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Posts Tagged ‘civiltà’

spineaconIn questi giorni ho trascurato alcune cose. Sono stato un poco assente. Anche qui. Ero affaccendato e poi anche le novità nazionali, la barbara ipocrisia di certi dibattiti, quelle crociate, mi spingevano ancora più ad amare il silenzio. A rintanarmi in me. Vorrei non dirlo ma una religione che raffigura un dio come due canule che costringono alla sofferenza e alla tortura un povero essere mi riesce estranea. Una religione che invece denuncia la liberazione di quel corpo come un assassinio mi è estranea. Saperla scrivere bene mi disorienta. Mi sarei aspettato il contrario. Blocchiamo la scienza assassina che costringe alla vita un corpo morto. Che poi ho sempre cercato di usare poco questo spazio per certi fatti di attualità. Anche questo mi ha zittito. Non è che abbia ritrovato completamente la voglia.
Domenica Spinola ha votato per le primarie. Un elettore ogni 17 (il circa, in questi casi, è sempre d’obbligo) ha distratto le abitudine delle sue domeniche per recarsi ai seggi. Tanti? Pochi? Non saprei. Qualcuno dice abbastanza. E’ una prima volta. Un primo tentativo di democrazia più partecipata. Un po’ goffo. Non tutti hanno capito.
Si sa come vanno da per tutto queste cose. Ma provarci ci si prova. Abbiamo sbattuto il muso contro le logiche delle correnti; contro il muro del partitone. Lei ha dimostrato di essere di gran lunga l’opzione migliore, in tutti i sensi. Sentirla e vederla era un piacere. Non possiamo dirci soddisfatti ma nemmeno delusi. Il risultato non è stato poi male. Il lavoro è tutto da fare. Noi l’abbiamo aspettato, il risultato, seduti davanti ad una cioccolata calda al solito bar da Clara; sereni. Certo Lei queste cose le racconterebbe meglio. Io cerco di arrabattarmi. Parlavamo di posti ameni e di occasioni per godercela in buona compagnia. Tutto quello che correva affannato intorno non ci apparteneva.
Ci raggiunge Guido. E’ rimasto uguale. Sembra lo stesso ragazzino ma son passati, quanti? tredici anni. Me lo ricorda. L’avevo dimenticato. Sempre verde sfegatato. Sempre con i capelli arruffati. Sempre lungo e magro come un chiodo. Guardo la candidata. Si vede che sono coetanei. Me lo ricorda. Si vede che sono giovani. Sembrano parte di una unica foto. Rimpiango. Lo invidio. Mi da una leggera rabbia. O l’anima che ha venduto valeva più della mia o sono stato buggerato. Poi ci penso. Sono anche più vecchio. Conto alcuni amici. Tutti mostrano più della mia età. Hanno invece almeno cinque anni in meno. Ma tra i miei giovani conversali sono vecchio. Più vecchio ancora. Ci saluta Guido. Non ha preso nulla. Non l’ho mai visto star fermo in un posto più di quel tanto.
Lo vedo arrivare. E’ una presenza anomala da queste parti. Anche questo indica che siamo in campagna elettorale. Fin dal primo istante mi ha dato subito l’impressione di chi sogna di conquistare un impero facendo le battaglie nel cortile di casa. Sa arringare, scaldare gli animi di slogan con voce stentorea, ma senza un palco è perduto. Della sua arroganza restano solo i suoi occhi e i suoi occhi, e la sua faccia tutta, mettono paura. Non ci compreresti nulla. Tutte le mani controllano il portafoglio. E’ lui il vero politico di questa nostra politica.
Ci ha propinato una storia, la sua, in ogni salsa. A starlo ad ascoltare ha fatto tutto quello che è successo negli ultimi cinquantanni. Anche lui è il nuovo della politica. Chissà se le cose sarebbero ugualmente successe se non perché lui ci potesse salvare. Tutto tranne la resistenza. Era piccolo allora. Ma quella nuova sì! l’ha fatta. E, dimenticavo, le guerre puniche. Intanto lui guarda l’orizzonte. I suoi occhi vedono lontano. Come spilli scrutano. Non possono riconoscere il postino e nemmeno il postino lo conosce. Lui ha un sogno. E vende illusioni come se spargesse incubi.
Ci guarda fingendo sfacciatamente di non vederci. Si sorbe velocemente il caffè. Non c’è bisogno che legga i fondi, solo lui può non vedere che non ha nessuna speranza. E’ lui il nuovo leader per un giorno. Ha ancora in tasca la sua propaganda elettorale ma ora è solo. Dietro non c’è l’orchestra dei tromboni. Anche loro la festa fanno festa. Ci vorrebbe proprio Lei per chiudere con una battuta. Forse basterebbe solo un bastone per una battuta efficace.

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mariangela-iconaQualsiasi altra considerazione a parte: Andate a leggerla. Non è mai tempo perso ma a volte è tempo speso in modo meraviglioso. E’ persino superfluo dirlo.

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Se ha una qualche utilità dirlo, oltre a farmi sentire meglio con me stesso, questo blog da, NATURALMENTE, la sua completa solidarietà a Roberto Saviano.

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