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Posts Tagged ‘C’è un re’

fulmineL’erba del dubbio infesta ogni piantagione. Fosse stato uomo si sarebbe potuto dire che subiva una grave crisi di identità. E’ che a volte anche se ci si ripensa il tempo è passato e c’è comunque il rischio di arrivare tardi. Il Creato era stato creato. Bene o male era stato creato. Tutto il resto stava un po’ andando per conto, proprio o alla deriva. Chi ci capiva qualcosa era un bravo? Ma ci è stata recapitata una protesta perché tutta questa storia è stata riportata da voce maschile. E allora si è deciso –non senza qualche pressione– di dar voce anche a Lei.

23. Certo che quando tutto andava bene Dio di qua e Dio di là, e poi quando qualcosa andava storto allora tiravano fuori le loro medagliette o qualche ciondolo magari di qualche quintale. La cosa non gli andava proprio a genio. Prima o dopo ci avrebbe pensato Lui. E poi tutti quelli che parlavano in Nome suo. E tutti quegli scrivani. Va bene il Dio multiplo, che gli sembrava quando parlava di sentire i coreuti delle baccanti, ma poi c’erano gli angeli. Quello dice: «Abramo… –eccetera, cioè– Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Ma che si prendesse le sue responsabilità e invece parlava in vece sua. Come fosse proprio Lui. Che Lui quella mano gliel’avrebbe amputata. O era sgrammaticato o si stava montando. E quelli che se ne andavano a mangiare a sbafo da Sara. E gli altri. E poi c’erano quei gran chiacchieroni dei profeti, affabulatori logorroici e un po’ dislessici. Gli sembrava che tutto non avesse né capo né coda. Se lo disse tra sé perché nessun altro dicesse quelle stesse parole. Tutte quelle parole erano la Parola di Dio, singolare, non il coro dell’Ernani. Ormai era cauto anche nei suoi pensieri. Ma la storia continua perché la storia non ha tempo per fermarsi a riflettere. Parola del Signore.
Lui aveva a cuore Abramo ma Abramo fu colpito da un’improvvisa grave sventura. Certo che a centoventisette, perché tanto visse quella donna, un po’ se lo poteva anche aspettare, e magari pensarci prima. Così Sara morì all’improvviso a Kiriat-Arbà, cioè Ebron, cioè Hebron, cioè Al Khalil, nella terra di Canaan, persino stabilire l’esatta ubicazione di un posto stava diventando una faccenda tanto complessa da richiedere un cartografo, solo che anche quelli si muovevano almeno in quattro e mai che almeno due la pensassero allo stesso modo. Ecco un altro a dire che invece era morta ad Dioecesis Hebronensis. L’unica cosa certa era che la pia moglie di Abramo, Sara, quella che non riusciva a dargli un figlio e poi gliene aveva dato solo uno e proprio mentre lui dormiva, riposava in terra altrui, quella degli ittiti ma nella sua tomba. Non senza aver prima a lungo mercanteggiando sul prezzo nonostante quattrocento cicli d’argento non fossero nulla né per il vedovo né per Efron, figlio di Socar. Alla fine, anche per non star qui a menar il can per l’aia, Sara ebbe la sua lussuosa tomba e anche l’orto intorno, alberi compresi. Ci pensò e forse Abramo era il primo proprietario terriero e aveva inventato la proprietà sepolcrale. Pareva che ancora nessuno avesse mai pensato alla cremazione e ai loculi. Eppure dovevano pure aver visto come bruciavano bene i corpi, ossa comprese. Nessuno poteva ignorare il focherello che aveva dovuto fare a Sodoma e nelle altre quattro, e si ripeteva quattro, città. Possibile che ci dovesse pensare sempre Lui. Anche se ancora posto ce n’era, ma a volte conviene essere previdenti. Soprattutto in una terra piccola come quella dove c’erano più padroni che contadini. Più ci provava e meno ci capiva. Erano gli uomini, gli intellettuali, qualche mente superiore o solo qualche mente perversa che aveva deciso di farlo impazzire?
Ora il gentile lettore vorrà scusarmi se si divaga ma si rende necessario per la rilevanza del caso. Per la prima volta Lei ha voluto rilasciare una testimonianza spontanea. Significhiamo, anche se non ce ne sarebbe bisogno, l’importanza di tale documento ricavato dalla diretta voce di una protagonista e che, in quanto spontanea, va naturalmente considerata apocrifa.
Io non c’ero e se c’ero ero affaccendata in altre faccende, si sa come vanno queste cose, ma tutto è cominciato fin da subito. Questa è la pura e sacrosanta verità. Ed è stato Lui, proprio Lui. So che è difficile ora ma Lui, quello che c’è stato prima, fin da subito. Dovrei ammettere che è a Lui che debbo la vita, ma non si può sempre tacere. Prima con la storia della solitudine. Poi con l’uomo. E’ andato per approssimazione. Ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza, afferma. Su questo si dovrebbero versare fiumi di parole. Non gliene son mai venuti due di uguali. Ha fatto, naturalmente, anche la donna; che gli assomigliava ancor meno. In questo caso, bisogna ammetterlo gli è riuscita anche bene; Basta guardare me. –e si ferma un attimo a pavoneggiarsi… giunonica , nei punti giusti– Si fosse limitato a lei ora potremmo parlare di evoluzione della specie. Come si può non amare una creatura così? Invece”.
Poi ha fatto i giganti e su questi dovremmo stendere un pietoso velo. Di quelli si poteva anche fare a meno. A che gli servivano ancora non siamo riusciti a sapere. Solo che quelli vengono definiti figli di Dio; e gli altri, gli uomini? Di chi erano figli? Illegittimi? Come si dice… Come ci voleva un indovino per immaginare come sarebbe andata a finire; anche se non si fossero messi di mezzo anche gli angeli; pure loro. Quelli, i giganti, vedono le donne e si mettono strane idee in testa. Scelgono le più belle e se le sposano; naturalmente quando va bene. E ne sposano, o comunque se ne scelgono, quante ne vogliono; anche in abbondanza. A bizzeffe. Che ne so, anche a seconda delle stagioni o degli impegni. E’ da lì che nascono i primi drammi perché quelle, le donne, poi diventano prima gravide e poi partoriscono. E chi partoriscono? «Gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi» come se sulla terra ci fosse bisogno proprio di quello; come se non ci fossero altri problemi. E famosi per la loro inutilità, e anche imbecillità. Certo che poi danno la colpa al potere, ma chi lo esercita? Da chi è fatto? Così le cose son precipitate e come le ciliege che una ha tirato l’altra. Mi sembra una conclusione logica che davanti a tanto anche l’uomo volesse imitarli. E prendersi donne in quantità e le più belle. Non dico il casino che hanno piantato le meno belle e soprattutto le brutte. Possiamo fargliele una colpa se qualcuna poi è scivolata sul volgare; sulla scurrilità? E anche le belle non hanno voluto essere da meno. Ne escono di quei frasari, magari sottovoce; sussurrati. Si si spegne la luce e tutto uno spasimo e certo non si può tenere il sole in cielo anche di giorno. E poi anche se è giorno ormai non si fa alcun riguardo nessuno. Checche se ne dica, ammesso e non concesso, io non c’entro niente. Che poi tutte, almeno nelle aspirazioni, cercano il gigante, che quelli sono alti anche cinque cubiti e oltre, e tutto in proporzione, che al loro confronto gli uomini si sentono cavallette, perché quando hai provato il troppo, il poco ti lascia con una smorfia in bocca. E vederti così non è che all’uomo possa far piacere”.
Non fossi preoccupata per il destino delle donne avrei già mollato tutto. Fosse solo per me mi sarei già trasferita al Parnaso. [Lui, quando era venuto a saperlo aveva commentato con disgusto: «con quelli? Sono volgari anche quando devono dare un nome a una città.»] E, a proposito di piacere… … Che secondo me Lui si da anche un po’ di superbia perché è un po’ uomo e un po’ gigante. Ma il problema, sempre secondo me, è che sta invecchiando. Va bene tutto ma… forse era già vecchio quando ha iniziato a iniziare; precocemente. Non che… Insomma… Ed è anche testardo. Non vuole capire come vanno le cose; vedi non me. Non che io… insomma… che io me le so prendere da me le mie belle soddisfazioni. Ma se fai una donna a che ti serve se poi la tratti come fosse un uomo. Va bene il rispetto… quello ci vuole sempre, ma almeno un po’ di cortesia. Non fa che brontolare. Non gli va mai bene niente. E poi diciamolo: irascibile è irascibile. Che è un pezzo che glielo ripeto: Hai fatto l’uomo; lascia che si arrangi. Ci fai anche bella figura Tu. La gente appezza quanto sei liberale. Invece… mica la capisco questa mania di protagonismo. Poi, sulle cose pratiche, quando per esempio c’è da far cena, allora si è come loro, e gli uomini sono a sua immagine e somiglianza. E anche i giganti. E anche gli angeli. Diventano figure ornamentali. Come vivere con le statue. E in fine diciamola tutta: anche la mia parola è Parola di Dio, perdio”.

P.S. Foto trovata in rete. Ringraziamo Enrico Mazzucato nel cui profilo Facebook abbiamo trovato l’immagine.

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