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Posts Tagged ‘Di Pietro’

Io faccio una politica di sinistra

Che altro dire?

Ferrero (il mezzo segretario), Uoltere (la mezza sega), persino Di Pietro (che proprio di sinistra non sarebbe) erano preoccupati per la mancanza di alternativa a questa politica. Finalmente il governo avrà una opposizione e stanco di aspettare se la farà da solo.

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Logo del Partito Socialista Europeoscacchiera con scacchiPadova, Sheraton Hotel. Congresso regionale del Partito Socialista. Martino non ne sa di congressi. Gli ho spiegato che si fanno nei corridoi, ma beato iddio, nei corridoi dove si parla e si ascolta. Lui si trova continuamente solo e nel posto sbagliato, con la preoccupazione di scansare il barman che cerca l’ordinazione.

Nessuno se ne va o almeno i primi disertori, che cedono alla stanchezza, son pochi e lo fanno alla chetichella. Si! se ne andranno a poco a poco in sordina. Attaccano i piccoli notabili dalle rovinose rovine dei piccoli comuni. Gente senza arte ne parte. Quasi tutti col compitino scritto. Qualcuno se lo deve esser fatto scrivere dal fratello maggiore, sopravissuto all’ultima guerra, probabilmente invalido in casa. Qualcuno si spinge fino a partire dall’ottocento per sostenere… nemmeno lui sa cosa. Forse un sopravissuto orgoglio. Eppure tutti sono d’accordo con tutti; naturalmente prima dei distinguo. E’ palese che sui circa cento presenti le tesi non sono tre ma almeno, a farla breve, un centinaio.

Tutti vogliono parlare per poter un indomani, vedi mai, dire che loro c’erano. E tutti vogliono splafonare il tempo loro concesso. E’ una sorta di gara a chi cede dopo. I restanti entrano ed escono distratti. Ognuno ha a disposizione almeno cinque “concludendo“. Uno la racconta alla sua donna imperterrito per conto suo e non è certo di politica che stanno parlando tanto fittamente, il suo chiacchiericcio fastidioso è veloce quanto una mitraglia. Si giustifica che è un pacifista. A me sembrava solo un maleducato.

Qualcuno stigmatizza sulle campagne fatte. Per esempio… sul culo della D’Abbraccio, pseudonimo di Emilia Cucciniello [vedi manifesto], per i muri di Roma. Comincio a capire il richiamo d’apertura alla famosa senatrice. Infondo è la senatrice che ha “mandato per strada” la povera “attrice”. Le ha letteralmente chiuso il posto di lavoro. Si! non è stata una scelta felice. Non chiedetemi quale. Non saprei che dire. Ho una scusa pronta: mica sono socialista. Forse si sottende che mica si possono mandare, allo stesso modo, a lavorare i tromboni. Un po’ per il mondo del lavoro, un po’… insomma non l’hanno mai fatto. Sarebbe una crudeltà bella e buona. E poi è storia che le seconde linee sono peggio delle prime. Comunque lunga vita al culo della compagna D’Abbraccio.

Nel Grande Nulla qualcuno canta le esequie degli altri morti; qualcuno spiega che il partito che si deve andare a costruire è il Partito Liberale anche se potrebbero continuare a chiamarlo Partito Socialista; qualcun altro spiega che il Partito Socialista è sempre stato un po’ di sinistra e un poco di destra e per il resto, di quel che rimane, anche un poco di centro; qualcuno precisa che l’opportunismo è una spazio politico reale; qualcuno teme da Brunetta che si possa assimilare qualche presente ai fannulloni del pubblico impiego, sarebbe ingiusto perché, pur non avendo mai fatto un cazzo, loro fanno danni e la chiamano politica; qualcuno sospetta che ci si dovrebbe occupare dei problemi reali del paese; un medico spiega varie volte d’essere medico, di non aver mai fatto politica e d’essere imbarazzato a parlare davanti a De Michelis, vorrebbe soffermarsi anche sulla malasanità e allora ci legge un estratto da un articolo di giornale, forse Repubblica o forse La Padania, non lo precisa, e, a parte errori dovuti all’emozione, la cosa (e la parte) non risulta chiara.

Ci prendiamo una pausa, anche a rate il troppo è troppo. Si siede al nostro tavolo quel tale innominabile, per la privacy e per risparmiarmi ritorsioni, che per cognome si chiama proprio come quel legno duro e scuro, e pregiato, il legno, usato in ebanisteria. La sua pelle ha lo stesso colore del legno. La sua testa la stessa consistenza del legno. E’ quello che ha definito il compagno Turati uomo di destra. Vorrei alzarmi per andare a prendere un cinar, visti i prezzi non mi resta che cercare il bagno anche se non mi scappa. Lì, in bagno, si fa in fretta perché non arriva l’aria condizionata. Non so perché ma il pranzo mi sta ancora sullo stomaco ed è in numerosa compagnia.

La mozione UNO, che vorrebbe proprio, unitariamente, sostenere il compagno Nencini, decide rammaricata di non poter votare perché in provincia di Treviso i lavori congressuali non sono andati in modo adamantino. Sembra siano stati invitati solo quelli della TRE o almeno tutti o parte della UNO sono stati invitati solo a congresso concluso. I sostenitori escono dalla sala. In realtà mi alzo, io che centro come i cavoli, assieme a Martino. Così siamo in tre con Cresco. Non mi guardo indietro per paura di essere seguito.

Forse è meglio che non mi sia preso appunti, almeno la memoria dimentica qualcosa e sa essere meno cruda. L’ultima volta hanno anche fatto l’appello. Forse ce ne siamo andati prima. Anche solo assistere alla politica è una gran fatica. Difficile resistere fino in fondo. Non ho nemmeno avuto il tempo di leggere il giornale. Magari fuori, in qualche parte d’Italia, è successo qualcosa.

Rino Gaetano: Nontereggae più [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/NuntereggaePiu.mp3”%5D

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Logo del Congressoscacchiera con scacchiPadova, Sheraton Hotel. Congresso regionale del Partito Socialista.

Si aprono le danze. Sale sul “pulpitoCrema, un altro che le cose mica se le lascia dire. Come tutti è per un rinnovamento che faccia emergere una nuova e giovane generazione, tranquillizzato che la cosa è di per sé impossibile. Basta infatti un occhio alla sala per capire che può dormire sonno tranquilli almeno per il prossimo ventennio. Naturalmente come gli altri tromboni è della tre. Mi ricorda qualcosa che diceva all’incirca “rinnovamento nella continuità“. Anche lui se la prende con tutti ma difende anche tutti, compreso De Michelis, non vorrebbe mai se la fosse presa. E poi così lo lascia libero di non rispondere alla provocazione di Cresco che, da parte sua, l’aveva coinvolto.

Segue, alla faccia degli assenti (ma si sono già sistemati, loro), Vazzoler, l’ultimo dei cosiddetti grandi cioè il penultimo dei notabili (nel caso del grande cardinale anche nottambuli). Qualcosa non torna forse perché lui non lo sa. Infatti nel caso Vazzoler c’è una complicanza, oltre a non aver da dire non sa come dirlo. E’ una concessione democratica la sua appartenenza ai grandi. A chi non lo conoscesse sembrerebbe già giunta l’ora dei mediocri, dei dilettanti. Il nuovo? ma forse è il momento giusto. Fa da apripista. Subito dopo parlerà il sultano così si noterà meglio la qualità.

Infatti si alza, atteso, l’ex ministro (avete letto bene) De Michelis. E’ proprio vero che i principi curano poco la parrucca e sotto non lavano i capelli. Qualcuno osserva che pare invecchiato. A me non pare. Certo non ringiovanito. Lui non è uomo da rinnegare e per questo non lo sa, conferma tutto, compreso l’orgoglio di essere sempre stato socialista, a qualsiasi tavolo si sia seduto a cena. Si sente subito il politico che parla il linguaggio alto della politica. Non dice nulla ma lo dice bene, in modo forbito. Con i verbi e gli articoli al loro posto. Senza bisogno di suggerimenti. Non fosse per il cosa il come desterebbe tutta la mia meraviglia. Emulo di una famosa scuola di tessitori prosodianti bizantini dice tutto e tutto il contrario. Lui i grandi democristiani li ha conosciuti dal vero, mica ciccioli. Dove vuole andare a parare? Intesse la sua fitta trama. E’ d’accordo perfettamente su tutto con quanto sostenuto dal compagno Nencini. Quando avrà finito avrà dimostrato che quel Nencini ha detto solo una sfilza di cavolate che non portano da nessuna parte. Lo avrà letteralmente smontato.

Lui, il cardinale veneto, apre a qualsiasi ipotesi e non ne chiude nessuna. Fermo restando strenuo assertore della mozione TRE, si tratta del posto di lavoro mica di carabattole, non abbraccia nessuna tesi per poter sposare quella opportuna al momento opportuno. Le sue parole corrono veloci ma chete e si muovono troppo alte per i buzzurri. S’è lasciato però scappare che gli ex socialisti sono proprio ex (forse quasi senza ritorno ne clemenza per loro), ma infondo, come Brunetta, hanno conservato un comune sentire. Per tutti ci sarà un tentativo flebile di applauso, in questo caso è leggermente più convinto, i fannulloni hanno più nemici che voglia di riposare. Infondo e facile colpire un bersaglio fermo, anche se a salve; è sempre più semplice centrare un nemico esposto, ferito. Quando ha finito di parlare si capisce che il congresso sarebbe terminato e che nulla può essere cambiato, non senza la sua benedizione. Si controlla prima di quanto mi aspetti e non pronuncia l’attesa benedizione: “la messa è finita, andate in pace“.

Se non è stata tutta colpa di Boselli¹, certo Angius dev’essere uno che per portare sfiga ne porta a cariolate.

Xe caldo, xe umido, par de sofegar / e semo più in merda de sedese ani fa“².

Alberto D’Amico: Cavarte dal fredo³ [Audio http://se.mario2.googlepages.com/CavarteDalFredo.mp3%5D

Qualora, in Explorer, il suono della canzone risulti distorto potrà essere ascoltata solo attraverso il lettore residente nel Vs. PC cliccando in questo link: Cavarte dal fredo

[CONTINUA E FINISCE (non se ne poteva più) DOMANI]


1] Chi dovesse incontrarlo è pregato di ricordarsi che i Socialisti non sono giustizialisti (o si?).

2] Quando son stati beccati tutti con le mani nella marmellata.

3] Spero che il mio dialetto non renda troppo difficile seguire il testo della canzone.

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scacchiera con scacchiPadova, Sheraton Hotel. Congresso regionale del Partito Socialista. I lavori si dovrebbero aprire con la proiezione di un documentario sulla senatrice Merlin Lina. Protesta in sala, quasi una rivolta, “l’abbiamo già visto“. Poco male, si prosegue con la curatrice del filmato, una donna con una grande cesta di boccoli in testa, che ricorda la figura della senatrice Merlin Lina (quella che ha chiuso le case chiuse) mentre scorrono le immagine mute. C’è un giovane in sala e solo disinteresse. Martino osserva che “era una belladonna” e subito sullo schermo si salta di una ventina d’anni e quella è già vecchia. Le immagini scorrono mute e vedono più la curatrice, con il suo gran turbante di riccioli scuri, mentre parla dal vero, che la stessa senatrice Merlin Lina, oggetto del (fortunatamente) breve cortometraggio.

Foto di Riccardo Nencini

Poi… è lo stesso Nencini, che di nome dovrebbe fare Riccardo, anzi lo fa per certo, a presentare, per primo, la sua mozione TRE. In realtà, con quel nome, più che ricordare uno dei grandi, assomiglia ad un addetto alle onoranze funebri (forse è stato scelto proprio per questo). In verità, con calma pacata, lui traccia un profilo anche chiaro del Partito che si aspetta, e pone molti paletti; forse fin troppi. Nessun dialogo con una sinistra massimalista e antagonista, insomma con il vecchio Arcobaleno. Nessun dialogo possibile con il giustizialismo dei DiPietristi. Con il PD invece si può e si deve parlare e solo con quello. Quelli (il PD) stanno già a mangiarsi le unghie sui loro errori. Probabilmente dopo la presentazione, se non sono schiattati dalla grande emozione, staranno a toccarsi le balle.

Per la UNO prende la parola Angelo Cresco con la sua aria da tribuno e il verbo enfatico. Arringa la platea e ricorda gli errori e c’è n’ha per tutti, compresi i presenti, con una chiara dedica a De Michelis, ma si sa che tra loro non è mai corso buon sangue. Quello scorso, di sangue, deve essere stato di semplici compagni di base perché alla fine, si sa, certuni trovano sempre da sedere. Inveisce contro il vecchio e contro i tromboni (o trombati che dir si voglia) e conclude affermando che la sua idea del Partito è del tutto diversa o quasi, ma, in nome dell’unità, non avendo la sua mozione un candidato, appoggia la candidatura Nencini. Questo permette anche a Martino di scoprire chi candida.

Poi è la volta di uno della mozione DUE (ricordate? quella delle mutandine) cioè di un nessuno. Un povero diavolo, pieno di ciccia sudata che gli trabocca dalla camicia (nera). Si scusa poiché chi doveva sostenere il progetto politico ha avuto il gusto (come altri scherzosi) di nemmeno presentarsi, e così l’hanno raccattato all’ultimo. Naturalmente ci tiene a stare sul vago o cerca di farlo. Non è aduso a parlare davanti ad una platea, ma almeno ha una cosa da dire e un candidato alternativo e concordato (che sono la stessa cosa): Pia Locatelli [mestiere donna].

Dimenticavo che una delle loro parole d’ordine è: “Per una linea politica autonomista e corsara” (e questa m’è piaciuta e non è nemmeno farina del mio sacco).

Giorgio Gaber: La nave [Audio http://se.mario2.googlepages.com/Lanave.mp3%5D

N.B. in realtà qualcuno che cerca a sinistra un posto per la sinistra c’è anche da noi. Un esempio.

[CONTINUA DOMANI] Per gli altri un consiglio: andate al mare o dove volete, ma non con questa nave.

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Mutandine appesa al filoQuesto governo ha ottenuto la maggioranza.
Questo governo ha fatto delle promesse (e questo è un governo che mantiene le promesse).
Questo governo schiera l’esercito davanti alle immondizie.
Questo governo perseguita i fannulloni del pubblico impiego.
Questo governo è contro l’indulto.
Questo governo adotta misure drastiche sulla sicurezza (vedi le impronte ai rom).
Questo governo cancella di fatto alcuni reati tra i quali:

  • aborto clandestino
  • abuso d’ufficio
  • adulterazione di sostanze alimentari
  • associazione per delinquere
  • bancarotta fraudolenta
  • calunnia
  • circonvenzione di incapace
  • corruzione
  • corruzione giudiziaria
  • detenzione di documenti falsi per l’espatrio
  • detenzione di materiale pedo-pornografico
  • estorsione
  • falsificazione di documenti pubblici
  • frodi fiscali
  • furto con strappo
  • furto in appartamento
  • immigrazione clandestina
  • incendio e incendio boschivo
  • intercettazioni illecite
  • maltrattamenti in famiglia
  • molestie
  • omicidio colposo per colpa medica
  • omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata
  • peculato
  • porto e detenzione di armi anche clandestine
  • rapina
  • reati informatici
  • ricettazione
  • rivelazioni di segreti d’ufficio
  • sequestro di persona
  • sfruttamento della prostituzione
  • somministrazione di reati pericolosi
  • stupro e violenza sessuale
  • traffico di rifiuti
  • truffa alla Comunità Europea
  • usura
  • vendita di prodotti con marchi contraffatti
  • violenza privata

Sicuramente è Di Pietro e l’opposizione a mentire o possiamo sempre dire: “Non lo sapevamo“.

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 Invito al tesseramento

scacchiera con scacchiPadova, Sheraton Hotel. Congresso regionale del partito che non c’è cioè dei socialisti: sarà solo Partito Socialista (e basta). Come dicono loro, mica cazzi, “Il presente e il futuro“.
Ora si fa sul serio, ora entrano in campo i pezzi da novanta; ora le cose bisogna chiamarle col loro nome. Penultima tappa. Poi si scala il Gavia e si va a Montecatini. Lì c’è l’arrivo del tour. Lì nascerà (veramente dovrebbe nascere, rinascere, rifondarsi; fate voi) finalmente il Partito. Qui c’è la crema della crema della regione compreso il compagno Crema; ma questa storia ve la dovrò raccontare a rate perché è di troppa fatica persino a leggerla.
Non esiste nessuna alternativa: o qui o l’ignoranza. Non ne troverete resoconto da nessun’altra parte vista la completa assenza della stampa. Lo so che ne fareste anche a meno ma a me va di condividere le disgrazie. Quando si legge un brutto libro, o si vede un brutto film, è buona norma consigliarlo per non sentirsi l’unico imbecille.
Così mi presento impresentabile, come appena tornato dalla spiaggia, calzoncini e maglietta. In realtà ho rinunciato alla spiaggia, nell’afa, per accompagnare Martino e farlo sentire meno solo. Capisco subito d’essere fuori posto perché ci portano il conto. Non pagano i socialisti? I tempi devono essere cambiati. Si fa alla “romana” e ci mettono in conto l’acqua come champagne.
Arriva il segretario in pectore. Ha già vinto. Chissà se avrà fiato fino a Montecatini. Entra, Nencini, passato da ciclista o forse, a vederlo, questo è un altro Nencini, non ha il torace dell’atleta. Entra accompagnato da De Michelis (nei panni del cardinale Mazzarino) e si capisce subito, basta uno sguardo anche distratto, che il nuovo futuro segretario, Nencini, è un gregario. E’ De Michelis che dispensa le benedizioni. E’ a lui che tutti si fanno torno per baciare l’anello. Zazà è tra i primi a vederlo e a correre; quello fatica visibilmente a ricordarsene (se c’è da ricordare) ma lo saluta benevolmente e democraticamente: “Ciao caro“! Probabilmente, anzi sicuramente dagli occhi trigliati, si sta chiedendo “Chi cazzo è“?
Purtroppo ho due limiti: il vizio dell’iconoclastia e il non aver mai imparato a genuflettermi. Si arriva così, come detto altrove, con tre tesi TRE. La terza, che è maggioritaria, s’è già divisa.

Le altre, come da copione, lo faranno durante il Congresso. Naturalmente tutti si rammaricheranno, in vario modo, della cocente disfatta elettorale e si richiameranno alla grande tradizione (sempre come da copione).

Ancora tutti sanno che la terza, quella che raccoglie quasi tutti i vecchi tromboni (o forse trombati), ha già vinto; comunque sostanzialmente le tesi o mozioni o atti o correnti o ipotesi sono le seguenti:

  1. PROGETTO E RICAMBIO¹: per un Partito Socialista a sinistra ma in maniera autonoma per concorrere alla rinascita dell’idea socialista e alla rivincita della sinistra; unico riferimento il PSE (che, a scanso equivoci, si deve intendere Partito Socialista Europeo).
  2. PRIMA LA POLITICA: Partito socialista a sinistra ma in maniera autonoma aperto a qualsiasi alleanza di sinistra per concorrere alla rinascita dell’idea socialista e alla rivincita della sinistra; unico riferimento il PSE.
  3. UN NUOVO INIZIO PER IL PARTITO SOCIALISTA²: Partito socialista a sinistra per concorrere alla rinascita dell’idea socialista e alla rivincita della sinistra in un dialogo stretto con il PD (senza L; questa m’è piaciuta anche se l’ho letta altrove. Non è farina del mio sacco); unico riferimento il PSE.

La differenza tra le mozioni dovrebbe essere a conoscenza di tutti, ma tutti aspettano di sentirsela dire o meglio mentire, perché nessuno è deciso, e così coglione, di dire nulla più di niente. Del domani non v’è mai certezza. Forse è una mia impressione ma più che entusiasti mi sembrano guardinghi. Vigilano sul proprio portafoglio (beninteso di voti) .
Coraggio, si va ad incominciare.
Gianfranco Mafredi: Zombie di tutto il mondo unitevi [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Zombie.mp3”%5D [CONTINUA]
Qualora, in Explorer, il suono della canzone risulti distorto potrà essere ascoltata solo attraverso il lettore residente nel Vs. PC cliccando in questo link: Zombie di tutto il mondo unitevi


1] Presentata da UIAS (Unità, Identità, Autonomia e Sinistra Socialista, lo so che mancherebbe una eSse ma chiedetelo a loro). Vorrebbero ricambiare tutti tranne quelli che ci sono già.

2] Avendo meno sostenitori allora hanno bilanciato la cosa col nome più lungo e il documento più corposo.

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Scatoletta per preziosi con mattoncino legoAbbiamo (o meglio abbiamo avuto) anche un deputato onorevole a Spinola anzi un sottosegretario. Si sa che onorevole si resta a vita. Di lui non rimane che una gran bella villa. Chissà perché nessuno se la passa meno che bene in quel giro? E naturalmente ha un nome composto. Comunque qualcuno, qui a Spinola, aspetta ancora che parli anche se sembra non abbia da tempo più niente da dire. Naturalmente viene dalla razza padrona. Dall’ultima volta che l’ho visto sono passati nove anni, dieci il prossimo. Perché me ne ricordo? Perché è stata l’occasione buona per far perdere per la prima volta il governo del comune al centro-sinistra e lui ha dato il suo disinteressato contributo. Per il resto quasi passerebbe inosservato. Non ricordo, inoltre, di averlo mai visto prendere il pane o che ne so.
Per il resto è solo gente che ci viene a dormire [Credo che i cittadini di Spinola di debbano definire Spinolotti, forse Spinolenti, ma mica ne sono certo.], e i soliti noti che a essere di una qualche importanza ci credono solo loro. Gente piena di Io: Io di qua, Io di là. Gente che prima che gli altri cerca di convincere sé stessa. Magari con il libro appresso a far vedere che sono anche uomini di pensiero (come Gregory). Avete mai notato come questi uomini di pensiero fumino quasi tutti? Ad essere onesto fumo anch’io ma non sto parlando di me, naturalmente, perché se parlassi di me dovrei annoverarmi tra i più grandi, tra i pensatori, data la assiduità con cui mi rifugio nel mio vizio, il fumo, per altro l’unico.
Tra questi pochi noti o presunti noti possiamo oggi annoverare, nonostante ogni sua possibile ritrosia, certamente anche Galatea (forse l’unica che ne avrebbe titolo e diritto) e quella lingua tagliente della signora Pina, col suo eversivo buonsenso. Infondo chi è stato se non lei, la nostra adorata Galatea, a rendere famoso il sindaco Carlo Taragnin, oltre persino i confini patrii? Ché a conoscerlo mica sembra poi chissà cosa. Un uomo grande e grosso con l’aria da contadino bonaccione. Di quelli che non ti aspetti che alzino la voce ma che lo sanno fare, naturalmente quando son certi di poterlo fare. Quando possono esercitarlo su chi ha meno potere di loro. Normalmente penseresti al sindaco del carnevale ma con i tempi che corrono è proprio il sindaco vero. Naso rosso e pensiero in bilico (forse pensiero è parola un po’ grossa), alle nove di sera è già alticcio dalle dieci del mattino. Il problema si mostra quando non trova chi gli spiega ciò che deve dire. Ma questo ci abbiamo; l’abbiamo voluto e ce lo teniamo. Peccato solo dover essere costretti a cambiarlo.
Ma non sono, loro, i cittadini di Spinola, differenti dai tanti. Infondo non pretendono molto. Vogliono solo qualcuno che si occupi di loro. Che gli dica cosa fare. Che, di tanto in tanto, li sgridi, da buon padre di famiglia. Che gli offra qualche argomento da bar. Che giochi con la viabilità. Noi cittadini etc. … vogliamo un re, un despota non ci basta. Infondo anche noi vogliamo il nostro Unto; noi veneziani diremmo: “onto”; e nemmeno tanto sottovoce.

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scatoletta per preziosi con mattoncino legoNon so se sia mitico ma è nordest. Magari qualcuno può essersi fatto, in rete o in qualsiasi altro luogo, un’idea approssimativa. Meglio essere certi di quello di cui stiamo parlando.
Se si prende in mano una carta geografica dell’Italia guardandola con attenzione… quel piccolo punto che si cerca di cacciare con la mano… beh! quella è Spinola. Una sorta di buco nel culo del mondo. Insomma una cacatina di mosca. Ci dormono ventiseimila persone circa. Ci vivono il dieci percento, sempre circa, a farla grossa. Qualcuno pensa che ne sia il centro, del mondo. Per un Veneziano come me, questo fazzoletto di campagna, terra di contadini e di periferia, la cosa risulta alquanto improbabile. Ma noi siamo genti pazienti e tolleranti. Vivo Spinola come fosse una città ma non riescono a convincermene. Ma ha i suoi lati buoni, Spinola: è una sorta di baluardo rosso circondato dalla marea montante leghista; da bandiere con la foglia di maria e cartelli senza la vocale finale. Una specie di barricata. Tranne che per le amministrative. Qui, questa sinistra dei miracoli, da dieci anni riesce a far eleggere il candidato degli altri; un candidato di centro spurio con arie di destra decisionista e, decisamente, muscolare.
Ora come ora, vedi calendario, si comincia a pensare per le elezioni. Non è mai troppo tardi. Il duemilanove è dietro l’angolo. Comincia… una sorta di effervescenza. Dall’altra parte (con una destra così divisa come non si ricorda nemmeno a sinistra, in Italia, in tutta la storia di tutte le sue numerate repubbliche) cercano di rastrellare consensi dell’ultima ora certi di non avere carte che, al massimo, per perdere senza troppo disonore, certi di essere alla frutta, di aver scontentato tutti, di aver varcato il confine della disperazione.
Invece dall’altra parte (la mia) non va poi bene come si potrebbe pensare. A sinistra non si sa come portare a casa, e tradurre in governo, il proprio serbatoio di voti. Si guarda increduli ai consensi come non fossero storici e veri. Si diffida su tutto. Naturalmente non si parla ne di programma ne tanto meno di candidato. C’è una corsa alla fuga. Lo slogan più diffuso è: “Ma non scherziamo”.
Mi sorge il sospetto che dal PD all’estrema, Dipietristi compresi, si sia tentati da nuove strategie. Elenco le due che a mio avviso paiono, al momento, le più probabili:

  • Campagna conservativa che potrebbe consistere nel presentare il candidato dopo la tornata elettorale. Questo non permetterebbe di vincere, può farlo solo chi partecipa, ma permetterebbe si scegliere la persona giusta al momento meno rischioso.
  • Campagna innovativa che potrebbe rivelarsi non priva di soddisfazioni e vedrebbe la candidatura dello stesso candidato del centro destra così, sia che si perda e sia che si vinca, lo si fa in buona compagnia.

Cercherò di tenervi aggiornati se si presenteranno delle novità. Infondo anche la politica ha le sue regole, cioè le sue tegole, ma sembra che la parola d’ordine: “queste elezioni non san da fare” abbia mostrato di non essere compresa e percorribile.

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