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Posts Tagged ‘delitti’

pittura con tecnica mista su cartone telatoLa violenza a Londra è una violenza diversa. Senza il caldo asfissiante delle storie metropolitane della città degli angeli o di Frisco. Questa è la grande, sostanziale differenza, ma lì nemmeno sembra violenza a parte alcune storie un poco più trucide. Lì si esplica in quelle sere con la nebbia appiccicosa, meglio se accompagnata da quella sottile pioggerellina fitta. Anche a Milano è così o nella bassa padana. Forse è proprio il buio a renderci diversi e poi che importa se a volte è la realtà ad essere diversa? E’ una ben strana città quella che noi viviamo in tempi in cui non si muore più di guerra ma di paci. Anche in quel caso non si erano accontentati dei soldi ma avevano voluto offendere e picchiare lui, offendere e sporcare lei. Ma i morti sono tutti uguali dopo, anche quelli degli assassini. Mentre si accanivano sulle cose, forse credendole simboli, il padrone di casa era riuscito a raggiungere la pistola. I loro occhi non volevano credere a quello che vedevano ed erano rimasti spalancati e increduli. Il sangue rosso aveva inzuppato il prezioso persiano ed era schizzato sui muri. Lui non lo ammise mai, ma ciò che lo aveva più offeso era che gli avessero svaligiato il frigorifero, oltre ad averlo deriso. Il commissario era troppo esperto per lasciarsi ancora incantare dal suo coraggio o affascinare dalla loro meticolosa preparazione come dalla stoltezza o dalla sfortuna. Non poté che ammirare la moglie che restava in silenzio e piangeva e non aveva ancora avuto il tempo per rimettersi completamente in ordine. Forse era proprio solo quello il loro vero sbaglio cioè che nella grande città, e comunque da quelle parti, i crimini vanno consumati nel silenzio scivolando poi nelle nebbie. Anche di occhi è fatto il pianto di chi soffre.

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QUASI UNA NOTA DI SERVIZIO
Foto di Chessman per la copertina di LifeCon la mia compagna stiamo scrivendo una storia quasi di pura fantasia che ha il titolo di questo post. L’ultima “immagine” racconta un episodio che, anche se in modo diverso, mi ha segnato. Nei commenti ne è nata una, non del tutto giustificata, riflessione sulla pena di morte. Non mi sono lasciato coinvolgere e continuerò a non farlo perché ritengo non fosse il luogo e poi perché così. Per me è stata una sorta di iniziazione, una primissima presa di coscienza diciamo così politica. Direi, per quanto possa ricordare, che fu la mia prima partecipazione ad una manifestazione pubblica, anche se una ben strana manifestazione.
E’ la notte del 2 maggio 1960 e io ho solo 12 anni, esattamente tanti quanti lui ne aveva passati nel braccio della morte “aspettando” la pena capitale. Eravamo un piccolo drappello in campo S. Boldo. Uomini e donne e mi sembra solo quel bambino che ero. Ogn’uno con la sua candela accesa in mano a guardare il riflesso della piccola fiamma sul canale. Dovevamo sembrare una strana processione immobile e silenziosa. Composta in gran parte da non credenti. Lì ad aspettare che il governatore Edmund J. Brown sospendesse ancora una volta, la nona, la sentenza. Invece il governatore della California rigettò quella nona richiesta di sospensione e Chessman fu gassato.
L’episodio è significativamente molto emblematico. Non sapevo nemmeno chi era questo Brown, forse non mi era chiaro nemmeno dov’era la California e cos’avrebbe dovuto fare un governatore. Forse semplicemente mi ricordo più stupido di quanto fossi. Solamente ero lì mentre nell’aria sembrava stesse per nascere qualcosa. Col senno di poi il ’68 si sarebbe fatto parecchio aspettare, eppure forse quelli della mia generazione cominciavano a percepire che qualcosa stava fermentando. E Caryl Chessman era un bianco la cui unica colpa pareva la povertà ed essere nato nello stato sbagliato. Dove, purtroppo per lui, sopravviveva il ricordo del rapimento, mai risolto, del piccolo Lindbergh. Non solo si sarebbe sempre proclamato, fino alla fine, innocente ma affermò di conoscere il vero nome dell’assassino. Attraverso i suoi libri e la sua lotta volle volontariamente intraprendere una campagna contro la pena di morte.
E’ quasi certo che fosse innocente dei delitti imputatigli che tra l’altro non erano delitti di sangue. Quella America di quegli anni aveva bisogno di un “capro espiatorio” e lo trovò in lui. Il potere si manifestò nella sua capacità di mostrare i muscoli e incutere timore. Fu così anche soddisfatta la sete di sangue che spesso passa nella curiosità del piccolo popolino che così ama il dramma e la manifestazione della crudeltà. Non saprei oggi dire i segni che lasciò in me e nel mio diventare uomo il ricordo di quella sera; quella battaglia. Posso dire che come spesso succede l’esercizio della “legge” coincide con quello del potere, ed è funzionale ad esso. Che l’arbitrio è fin troppo spesso troppo presente. Che troppe poche volte il Giudice è imparziale. E tutto quanto fin qui ben prima di prender nota della possibilità di errore.

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