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Posts Tagged ‘Con dio dalla nostra parte’

Foto di denuncia contro la guerra con una famiglia che chiede pietà e una vittima imbrattata di sangueTempi strani questi, tempi tristi. Tempi strani, dicevo, se mai ce ne sono stati di diversi. Forse sì! forse ho visto tempi meno confusi, dove essere da una parte era consapevolezza. Dove era normale scegliere. E sapere. Oggi tutto è niente e niente è tutto. Tutto è uguale. Una lotteria, come un programma per televisione. Unico problema: solo là sai chi è il cattivo. Sola là tutti gli altri sono i buoni, sono i “nostri”. Fuori infuria un mondo senza regole. Fuori si soffre, fuori si muore, si muore davvero, mica col copione. La piazza infuria… allo stadio. La gente si indigna, per la telenovela. E alla fine tutti hanno un buon motivo per lavarsi delle colpe, delle responsabilità. Eppure “chi tace è complice”. Eppure poi si muore della propria solitudine. E magari si tira un dio per la giacchetta. Questo mi spaventa. Non credo che davanti all’orrore dell’umo ci sia una parte, dove possa trovare posto un qualsiasi dio. E poi: quale dio? Quale dio può permettere tutto questo? Smettiamola con le favole. Quel sangue sporca le mani anche di chi cerca di lavarsene le mani. Guardiamo in faccia la realtà. Niente può giustificare questa terra di massacri, di quelli detti e di quelli taciuti (che sono molti di più). Niente può giustificare questo silenzio. Restiamo umani per una Palestina Libera, Laica e Democratica. Perché come in Siria e in ogni luogo Libertà è Palestina.

P. S. è in tutto questo qualcuno s’è offeso perché uso la parola dio senza usare la maiuscola.

Con dio dalla nostra parte
Il mio nome non conta, la mia età significa ancora meno
il paese da cui provengo fa parte dell’occidente libero
Sono stato cresciuto ed educato ad obbedire le sue leggi
E la terra in cui vivo ha dio dalla sua parte

Oh, i libri di storia lo dicono, e lo raccontano così bene
la cavalleria caricava, gli indiani cadevano
la cavalleria caricava, gli indiani morivano
poichè il paese era giovane con dio dalla sua parte
La guerra ispano-americana aveva fatto il suo tempo
ed anche la guerra civile è stata presto dimenticata
e i nomi degli eroi li ho imparati a memoria
con il fucile nelle loro mani e dio dalla loro parte

Oh la prima guerra mondiale, è cominciata ed è finita
La ragione per combattere non l’ho mai capita
Ma ho imparato ad accettarla, accettarla con orgoglio
Perchè non si contano i morti quando si ha dio dalla propria parte
E quando la seconda guerra mondiale si concluse
noi perdonammo i tedeschi ed ora siamo amici
nonostante ne abbiano ammazzato sei milioni, li hanno cotti nei forni
I tedeschi adesso, anche loro, hanno dio dallo loro parte
Ho imparato ad odiare i russi, per tutta la mia vita
se ci sarà un’altra guerra, saranno loro che noi dovremo combattere
Dovremo odiarli e temerli per scappare e nasconderci
ed accettare tutto coraggiosamente, con dio dalla nostra parte
Ma adesso abbiamo armi con polvere chimica
e se saremo costretti ad usarle, quando noi dovremo usarle
uno premerà il bottone e salterà il mondo intero
e tu non devi fare domande quando dio è dalla tua parte
Per molte lunghe ore ho pensato su questo
che Gesù Cristo venne tradito da un bacio
Ma io non posso pensare per voi, voi dovete decidere
se Giuda Iscariota avesse dio dalla sua parte
Ed ora bisogna che vi lasci, ho addosso una stanchezza infernale
La confusione che provo, non può essere descritta da nessuna lingua
Le parole riempiono la mia testa e si spargono sul pavimento
Se dio è dalla nostra parte, fermerà la prossima guerra

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Foto colori di Vittorio circondato dal bambiniPer ricordate Vittorio “Utopia” Arrigoni ripropongo una della mie canzoni preferite di Bob Dylan che è anche, per me, una delle più belle canzoni contro la guerra e contro “quel moralismo” e “quel governo della non ragione” che ammazza in nome di una cieca fede. Ripropongo la canzone qui, dopo averla più volte ricordata in Facebbok, per poter farlo inserendo il testo e la sua traduzione in italiano.

