla sua prosa. Non credo esista un modo migliore in grado di ricordare Ivan. Le sue canzoni sono state un ottimo compagno di viaggio e continueranno ad esserlo.

16 ottobre 1940-14 giugno 2009

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