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Posts Tagged ‘centro-sinistra’

Le piazze sono vuote. Sarà l’estate. Rimandiamo l’appuntamento a settembre. Forse a ottobre. Meglio. Si sa che ottobre è un mese più propizio. Ce lo insegna la storia. Le scuole sono già iniziate. Abbiamo smaltito la fatica delle ferie e l’euforia della quattordicesima; almeno chi ce l’ha. Ne abbiamo tutti due cose piene. Siamo tutti indignati. Oggi va di moda. Vanno di moda i pantaloni a vita bassa e l’indignazione. Lo fanno anche in Spagna. Perché non dovremmo farlo noi? Ma la Spagna ha il gazpacho e ha avuto il franchismo fino alla morte del caudillo il 19 novembre 1975. Fortuna che il generalissimo è morto così non possiamo chiedere di avere una simile dittatura ornata di garrota prima di scendere in piazza indignandoci. Che poi in quel momento eravamo distratti da una quasi guerra civile. I nostri anni settanta non sono stati certo un esempio di diffusa pace sociale. In realtà loro facevano saltare Carrero Blanco ma da noi hanno trucidato Moro e la sua scorta. Non ci resta che chiedere anche noi di avere almeno il gazpacho, che è solo una zuppa fredda ma è rosso. Ma io ripeto che sarò sempre apartitico ma mai apolitico. E’ un difetto genetico. I termini non sono nemmeno sinonimi. E il qualunquismo non mi interessa, oltre a farmi paura. Non essendoci mai privati di nulla abbiamo avuta anche un Partito qualunquista, non rispondeva alle mie aspettative. Non ho una tessera ma sono sempre stato comunista e non ho intenzioni di dimettermi da me stesso. Eppure ci sono anche altre questioni che con tutta serenità, ed un po’ di ironia, vorrei sottolineare. Preferisco sempre il fare che il dire, ma so che non sempre la storia da appuntamenti. La grande manifestazione delle donne chiamata “Se non ora quando?” a Venezia era apartitica e quasi apolitica. Io c’ero ma c’erano anche quegli indignati che tanto gridano? Dicono di essere milioni, eravamo un po’ meno. Qualcuno ha detto: noi veniamo domani. Abbiamo chiesto le dimissioni del governo, ma forse questo era politicamente scorretto. Comunque i presenti erano tornati al loro fare. A Roma per sostenere la “Freedom Flotilla 2” per gli aiuti a Gaza e il sostegno al popolo palestinese eravamo un po’ meno, io e la mia compagna c’eravamo. E gli altri indignati? Troppo pochi per esserci tutti, eppure anche quelle era una manifestazione apartitica. Tranne che non vogliamo considerare la bandiera della Flotilla o quella palestinese come un simbolo partitico e di appartenenza. Riassumendo e saltando alcuni appuntamenti a Genova per il decimo anniversario dell’omicidio di Carlo Giuliani c’eravamo nella manifestazione “Voi la crisi, noi la speranza”. Non conosco la faccia degli altri indignati ma avrebbero dovuto essere a Roma e la piazza di Roma era vuota. Ora non posso fare la “rivoluzione di professione”. Ho una famiglia e, per fortuna, un lavoro anch’io. Magari alla prossima occasione non riuscirò a scendere in piazza. Per quanto me ne dispiacerà dovrò piegarmi a questa società del profitto. Stiamo parlando di Capitalismo quando non c’è nemmeno più il Tardo capitalismo né il Post-capitalismo ma bensì la Società della finanza. Pertanto sono d’accordo per un azzeramento dell’attuale classe politica ma non in cambio del “Tanto peggio tanto meglio”. Sono contrario persino ad una fusione di attuali segreterie. Sono tutti loro che ci hanno portato fin qui. A questa immane e infame crisi. Se ci penso sono solo per una società più solidale, più veramente democratica; insomma che marcia verso un comunismo. Ma la sinistra, pardon! la vera sinistra, cerca una casa comune. Salvo poi i distinguo pure sulla C maiuscola o minuscola di Comunisti. Io uso la “C” maiuscola come si può notare. E se va bene ci dividiamo sulle virgole, ma riusciamo ancora a dibattere il tema di grande attualità: con Stalin o con Trovskji? Sarebbe un falso storico affermare che Stalin ha dato una gran mano ai franchisti, ai fascisti e ai nazisti a far perdere il fronte popolare nella guerra di Spagna. E’ un falso storico dire che i morti sono vivi. E mi riferisco alle purghe. Ed è una verità dire che forse manca un po’ di disciplina di gruppo. Sogno una sinistra che discuta, senza ammazzarsi. Sogno i distinguo nella gestione dello “stato” non questo frantumarsi prima di combatterlo. Il fatto è che ho un vizio: se proprio debbo farmi male preferisco farmi meno male possibile. Parlerò del mio caso personale. Lo so che non si dovrebbe parlare del personale in politica, ma a volte il personale diventa politico. Soprattutto quand’è di molti. Ho lottato con una giunta di centro-sinistra (si può leggere anche staccando le due parole senza la lineetta) per aprire e difendere un Centro sociale. Una giunta di centro-destra ce l’ha chiuso insieme ad un nido. Per le mie idee politiche, non partitiche, quella giunta ha cercato di togliermi il lavoro, e sono un dipendente pubblico, e mi ha fatto cinque anni di mobbing duro. Onestamente a Mussolini non ho nessun dubbio di preferire Pertini. Onestamente mi fa star male vedere i saluti romani al Campidoglio. Sono Comunista ma prima ancora antifascista. Sarà un limite ma me lo tengo, e con orgoglio. ORA E SEMPRE RESISTENZA.
P.S. e correggerei in ORA E SEMPRE RESISTENZA ATTIVA.Manifestazione: Voi la Crisi, Noi la Speranza - Genova 2001-2011

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spinolaLo so che non è più cronaca. E’ passato tempo. Ora abbiamo rinnovato il mandato al nostro presidente. La notizia è di quelle notizie che hanno fatto il loro tempo. Mi sembra però doveroso conservare memoria, non tanto dei fatti, quanto delle persone. Vedi mai che mi capiti ancora di incontrarli. Vorrei riconoscerli.
Ci sono le coppie, anche in politica; come no. A volte sono coppie sposate. A volte di fatto. Altre volte è solo perché si sono incontrati. S’è intrecciato un rapporto. Hanno scoperto di avere delle cose in comune. Come si dice? delle affinità. O di volere delle cose simili. Proprio come nella vita vera. Nel caso loro un sindaco o un prete li hanno anche uniti in matrimonio. Tutto in regola. Vin rosso e vin bianco. Con tanto di banchetto di nozze. E li vedi subito che sono una coppia affiatata.
Una vita spesa ad ignorare. A evitare il lavoro. A promuoversi. Mi si presentano. Mi fanno accomodare in cucina; “fa più confidenziale“. Mi guardo intorno, la casa è una casa, mica un appartamento. Chiamarla casa e non darle il dovuto rispetto. Di quelle che mica puoi comprare con un lavoro dove si fatica. Nel caminetto crepitano ceppi allegri, e fuori non fa ancora così freddo, ma il caminetto è nell’altra stanza. Non tolgo il cappotto. Non sono, come si dice, a mio agio. In tutti questi anni ne ho incontrati molti come loro, non loro. Strano. Non mi si può definire proprio un tipo casalingo. Ne uno che evita le persone come il contagio. In città conosco un po’ tutti. E un po’ tutti mi conoscono. Non tutti, naturalmente, alla stessa maniera. Qualcuno mi ama. Qualcuno non mi apprezza, o meglio non è d’accordo con me. Qualcuno finge di non riconoscermi. Ci sono anche, a volte, episodi che creano dissapori. Persino se ti limiti a parlare di calcio. Insomma ne conosco di gente. Praticamente tutti, almeno tra quelli che si occupano nel sociale.
Un caffè“?
Se non è troppo disturbo preferirei un bicchiere di vino“.
Non è un disturbo. E io parlo meglio facendo rigirare un bicchiere di vino tra le mani. Fosse porto sarebbe il massimo, purché rosso e fresco. Di questi miei gusti ne ho parlato fino alla noia. Ho il dubbio però che la conversazione non sarebbe, per questo, più piacevole. Diffido e lo so perché. Naturalmente si scomoda lei. Si alza e si assenta per poco. Se sono vestiti da casa stanno in casa come ad un party. Fumare, credo non si possa fumare. Renderebbe sgradevole l’aria. Ne ho voglia già appena entrato. Mi trattengo. Non ho fretta di mostrarmi a mio agio. E poi voglio avere il tempo di capire perché essere qui. Che poi, io mi conosco, girala e voltala, io prima o subito le cose finisco per dirle. E io, qui, non ci dovrei proprio essere.
Lei si occupava di volontariato. Lui s’è occupato di volontariato. In orari incompatibili. Cerchi uno e trovi l’altra. Di questi tempi chiamano tutto volontariato. Paiono poterne essere stati gli unici beneficiari. Ma era volontariato di sinistra.
Dove“?
In diversi posti, anche lontano, ma mai qui“.