With God On Our Side CON DIO DALLA NOSTRA PARTE
My name it is nothing, my age it means lessThe country I come from is a part of the Free WestI was taught and brought up there its laws to abideAnd that the land that I live in has God on its sideOh the history books tell it, they tell it so wellThe cavalries charged, the Indians fellThe cavalries charged, the Indians died

For the country was young with God on its side

Oh the Spanish-American War had its day

And the Civil War too Was soon laid away

And the names of the heroes I’s made to memorize

With guns in their hands And God on their side.

Oh the first World War, it came and it went

The reason for fighting I never could get

But I learned to accept it, accept it with pride

For you don’t count the dead when God’s on your side

And then the second World War, it came to an end

We forgave the Germans and now we are friends

Though they murdered six million, in the ovens they fried

The Germans now, too, have God on their side

I’ve learned to hate Russians

All through my whole life

If another war starts It’s them we must fight

To hate them and fear them To run and to hide

And accept it all bravely

With God on my side.

But now we have weapons of chemical dust

And if fire them we’re forced to, why then fire them we must

One push of the button and a shot the worldwide

And you never ask questions when God’s on your side

tho many a long hour I’ve thought on this

That Jesus Christ was betrayed by a kiss

But I can’t think for you, you will have to decide

Whether Judas Iscariot had God on his side

And now as I leave you, I’m weary as hell

The confusion I’m feelin’, there ain’t no tongue can tell

The words fill my head and drop to the floor

That if God’s on our side, he’ll stop the next war.

Il mio nome non conta, la mia età significa ancora menoil paese da cui provengo fa parte dell’occidente liberoSono stato cresciuto ed educato ad obbedire le sue leggiE la terra in cui vivo ha dio dalla sua parteOh, i libri di storia lo dicono, e lo raccontano così benela cavalleria caricava, gli indiani cadevanola cavalleria caricava, gli indiani morivano

poiché il paese era giovane con dio dalla sua parte

La guerra ispano-americana aveva fatto il suo tempo

ed anche la guerra civile è stata presto dimenticata

e i nomi degli eroi li ho imparati a memoria

con il fucile nelle loro mani e dio dalla loro parte

Oh la prima guerra mondiale, è cominciata ed è finita

La ragione per combattere non l’ho mai capita

Ma ho imparato ad accettarla, accettarla con orgoglio

Perché non si contano i morti quando si ha dio dalla propria parte

E quando la seconda guerra mondiale si concluse

noi perdonammo i tedeschi ed ora siamo amici

nonostante ne abbiano ammazzato sei milioni, li hanno cotti nei forni

I tedeschi adesso, anche loro, hanno dio dallo loro parte

Ho imparato ad odiare i russi,

per tutta la mia vita

se ci sarà un’altra guerra, saranno loro che noi dovremo combattere

Dovremo odiarli e temerli per scappare e nasconderci

ed accettare tutto coraggiosamente,

con dio dalla nostra parte

Ma adesso abbiamo armi con polvere chimica

e se saremo costretti ad usarle, quando noi dovremo usarle

uno premerà il bottone e salterà il mondo intero

e tu non devi fare domande quando dio è dalla tua parte

Per molte lunghe ore ho pensato su questo

che Gesù Cristo venne tradito da un bacio

Ma io non posso pensare per voi, voi dovete decidere

se Giuda Iscariota avesse dio dalla sua parte

Ed ora bisogna che vi lasci, ho addosso una stanchezza infernale

La confusione che provo, non può essere descritta da nessuna lingua

Le parole riempiono la mia testa e si spargono sul pavimento

Se dio è dalla nostra parte, fermerà la prossima guerra

*la versione originale del brano incisa nel 1964 e inserita nell’album The times they are A-Changin si può ascoltare qui.

