Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘cena’

Solo del suo amore aveva vissuto tutti quelli anni. Si capisce sempre il valore delle cose dopo che si sono perse. Ora gli mancava lei in modo incredibile. E non solo lei ma tutto e ogni cosa gliela ricordava. Gli mancavano persino le abitudini e i fugaci screzi, persino i piccoli vezzi e le manie e i dispetti. E soprattutto il tepore del suo corpo. Anche cercando di non essere egoista ma gli mancava da lasciarlo senza fiato la passione, anche quella ultima un po’ sopita, la vicinanza del suo corpo che gli dava pace e serenità. E i suoi occhi che non avevano mai lo stesso colore e la stessa emozione. Persino la sua voce chioccia e i suoi argomentare pettegoli per i quali aveva sempre provato fastidio. Non che fosse stato facile e col tempo lo era stato sempre meno ma non è mai facile. Ma in fondo era bella e, alla fine, remissiva. A volte portava a casa le inquietudini del lavoro. Era più forte di lui. Se ne pentiva solo dopo. Probabilmente succedeva a tutti. Era stato stupido a farlo per la rabbia di un momento. E adesso chi avrebbe pensato a mettere cena sul fuoco?

Read Full Post »

Se era stato finto era stato un magnificamente finto. In fondo aveva cercato quell’inganno, l’aveva inseguito. A volte è dolce più di qualsiasi verità. E così si era aggrappata a quegli occhi capaci di parlare ogni cosa. Al gioco meraviglioso delle illusioni e dei colori della sera. A odori e gioie per la vista. Con la gente intorno che era solo un bisbiglio sottile e gentile che le solleticava quella quieta attesa. Abbandonata alla voce dei propri silenzi; non le era mai stato altrettanto facile tacere. Le mani che non sapevano dove posarsi. Il tutto era un leggera ebbrezza. Poi il vento che le frugava i capelli e anche lui; invadente. Tenacemente invadente. Gli aveva mentito un rifiuto. Non era convinta. Lui, per fortuna, non le aveva creduto. Perché doveva essere così stupida e così donna fino alle estreme conseguenze, fino a quel doloroso rischio? Aveva pensato come la vita può essere diversa, completamente diversa, un momento per un altro. A come in qualsiasi momento avrebbe decisamente negato di essere quella che in quell’istante era. Si sorrise dietro come se potesse riflettersi in uno specchio e si perdonò. Le sarebbe bastata una rosa, aveva imparato ad accontentarsi. Invece era stato meravigliosamente volgare e bugiardo.

Read Full Post »

Non riusciva a staccare gli occhi da lei. Era come una carezza di zefiro nella stanza; un soffio; un sospiro. Le dita farfalle chiacchierine dai voli rapidi di ali eccitate. Nei suoi occhi baluginavano lucciole, navigavano frammenti di stelle, un’intera galassia. Forse per quella luce. Nella zuppa navigavano filamenti vaghi; era certo pigra di sale. Le candele rilasciavano un fumo profumato. E la voce melodiava parole gentili e mai invadenti. Certo che il bianco non andrebbe servito a temperatura ambiente. Trovarsi lui e lei non era stato così imbarazzante come aveva creduto. Tutt’altro. Conoscerla all’interno delle sue abitudini, tra le sue cose, senza altra maschera, gli aveva mostrato anche pregi che gli erano sfuggiti e che non credeva di doverle tributare. Eppure la parte lo rendeva fin troppo attento, rischiando di fargli commettere l’errore. La sua gentilezza la rendeva anche più graziosa, ma l’arrosto aveva fatto una crosta fin troppo scura. Riconosceva come aveva cercato di dare il meglio. Aveva dato fuoco alla frutta e ai suoi occhi. “Lei è una persona squisita signora Amanda.” Anche se, ovviamente con altre parole, era anche quello che aveva pensato. Aveva mostrato che avrebbe gradito glielo ripetesse e non una volta, ma si era limitata a salutarlo sulla porta.