Lo dicevo io. Ecco perché nessuno li ha mai visti e qualcuno, uno o due, li ha solo sentiti menzionare; per nome. Lei mora, capelli lunghi, forse una volta bella, ora dall’aria pacatamente sorniona. Magari spera ancora di poter essere notata. Le si legge in faccia che è una persona istintiva. Più di lui. Doveva avere del sangue nelle vene e un po’ gliene deve certo essere rimasto. Lui due occhi di quelli che ti penetrano dentro. Pare di quel tipo che a fargli perdere il filo rischi di perderci la vita. Lui gomma di marca garantita; impermeabile. Eppure c’è in lui, testa rasata, mascella volitiva, qualcosa che trascina a diffidare. “So che ho sentito dire che qualcosa bolle in pentola“.
Il tipo è bene informato. “Vorremmo fare un gruppo di acquisto“.
E’ questo il punto. Vorrei farne parte come Presidente“.
E’ questo il punto. Potrebbe farne parte come Presidente“. Questa è Lei.
Per nulla stupidi i due, probabilmente possessori di una certa cultura e di esperienze. Lui a fare il maschio. Lei pronta a scatti di orgoglio. Lui convinto di poter spiegare. Se la casa l’ha pagata il lavoro di volontariato quell’associazione di volontariato non ha badato a spese.
Veramente noi un progetto ce l’abbiamo, e pure un presidente, e delle idee sul che fare“.
Ma io mi sono occupato anche del problema dell’acqua“.
Faccio presente che qui, a Spinola, in tutte le case c’è l’acqua corrente, almeno quella non manca. Mancheranno anche altre cose, come una vera piazza, ma l’acqua è arrivata. Si tratta di ricreare un tessuto sociale. Di rimettere le persone in relazione. Di lavorare, mica di ciarlare. Già ne ho avuto abbastanza. Certo non so essere sempre molto diplomatico. “Vi spiego dove siamo, chi siamo, cosa vogliamo fare, come si chiama questa via e qual è il vostro civico. Ho come l’impressione che abbiamo sbagliato tutti porta“. Lei mostra un breve scatto d’orgoglio e di ribellione. Non aggiungo che mi sembrano caduti dal nulla. E dire che trascuro particolari anche rilevanti.
Parlo degli ultimi vent’anni e i loro volti hanno una immobilità glaciale. Accenno nomi e loro non cambiano espressione. Persino quando tocco argomenti che dovrebbero essere vicini ai loro interessi degli ultimi quarant’anni. Persino quando spiego come è nato il gruppo di cui hanno fatto parte, di cui taccio il nome perché fin troppo conosciuto e rispettabile, non ne ricaverebbe certo una buona pubblicità. Confondono la nostra città con le distese sahariane. Nessuno s’è dato nemmeno la pena di avvertirli com’è cambiato questo territorio e a loro sembra normale. Con nemmeno velata insistenza lei vorrebbe candidare lui. Con la stessa arroganza lui vorrebbe candidare sé stesso. Ma questo s’è già detto.
Per dovere d’ospite, e per il vino, lascio capire che saremmo anche disposti ad accettare l’aiuto del loro lavoro. Preciso che dietro a quello che stiamo facendo c’è questo impegno che ormai dura da anni. L’incontro è e deve rimanere confidenziale. Eppure la nostra sede è sempre aperta. L’incontro è utile anche a bere un secondo bicchiere di vino; è bianco, è fresco, è buono.

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spinola

Dovrei raccontare qualcosa di Spinola. Lo ripeto: a Spinola non succede nulla che non succeda in ogni piccola città del piccolo regno. Nessuna grande nuova tranne una che grande non è. Le sue strade sono state percorse da un attimo di panico quando da Roma si è ventilata la notizia che il “grande” PD (nel senso di Partito Democratico; pregovi notare che ho evitato qualsiasi gioco ironico) volesse scegliere il nuovo segretario attraverso lo primarie. Non per un dissenso sostanziale sul metodo. Vorrei chiarire il mio pensiero. Io credo che le primarie siano un grande passaggio democratico; se sono primarie serie. Il panico è sorto perché dalle ultime primarie che abbiamo tenuto per trovare il candidato per le prossime amministrative sono passati a oggi quindici giorni. Fare primarie ogni mese oltre che stancante mi sarebbe parso frustrante; quando ancora chi ha perso non ha capito di aver perso.
Le primarie, fatte nel modo in cui si stanno, ad oggi, facendo, più che scegliere divide. Noi ci abbiamo partecipato. Erano primarie di coalizione e noi abbiamo presentato, se ne è parlato in questo blog (l’ultima volta qui), un candidato indipendente di sinistra. Il alternativa due candidati interni al PD che all’ultimo son diventati 3. Il nostro candidato, cioè Lei, ha anche proposto delle idee in un deserto di silenzi. Ci siamo imbattuti in una guerra per bande. Un imbarbarimento del confronto dove si sono scannate le varie anime interne del PD, le correnti che più niente hanno a che fare con posizioni politiche o ideologiche ma ruotano attorno a “capi bastone”. Spesso ad ambizioni piccole e mal riposte che trovano gregge a seguirle.
mariangela-icona Personalmente non ho altre recriminazioni. Abbiamo ottenuto un risultato più che buono, confortante. Mariangela ha riscosso apprezzamento e rispetto. Il mio è un discorso che si ferma in generale. Almeno altri due candidati erano un’ottima scelta. Forse, tra quelli che restavano, ha vinto il migliore. Toglierei, a questo punto, anche il forse. Certo che, sempre in generale, mi chiedo perché fare delle primarie per arrivare alla deludente considerazione che tutti vengono a farti i complimenti e ti senti pure preso per i fondelli, anzi proprio per il culo. Quasi all’unanimità è stato detto “la vostra candidata era in assoluto, per tutto, la scelta migliore da contrapporre al centro destra. L’avrei votata se non avessi dovuto votare il «mio» candidato“. E’ così che vanno le cose. Così riduciamo la democrazia. E poi stiamo a lagnarci, e sono gli stessi, che la gente si allontana dalla politica e se ne disinteressa.
Nel frattempo gli altri sconfitti hanno ripreso la guerra perché non hanno digerito una democrazia della sconfitta. Parlarne e amareggiante e allora vi parlo della signora Luigia. E’ emigrata in altro comune recentemente. Abitava, in un modesto appartamento fronte finestra degli Assunta, la signora Luigia. La signora Luigia non aveva molta simpatia per quella donna, la Assunta, si sa! soliti immigrati anche se nostrani, cioè terroni, che non era nemmeno facile capire quello che dicevano quando parlavano. E poi com’è possibile avere un nome per cognome e oltretutto da donna, così perché il marito risultava Santuccio Assunta? Senza parlare degli odori che fuoriuscivano da quella finestra quando quella donna cucinava. Ma lei gli era capitata e quando capitava (spesso) l’occasione con chi altri avrebbe potuto spettegolare con la stessa comodità?