Styriscione con la scritta Traduttori per la pace

Così viene ricordato nella pagina di Micromega:

Ho comprato molti quotidiani, ieri e oggi, e l’altro ieri, quando appena si era cominciata a diffondere la notizia del rapimento e poi, improvvisa, devastante, della uccisione di Vittorio Arrigoni. Ero in viaggio, e non potevo stare incollato a un pc connesso col mondo, senza sosta, come avrei voluto. E a dire il vero non ho avuto il coraggio di cercare in rete i video di “Vik”, e non so se ci riuscirò mai. Troppo assurda la sua morte, troppo doloroso questo addio al mondo. Troppo scandaloso il dubbio che in queste ore ci assale e ci stordisce: a chi giova la morte di Vittorio? La domanda mi ha tormentato e non cessa di tormentarmi. Non ho risposte, ma ho constatazioni, ho sospetti, ho intuizioni, che non mi danno pace. E come si potrebbe averne davanti a un atto tanto feroce e privo di logica apparente? Perché i palestinesi, sia pure gli estremisti dell’ala estrema, sia pure una “cellula impazzita” degli ultraestremisti, avrebbero dovuto ammazzare, con tanta crudeltà, un sostenitore della loro stessa causa, almeno quella dichiarata? La causa dei Palestinesi, ossia la causa della verità e della giustizia?
Ho comprato e letto tanti quotidiani. E ho divorato tutte le cronache, i commenti, le analisi, le interviste a familiari e amici di Vittorio, e anche le lettere dei lettori, per informarmi, innanzi tutto, e poi per tentare di capire: capire chi fosse quel ragazzo di cui tante volte avevo sentito parlare, ma che non avevo avuto modo di incontrare. Eppure, leggere di lui, è stato come ritrovare un vecchio amico, qualcosa di più, se esiste un rapporto tra persone più importante dell’amicizia: un fratello che è anche amico, un amico che è anche un compagno di lotta, una persona con cui condividi speranze e ideali, anche al buio, senza parlarsi, senza conoscersi. E ho scoperto l’umanità di questo ragazzo morto a 36 anni, in una battaglia combattuta senza esclusione di colpi, da parte degli avversari, una battaglia in cui lui, armato solo della sua pipa e del suo computer, della sua connessione internet, con il suo blog, ha speso la sua giovinezza. Ho letto, e mentre leggevo non riuscivo a frenare le lacrime.
“La vita fa schifo”, mi disse una volta, non troppo tempo fa, un amico a cui, al telefono, dovetti annunciare la morte improvvisa della mia adorata sorella Anna. Mi parve una frase strana, come commento funebre, ma esatta. E l’ho ripensata in queste ore, mentre scoprivo le lotte, le passioni, il coraggio, le piccole gioie e le grandi sofferenze, l’inventiva paziente, la tenacia costruttiva di cui l’esistenza di Vittorio Arrigoni è stata intessuta: e mi veniva da urlare di rabbia, per questa esistenza cancellata. Ma non sapevo far altro che continuare a piangere. Come si piange accanto al corpo inanimato di una persona carissima.
Difficile resistere alla tentazione di parlare di lui come di un eroe. Ma sarebbe banale, e forse volgare. Ha scritto Alfredo Tradardi, rappresentante italiano dell’ISM (International Solidarity Movement, di cui Vittorio era parte, parole dolenti e secche: «Vittorio Arrigoni è stato un non-eroe, mite e positivo, che ha percorso ogni angolo della Striscia di Gaza con la sua umanità, densa e intensa. Un non-eroe, in un periodo nel quale del termine “eroe” si fa, troppo spesso, un grottesco abuso» (in www.historiamagistra.it).
Chi erano i suoi  nemici? Chi lo poteva voler morto? Chi aveva cercato di fermarlo, chi lo aveva arrestato, malmenato, torturato, detenuto, espulso? Chi aveva inserito il suo nominativo in cima a una lista di soggetti pericolosi da “eliminare”? La risposta è facile, ma se la dico qui insorge il Pigi Battista di turno a insultarmi. Proprio costui, ieri, sul “Corriere della Sera”, ha partorito un capolavoro di ipocrisia, di melensaggine, e di obnubilamento della verità storica, ma anche, nel contempo, della verità morale. La guerra sbagliata del “pacifista” nemico di Israele. Perché non si può essere contro le politiche dei governanti israeliani, se si è pacifisti? Non sono quelle politiche, forse, ad aver eccitato l’odio delle popolazioni arabe, tanto più forte quanto maggiore è l’impotenza dei Palestinesi, schiacciati, discriminati, oppressi? Non è Israele a portare avanti, giorno dopo giorno, un tentativo di eliminazione della stessa identità nazionale palestinese? Non è Israele ad aver vanificato la stessa moderata soluzione dei due Stati per una terra? Una soluzione alla quale non crede nessuno, al di là del suo carattere iniquo verso i Palestinesi. Vittorio Arrigoni era convinto che Israele fosse una ferita aperta, e che le sue politiche fossero inaccettabili. Proprio in quanto pacifista, esprimeva un giudizio di condanna verso uno Stato i cui governi sono da sempre forieri di guerra. Non solo le guerre locali, ma le guerre del terrorismo, sia quello arabo, sia quello israeliano.
