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Posts Tagged ‘De Andrè’

Restiamo in Italia. Cercherò ancora una volta di spiegare quello che fatico a dire (“…è difficile a spiegare, è difficile capire se non hai capito già…Francesco Guccini: Vedi cara). A volte la storia di un emozione, il suo orizzonte, il suo improvviso abbagliante espandersi si nasconde per velarsi inaspettatamente tra poche note e un titolo o una semplice frase che si fa storia, universo di un momento. Magari per accompagnarti per mano a tornare su qualcosa su cui avevi sorvolato e non è obbligo che l’autore ne sia stato completamente consapevole nel momento in cui ha partorito i suoi versi. Cerco di spiegarlo con dei piccoli e forse banali esempi che mi vengono velocemente alla mente tratti da alcuni dei più celebri scrittori di parole in musica.

Caro amico: elaborazione fotografica di Mario DG

Caro amico: elaborazione fotografica di Mario DG

sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquore «Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore? »” (Fabrizio De Andrè: Dormono sulla collina).
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia…” oppure “noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa…” (Francesco Guccini: Incontro).
I matti non hanno il cuore o se ce l’hanno è sprecato” (Francesco De Gregori: I matti).
Senti che fuori piove, senti che bel rumore…” (Varco Rossi: Sally).
Chi non si è fermato dietro i vetri malinconici a guardare una volta la pioggia pensando senza pensare al suo strano bel rumore? O aprendo la finestra si è riempito del suo gradevole odore di erba infradiciata o sotto la pioggia del proprio olezzo di cane bagnato? “Come si cambia per non morire“.
Gianfranco Manfredi è un cantautore che non c’è più anzi è un non cantautore. Dopo aver fatto anche l’attore, se si cercano notizie su di lui nella rete sai incontra un Gianfranco Manfredi scrittore. Personalmente penso sia più difficile scrivere un buon testo di canzone, stretto nello spazio e condizionato dalla musica, che un libro decente. Manfredi scrittore è potabile, almeno non incespica nella lingua. Ma qui lo vediamo come cantautore e mi preme premettere altresì che non faccio un credo della canzone militante ma se non ricordiamo quegli anni, non contestualizziamo, è impossibile capire i suoi dischi e questo pezzo.
E’ l’epoca de “la musica ribelle che… ti urla di cambiare / di mollare le menate / e di metterti a lottare” (Eugenio Finardi: Musica ribelle). Dove è ancora vivo il ricordo di Piazza Fontana (1969) e ci si va per esserci e “ci passai con la barba lunga / per coprire le mie vergogne, / ci passai con i pugni in tasca / senza sassi per le carogne.” (Claudio Lolli: Piazza, bella piazza. In Ho visto anche degli zingari felici – 1976).
E’ l’Italia del movimento, dell’autonomia e della P38, dei bulloni a Lama, de “la cultura è di tutti”; dove ancora chi non canta solo “bandiera rossa” è ben, che vada, un traditore. E’ l’Italia della fantasia al potere e degli anni di piombo. E’ l’Italia di una generazione tradita. Quella che cerca nella cenere della rivoluzione mancata una nuova prassi e trova i dubbi.
E’ Ricky Gianco a spiegarci: “ci si trova meno uguali / torna l’ordine e il decoro / non si può più stare in piazza / «Tutti al posto di lavoro».” (Rock della ricostruzione – 1974). Il verso finale virgolettato, come quello di ogni strofa, è proprio di Luciano Lama.
E’ tutto qui perfettamente riconoscibile o sintetizzato in brevi immagini o come nella canzone che da il tiolo all’album (Zombie di tutto il mondo unitevi del 1977) che è un poco una sorta di “Manifesto” rivisto o in questi versi: “La Giunta ci ha concesso il prato e l’acqua no / la Giunta è di sinistra lo sporco non lo so” (Un tranquillo festival pop di paura). E inoltre c’è tutta la lotta di quegli anni tra politico e privato. Poi verrà il riflusso; solo un anno dopo il delitto Moro, con il quale si concluderà la grande ubriacatura rivoluzionaria di quel sessantotto. Paolo Pietrangeli aveva già cantato (1969): “Manifesto, manifesto, meglio dir manifestavo / or son diventato bravo e non manifesto più“. E forse è proprio Manfredi l’inizio della fine; la fine delle illusioni. E’ lui stesso a spiegare che “così mentre da un lato facevo come mai prima il cantante militante iperincazzato, dall’altro lavoravo come autore a testi di canzonette“. E’ la solita questione del rapporto tra intellettuale e potere che torna.
Gianfranco Manfredi: Dagli Appennini alle bande

DAGLI APPENNINI ALLE BANDE

Lui cercava per il mondo la famiglia
e di notte lavorava alla candela
difendeva sempre il nome dell’Italia
e la nonna dai briganti proteggeva
e saliva sopra gli alberi più alti
per pigliare al volo i colpi dei nemici
ragazzini come lui ce n’eran molti
scalzi e laceri eppure eran felici.

E parlavano di lui, scrivevano di lui
lo facevano più bamba che bambino
e parlavano di lui, scrivevano di lui
si ma lui rimane sempre clandestino.

Ora pare che il suo nome sia teppista
fricchettone criminal – provocatore
pare che ami travestirsi da sinistra
ma sia un docile strumento del terrore
e lo beccano ogni tanto che si buca
o maneggia un po’ nervoso una pistola
o che lancia da una moto sempre in fuga
una molotov sull’uscio della scuola.

Ora parlano di lui e scrivono di lui
lo psicologo, il sociologo, il cretino
e parlano di lui, e scrivono di lui
si ma lui rimane sempre clandestino.

E si dice: se ci fosse più lavoro
se il quartiere somigliasse meno a un lager
non farebbe certo il cercatore d’oro
assalendo il fattorino delle paghe
ma è la merce che c’è entrata nei polmoni
e ci dà il suo ritmo di respirazione
il lavoro non ci rende mica buoni
ci fa cose che poi chiamano “persone”.

E se parlano di lui, se scrivono di lui
è che il nostro sogno è ancora piccolino
se parlano di lui e scrivono di lui
è che il nostro io ci resta clandestino.