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mariangela-iconaEra indeciso se era un condottiero o un leader. Poi aveva finalmente deciso di essere questo e quello. Lo ricordo mentre rigiro il sacchetto della farina tra le dita. Sta portando una storia verso quei due numeri ovali. Quella storia nemmeno gli appartiene. Così sono i grandi uomini di carta. Vendono le cose d’altri. Me ne resto in silenzio e poi penso. Me ne spiace per la storia. Chi è senza passato… non ci posso fare nulla. Salgo dalla cambusa. Guardo il mio turno, passata la prima notte, mi sembra l’inizio di qualcosa. Torno al mio mondo virtuale ma legato sempre al mondo reale. Si riparte. L’avventura è appena cominciata. E poi c’è sempre una avventura che aspetta i pirati

E poi i pirati trovano sempre un’osteria e una buona compagnia. La mia è ottima. Alziamo le vele. Puntiamo verso la luna. Che la rotta ci sia amica. Magari l’avessimo fatto prima. Il guercio, che non ci vedeva nemmeno da quello buono, portava anche sfiga. Infondo gli abbiamo lasciato acqua e viveri in abbondanza. Credo abbia già trovato il suo venerdì. A lui può raccontare tutto. Lui vuole solo sentirlo parlare. Io invece inseguo il canto delle sirene. E poi è sempre meglio che averlo dato in pasto agli squali. Tanto quelli della sua pasta prima o poi ci pensano da soli.

———————-

1] Il manifesto di allora è dell’amico Luca Tornatore. Io provengo da lì attraverso storie simili.

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Se si tratta di scegliere il migliore
per vincere a giugno contro questo centro-destra
allora nessun dubbio:
è Lei la migliore

MARIANGELA VAGLIO

(nella rete, è Galatea)

si presenta alle Primarie del Centro Sinistra di Spinea del 8.02.2009

come indipendente di Sinistra per Spine@con

mariangela

da blogger a sindaco

la incontri anche in Facebook

pd

idv

ps

spineacon

[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/LaLeggeGiusta.mp3”%5D

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MARIANGELA VAGLIO

(nella rete, è Galatea)

si presenta alle Primarie del Centro Sinistra di Spinea del 8.02.2009

come indipendente di Sinistra con Spine@con

mariangela

da blogger a sindaco

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Credo non si fosse capito: io sono un uomo, un uomo di sinistra. Cosa vuol dire? Mai una risposta si è fatta tanto complicata. Solo alcuni anni fa sarebbe stato semplice. Ora non più. Lo sono perché lo sono. Ma forse è la parola che ha perso il suo senso. Lo sono è basta. Non è più una questione ideologica. E’ una questione di sensibilità. Non è militanza. E’ scegliere la parte. E’ un vestito; forse trasandato. Una pelle. Lo sono e non so essere altro. Lo sono perché quando sono nato ero nudo. Perché tutti nascono nudi. In un certo senso uguali. In un certo senso nudo sono rimasto. Lo sono perché ho fame. Una fame non mia; è la fame intorno, come una epidemia. Lo sono perché non sono nato giullare, né servo. Perché credo (ancora, testardamente) che l’uomo possa prendere in mano il destino dell’uomo. Perché voglio mangiare del mio piatto; del mio sudore. Perché non ho mai percorso le scorciatoie. E ne sono ammalato: ho allergia al potere. Di un potere che non è più solo arrogante, violento, prepotente; nemmeno subdolo. Di un potere (cioè di potenti, o piccoli che credono di esserlo) che è solo miope; troppo spesso stupido. Di troppi in cerca di padrone; a guinzaglio. Tenuti da una mano che tiene più guinzagli. Ecco una ragione: sono di sinistra perché odio la parola padrone. Ha un suono troppo assordante, imperioso, tronfio. Non fosse realtà sarebbe iperbole. E’ un superlativo assoluto; con una corte intorno. Una corte di cortigiani.
Ieri ero a casa mia. Non volevo uscire dal bozzolo. Non c’era nulla ad aspettarmi fuori. Solo con i miei pensieri. Un gusto amaro in bocca. Una mail sullo schermo. L’istinto di conservazione. Una inutile testardaggine. Un senso epocale di sconfitta, di scoramento. Guardo dalla finestra e la città non c’è. Forse non c’è mai stata. Ma la sinistra, quella sì! c’era. C’era? C’è solo una leggera nebbia. Ne ho un vago ricordo, lontano, un sapore, un gusto, di quella presunta retorica politica. Resto qui, in questo posto che nessuno sente suo. Dov’è Spinea? Spinea è una cittadina a ridosso di Venezia. Ventiseimila anime, circa (sia il numero che i soggetti sono approssimativi). Un piede dentro e uno fuori dai confini; veneziani lo sono e rimangono molti dei suoi cittadini. Tutti a dire da dove vengono, al massimo dove andranno; mai dove sono. A pensarci non vengono buoni pensieri. Chi mai potrebbe dedicargli una canzone, a Spinea.
Spinea è quel posto che qualche volta ho raccontato. Mettendoci del mio. Mescolandolo a fantasia. Di suo ha poco da raccontare. Ha molto da spettegolare, ma di quello è più prudente tacere. La mia Spinea ruota attorno ad un bar. Chi è già passato da queste parti lo sa. La mia Spinea ruota attorno ad alcuni personaggi. Magari anche singolari. Con delle loro specificità. Ho il dubbio che se ne trovino in ogni città, in ogni accampamento. Ricordate Gerardo cioè il Canapa? O Toni quattro polmoni? O Martino? E gli altri? E altri ne potrei introdurre.
Le belle donne. La dolce e ammiccante Violetta. Jomila col suo accento affascinante. Egezia che è nata nel mio stesso pianerottolo. Tiziana dalle lunghe leve e i lunghi biondi capelli. La rossa che è rossa e questo basta; ho sempre conservato un interesse per le donne rosse. Quella ragazza di colore che ha un sorriso che ha tutti i colori di un alba violenta. La gradevole Maristella, ma di lei se n’è parlato all’ingrosso, e definirla solo gradevole e scipparla di tutti gli altri suoi incanti. Avei forse dovuto nominarla per prima. La giovane donna allo sportello delle poste. E la signora Antonia, con il suo gran bisogno di parlare. E Alberta che quando canta anche gli usignoli la stanno ad ascoltare. E Giorgia che non cammina più, ma guarda ancora le cose con la stessa affascinata sorpresa. E Irene che arrossisce al solo guardarla. E quelle grosse di Marta.
