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Posts Tagged ‘canzone’

Foto BN di Rossaura Shani in Piazza San Marco con amica e chitarra (dell'amica)In questa festa. In questa festa che è due volte festa. Canzone impegnativa, questa, quante non mai. Canzone dei nostri tempi. Quei tempi. Di quell’anno. Millenovecentosessantasei. Quello della foto. Certo non te l’ho cantata. Non solo perché sono stonato. L’ho ritrovata tenendoti per mano. Torna questo contatto estremamente coinvolgente. L’ho ritrovata nella mia mente. Me la sono cantata in silenzio, pensando ai tuoi occhi. A quello che vorrei essere e dirti. Ma la conoscevo cantata da voci femminili. Mi ero dimenticato che fosse stata incisa anche da un appartenente al mio stesso genere. Era di questo che avevo bisogno. Perché qualcuno la cantasse al posto mio. A te. L’ho trovata per offrirtela. E sembra scritta per te. E vorrei averla scritta. Perdonami se non so essere come vorrei. Se non so trovare le parole che vorrei. Se sono incapace d’essere il tuo poeta. So solo che… è bello svegliarsi al mattino con un sorriso che non riesco a trattenere. E a questo punto troppe parole sarebbero solo superflue.

Una volta che è una volta
Vorrei, vorrei non sbagliare
Ma stavolta non importa,
Per te spenderei la mia vita
In cambio di niente.

Io ti darò di più,
Io ti darò di più
Di tutto quello che
Avrò da te.

Anche se tu mi amerai
Come non hai amato mai
Io ti darò di più, di più,
Molto di più!

Le parole sono parole
E tu puoi anche non credermi.
Non fa niente, non fa niente,
Che vuoi che m’importi
Un tuo dubbio se resti con me.

Io ti darò di più,
Io ti darò di più
Di tutto quello che
Avrò da te.

Anche se tu mi amerai
Come non hai amato mai
Io ti darò di più, di più,
Molto di più!

Anche se tu mi amerai
Come non hai amato mai
Io ti darò di più, di più,
Io ti darò di più, di più,
Molto di più!

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Manifesto per i quattro Sì ai referendumSo già che dovrò riproporre questo post al momento debito. Prima del prossimo 12 e 13 giugno. Perché io voglio bene a questo mondo e vorrei viverci in pace e vorrei che mi sopravvivesse.
Ne approfitto per parlare di una canzone. Ne approfitto per parlare di un eroe dell’ambientalismo: Chico Mendes (Francisco Alves Mendes Filho). Per parlare di lui ricordando in suo nome tutte le vittime per la difesa dell’ambiente. Per ricordare assieme le vittime di Chernobyl e di Fukushima. Senza dimenticare, sempre approfittando dell’occasione, di ricordare quelle dell’amianto. In fondo le vittime degli interessi di pochi sulla vita e la salute dei molti e di tutti. Perché sono quattro Sì in faccia alla “stupidità”.
Francisco era un semplice raccoglitore di caucciù. Chico è diventato Segretario generale del Sindacato dei lavoratori rurali di Brasiléia e lega il proprio nome alla lotta contro il disboscamento della foresta amazzonica in seguito alla quale viene pubblicamente minacciato dai possidenti della zona e cominciano le repressioni violente e le carcerazioni extragiudiziali di centinaia di contadini. Anche Chico Mendes viene arrestato e torturato. Il sindacato dei lavoratori rurali conosce però una forte espansione. Le loro lotte porteranno alla nascita del Partito dei Lavoratori, organismo che darà appoggio politico alle rivendicazioni della CUT, la federazione sindacale generale di cui faceva parte il sindacato dei lavoratori rurali.
Nel terzo congresso della CUT Mendes denuncia nuovamente i delitti della UDR, ed espone la tesi congressuale “In difesa del popolo della foresta” davanti ai 6.000 delegati che lo eleggeranno segretario generale per acclamazione. Il 22 dicembre 1988 Chico viene ucciso davanti alla porta di casa dai fratelli Alves da Silva, precedenti proprietari del seringal Cachoeira. Riguardo all’arresto dell’assassino e dei mandanti: nonostante fossero ben noti, furono considerati fuori dalla portata giudiziaria per le loro connessioni politiche e il loro potere economico. Forti pressioni nazionali ed internazionali riuscirono a far arrivare il caso in tribunale. Nel dicembre del 1990, Darly Alves da Silva, proprietario terriero e allevatore locale, con il quale Chico si era scontrato più volte per l’ottenimento del titolo di “reservas extractivistas” per la sua regione, ricevette una condanna a 19 anni di prigione per essere stato il mandante dell’omicidio; suo figlio, Darci, ricevette la stessa condanna per esserne stato l’esecutore materiale.
Queste informazioni sono tratte, in sunto, da Wikipedia.
Quelle richiamate dal link qui e sul nome di Chico dall’ottimo sito di antiwarsongs proprio per commentare la canzone, ma che sono molto esaurienti.
Manifesto per il XX° anniversario dell'assassinio di Chico Mendes
Chico ha un dente di topo
un coltello di pioggia
un occhio di legno
Quando ride sbadiglia
e sua madre era la luna.
Notte smeraldo tamburi di festa
lingue di fuoco nella foresta.
Ooooohhh Chico Mendes.
Sole diamante sole guerriero
uomo di fango seringueiro
Chico lottava per il sindacato
Chico Mendes lo hanno ammazzato.

QUANDO FINIRA’ QUESTA SPORCA GUERRA
CHI LI SALVERA’ I CUSTODI DELLA TERRA.

Son venuti dal fiume
non c’era la luna
hanno tutti un dollaro portafortuna
hanno tutti un fucile e una croce.
Notte di fuoco danza di guerra
rossa di sangue sarà questa terra
Oooohhh Chico Mendes
Come tre lampi sulle nostre vite
come una croce come tre ferite
Chico lottava per il sindacato
Chico Mendes lo hanno ammazzato

QUANDO FINIRA’ QUESTA SPORCA GUERRA
CHI LI SALVERA’ I CUSTODI DELLA TERRA.

Sole diamante sole guerriero
uomo di fango seringueiro
Chico lottava per il sindacato
Chico Mendes lo hanno ammazzato.

QUANDO FINIRA’ QUESTA SPORCA GUERRA
CHI LI SALVERA’ I CUSTODI DELLA TERRA.
QUANDO FINIRA’ QUESTA SPORCA GUERRA
CHI LI SALVERA’ I CUSTODI DELLA TERRA.
(inviata da Riccardo Venturi)

P. S. (comunicazione personale) Ross; Dovrei anche forse contestualizzare i brani con la data di incisione perché spesso le cose che propongo sono strettamente legate a quegli anni. Intanto TI presento i Gang.

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Era il 2 maggio

Foto del primo Dylan in BNQuesto blog a volte è uno specchio. La mia vita è sempre stata piena di musica, e di canzoni. In questo giorno vorrei fermarmi un attimo. Spero di trovare un momento immobile in cui riflettere. Solo per me. C’è una donna importante nella mia vita. Una donna lontana e sempre vicina. Non c’è più grande struggimento di quello passato in silenzio. Le dedico una canzone, questa. Anche Lei la ama. Capirebbe. E faccio un regalo anche a me. Ma Lei che non passerà per questa piazza. E capirebbe solo silenzio intorno. Ed era maggio, il 2 maggio.

Bob Dylan: Sara

P.S. Grazie alla nuova politica di wordpress.com e della Sony siete costretti ad ascoltarlo (speriamo bene) attraverso il vostro lettore residente. Non posso fare diversamente che mettere il link ma è per me troppo importante.

I laid on a dune, I looked at the sky,
When the children were babies and played on the beach.
You came up behind me, I saw you go by,
You were always so close and still within reach. 

Sara, Sara,
Whatever made you want to change your mind?
Sara, Sara,
So easy to look at, so hard to define.

I can still see them playin’ with their pails in the sand,
They run to the water their buckets to fill.
I can still see the shells fallin’ out of their hands
As they follow each other back up the hill.

Sara, Sara,
Sweet virgin angel, sweet love of my life,
Sara, Sara,
Radiant jewel, mystical wife.

Sleepin’ in the woods by a fire in the night,
Drinkin’ white rum in a Portugal bar,
Them playin’ leapfrog and hearin’ about Snow White,
You in the marketplace in Savanna-la-Mar.

Sara, Sara,
It’s all so clear, I could never forget,
Sara, Sara,
Lovin’ you is the one thing Ìll never regret.

I can still hear the sounds of those Methodist bells,
Ìd taken the cure and had just gotten through,
Stayin’ up for days in the Chelsea Hotel,
Writin’ “Sad-Eyed Lady of the Lowlands” for you.

Sara, Sara,
Wherever we travel wère never apart.
Sara, oh Sara,
Beautiful lady, so dear to my heart.

How did I meet you? I don’t know.
A messenger sent me in a tropical storm.
You were there in the winter, moonlight on the snow
And on Lily Pond Lane when the weather was warm.

Sara, oh Sara,
Scorpio Sphinx in a calico dress,
Sara, Sara,
You must forgive me my unworthiness.

Now the beach is deserted except for some kelp
And a piece of an old ship that lies on the shore.
You always responded when I needed your help,
You gimme a map and a key to your door.

Sara, oh Sara,
Glamorous nymph with an arrow and bow,
Sara, oh Sara,
Don’t ever leave me, don’t ever go.

Disteso su una duna guardavo verso il cielo,
Ai tempi in cui i nostri figli erano piccoli e giocavano sulla spiaggia.
Arrivasti dietro di me, ti vidi passare
Eri sempre così vicina ed a breve distanza 

Sara, Sara,
Cosa mai ti ha fatto cambiare idea?
Sara, Sara
Così facile da osservare, così difficile da definire

Mi sembra di vederli ancora giocare con i loro secchielli nella sabbia,
Correre verso l’acqua per riempirli
Mi sembra ancora di vedere le conchiglie cadere dalle loro mani
Mentre si seguivano l’uno dietro l’altro sulla collina

Sara, Sara,
Dolce e casto angelo, dolce amore della mia vita,
Sara, Sara,
Gioiello raggiante, mistica sposa

Dormivamo nei boschi accanto ad un fuoco nella notte,
Bevevamo rum bianco in un bar del Portogallo,
Loro giocavano alla cavallina ed ascoltavano Biancaneve,
Tu andavi nel supermarket a Savanna-la- Mar

Sara, Sara,
È tutto così chiaro, non potrei mai dimenticarmene,
Sara, Sara,
Amarti è la sola cosa che non rimpiangerò mai

Mi sembra ancora di sentire il suono di quelle campane Metodiste,
Mi ero curato e ce l’avevo appena fatta
Restai in piedi per giorni al Chelsea Hotel
Per scrivere “Sad-Eyed Lady of the Lowlands” per te

Sara, Sara,
Dovunque andremo non ci separeremo mai
Sara, Sara,
Stupenda signora, carissima al mio cuore

Come ti ho incontrato? Non lo so.
Un messaggero mi inviò in una tempesta tropicale.
Eri lì in inverno, luce lunare sulla neve
Ed in estate sul Lily Pond Lane

Sara, oh Sara,
Sfinge Scorpione in un vestito di calicò,
Sara, Sara,
Ti prego di perdonare la mia indegnità

Adesso la spiaggia è deserta
Tranne che per un pezzo di una vecchia nave che giace sulla riva.
Mi hai sempre risposto quando ho avuto bisogno del tuo aiuto
Mi hai dato una mappa ed una chiave per la tua porta

Sara, oh Sara,
Affascinante ninfa con un arco ed uno strale
Sara, oh Sara,
Non lasciarmi mai, non andartene mai

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Che storia è se dietro non c’è una storia vera? Non l’aveva mai notata o almeno non aveva mai fatto particolarmente caso a lei. Non che… solo che… è difficile cominciare il mattino; in quella confusione; lasciare il sonno, a spingersi gli uni contro gli altri. Erano almeno quindici giorni che la vedeva con gli occhi chini in quelle pagine. Le chiese se poteva sedere. Lei gli concesse un breve sguardo, un rapido sorriso, un “Prego.” –e scivolò di lato per fargli posto. Poi si tirò su la ciocca e alzò il viso chiudendo il libro: “Cosa le sembra il tempo”? Lui guardò in faccia al mattino e continuò a sembrargli una giornata di merda. Aveva il violento desiderio di un caffè: “Il tempo è quello che è”. Lei aveva occhi pigri bagnati di rugiada: “Speriamo che non piova”. “Speriamo.” –e si accorse che avrebbe dovuto notarla prima, ma il loro viaggio era già finito e la vide andare dopo un saluto formale e gentile. Al lavoro non fece che pensarla. Leo lo apostrofò: “Ti vedo distratto, oggi”. Non era distratto; era solo che non riusciva a liberarsi di quella canzone.

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Oggi avrei voglia di poesia. Ma forse non so più scrivere poesia. E’ molto che non riesco a scriverne. E forse, come dice il grande Quasimodo, non è tempo per la poesia. Ieri stavo ascoltando vecchie canzoni con la mia compagna. Suonavano alcuni dischi di un Dalla che ho amato molto. Sono le canzoni scritte con Roberto Roversi. Mi restituiscono le stesse emozioni. Penso a come sarebbe stato bello condividerle allora. Mi sarei accontentato di allungare la mano e trovare la sua. Ieri non potevo trovare quella mano di trentacinque anni fa. Intanto la musica scorre. Alcuni pezzi mi sembrano ancora buoni e attuali. Varrebbe la pena ricordarli. Nel piatto, si fa per dire, scorre “Ulisse coperto di sale”. Non una di quelle che amo di più. Eppure anche quella è ancora bella. Allora era il 1975. Ma qui posto una canzone ancora precedente. Forse più ricordata: Itaca¹. Una canzone molto brechtiana. Magari quella di Ulisse la rimando alla prossima aggiungendo il testo che in rete non si trova.

Ho qualche rimpianto per aver smesso di postare la grande poesia e la musica che ho amato e mi ha emozionato. Quanti figli e figliastri ha seminato il grande Brecht per il mondo. Io sono uno di quelli degeneri. Cerco di tenerlo presente e non riesco a non lasciarmi coinvolgere. Mi innamoro persino dei personaggi che inventa la mia fantasia. Eppure il poeta di Augusta fa parte della mia formazione e dei miei amori. Credo di aver voglia di riprendere in mano le sue pagine. Forse è il tempo adatto. Questa non è solo l’occasione per riascoltare il pezzo e riproporre una breve poesia che è un po’ la summa del suo pensiero. E’ anche l’occasione per tornare sulle contraddizioni dell’uomo, o almeno sulle mie. Non sempre il “cuore” segue la “ragione” cioè non lo fa quasi mai.

Generale, il tuo carro armato è
una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta
e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.


1] Lucio Dalla: Itaca

Capitano che hai negli occhi
il tuo nobile destino
pensi mai al marinaio
a cui manca pane e vino
capitano che hai trovato
principesse in ogni porto
pensi mai al rematore
che sua moglie crede morto
itaca, itaca, itaca
la mia casa ce l’ho solo la’

itaca, itaca, itaca
ed a casa io voglio tornare
dal mare, dal mare, dal mare

capitano le tue colpe
pago anch’io coi giorni miei
mentre il mio piu’ gran peccato
fa sorridere gli dei
e se muori e’ un re che muore
la tua casa avra’ un erede
quando io non torno a casa
entran dentro fame e sete
itaca, itaca, itaca
la mia casa ce l’ho solo la’

itaca, itaca, itaca
ed a casa io voglio tornare
dal mare, dal mare, dal mare

capitano che risolvi
con l’astuzia ogni avventura
ti ricordi di un soldato
che ogni volta ha piu’ paura
ma anche la paura in fondo
mi da’ sempre un gusto strano
se ci fosse ancora mondo
sono pronto dove andiamo
itaca, itaca, itaca
la mia casa ce l’ho solo la’

itaca, itaca, itaca
ed a casa io voglio tornare
dal mare, dal mare, dal mare

itaca itaca itaca
la mia casa ce l’ho solo la’
itaca, itaca, itaca
ed a casa io voglio tornare…

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Volutamente aveva affondato le fauci nelle sue stesse carni. Il perché le era diventato chiaro: voleva capire oppure non ricordare. Non aveva più suoni dolci la sua lingua. Non aveva nemmeno più lingua la sua voce. Erano una catasta di giorni i suoi trent’anni. Che strane note può avere una canzone. A volte allegra. Quella sera era triste, anzi malinconica. Spense la radio mentre infuriava il vento. Di quella rabbia nessuno avrebbe potuto rimproverarlo. Lui. Quando ancora colorava fiori, e conservava le carte dai colori sgargianti dei cioccolatini, era ancora capace di sognare. Era facile farlo a quell’età. Le pareva più facile farlo in quel mondo, ma non ci si può mai fidare di ciò che si ricorda. Tutto sembra più bello quando lo si è lasciato. Soprattutto non ci si può abbandonare a credere a ciò che è solo raccontato. Sapeva che avrebbe ritrovato quel gusto di inseguire un sorriso. Si strinse la borsetta forte al seno come se avesse riposto là dentro il suo segreto. Invece c’era solo una fotografia che aveva timore a guardare. Invece era solo per un momento in cui si era persa. In cui aveva perso il suo orientamento. Come se le cose, da sole, avessero mutato posto. Chi dava il diritto di ricordare? Aveva smesso di chiederlo. Aveva scelto che fosse il silenzio a parlare.

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Eccolo qui il testo della stupida canzone:

Se perdo te cosa farò
io non so più restare sola
ti cercherò e piangerò
come un bambino che ha paura

M’hai insegnato a volerti bene,
hai voluto la mia vita: ecco, ti appartiene
ma ora insegnami, se lo vuoi tu
a lasciarti, a non amarti più

Se perdo te, se perdo te
cosa farò di questo amore
ti resterà, e crescerà
anche se tu non ci sarai

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