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politicaNon per cavalcare l’onda. Cosa è cambiato? Tutto. Nulla. Per quanto mi riguarda ho solo quarant’anni di più; circa. Mi sembrano una vita. Il ricordo si fa confuso. I capelli non sono più lunghi, a dire il vero sono anche molti di meno. Gli occhiali li porto non per vezzo da intellettuale. Forse più consapevolezza, non ne sono certo. L’energia è la stessa, sembra strano ma forse di più. La rabbia è la stessa, una uguale rabbia che come allora va canalizzata, va espressa in progetti. Le ingiustizie sono le stesse, per quantità. Ci sono ancora troppi sudditi. Allora c’era una classe politica di sottile preparazione, oggi sul palco c’è una compagnia di subdoli buffoni. Il paese aveva venduto la sua autonomia. Mangiava pane fatto con farina pagata al 60% dagli americani. Devo, allora, averci scritto un testo per una canzone mai cantata. Stonato lo sono sempre stato. A questo ci si può far poco.
L’America è ancora l’America e non ancora l’Amerika. E’ l’America che ci ha regalato la nostra intelligenza uscita dal fascismo. E’ L’America che ci raccontano, quella di Steinbeck, del rock’n’roll, del bebop. Siamo ancora al mito americano; alla frontiera. Il romanzo più letto è “sulla strada“, simbolo di libertà e di ribellione. E’ una America con alla guida, per la prima volta, un presidente cattolico; cattolico e democratico. Per dirla tutta la nostra è un’America un poco datata; a cavallo tra, soprattutto, quella della depressione, che ci racconta la Biblioteca del Congresso, e quella di fine anni ’50 primissimi anni ‘60. Woody Guthrie: This land is your land. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Woody Guthrie – This land is your land.mp3”]Cazzo! Ognuno aveva una storia diversa ma avevamo tutti uno stesso senso di frustrazione. Quella sorta di impotenza che prende davanti a certe situazioni, soprattutto quando vorremmo fossero diverse. Qualcosa montava dentro. Io provenivo da una famiglia Comunista; resistente. Avevo solo curiosità di capire. Il loro Comunismo, della mia famiglia… non mi piaceva. Il mio ’68 comincia forse nel ’63, forse prima. La televisione era ancora in bianco e nero. Per quanto ricordo era ancora in osteria. Le prime occupazioni, ero ancora alle medie. Cercavamo una nostra storia. Ormai le notizie ci portavano in ogni posto. In ogni angolo. I nostri orizzonti perdevano confini. Nostra patria è il mondo intero. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/xVVAA – Nostra patria e il mondo intero.mp3”]Magari confusamente. Magari infarcita di passato e di anarchismo. Miti che in realtà non ci appartenevano. Storia della Storia. Addio Lugano bella. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/xVVAA – Addio Lugano bella.mp3”]Qualcuno, giovane oggi, pensa che tutto sia esploso all’improvviso; così gliel’hanno raccontata. E che tutto è stato solo bello, facile, avventura. In realtà non è mai iniziato questo mio ’68, come in realtà non è mai finito. E’ la resistenza che non vuole arrendersi. E’ il nuovo che avanza. E’ una eredità che già pesa. C’era la corsa alla conquista dello spazio. Stava finendo l’illusione che in Russia ci fosse una Russia che non c’era. Una zanzara si insinua nelle scuole. Tutto ciò ch’è nuovo fa paura. Invece fa simpatia Chruščёv che picchia la scarpa sui banchi delle Nazioni Unite. Ricordo le veglie contro le condanne a morte. Cuba. Ricordo come eravamo i figli di una grande idea di libertà che non sapevamo afferrare. Ricordo che eravamo fratelli minori ed ero poco più di un bambino. Per quanto mi posso ricordare inverno fretto quell’inverno. A pensarci oggi era il 1960; avevo solo 12 anni quell’anno e già mi sentivo uomo. Ascolto parlarne gli altri, quelli più grandi, gli uomini. Fausto Amodei: Per i morti di Reggio Emilia. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Fausto Amodei – Per i morti di Reggio Emilia.mp3”]I ricordi accorrono lenti, confusi. Anche contraddittori. Eppure più trovo parole più mi sembra di avere altro da dire. Non voglio annoiare. Non c’è rimpianto. Non è mia abitudine soffermarmi a guardare dietro. E non c’è niente di eroico, non ero che un ragazzo di quindici anni. E’ l’anno in cui “nascono” i Beatles; Prima la musica era solo Sanremo. Il Vajont. Nel dolore ci si sente tutti fratelli, solidali, italiani. Subito si comincia a capire che non è marcio solo quel monte. Che la vita non è quotata in borsa. Nel dolore ci si vergogna. Esattamente il 22 novembre 1963, a Dallas, quel presidente, il presidente dei diritti civili, della guardia nazionale che permette l’accesso nelle scuole alla gente di colore, John Fitzgerald Kennedy, come tutti sanno, viene assassinato. Richie Havens: Freedom. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Woodstock 1-03 Freedom.mp3”]Iniziano timidamente le prime proteste; le proteste contro la guerra ed era la guerra del Vietnam. Sì! è il 1964 quando, dopo da beffa del golfo del Tonchino, l’America interviene in Vietnam. Il quel paese così lontano che prima nemmeno sapevo ci fosse. E’ dello stesso anno la rivolta degli studenti americani a Berkley. Avevo i calzoni corti, ma erano simbolo di un benessere non ancora raggiunto. Quelli lunghi non sarebbero arrivati per l’età ma con il nuovo lavoro di mio padre. Mia madre avrebbe smesso di girare i cappotti che erano stati del nonno e degli altri maschi della famiglia. Alla quarta volta, per quanto la giri, la stoffa è ugualmente consunta. La povertà di quegli anni la ricordo in un immagine di mio padre che teneva le cicche, raccolte in ufficio, in una scatola da scarpe per soddisfare il suo vizio. Luigi Tenco: Ballata dell’eroe. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Tenco – Ballata dell eroe.mp3”]Spero di non toccare alcuna suscettibilità. Anche gli stessi ambienti cattolici erano in fermento. Fermenta qualcosa che non è contenibile ne relegabile in un solo ambiente. Siamo servi di uno stato straniero sempre più imperialista. Siamo servi di una chiesa che non ha voluto vedere, che non sa parlare nemmeno al suo “gregge”. E’ una democrazia fin troppo limitata, controllata, che sta stretta. Forse non sono mai stato estremista. Forse un po’ lo sono diventato già da allora. Forse nemmeno estremista, solo leggermente intollerante. Parliamone. Lo slogan “Dio è morto” girava negli anni ’60 negli ambienti alternativi USA (la canzone è del ’65). L’avvio del brano, come più volte ricordato, fa il verso alla poesia del poeta Beat Allen Ginsberg: Urlo. La si doveva ascoltare dalla radio vaticana poiché una radio suddita di stato, la RAI, l’aveva censurata nel timore di incappare nelle ire della santa sede. Nomadi: Dio è morto. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Nomadi – Dio e_ morto.mp3”]Il mondo cambia. L’America cambia. E’ finito il sogno. Il 21 febbraio del 1965 “viene sparato” Malcolm X, leader dei mussulmani neri; dei “neri cattivi”; di quelli che sono stanchi di aspettare, di subire, che la parità vogliono prendersela. E’ l’America dei Fratelli di Soledad. L’orgoglio afroamericano e la rivolta nera formano i loro leaders nelle prigioni dove, soprattutto, se sei nero, per scontare un anno puoi rimanere dentro tutta una vita. I Black Muslims, basco nero, guanti neri, vigilano nei loro quartieri scorazzando in macchina, armi alla mano. Difendono i loro territori. E’ l’America delle contraddizioni, e le contraddizioni scoppiano, soprattutto nei ghetti. E’ l’America della rossa Angela Davis.
Strana generazione la nostra, in un certo senso senza padri, a studiare per diventare consumatori. Che vogliono far studiare a fare gli americani. Una generazione che si esprime attraverso tutti i linguaggi. Con una colonna sonora che accompagna i suoi passi. La musica è un mezzo semplice per sentirsi insieme. Le prime riviste musicali parlavano di linea verde e linea rossa. Cazzo! come odio queste etichette del cazzo. Non credo sia la prima volta che ricordo che alle manifestazioni la più “gettonata” era We shall overcome. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Joan Baez – We Shall Overcome.mp3”]La voce è quella di Joan Baez, e sono le migliaia di voci della giovane contestazione. Tra le pareti di casa si ascoltava dalla stessa voce Where have all the flowers gone. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Joan Baez – Where have all the flowers gone.mp3”]Ma è anche la generazione che accorre in massa a dare un aiuto commovente a Firenze dopo l’alluvione. Quei ragazzi affondano le mani nel fango. C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling stones è di quel 1966. Allora si diceva: “è la grande industria discografica che cerca di cavalcare il disagio, la rabbia, la protesta”. Oggi fate un poco voi. A me non sono rimaste risposte ma solo domande. La canzone è stata scritta da un giovane, appunto di estrazione cattolica, Mauro Lusini, ma viene portata al successo da Gianni Morandi. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Gianni Morandi – C_era un ragazzo che come me.mp3”]Anche Contessa è del 1966. A suo modo profetica, il suo ritornello diventerà la colonna sonora delle piazze negli anni a venire. Per chi la sa ascoltare è una netta critica all’allora Partito Comunista. Un partito che già a quel tempo è incapace di rinnovarsi. La prima fa parte, naturalmente, di quella che chiamano linea verde, la seconda della linea rossa che ha un altro mercato o non ha mercato. Queste canzoni non si imparano sui dischi ma nelle stesse piazze. Colui che la canta è Paolo Pietrangeli. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Paolo Pietrangeli – Contessa.mp3”]Potevano dire quello che volevano, la Resistenza non era ancora finita; era lontana, anzi, da finire. Il fascismo permeava ancora la nostra società. I libri di scuola tardavano a disfarsi del marciume. Erano pieni di patria e di propaganda stantia, di un assurdo e falso eroismo che ci aveva coinvolto in una guerra persa, combattuta dalla parte sbagliata. Se andava bene di un lacrimevole deamicisismo. Ho ricordi da incubi. Eravamo, difficile crederlo oggi, ancora un popolo di migranti; persino i fratelli maggiori sembrano dimenticarlo. Solo che migravano i poveri. Come prima della grande guerra. Come tra le due guerre. Non partivano ancora solo le nostre migliori intelligenze. Partivano dal sud per raggiungere il nord, in molti casi per andare anche oltre. Stranieri in terra straniera anche quando quella terra era ancora Italia. Per trovare lavoro in fabbrica. Per fuggire la fame. Gualtiero Bertelli: Emigrazione. [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/GualtieroBertelli-Emigrazione.mp3”%5DIl domani era confuso. Continuavano a dirci che dovevamo consumare, ma io non avevo più suole sotto le scarpe da consumare. Non si sapeva dove andavamo ma sapevamo che dovevamo andare. Venezia sembrava allora il centro del mondo. Scoprii in seguito che lo era; almeno un poco. Il futuro che ci era riservato non era certo roseo. Tanto valeva mettere tutto in discussione e provare a cambiarlo. Come dice lo stesso Gualtiero Bertelli in Vedrai com’è bello non ci erano lasciate molte alternative. Volevamo solo un futuro. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Gualtiero Bertelli – Vedrai com_e bello.mp3”]Un anno prima, nel ‘67, il 7 febbraio a Pisa veniva occupata l’università. Infondo c’è sempre qualcuno che non rispetta gli appuntamenti. Chi poteva immaginarlo che arrivava il ’68. Tenco si spara durante il festival di Sanremo. E’ golpe in Grecia; quello dei colonnelli; quello di “Z l’orgia del potere“. A La Higuera (Bolivia), il 9 ottobre, viene trucidato quello che sarà uno dei grandi miti di tutti gli anni a venire: Ernesto Rafael Guevara De la Serna per tutti solo Che Guevara. Buena Vista Social Club: Hasta siempre comandante Che Guevara [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Buena Vista Social Club – Hasta siempre comandante Che Guevara.mp3”]Eccolo il ‘68. Arriva quando vuole. Come in ritardo. Il 5 gennaio scoppia la “Primavera di Praga” (finirà il 20 agosto, annegata nel sangue dai carri armati sovietici); Guccini ricorda il sacrifico di Jan Palach nella sua canzone intitolata appunto “Primavera di Praga“. Il 4 aprile a Menphis viene ucciso il leader nero pacifista Martin Luther King Jr. Il sogno dell’Amerika ha, ancora una volta, la sostanza del piombo. A Roma gli studenti si scontrano con la polizia davanti alla facoltà di architettura, a Valle Giulia. E’ il vero inizio del ’68 italiano. Gli studenti francesi mettono Parigi a ferro e fuoco. Scoppia il maggio francese. Uno dei tanti slogans è “la fantasia al potere“. La Sorbona è una fucina di nuove idee. Noi ci si interroga sul caso Braibanti. La mostra del cinema di Venezia viene violentemente contestata, si contesta l’industria della cultura. Anche l’apertura della stagione della Scala viene accolta a colpi di grida e uova. Così anche alla Bussola; e si spara. Nascono riviste, cambia tutto e tutto è rimesso in discussione. De Andrè ricorderà così lo spirito di quei giovani e di quei giorni nella Canzone del maggio. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/De Andre – T042-Canzone del maggio.mp3”]A fare il conto dei morti e dei feriti che la “democrazia” ha lasciato per terra nei giorni della mia storia si perderebbe il conto; ci vorrebbe troppo tempo. Non è solo il ’68 degli studenti, inizia anche quello che sarà il ’69 e siamo ancora appena all’inizio del ‘68. A Milano, gli operai della Pirelli-Bicocca contestano violentemente gli accordi raggiunti dai sindacati. A Valdagno gli operai della Marzotto resistono alle cariche della polizia e danno vita a una battaglia in tutto il paese. Viene abbattuta La statua del conte Gaetano. Si spara sui braccianti a Avola.
Il 12 ottobre si inaugura la XIX Olimpiade: iniziano i “giochi di Città del Messico“. Tommie Smith e John Carlos salgono sul podio scalzi, basco nero in testa e la mano guatata di nero che saluta il pubblico a pugno. In verità i giochi iniziano il 3 ottobre quando la piazza di Tlatelolco (ribattezzata piazza delle Tre culture) viene ricoperta da centinaia di morti: quasi tutti studenti. A ordinare la feroce sparatoria è stato il presidente Gustavo Diaz Ortaz. L’esercito ha sparato dagli elicotteri e dai tetti del ministero degli Esteri.
Io invece il ’68 l’ho passato quasi tutto in vacanza, a spese dello stato, a fare il militare. E anche l’inizio del ’69. Allora le indicazioni della sinistra, vecchia e nuova, era di andarci. Paura dell’esercito professionale in una Italia che faceva le prove di colpo di stato. Mi sono perso qualcosa? Credo di no, anche se me ne stavo infagottato nei panni ridicoli dell’artigliere. Provavano a prepararci contro eventuali sommosse, a movimenti di piazza, per l’ordine pubblico. Tanto che dovevamo farlo meglio creare documentazione. Meglio organizzarci. Mettere in piedi qualche sciopero dentro le caserme. Magari con fare circospetto. Farli sentire meno sicuri. Meno arroganti. Non eravamo disposti a sparare, ma se proprio lo si doveva fare allora avremmo rivolto le armi solo ed esclusivamente contro chi si credeva di poterci dare gli ordini. A chi pretendeva di farci giocare a fare i soldatini. L’America, nel frattempo era diventata l’America di Nixon. Rudy Assuntino: Le basi americane. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Rudy Assuntino – Le Basi Americane.mp3”]Alcune delle riunioni le facciamo in parrocchia, nello spogliatoio del campetto da calcio, prima della partita, all’insaputa del parroco. Non c’è posto più sicuro anche se ci mettiamo un po’ troppo per cambiarci. Altre le facciamo a casa di amici. Quando ci torno, in una di quelle case, a Roma, il ’69 è sul finire. Una sera mi accorgo che stiamo parlando piano. E’ l’effetto Piazza Fontana, l’effetto Valpreda, in realtà di Merlino. Serpeggia la consapevolezza che non è più un gioco, se mai lo è stato. Una consapevolezza che non era mai venuta meno. Ma è già l’Italia che canta in Piazza a “Nixon boia, Nixon boia, giù le mani dal Vietnam. Il Vietnam è comunista, ti ricordi Dien Bien phu“. Davanti all’indignazione tutti sembravano diventare comunisti, anche quelli che non lo sarebbero mai stati. I nostri fratelli più piccoli invece vanno a giocare il futuro in piazza proprio come nelle parole ricordate di De Andrè. Incuranti, come fosse la bella avventura. Se il futuro è fabbrica gli studenti vanno a incontrare chi patisce quel futuro che vogliono cambiare. Vanno per capire. Vanno a volantinare. A dare solidarietà. Vado a conoscere il mio mondo. A ritrovare l’orgoglio. Gualtiero Bertelli: Ingranaggi. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Gualtiero Bertelli – Ingranaggi.mp3”]Magari a qualcuno più giovane qualche nome non dirà nulla. Non sempre la storia ha memoria. E poi ognuno ha la sua storia. E ci sono cose che si ama dimenticare. Altre ritenute minori. Ho ricordi recenti. Genova resta una ferita profonda, una dolorosa cicatrice. Il mondo è cambiato l’11 settembre; quale? Ancora una volta vorrei capire. Un altro 11 settembre. E’ il 1973. Davanti al palazzo della Moneda cade, sotto il colpi del golpe militare, Salvador Allende. E’ un’altra fine. Non ci saranno Brigate Internazionale. I tempi della Spagna sono lontani. La repressione dei compagni sarà durissima. Alcuni li ho incontrati perché hanno fatto a tempo a rifugiarsi, esuli, da noi. Anche quelli erano migranti. Torna l’incubo del colpo di stato. Ivan Della Mea: Ringhera. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Ivan Della Mea – Ringhera.mp3”]Ancora un 11 settembre, un venerdì. E’ il 1975, sono le 13,25, una terribile esplosione distrugge la Flobert, una fabbrica che produce proiettili d’arma giocattolo e fuochi artificiali. Tanti di tante morti bianche che ancora continuano. In questo siamo nei primi posti al mondo. Si continua a morire di fabbrica. Per salari da fame. Finirà mai questa guerra? Quell’11 ce lo ricorda il Gruppo operaio e zezi: ‘A Flobert ma è quasi ormai un giorno come un altro. Non ho mai imparato a rassegnarmi. [Audio “http://www.fulminiesaette.it/_uploads/musica/rock_mus/Gruppo operaio e zezi – A Flobert.mp3”]Infondo non c’è mai stato un ’68. E’ per questo che non può finire.

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Non è certo una lettura per una giornata d’agosto. Mi sono basato, per questa sommaria ricostruzione di quel anno, sulla relativa pagina di Wikipedia. Naturalmente lascio ad ogni uno i propri interrogativi. Non mi addentro a creare dall’insieme un teorema; ne avrei paura io stesso. Il paese sembra pronto per cadere in mano ai comunisti, anzi non ai comunisti ma ad una forza politica “diversa” cioè a quel Partito che era sempre rimasto fuori, al di là del nome che si porta in eredità (P.C.I.). Credo che già da allora l’ideologia centrasse come i fichi a merenda. Per carità, nessuna tesi complottistica, ma ricordo solo che Maurizio Costanzo attaccava la mafia ma stava anche parlando di un nuovo polo televisivo. Non faccio, per esempio, un parallelismo coi fatti di Genova (luglio 2001) dove al di là dei torti reciproci delle due parti è stato schierato un esercito in assetto di guerra (non antisommossa), e ne è uscito il morto largamente previsto. Anche in quel caso i punti oscuri sono molti, ma si è smesso di parlare di “movimento” e di “altro sviluppo” o “altra economia” ovvero di “solidarietà”; almeno nei termini che avevano portato il mondo delle associazioni in quelle vie a fronteggiare la morte annunciata.

15 gennaioTotò Riina, il capo di Cosa Nostra, viene arrestato sulla circonvallazione di Palermo dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale. Era latitante da ben 23 anni

21 gennaio – Il governo vara il decreto delegato che privatizza il pubblico impiego: mobilità, cassa integrazione e licenziamento per i dipendenti statali; abolizione del doppio stipendio per i parlamentari dipendenti dello Stato

28 gennaio – Roma: la Camera dei deputati approva la riforma dell’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province

7 febbraio – Ottaviano (Napoli): arrestata Rosetta Cutolo, latitante dal 1981, sorella del boss camorrista Raffaele

11 febbraio – Dopo sedici anni e mezzo al vertice del Partito Socialista Italiano, Bettino Craxi si dimette perché indagato all’interno dell’inchiesta Mani pulite. Gli succede l’ex sindacalista Giorgio Benvenuto

25 febbraio – Sacrofano (Roma): trovato in un campo il cadavere sfigurato di Sergio Castellari, ex direttore generale del ministero per le Partecipazioni Statali

25 marzo – al Senato approvazione definitiva della legge per l’elezione diretta dei sindaci con premio di maggioranza per i comuni con più di 15.000 abitanti.

27 marzo – La procura di Palermo invia un avviso di garanzia al senatore Giulio Andreotti per concorso in associazione mafiosa

29 marzo – Palermo: avviso di garanzia al giudice della Cassazione Corrado Carnevale per concorso in associazione mafiosa; è accusato di per aver deliberatamente annullato sentenze di condanna ai boss mafiosi

2 aprile – viene abolito l’intervento pubblico straordinario nel Mezzogiorno

5 aprileTangentopoli: nuovo avviso di garanzia a Giulio Andreotti per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti e primo avviso per Arnaldo Forlani per ricettazione nell’ambito dell’inchiesta ANAS

16 aprile – Roma: arrestati 55 appartenenti alla Banda della Magliana

18 aprile – Si votano alcuni referendum. L’affluenza alle urne è alta (77%). Con una schiacciante maggioranza (82,7% i sì) viene abrogata la quota proporzionale nel sistema elettorale del Senato. Aboliti anche il finanziamento pubblico dei partiti e i ministeri dell’Agricoltura, del Turismo, delle Partecipazioni statali

21 aprile – Roma: Giuliano Amato si dimette da presidente del Consiglio dei ministri

24 aprile – il giudice Carnevale viene sospeso dal Consiglio Superiore della Magistratura dal suo incarico in Cassazione e dallo stipendio

9 maggio – Italia: Papa Giovanni Paolo II pronuncia un discorso contro la mafia ad Agrigento

13 maggio – Il Senato concede l’autorizzazione a procedere nei confronti di Giulio Andreotti, che i magistrati palermitani intendono processare per mafia

14 maggio – Roma: esplode un’autobomba in via Fauro, nel quartiere Parioli, al passaggio di un’auto con a bordo Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. Nessuna vittima

27 maggio – A Firenze un’autobomba esplode nei pressi della Galleria degli Uffizi: il bilancio è di 5 morti e 30 feriti

9 giugno – Nuova richiesta di autorizzazione a procedere per Giulio Andreotti con l’accusa di essere stato il mandante dell’omicidio del giornalista politico Mino Pecorelli. Verrà concessa il 30 giugno

20 luglioGabriele Cagliari, ex presidente dell’Eni, si toglie la vita a San Vittore dopo 133 giorni di carcere. Tre giorni dopo si suicida il Presidente della Montedison Raul Gardini

26 luglio – La Democrazia cristiana, dal dopoguerra ininterrottamente partito di governo, decide il suo formale scioglimento per dare vita al Partito Popolare Italiano

27 luglio Milano: un’autobomba in via Palestro provoca la morte di cinque passanti. Nella notte tra il 27 e il 28 luglio esplodono bombe anche a Roma di fronte al vicariato, in Piazza San Giovanni e di fronte alla Chiesa di San Giorgio al Velabro senza causare vittime. Cambio al vertice del SISDE: Domenico Salazar subentra ad Angelo Finocchiaro.

4 agosto – il Parlamento approva la nuova legge elettorale che prevede un turno con la doppia scheda per assegnare il 75% dei seggi con il criterio maggioritario e il 25% con quello proporzionale

15 settembre – Palermo: assassinato il parroco don Pino Puglisi, sacerdote impegnato contro la mafia

23 settembre – Concessa l’autorizzazione a procedere per l’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, per due soli voti la Camera respinge la richiesta d’arresto. Sì all’autorizzazione a procedere per l’ex ministro Antonio Gava accusato di associazione mafiosa

23 novembreSilvio Berlusconi fa la sua prima dichiarazione politica pubblica: se fosse chiamato a votare per il sindaco di Roma tra Francesco Rutelli e Gianfranco Fini, allora segretario del Movimento Sociale Italiano, sceglierebbe quest’ultimo.

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Fabrizio De Andrè: Don Raffaè [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/DonRaffa.mp3”%5D

The Fugs: Kill for peace [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/KillForPeace.mp3”%5D

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Non è facile parlare d’amore, del proprio amore, di quello degli altri, evitando d’essere banale, e fare insieme buona poesia. E’ anche questo il mestiere dei grandi della poesia.
Poeta anche di canzoni, tre o quattro cose di Prévert vengono continuamente ricordate, come il suo lamento disperato a Brest e la poesia che segue, come poesie buone in molte occasioni.
In realtà mi è difficile è parlare della poesia in sé perché la poesia o si ama o non è poesia, perché la poesia si legge, prima di tutto, col cuore.

Jacques Prévert: I ragazzi che si amano
I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Yves Montand canta Barbara http://se.mario2.googlepages.com/BarbaraChant.mp3

e recita Barbara http://se.mario2.googlepages.com/Barbara.mp3

Marino nei commenti (vedi) mi invia, per convincermi che Fabrizio De Andrè è un poeta (come ce ne fosse bisogno), il testo di Per i tuoi larghi occhi. Io, certo di fargli un dispetto, faccio seguire, in aggiunta, quello, per me più opportuno, di Verranno a chiederti del nostro amore dove il “poeta” canta d’amore anche se di un altro amore.

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore cosè lungo tu non darglielo in fretta
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole,
le tue labbra così frenetiche nella fantasie dell’amore
dopo l’amore così sicure per rifugiarsi nei «sempre»,
nell’ipocrisia dei «mai»
non son riuscito a cambiarti… non mi hai cambiato, lo sai …

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio:
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno che tu non mi bastavi
digli pure che il potere io l’ho scagliato dalle mani
dove l’amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l’amore alle carezze dell’amore, era facile ormai…
non sei riuscita a cambiarmi… non ti ho cambiata, lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a Maggio e restituiti in Novembre,
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro,
i tuoi occhi assunti da tre anni, i tuoi occhi per loro
ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo,
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di compensarlo nei miei, proprio identici ai tuoi,
sono riusciti a cambiarci, ci son riusciti, lo sai.

Ma senza che gli altri ne sappiano niente dimmi,
senza un programma, dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito,
farai l’amore… per amore… o per avercelo garantito
andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori,
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai:
continuerai a farti scegliere, o finalmente… sceglierai…

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