E le brutte. Di queste ultime non si fa mai il nome. Anche a nominarla, Carla, comprometterebbe l’estetica del post. O la voce gracchiante e irosa di quell’altra. Per lei non si possono che usare i puntini sospensivi. Ma della prima non c’è uguale. Lei trova da ridire anche quando c’è solo da prendere il pane. E quell’altra con quel cagnolino orribile che abbaia a tutti e la fa da per tutto. Però lei la raccoglie, quella del cane. E quell’altra ancora che guarda tutto e tutti solo da dietro i vetri chiusi. O quella che non manca mai dalla parrucchiera per non perdersi gli ultimi pettegolezzi. E quella che sa tutto dell’ultima edizione del Grande fratello. E continua a dire ossessivamente che quelle di Cristina sono troppe. Che una donna dovrebbe essere donna. E infine quella che il marito se n’è andato e tutti a dire poveretto.
Personaggi che potrebbero stare in ogni posto, in ogni storia, in ogni romanzo. E poi Sileno, e Ruggerio, e Battista, che il nome da servitore gliel’hanno dato i suoi fin dalla nascita, Ambrogino, proprio come quello d’oro, che non è mai stato a Milano, Andrea che non ci abita né mai ci abiterà ma che è uno dei grandi numi tutelari, Mirmidone il timido e GianAntonio che è stato dio ma anche satana e ha duemila anni e anche altri ancora, e l’astronave in avaria parcheggiata poco lontano, ed è morto più di due volte prima di ricostruirsi, in parte bionico e in parte no; a lui hanno rubato la memoria ma ricorda tutto, e ne ha altre mille storie da raccontare, ma le sue storie sono nate dopo un incidente, e Gisello che ha preso i voti e poi s’è spretato, e Galileo che impasta il pane perché di studiare non ne ha mai avuto voglia, e Nazzareno ch’è preoccupato poiché anche a lui stanno chiudendo la fabbrica, e Elisabetto che a tutti quelli che incontra chiede una sigaretta, e altri ancora.
Recentemente si sta facendo protagonista Guglielmo Stuarda. Dovrei far ricorso a tutta la mia fantasia. Anche tacendo sarebbe parlarne troppo; dargli una importanza. E’ sempre stato nulla. Si sta ritagliando un ruolo e resta nulla. Insomma una folla, gente che passa, che si può incontrare; a cui fare un sorriso o risparmiare anche su quello. Alcuni hanno una idea politica, ma non è necessario. E ci sarebbero anche i resuscitati di cui parlare. Qui, a Spinea, si dovrà comunque decidere che governo darsi. Si comincia a pensare che è meglio pensare prima alle prossime amministrative che pensarci dopo. I cittadini di Spinea sono litigiosi come quelli di ogni altro posto. Passionali a gradazione zero. Prima del tempo ci saranno molte sinistre e altrettante destre. Magari poi proveranno a parlarsi. A tempo debito. Quando sia questo tempo mica è dato a sapere. E si parleranno senza barriere ideologiche. Capita così di assistere a dei veri virtuosismi, a dei tripli salti mortali, e voilà! chi era di qua te lo ritrovi di là e viceversa. Insomma niente ci distingue dagli italiani.
spineacon La politica è quella che ha creato mostruosità come la Striscia di Gaza. Che toglie la terra ad un popolo e si inventa uno stato. La politica a tante cose e anche il loro contrario. La politica è quella che quando tace parlano le bombe. La politica è anche ideali e passione. All’inizio dicevo che sono uomo di sinistra. Mica che sia così facile; semplice. Abbiamo escogitato di dare un riferimento a tutti quelli di questa martoriata parte che non si sentono rappresentati dagli attuali partiti, che non si riconoscono in loro o che non hanno referenti nella scena politica locale. Ci siamo inventati un movimento e gli abbiamo dato nome Spine@con. All’inizio sembrava tutto facile. Proseguendo si è rivelato tutto molto più che difficile. Ora, per il momento, Spinea ha una coalizione di centro sinistra. Ora, per il momento, vi partecipano quattro soggetti politici, compresi i pochi pazzi che mi stanno attorno:

pd

idv

ps

spineacon

I candidati saranno quattro, tre li propone il Partito Democratico. Noi invece appoggiamo una donna, giovane, carina, colta e intelligente; un’indipendente di sinistra

(tutte novità per una candidato Sindaco)

Mariangela Vaglio

candidata alle primarie della coalizione di Centro Sinistra

per il comune di Spinea (VE)

Fiorella Mannoia: La storia

[Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Mannoia – La storia.mp3”]

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