Read Full Post »

Non riusciva a togliere gli occhi dalle sue labbra. Era questo che gli aveva dato il coraggio di chiederle un bacio. E capì subito d’essere stato incauto. E precipitoso. Lo conosceva appena. Avrebbe voluto tornare indietro. Rimangiarsi le parole. Era troppo tardi. Lei lo ascoltò e poi ci pensò con uno sguardo distratto. Non si mise fretta. Gli spiegò, parlando come parlasse ad un altro, che non le sembrava proprio il caso perché poi lui gliene avrebbe chiesto un altro. E poi probabilmente un altro ancora. E poi magari si sarebbe fatto pieno di pretese e non sarebbero più bastati i baci. E magari anche sfacciato. Perché lei sapeva che si comincia… e poi come si va a finire. Si era fidata anche troppo. Non riusciva a trovare nessuno che non ci pensasse. Gli uomini erano tutti uguali. Si finisce sempre come non dovrebbe finire. E che non voleva che le stropicciasse l’abito perché tornando a casa avrebbe dovuto giustificarsi. Gli aveva detto tutto questo con un tono monotono prima di tornare a pensarci con aria annoiata. Controllò l’ora e cercò di fingere un sorriso per chiedergli dove avesse lasciato la macchina e per dirgli che tanto valeva… se aveva un posto… e ne aveva proprio voglia… che beh! era inutile aspettare. Se si sbrigavano poteva rincasare per cena.

Read Full Post »

Erano la specialità della casa. Era stato lui a chiederli ma davanti alla ciottolina fumante di rognoncini, a quel leggero aroma speziato con quel retrogusto di piscia, se ne pentì immediatamente. Avrebbe fatto meglio a prendere anche lui una bella costata. Li torturò leggermente con la forchetta pensando a quella serata. A com’era cominciata. Alle parole difficili. A come si preparava a restare deluso. Non sapeva molto di lei. Aveva dovuto insistere. Lei si era intestardita a rendere tutto difficile. Poi per dissuaderlo. Alla fine aveva accettato quasi rassegnata, ma l’aveva fatto aspettare ancora con un leggero ritardo. Gli avevano magnificato il posto; famoso proprio per quel piatto; quel piatto che avrebbe voluto rimandare. Il cuoco, probabilmente lo stesso, ma doveva essere cambiato il servizio. Persino la sua ostinazione stava venendo meno. Temeva le cose che cominciano malevolmente. Passò quell’uomo con la pelle scura. Con un po’ di imbarazzo prese una rosa per Alberta. Lei la tenne nelle mani. Lo guardò curiosa sostenendo i suoi occhi. Sembrava essergli grata. Sembrava chiedergli perché. Con sorpresa. Poi in silenzio cominciò a raccontargli mille storie. Poi nei suoi occhi apparve una luce e in quell’istante ne stava dicendo una sola; la propria. La vide lottare con una voglia di piangere. Gli disse: “Vorrei andare”. Era ancora presto per tutto. Si sentì deluso. Le prese la mano e cercò di trattenerla. Insistendo fece il gesto di alzarsi e gli disse solo: “Andiamo”. Aveva due occhi che cercavano di nascondersi. Non gli servì sapere altro.

Read Full Post »

Se ne stava sola in cucina, sola fra i tintinnii vari, canticchiando mentalmente brandelli di canzoni, alla rinfusa, come i ricordi le suggerivano. Silenzio: solo quei fragili tenui odori, quei gesti misurati. Versò precisa i pelati sullo sfrigolare della cipolla nell’olio, questi produssero un suono roco, breve e acido; sprigionarono una piccola colonna di fumo sottile.
Di lui sentiva unicamente, provenire dall’altra stanza, attutito, l’armeggiare attorno a chissà che cosa. Si divertiva, lavorando, a indovinare i rumori come messaggi, e attraverso essi i gesti e i movimenti di Carlo, le sue espressioni, il suo aggrottare le ciglia, le sue mute smorfie.
Percepì e distinse il brandy che veniva versato nel bicchiere, il giaccio tuffatovi dentro. Per continuare nel suo gioco aveva spento l’aspiratore. I vetri erano opachi, appannati; e sudavano. Un tramestio appena accennato: lo sfogliare i dischi.
Si chiese se aveva fatto quanto lui si aspettava e se lui si sentiva più o meno a suo agio mentre consumava quell’attesa. Pensò a quando era arrivato. Poi solo un breve silenzio. Un tonfo sordo; cosa poteva essere? Si fece fretta, ora si trattava di indovinare più che di intuire. Infine, quando non fu più possibile trattenerlo e il tempo riprese il suo normale scorrere e a decidere l’ordine delle cose, …si… certo, il trascinarsi della puntina sul disco.
Le prime note, un attimo ancora per riconoscerle, era un vecchio disco di tanti anni fa, un disco che da molto tempo non ascoltava; note una volta frequenti e famigliari. Non lo canticchiava ormai più. I versi le tornavano alla mente nel loro procedere, avrebbe fatto fatica a precederli. Cominciò ad accelerare i gesti, scoprì una certa impazienza.
Eppure le sembrava di ricordarle quasi tutte quelle parole, gl’anni non avevano cancellato che poche marginali cose (note a margine con (quasi un quiz per (provate a indovinare): quale cantante? Il titolo preciso?) tecnica cinematografica – piano sequenza: lei che si lava le mani.) e si trovò giocoforza a canticchiare assieme al disco quella storia che era appartenuta al suo passato, cresciuta e morta con lei: l’uomo, il sudore (diciamo così) e l’amore; hanno tempi diversi e luoghi diversi ma uguale schermo per i sentimenti che vi si mercanteggiano. Lui aveva riccioli neri e solo un principio di barba filamentosa; allora. Era diverso, anzi, era un altro ma anche lei era un’altra. Fatta di altri colori, altri sorrisi. Forse altri sapori.
Versò il sugo sulla pasta, continuando a canticchiare in modo quasi immobile, l’odore si mescolò agli odori che evocavano più dei versi i suoni. Con i piatti fumanti lo raggiunse. Altre cose presero ad affollarsi e da quel passato giungere. Cantilene. Sovrapporsi. Qualche tra-lla-llà per giustificabili amnesie. Malinconia. nostalgie. Il sale del mare sulla spiaggia che rivomitava gli oggetti che il mare aveva masticato. Spiaggie. una vitrea alba. Ombre, ombre e ombre.
Carlo era lì, immerso nella penombra, nella poltrona e in un pianto a dirotto.¹


1] 29 ottobre 1985

Read Full Post »

Mara aveva cercato di dirglielo fino a consumarsi la voce che non si può offrire una rosa una sera per poi rammentarla ogni sera. Sauro si sforzava per capire e capiva, ma poi era oltre lui anche se glielo ricordava perché era un bel gesto di una bella sera. Il mestiere di vivere è un mestiere complicato e forse lo è anche per l’altro. Dopo quella sera erano diventati amanti, ma quella rosa o meglio il nome di quella rosa continuava a dividerli. Su quel letto d’albergo, il loro solo letto, non riusciva a dormire. Si erano amati e ognuno aveva amato quello che voleva che l’altro fosse. Temette di non essere nei sogni di lei e ne fu geloso. Non lo era, nei sogni di lei, né nel suo futuro; aveva un sorriso mite e tranquillo nel sonno. Aveva deciso di dirglielo al mattino e aveva deciso che avrebbero potuto continuare a vedersi. Forse era questo a darle quella serenità e lui, anche non sapendo, continuava a non riuscire a prendere sonno e a non trovarne il motivo. Dalla camera a fianco gli giungevano dei rumori ovattati.

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: