Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘comunisti’

Bandiera palestinese crivellata e grondante sangueQuesto post mi è stato suggerito dalle confidenze di un compagno e amico che non citerò perché non so se posso farlo. Sono orgoglioso della sua amicizia e delle sue confessioni. Credo che anche questa sia una voce molto credibile e importante non solo sulla questione israeliana-palestinese. In linea di massima cercherò di rispettare in tutto il pensiero espresso in una “conversazione” che era nata per una maggiore conoscenza reciproca, non per farne un documento, ma la sua testimonianza mi è parsa così bella che mi sembrava una bestialità non dargli spazio qui, non condividerla. Anche questa è storia, anzi questa è la storia. RESTIAMO UMANI:

«Io vengo da una famiglia ebraica… da questo il mio cognome buffo. Mio padre, e a sua volta suo padre, sono stati anarchici… la mia famiglia e stata decimata dai nazi-fascisti… mio nonno e stato ammazzato a S. Babila (forse il compagno voleva riferirsi alla risiera di S. Sabba a Trieste), l’unico campo di concentramento con forno crematorio fatto dai fascisti italiani. Come anarchici non siamo mai stati inseriti nelle comunità ebraiche anzi siamo stati cacciati… Mio padre nel ‘58 e andato in Germania dove poco dopo e stato arrestato per politica sovversiva… Dopo 7 anni e uscito … vivendo tra la Germania il nord Italia e la Sicilia… Ho avuto la fortuna di un esempio concreto nella mia vita… ora lui non ce più… Mamma e l’unica persona che mi resta… Mio fratello ha deciso di trasferirsi in Spagna dove vive e non ha più voluto far ritorno in Italia… Ho lavorato come operatore socio sanitario… ma per essermi occupato di sindacato son stato licenziato… Ora vivo come precario con contratti di tre mesi, quando li trovo. Continuo a lottare continuamente per la mia libertà e per una causa di libertà. La vita non e stata misericordiosa con me, ma sono felice di tutto. Potevo andare a vivere in Israele perché come figlio di ebrei avevo la possibilità di farlo, ma dovevo rinunciare tutta la storia della mia famiglia perché non è consentito ad anarchici o comunisti fare ingresso in Israele. Ma sono fiero di aver rinunciato a derubare un mio fratello arabo del suo pezzettino di terra. A gennaio volevo andare a Gaza per occuparmi di bambini. Ho fatto richiesta del visto ma mi e stato rifiutato perché dicono pericoloso per meRastrellamento nel ghetto di Varsavia

Annunci

Read Full Post »

Anch’io quel venerdì 15 gennaio ero a Trieste a salutare il ritorno dell’amico Luca. Ne avevo parlato e volevo scriverci un post, ma lo hanno fatto in molti così come egregiamente l’ha fatto l’amico Marco. Resta l’assurdità dell’esperienza e l’amarezza frustrata davanti all’arroganza esibita del potere. Cosa conta se quell’arroganza condanna il mondo? Oggi di Luca arriva una mail e mi sembra possa essere un bel giusto post. Arbitrariamente e senza permesso posto le sue parole così come mi sono arrivate e sono arrivate agli amici. Spero che il buon Luca mi perdoni la libertà che mi sono preso.

Ok. L’ho fatto. Con un ritardo di poca eleganza.
Il primo impulso è di dire almeno “grazie”.
“Ma de che?”, sarebbe la giusta replica. Io c’entro poco.
Solo, di essere fra noi, coloro che disdegnano parimenti di essere oppressi e di divenire oppressori. Coloro che vivono il mondo senza dimenticarsi di sognarlo.
Alla fine non ho resistito e mi sono affacciato su fb. E ora anche ai anche ai gruppi su fb.
Ieri scadeva il termine perché l’accusa facesse ricorso.. e non l’ha fatto (e volevo anche vedere, cazzo). Allora mi son detto: diavolo posso meta-iscrivermi anche alla mia meta-liberazione sui gruppi di fb. Come farsi il caffè con il caffè precedente.
Il computer mi ha fatto capire che non ce l’avrei fatta a leggere tutto. Del resto sono già abbastanza intimidito così. Il primo impulso è, appunto, di dire almeno “grazie”.
“Ma de che?”, sarebbe, appunto, la giusta replica.
Dopo gran cogitare di cervello, mi sono reso conto – e ci ho messo un po’ – che non ce la faccio ad arrivarci. Direi per un decimo di quanto vorrei solo un decimo delle cose che vorrei.
Soprattutto, io c’entro poco. Non sono qualcuno, sono uno. E potrei essere ognuno e ciascuno di noi. Noi, coloro che disdegnano parimenti di essere oppressi e di divenire oppressori.
Coloro che vivono il mondo senza dimenticarsi di sognarlo, che sono ricchi di prospettive e poveri di paure, che non credono ai muri ma piuttosto alle carovane di desideri che attraversano i deserti aridi dei nonluoghi.
Noi che sciamiamo in mille rivoli e in mille storie, senza obbedire alla tristezza, con amore, giustizia, dignità (e rabbia, che quando ce vo’ ce vo’).
Allora, invece di ragionare tanto, vi scrivo solo quello che sento, che ho già scritto alle compagne e ai compagni di ogni giorno (diversi dei quali se lo ciuffano qua un’altra volta). Sono le parole più semplici e più immediate.
Ognuno e ciascuno ci troverà quel che vuole.
Intanto, semplicemente, grazie.
Ma de che? dell’amore, giustizia e dignità.

Gracias a la vida,
Que me ha dado tanto,
Me ha dado la risa
Y me ha dado el llanto
[Me ha dado la rabia
Y me ha dado la dignidad]
Asi yo distingo
Dicha de quebranto
Los dos materiales
que forman mi canto
y el canto de ustedes
que es el mismo canto,
y el canto de todos,
que es mi propio canto

Gracias a la vida,
Que me ha dado tanto

Ero sommerso dagli abbracci mentre ero in galera e mi raggiungeva quello che in tant*, tantissim* mi avete scritto, lo sono stato non appena fuori e continuo ad esserlo mentre leggo tutto quello che avete scritto, detto e fatto, immaginato e pensato.
Quello che tutti noi avremmo fatto per ognuno, perché di noi ognuno è ciascuno, è un canto, ed è lo stesso canto di tutti.
Se – anche quando ero convinto che sarei stato dentro tre, quattro o più mesi, per dovermi poi reinventare un lavoro di crisi – ho mantenuto 2 pences di dignità lo devo a questo canto, di tutti e di ognuno, a “la family” nordestina che ha firmato quel (vigliacco 🙂 ) manifesto con la mia faccialinguaccia sui muri di Trieste e al fatto che non avevo colto che chi lava i piatti nelle galere danesi guadagna 1700 euro al mese (se lo scoprivo prima.. era ovvio che le avevo buttate io le bocce).
Ora quel canto è di rabbia, di lotta, di pianto per chi è in galera ancora, per rosarno, per la shock economy di haiti, per la vita di ogni giorno nella crisi e in ogni dove, che in italiano si dice “precaria”, in francese “intermittente”, in spagnolo “eventuale” (in danese “fanculo”). Un canto con i denti di fuori e con i bastoni, ma pur sempre di abbracci e di sorrisi a chi ti è compagn*, fratello e sorella in ogni luogo: perché l’unica “giustizia giusta” è la conquista delle lotte e dell’intelligenza comuni e mai è un regalo.
E pure, in questo che è un fottuto mondo non facile, gracias a la vida che mi ha regalato qualche oretta di galera (di lusso per di più) per provare la meraviglia di questo canto collettivo che, non me ne vergogno, risuona anche di amore.
grazie. adelante “with a wind stronger than ever”.
..e cominciamo dal primo marzo, perché gli stranieri a questa violenza costante contro la vita siamo noi, tutti noi.

