Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘condottieri’

fulmine«Quando il profeta parlerà’ per nome del Signore e la cosa non accadrà, quella parola non l’ha detta il Signore, l’ha detta il profeta per presunzione: di lui non devi avere paura.»[1]

Ovvero “Meglio viver 100 giorni da leone e mangiarsi le pecore”.
Questa indagine cognitiva, che ficca le sue radici sul terreno che nutre il grande Credo, fin troppo si è soffermata su fatti di relativa importanza, spandendo un piccolo borgo ad universo. Chiedendo ragione al nulla. Elencando liste di perlopiù anonimi contadini e allevatori, elevandoli a condottieri e guide, quando non ad interi popoli. Anche laddove il popolo altro non era che uno sparuto gruppetto famigliare o di goduriosi bisbocciatori. Dove tutti tradiscono tutti e le donne non sono che un mero mezzo passivo della procreazione, più che oggetti solo cose. Dove il sospetto è di la da venire e il dubbio non ha mai fatto la sua omicida comparsa. A questo mondo ancora senza luce, acqua, gas e televisione. Questa indagine chiede che alla Storia siano dati i tempi della storia. Chiede fatti. E ricorda che il mondo, il creato, è molto più grande. Molto più vasto.
 25. Come abbiamo già avuto modo di dire Abramo, vecchia lenza e gran tempra di filibustiere, nonché avventuriero, a differenza del figlio, visse centosettantacinque anni e, sistemato Isacco, pensò bene di sposare «Keturà. 2Ella gli partorì Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. 3Ioksan generò Saba e Dedan, e i figli di Dedan furono gli Assurìm, i Letusìm e i Leummìm. 4I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoc, Abidà ed Eldaà. Tutti questi sono i figli di Keturà». Tutti gli altri ventri invece che fecondò erano di concubine e i dintorni furono presto colmi di voci di bimbi, più o meno contenti. Gli illegittimi meno. Allora un po’ per la confusione, un po’ perché non voleva sentire lagnanze e un po’ perché non amava vederli bighellonare senza costrutto, questi li mandò 5«»verso il levante, nella regione orientale». Ma dopo tanta fatica il povero vecchio giunse stanco ma soddisfatto alla fine dei suoi giorni.
9«Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Socar, l’Ittita, di fronte a Mamre. 10E’ appunto il campo che Abramo aveva comprato dagli Ittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara». Di dove fosse sbucato tale Ismaele nessuno fa menzione. Forse imboscato al banchetto di nozze ed in amicizia con quello che chiamava fratello. Forse un illegittimo che furbescamente s’era guadagnato la simpatia di quel padre. Forse semplicemente un viandante. Si fanno ipotesi ma non di più. Certo è che Isacco non era tipo da badarsi da solo e perciò allora 11«dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roì»; dove il servo aveva incontrato sua moglie Rebecca, prima ancora che lui la conoscesse, e dove abitava il padre di lei, nonché suo zio.
Solo in seguito si venne a sapere che Ismaele era figlio di 12«Agar l’Egiziana, schiava di Sara» e concubina del vecchio. Quello stesso figlio che era stato dal padre cacciato e costretto prima nel deserto e poi in Egitto. Spero il lettore non me ne voglia se ci risparmieremo l’elenco dei figli generati da quel figlio di illegittima di Ismaele. Quel figlio che si sospetta accelerò la dipartita di quello stinco di santo del padre. Ai fini della comprensione dei fatti vi è la nuova credenza che quella lista sia un’inutile perdita di tempo e una sfida alla pazienza. Basti sapere che vennero elencati 16«secondo i loro recinti e accampamenti»; e che «Sono i dodici prìncipi delle rispettive tribù». Perché dodici figli mise al mondo anche quella lenza di Ismaele che pare avesse preso dal padre, dal padre in età avanzata. Altrettanta poca rilevanza ha che 17«La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni», infatti lui morì giovane. Tali meticolosità possono essere utili solo agli storici che di meticolosità sono già adusi da sé e per disciplina. E possono esser sopportate solo dagli stoici.
Per una sorta di destino anche Rebecca era sterile, come prima Sara, e anche Isacco chiese aiuto al Signore; anche perché erano passati ormai vent’anni e lui non ne poteva più di sentirsi dar la colpa. Ancora una volta Quello si spazientì ma ancora una volta decise di aiutare il giovane. Però questa volta preferì non mandare né viandanti né angeli, non per sfiducia, ma per sospetti. E dopo l’intervento del Signore 21«Rebecca divenne incinta» per un parto gemellare; non di due figli ma di due popoli. Difatti 25ancor prima che il rossiccio Esaù, tutto pelo ed esuberanza, 26trascinasse alla vita il fratello Giacobbe afferrato al suo il calcagno, era chiaro che tra i due non ci sarebbe stata che discordia. Infatti Dio, o chi per Lui, aveva detto alla mamma: «Due nazioni sono nel tuo seno, e due popoli dal tuo grembo si divideranno; un popolo sarà più forte dell’altro e il maggiore servirà il più piccolo». Il primo fu cacciatore e prediletto dal padre –più che quel figlio il padre in verità adorava la fettina– il secondo fannullone scioperato, sempre sotto la tenda, e perciò prediletto dalla madre. Mai che i due andassero d’accordo; come in ogni famiglia che si rispetti. Ma Giacobbe era un furbo di tre cotte e 29buon cuoco, mentre Esaù era tipo da vendersi anche l’anima 30.34per una minestra di lenticchie. Non c’era pace tra gli ulivi, cioè non era destinata quella terra, e quelle genti, a trovare pace.

Per l’immagine ringraziamo Enrico Mazzucato dal cui profilo Facebook l’abbiamo rubata. Come possiamo vedere tutta questa storia, e gli eventi narrati, e la terra promessa (da chi a chi?), e il popolo eletto stanno sotto il dito mignolo della mano destra del mondo.


[1] Da Wu Ming : Altai – © 2009 by Giulio Einaudi Editore s.p.a., Torino. Pag. 265
Annunci

Read Full Post »

spineaconIn questi giorni ho trascurato alcune cose. Sono stato un poco assente. Anche qui. Ero affaccendato e poi anche le novità nazionali, la barbara ipocrisia di certi dibattiti, quelle crociate, mi spingevano ancora più ad amare il silenzio. A rintanarmi in me. Vorrei non dirlo ma una religione che raffigura un dio come due canule che costringono alla sofferenza e alla tortura un povero essere mi riesce estranea. Una religione che invece denuncia la liberazione di quel corpo come un assassinio mi è estranea. Saperla scrivere bene mi disorienta. Mi sarei aspettato il contrario. Blocchiamo la scienza assassina che costringe alla vita un corpo morto. Che poi ho sempre cercato di usare poco questo spazio per certi fatti di attualità. Anche questo mi ha zittito. Non è che abbia ritrovato completamente la voglia.
Domenica Spinola ha votato per le primarie. Un elettore ogni 17 (il circa, in questi casi, è sempre d’obbligo) ha distratto le abitudine delle sue domeniche per recarsi ai seggi. Tanti? Pochi? Non saprei. Qualcuno dice abbastanza. E’ una prima volta. Un primo tentativo di democrazia più partecipata. Un po’ goffo. Non tutti hanno capito.
Si sa come vanno da per tutto queste cose. Ma provarci ci si prova. Abbiamo sbattuto il muso contro le logiche delle correnti; contro il muro del partitone. Lei ha dimostrato di essere di gran lunga l’opzione migliore, in tutti i sensi. Sentirla e vederla era un piacere. Non possiamo dirci soddisfatti ma nemmeno delusi. Il risultato non è stato poi male. Il lavoro è tutto da fare. Noi l’abbiamo aspettato, il risultato, seduti davanti ad una cioccolata calda al solito bar da Clara; sereni. Certo Lei queste cose le racconterebbe meglio. Io cerco di arrabattarmi. Parlavamo di posti ameni e di occasioni per godercela in buona compagnia. Tutto quello che correva affannato intorno non ci apparteneva.
Ci raggiunge Guido. E’ rimasto uguale. Sembra lo stesso ragazzino ma son passati, quanti? tredici anni. Me lo ricorda. L’avevo dimenticato. Sempre verde sfegatato. Sempre con i capelli arruffati. Sempre lungo e magro come un chiodo. Guardo la candidata. Si vede che sono coetanei. Me lo ricorda. Si vede che sono giovani. Sembrano parte di una unica foto. Rimpiango. Lo invidio. Mi da una leggera rabbia. O l’anima che ha venduto valeva più della mia o sono stato buggerato. Poi ci penso. Sono anche più vecchio. Conto alcuni amici. Tutti mostrano più della mia età. Hanno invece almeno cinque anni in meno. Ma tra i miei giovani conversali sono vecchio. Più vecchio ancora. Ci saluta Guido. Non ha preso nulla. Non l’ho mai visto star fermo in un posto più di quel tanto.
Lo vedo arrivare. E’ una presenza anomala da queste parti. Anche questo indica che siamo in campagna elettorale. Fin dal primo istante mi ha dato subito l’impressione di chi sogna di conquistare un impero facendo le battaglie nel cortile di casa. Sa arringare, scaldare gli animi di slogan con voce stentorea, ma senza un palco è perduto. Della sua arroganza restano solo i suoi occhi e i suoi occhi, e la sua faccia tutta, mettono paura. Non ci compreresti nulla. Tutte le mani controllano il portafoglio. E’ lui il vero politico di questa nostra politica.
Ci ha propinato una storia, la sua, in ogni salsa. A starlo ad ascoltare ha fatto tutto quello che è successo negli ultimi cinquantanni. Anche lui è il nuovo della politica. Chissà se le cose sarebbero ugualmente successe se non perché lui ci potesse salvare. Tutto tranne la resistenza. Era piccolo allora. Ma quella nuova sì! l’ha fatta. E, dimenticavo, le guerre puniche. Intanto lui guarda l’orizzonte. I suoi occhi vedono lontano. Come spilli scrutano. Non possono riconoscere il postino e nemmeno il postino lo conosce. Lui ha un sogno. E vende illusioni come se spargesse incubi.
Ci guarda fingendo sfacciatamente di non vederci. Si sorbe velocemente il caffè. Non c’è bisogno che legga i fondi, solo lui può non vedere che non ha nessuna speranza. E’ lui il nuovo leader per un giorno. Ha ancora in tasca la sua propaganda elettorale ma ora è solo. Dietro non c’è l’orchestra dei tromboni. Anche loro la festa fanno festa. Ci vorrebbe proprio Lei per chiudere con una battuta. Forse basterebbe solo un bastone per una battuta efficace.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: