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Posts Tagged ‘descriversi’

Fotografia a colori mentre guardo nell'obiettivoIo. Io. Io. Io non pensavo ad un blog così pieno di Io. Nemmeno frequentato da così tante Lei. Cioè non pensavo ad un blog così Privato. Non l’ho mai pensato. Non per una sorta di pudore. Di vergogna. Anzi. Non credevo né credo di essere così interessante. Non ho mai voluto fare il protagonista. Apparire. Per uno e molti motivi. Invece sembra che il blog sia un posto dove raccontarsi. Confessarsi. Magari aggiungendo che non ti riguarda. Che non ti interessa. Magari infiorando, che ne so? come quelli che dicono, per esempio, in aggiunta: mi ha guardato con degli occhi come dire: m’è caduta hai piedi, come dire: ha anche insistito per darmela ma io niente; irremovibile. E invece magari scopri che non era successo niente. Come sempre. Semplicemente una buca non farebbe bello. E’ sempre meglio un buon finale. E poi… in fondo, ripeto, siamo tutti Rocco Siffredi. O come quelli che mettono la foto di un altro. E non una foto a caso. La foto di come si sognano. E come vorrebbero essere sognati. Insomma tutti hanno un minimo di vanità. Di amor proprio.. Come dire che nessuno è disposto a fare il pirla. Né la cosa mi da particolarmente fastidio. Solo avevo scelto una scelta diversa.
D’accordo che è solo un blog. E poi anche per andare al proprio funerale ci si mette l’abito migliore. In realtà io vorrei essere un povero narratore. Un affabulatore. Mi diverto a lasciar andare la mia fantasia. Decisamente. Diversamente mi sento limitato. Prigioniero. Ma spesso ho dovuto spiegare che non parlo di me. Che non sono donna. Che non faccio il cosmonauta o il camionista. Non addomestico nessun tipo di fiere, nemmeno donne. Che non assalto la gente di notte per le strade buie. Che non canto con la voce di un angelo o di un tacchino. Insomma che non so fare altro che liberare quella mia immaginazione. Cercare di vestirla di parole, la mia fantasia. Così nascono avventure non mie. Magari non è che a me le cose non succedano. Essendo un vivente mi capita di vivere. E vegetare non mi sconfinferla per nulla. E inoltre sono curioso. Non in modo ossessivo. Nemmeno molto. Sono solo affascinato dalle vita e dalle persone. Le osservo. Così mi può essere capitato, di tanto in tanto, qualcosa degno di nota. Che può avere delle similitudini con un’avventura. A dire il vero se mi guardo indietro mi annoio da solo. Poche storie d’amore, cioè di donne. Grazie alla mia timidezza. Che sfiorava la imbranataggine. O ci giungeva. A un ansito romantico esageratamente presente. Grazie un cazzo! Pochi viaggi. Sono un pigro sedentario. In fondo poche emozioni. E’ solo che mi sembra tutto poco.
Persino pochi dolori. Anche in quello ho usato parsimonia. Poi mi affiorano episodi e sensazioni. Mi rendo conto di essere cresciuto. Persino di aver vissuto. E che quel ragazzo timido e introverso, lunatico, irascibile, che giocava con le ombre e litigava anche con gli orchi, quel ragazzino più che un uomo è ormai un vecchio. E non sono cresciuto affatto. E al mattino passo in rivista i piccoli acciacchi che mancano all’appello. Gli altri son sempre presenti. Mi ricordo che non ho appuntamenti. Devo pensarci a sporcare la mia agenda di qualcosa. Ma continua a non piacermi raccontarmi di me. Sono cose che già so. Mi sembrano misere e stupide. Ma Lei è curiosa. E’ golosa di me. E Lei mi aspetta sul cuscino ogni mattina. Ha un bel sorriso, Lei. E quel sorriso è disarmante. Oggi è radiosa perché ha ritrovato una foto di quando ero ancora un ragazzo. Una foto che non è mai stata scattata. Che non esisteva. Che non posso mostrare. E Lei l’ha trovata. Misteri della vita. Mi chiede che le racconti ancora. Si accontenterebbe di una favola. Quale donna non ama lasciarsi cullare dalla voce del proprio uomo? E sentirsi raccontare una favola; ma una vera favola? Guardo l’ora ed è già ora di alzarsi. Perché proprio me? Lei lo sa. Lei è la mia piccola inarrestabile vanità. E pensare che l’avevo riposta tra le cose da gettare.

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