Read Full Post »

spinolaChe vi devo dire… qui non succede molto, anzi non succede niente. Se però lasciamo un attimo in un cantuccio la riservatezza e la modestia dobbiamo ammettere che anche Spinola ha una storia. Una storia magari relativamente vicina e con le gambe brevi ma pur sempre una storia. Terra di migrati e di urbanizzazione recente, spesso la memoria tende a tradire e quella storia si scopre storia altra, ma non è poi difficile accertare la verità.
In realtà noi, CiccoBello, ce l’avevamo già prima che quelli di Roma. Quello romano era nessuno quando il nostro era già qualcuno. C’erano ancora, allora, ai suoi tempi, le grandi sigle [DC, PCI, PRI, PLI, VERDI, che proprio sigla non è mai stata, PSI, etc. (Sembrerà impossibile ma c’era quasi un unico partito socialista e anche numericamente consistente)] e lui era in quota ai socialisti (lasciamo stare invece che quello romano può campare più diritti solo perché lui è passato attraverso tutte quelle sigle, se non ne ha dimenticata qualcuna, e grazie al fatto che riesce bene nelle vignette). E Zazà (ve lo ricordate Zazà?) correva, allora, a procurargli i voti, al CiccioBello nostrano. Per quello Zazà continua a correre, e corri oggi, e corri domani, a volte si fatica a evitarlo. Oggi non ha più una vera meta e te lo ritrovi da per tutto. Ma non voglio certo parlare male dei compagni socialisti. Non ho nessuna particolare acredine con loro. Per parlarne ci sarà modo di parlarne, anche presto. E per parlarne male si arrangiano da soli. E poi sono socialisti solo a parole, chissà perché se non hanno nemmeno più la tessera? I socialisti, quelli socialisti, qui, oggi, sono altri. Meglio? Peggio? Difficile dirlo.
Il nostro CiccoBello detto anche WaterSoToMama, ma forse è meglio rimandare il rimando alla genesi di questo secondo appellativo (chissà poi perché debbono essere proprio le madri, che l’hanno dato, a storpiare il nome dei figli?), è una parte consistente di questa storia. Politico raffinato, per queste parti, è stato sindaco dei tempi d’oro e ancor oggi, a grande distanza, per tutti non è solo il migliore ma “il Sindaco”. E lui esce di casa solo nelle grandi occasioni.
Erano quelli i tempi d’oro della politica. Magari non avevano mai una maggioranza ma, come si diceva allora, da soli non si governa, e lui le maggioranze se le sapeva creare, e anche cambiare. Erano tempi di sviluppo, i condomini crescevano come funghi, le cooperative cooperavano e parevano avere il ballo di San Vito tanto sbocciavano a batter d’occhio. Ma c’era ancora spazio per costruire, non come oggi che per una villetta nuova, non di quelle che crescono con la scusa di restauri conservativi e poi scopri che il vecchio garage in lamiera, conservato, ha sempre avuto l’anima, nonché lo spirito, di una villa, quando non di un intero condominio. Si diceva: non come oggi che per una villetta nuova si deve abbattere qualcosa perché non c’è più spazio nemmeno per fermarsi a chiacchierare.
A volte, CiccioBello, lo si può incontrare ancora, per le strade di Spinola, col suo sorriso bonario. Rimpianto dai molti; ha lasciato i suoi orfani che ad ogni tornata sognano o minacciano un suo ritorno. Esistevano, allora, ancora i comunisti e non si vergognavano di farsi chiamare comunisti. Vestivano come vestivano quelli della Piazza rossa e avevano lo stesso irrigidito portamento, come avessero infilato loro una scopa. Beh! ora molti di loro si sono accasati altrove, con quelli che hanno vinto, ma qualcuno sostiene ancora di esserlo, comunista. Se ne sta magari al calduccio, nel grembo dell’amministrazione, confuso oggi con gli forzaitalioti, con in tasca quella stessa tessera, ma di tanto in tanto, all’occorrenza, si ricorda di essere “comunista”. Misteri di questi strani anni. Che sia questa la fine delle ideologie?
Quelli erano tempi d’oro perché almeno sapevi di non sapere, non come oggi. Allora votavi da una parte e i tuoi voti potevano benissimo andare dall’altra. Metti che vincessero appunto quei mangiapreti dei comunisti, succedeva spesso e potrebbe succedere ancora, qui, a Spinola. Quelli, i mangiapreti, per prima cosa si ingraziavano le due parrocchie e poi, quasi sempre, il primo uno che alzava il dito per un qualche chiarimento, al primo accenno, anche niente di grave, potevi esser certo, che forti del senso di governo, zak! e metà dei consiglieri passavano sulle poltrone di fronte; a fare i democristi. Mica cambiava il sindaco, questo però è ancora così, nemmeno ora cambia il sindaco, proprio come allora, ma allora il gioco era semplice, semplicemente cambiava il colore del governo. Lo so che forse non sono stato chiaro ma provateci voi… avevi votato per la sinistra e scoprivi di aver votato per la destra. Si! ma gli uomini erano gli stessi; erano sempre quelli che avevi votato tu. E lì capitanava sempre CiccioBello. Questo ti faceva stare più tranquillo, o quasi. E poi i soldi e i mattoni non hanno mai avuto nessun altro colore e odore che il loro, cioè quello dei soldi. E i soldi sono rimasti soldi, schei, franchi, un vero colpo de culo.
Poi, una volta ha provato a mettere qualcuno al posto suo, ma la cosa non ha avuto un buon risultato. E’ stata una parentesi. Ha scelto una donna e quella s’era messa in testa di fare di testa sua. Che poi era anche donna. Figuriamoci. Valle a capire le donne. Ma questa è un’altra storia.
E poi allora, a sinistra, c’era un ricambio di quadri continuo; vuoi mettere… In quel grande partito che era il PCI non c’era proprio il pericolo di morire di noia. Solo quello di morire democristi ma con la mentalità di allora era quasi un augurio. Uno di meno.

Read Full Post »

Caro Presidente (già psiconano)
Mantenga la calma. Io li ho visto. Tutti hanno potuto vederli, i facinorosi. Quando Lei afferma «gli studenti in piazza hanno “l’appoggio della sinistra estrema e dei centri sociali” e “il supporto dei giornali”» non abbiamo elementi sufficienti per non darLe fiducia. Non possiamo dubitare che i suoi giornali, che le sue televisioni e quelle che controlla, non riportino notizie false e tendenziose. Eppure mi sorge un dubbio: hanno la faccia pulita dei ragazzi giovani, dei nostri figli, quei ragazzi. L’espressione sorpresa e impaurita di chi si trova davanti ad una cosa più grande di lui. Balbettando cercano di spiegare che il loro paese sembra sfasciarsi torno. Si sentono oppressi da un senso di impotenza, senza futuro. Mi avevano ricordato il sessantotto ma è stato solo un attimo, poi hanno fissato dentro le telecamere e ho visto. Qualcuno non riesce nemmeno a spiegare il suo disagio. Lei non è assediato, a difendere la libertà, in una roccaforte circondata dai soviet. Evocare i fantasmi ha fatto la sua fortuna ma la fortuna può anche cambiare. Crede sia sempre un bene calcare la mano?

Read Full Post »

Tazza di caffèMia moglie era proprio una di di là del lago, ma non sembrava nemmeno essere una di di là del lago; non aveva spalle larghe e braccia grosse come hanno loro, quelle che vengono da di là del lago. Era, Giuliana, anzi educata e gentile e finché siamo stati sposati ero certo di aver fatto la scelta più giusta, ma mia madre me l’aveva sempre detto “Non dico… se ti vuoi divertire divertiti, ma sposarla poi una di di là del lago“. Lei era dolce come le nostre donne e appassionata come le loro, e con grandi e larghi occhi che sfidavano il sole; cosa potevo volere di più? Così è stato in chiesa e in bianco anche se… ma qualche piccolo peccato si perdona a tutti. Ma si vedeva che non era come le altre perché non aveva paura di sporcarsi le mani, ne si nascondeva alla fatica. Parlava con tutti senza civetterie e non badava alle chiacchiere, per quello nemmeno io; le chiacchiere le figlia l’invidia e l’avarizia e l’incapacità di accettare quelli che vengono da di là del lago. Siamo fatti così, tutti della stessa pasta; mamma non smetteva di dire che “Son tutti comunisti quelli che nascono da quella maledetta sponda. Comunisti e senza Dio“. Anche se se n’è andata non le rimprovero nulla ma nemmeno posso consigliare agli altri di sposare una donna di di là del lago.