Non era una «guerra sbagliata», caro Battista, quella di Arrigoni: era una guerra difficile, asimmetrica: la guerra per la sopravvivenza fisica e morale dei Palestinesi, contro uno degli eserciti più potenti del mondo, contro i servizi segreti più efficienti del mondo, contro una costruzione mediatica costante, che è pronta a usare la dolorosa immane tragedia della Shoah, come un ricatto, contro coloro che si azzardino a criticare Israele.
A tutto questo Arrigoni ha cercato di opporre soltanto le sue parole, e la sua scelta di vivere la grama, rischiosissima vita dei pescatori e dei contadini di Gaza a cui gli israeliani tentano, quotidianamente, di impedire di pescare, di seminare, di raccogliere: di vivere, in una parola. Sì, Vittorio Arrigoni è stato un pacifista, nel senso più nobile del termine: egli ha lottato, fino a sacrificare la propria vita, per un ideale di pace in Medio Oriente, e non solo là. Consapevole che quella pace non si può realizzare senza giustizia. Un insegnamento che, tra l’altro, viene proprio da quella terra, da un palestinese chiamato Gesù. Era ebreo, Gesù? Era arabo? Stolta differenziazione. Coloro che vivono in quella terra sono palestinesi. E riportare a unità quel mosaico intriso di sangue, ricostituendo uno Stato unico di Palestina, dove ebrei, arabi delle diverse confessioni, cristiani ortodossi, cattolici, copti, laici senza religione (ma non senza morale), possano convivere.
Gli Stati etnici – come pretende di essere quello di Israele – sono una sciagura, specie per una umanità che si muove, si mescola, un’umanità meticcia, culturalmente, economicamente, antropologicamente. Che gli ebrei, che hanno patito sulla loro carne, la più grande tragedia della storia contemporanea, in nome della purezza “razziale”, non abbiano capito quanta nefandezza si nasconda in simili orientamenti, suscita sgomento. E che poi finiscano per adottare a loro volta comportamenti francamente razzisti verso i palestinesi, suscita sdegno. Vittorio aveva cercato di dare voce a questo sdegno. Ed è morto. Trucidato come un capro espiatorio.  Ma non aveva colpe, Vittorio. Se non quella di aver creduto in un fondo comune di umanità che dovrebbe accomunare tutti i suoi e nostri simili. Sua madre talora gli chiedeva, davanti a certi spettacoli di orrore, certe manifestazioni di profondissima ingiustizia, come l’Operazione “Piombo Fuso”, gli ignominiosi bombardamenti di Israele a Gaza del dicembre 2008-gennaio 2009: «come si fa a restare umani?». E lui, insisteva: «Dobbiamo, perché l’umanità è sempre dentro di noi e noi dobbiamo portarla agli altri».
Ha capito molto di più di tanti “commentatori professionali” alla Battista, il cardinale Tettamanzi, arcivescovo di Milano, quando ha dichiarato: «Il sacrificio di Vittorio per la causa della pace e del rispetto per la dignità di ogni persona, sia d’esempio e di incoraggiamento a vincere ogni egoismo e a dedicarci a ogni ideale nel nome di Gesù». Da laico dico che il richiamo a Gesù suona come un richiamo alla sofferenza di ogni bambino, di ogni vecchio, di ogni uomo e ogni donna martoriati ogni giorno in Palestina, e in particolare a Gaza (la seconda o forse prima patria ormai di  Arrigoni). Altrettanti “Gesù” che ci fanno giungere il loro grido di dolore. A quel grido Vik non ha chiuso le orecchie, a differenza di tanti, troppi tra noi. Grazie Vittorio, per aver tentato di farci giungere quelle grida, di averci fatto sentire meno inutili e stolti nella nostra quotidianità garantita. Per averci almeno fatto interrogare sulla più profonda delle ingiustizie oggi operanti nel mondo: quella contro il popolo palestinese.
Angelo d’Orsi

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