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Posts Tagged ‘canzoni di lotta’

Tecnica mista su cartone telato: informale su variazioni di rossoAnche il ricordo fatica. Un nuovo mondo veniva alla luce e non c’era stato prima. Non c’era mai stato un ragazzo a dar calci a un pallone. I calcinacci li spalavano ancora di saggina. Cos’era la musica allora? quando è nata la musica. Allora era rubare un sogno. Tornavo a casa correndo col disco lucido e nero e lo mettevo nel piatto fino a consumarsi. E il giorno appresso ancora, e aveva colori e sapori nuovi. E imparavo le parole anche quando erano suoni che non conoscevo. Alle mie orecchie cercavo di farli suonare almeno simili. E le cantavo stonato come fossimo in tanti o cantavo Annamaria alla mia malinconia o a lei dopo averla conosciuta. Con quella voce che è rimasta uguale e gl’occhi che invece non sono più gli stessi. E loro parlavano di me e io di loro. E poi la prima autostrada senza riprendere fiato e sempre la mia musica con me a squarciagola. Ma poi entri ed esci dalle stanze e le stanze ti lasciano sempre qualcosa addosso. Ieri sera non era una sera come un’altra e ogni anno voleva raccontarsi. Chiudo le palpebre e torno a rubare o mi lecco le ferite e ho perso il conto. Non ho più quel giradischi ne un giradischi. Non ci sono più i dischi. Rimetto Contessa che l’ho rubata in rete e tutto torna vivo. Alzo il volume. Sarò anche uno stupido. Sarà anche vero che non succede mai due volte, ma quando devo scendere alla stazione di Bologna non riesco a non aver rancore.

Fotografia BN dell'orologio della stazione di Bologna fermo all'ora della stragePaolo Pietrangeli: Contessa

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Lasciatevi meravigliare da Lei, dal suo mondo, dalla sua prosa. Non credo esista un modo migliore in grado di ricordare Ivan. Le sue canzoni sono state un ottimo compagno di viaggio e continueranno ad esserlo.

16 ottobre 1940-14 giugno 2009

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Nell’enciclopedia multimediale Wikipedia inizia così la voce relativa a Charlie Haden: «Charles Edward Haden (nato il 6 agosto 1937) è uno dei più importanti contrabbassisti jazz contemporanei, reso famoso probabilmente per la sua lunga collaborazione con il sassofonista Ornette Coleman.» Ma Charlie Haden è nella musica, come si può facilmente vedere, qualcosa di più di un semplice ottimo strumentista. E’ quello spazio (nello specifico si parla di New Thing, a cui ci si può avvicinare anche attraverso un romanzo) tra il free jazz (anche se si parla ancora di free jazz) e ciò che verrà dopo. A suo nome si ricordano tutta una serie di splendide perle ma forse il suo merito maggiore è stato nell’essere titolare dei dischi della Liberation Music Orchestra.

014-senza-titoloSenza titolo per Lorca. Tecnica mista su cartone telato di Mario DG

Dietro il maestro di cerimonie che prende la titolarità del disco c’è, a mio avviso, una corresponsabile con non meno “colpe”, una musa che risponde alla splendida figura di Carla Bley. Credo che il suo peso sul progetto sia almeno pari a quello del contrabassista.
Il prodotto del sodalizio è una musica prettamente politica e di recupero della musica popolare o semplicemente di alcune sue sonorità, come frequente nelle incisioni di Haden e della stessa Bley e di altri musicisti dello stesso entourage come Don Cherry. Nel disco preso in esame la prima facciata è occupata da brani dei resistenti nella guerra civile spagnola. Nel retro si ripropongono brani celebri della canzone politica internazionale come una struggente “Song for Ché“, sicuramente il brano più celebre di Haden che prende spunto da “Hasta sempre” di Carlos Puebla (con un campionamento dell’originale del 1969) o come “We shall overcome“, ma per qualche dettaglio in più sul disco siete pregati di fare almeno un salto qui.
E’ questo comunque un disco che segna un’epoca e, a mio avviso, se non il miglior disco degli anni settanta certamente uno dei migliori in assoluto. Il brano scelto è per intero tutti i 20 minuti e 48 di quella meravigliosa sorta di mosaico (si dovrebbe dire medley) che è: “El Quinto Regimiento (The Fifth Regiment – trad., arr. Bley) / Los Cuatro Generales (The Four Generals –  trad., arr. Bley) / Viva la Quince Brigada (Long Live the Fifteenth Brigade – melody trad., words Bart Van Derschelling)“.
Il cantato sembra venire direttamente da lontano, dal dolore, dalla strenua resistenza delle Brigate Internazionali. Dall’Alkazar. La guerra, tutte le guerre, sono un momento di barbarie; non è possibile cercare un ordine e un etica, ma spesso c’è una parte giusta e loro erano dalla parte giusta, dalla parte dell’uomo.
Liberation Music Orchestra: El Quinto Regimiento-etc.

Per chi non si accontenta del semplice ascolto la formazione è la seguente:
Perry Robinson: clarinet
Gato Barbieri: tenor saxophone and clarinet
Dewey Redman: alto and tenor saxphones
Don Cherry: cornet, indian wood and bamboo flutes
Mike Mantler: trumpet
Reswell Rudd: trombone
Bob Northem: french horn, hand wood blocks, crow call, bells and military whistle
Howard Johnson: tuba
Sam brown: guitar, tanganyikan guitar, thumb piano
Carla Bley: piano, tambourine
Charlie Haden: bass
Paul Motion: drums, percussion instruments
Andrew Cyrille: drums, percussion instruments

Un disco assolutamente da ascoltare e più volte.

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