Francesco Baccini: Le donne di Modena [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/DonneDiModena.mp3”%5D

Read Full Post »

Con la crisi delle ideologie sembra che, almeno in Italia, sia definitivamente tramontata la funzione dei partiti, almeno dei partiti come venivano precedentemente intesi. In realtà vi è del vero dal momento che, se un partito è portatore (passivo) di una ideologia (e non solo gruppo di potere) e basa su quella (l’ideologia) le sue radici, con il venir meno di tale ideologia, verrebbe meno anche la sua ragione d’essere. Questo potrebbe essere il segno dei tempi che cambiamo, o che sono cambiati senza ce ne accorgessimo. Poi viene la seconda repubblica. Sembra sia arrivata anche la terza. Poi una dura lezione esemplificativa dalle urne. Restano macerie. La politica, come la fenice, cerca di rigenerarsi. Non la politica ma quelle cose chiamate, appunto, partiti che si arrogano il diritto di rappresentarla. In realtà non so se oggi mi piacciono questi contenitori chiamati partiti dove c’è dentro tutto cioè nulla; in realtà lo so e non mi piacciono; ma forse il motivo è che mi scopro improvvisamente “nostalgico”, anche se la parola “nostalgico” appartiene tutt’altro che alla mia cultura.

Allora e ancora resistenza; anzi desistenza. Ho il sospetto che non sia la storia, o le ideologie. Cos’è un partito? Certo il secolo breve è finito. Finito lasciando pochi rimpianti. Troppo turbolento per i gusti dei più. Troppo assassino, se mai vi è stata un’età della storia etica e serena; non imbarbarita. Oggi è difficile distinguere la vittima dal carnefice. La violenza si è propagata persino dal silenzio. Non riesco ancora ad immaginare un partito che, davanti (per puro esempio) ad una morte bianca, partecipa turbato alla funzione per la povera vittima e, nel contempo, invia la sua solidarietà al datore di lavoro (si noti che non è stato chiamato “padrone”). Certo non è più tempo di lotta di classe e non sempre un incidente sul lavoro è riconducibile a responsabilità precise e oggettive, nonché dimostrabili; ma non siamo mica gli americani. Certo è colpa di una realtà che è cambiata troppo velocemente e della mia testa, che assieme a tutto il resto, sta invecchiando.

Purtroppo la vera novità di questi ultimi anni non è Veltroni ma, le vere novità, continuano a girare attorno a Berlusconi. Con tutto il rispetto per una personalità che si sta dimostrando, al di là dei giudizi di parte, “geniale” mi sembra poco e, guardando dalla mia parte, la misura di una amara e pesantissima sconfitta, non condividendo le scelte e le politiche del cavaliere già psiconano. Dobbiamo comunque prendere atto che è stato lui, fautore di una dittatura morbida, quello che ha cambiato radicalmente le forme organizzative della politica; quello che ha risorto l’anticomunismo, che si credeva anacronistico, a murodiBerlino abbattuto; quello che è riuscito a far convivere interressi diametralmente opposti a difesa dei propri; quello che ha inventato il “partito uomo”; etc. Infondo, spiace dirlo, ci troviamo di fronte ad un conservatore, anche poco illuminato, che mette in atto un grande processo riformativo o comunque di trasformazione. Se noi, con spocchia tipica di certa sinistra, continuiamo a sottovalutare il presente e a valutare il piccolo principe e il suo popolo-elettore, come semplici esempi di ignoranza popolana e (sempre più) diffusa, temo potrà fare a lungo di questo parlamento un bivacco per le sue camicie azzurre e mercato di interessi corporativi.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: