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Posts Tagged ‘dimissioni’

Nel corpo di un bellissimo commento di un’amica, Francesca, ad un mio post sulla manifestazione “Se non ora quando?” Lei acclude e mi dedica un racconto scritto da un suo amico. Spero che nessuno dei due se la prenda se, data la bellezza dello scritto, dedico lo stesso a tutti i miei pochi lettori e lo trasformo in un post. La foto a corredo è stata scattata durante la minifestazione da Marzia Dal Gesso.

Ragazze durante la manifestazione del 13 febbraio 2011 in Campo Santa MargheritaPrigionieri della verità
Ci sono brani della letteratura, versi di una poesia, che ti conquistano al primo sguardo. Quelli che, quando li leggi per la prima volta, fanno affiorare dentro di te un desiderio irrequieto, che hai la necessità di colmare con tutte le tue forze, prima che ti imprima dentro la sua immagine. È difficile liberarsi, da quell’immagine. Succede tutto in un istante, appena gli occhi si posano su quelle parole così vive, che scuotono nel profondo la nostra coscienza addormentata. Ci rendiamo conto che forse siamo diversi da come vorremmo essere, che il mondo sta girando nel verso sbagliato, che siamo spettatori del nostro tempo e non protagonisti. Ed è strano, capirlo così: con la bocca spalancata, le pupille inchiodate su quelle righe, lo sguardo oltre i confini dell’universo, e il nostro corpo che resta lì, scosso da un lieve tremore che corre lungo la schiena curva. Non siamo abituati, a uno spettacolo di consapevolezza come questo. Ci hanno insegnato che la vita è una prova difficile dalla quale dobbiamo uscire vincitori. Ci hanno spiegato l’idioma della realizzazione, precisando come dobbiamo comportarci quando chi ci sta intorno corre più di noi. Ci hanno ripetuto il decalogo del successo, instillando nelle nostre abitudini la condotta del consumo, della fretta, della semplificazione. Ma dico, chi si crede di essere questo autore morto cento anni fa, per catapultarsi nella mia vita senza permesso, entrare nella mia quotidianità sfondando il muro di sicurezza che mi sono costruito con fatica, e sconquassare con fragore ogni mio progetto? Eppure, senza preavviso, un giorno succede. E la cosa migliore, in tutto questo, è che sei tu, a volerlo. Perché per quanto sei stato allenato a fingere che vada tutto bene, ti addormenti con un’ansia leggera nel cuore, scosso da quello che ti succede intorno. Perché ogni gesto quotidiano che svolgevi con diligenza portava nascosto un sogno mascherato. E allora basta poco, a volte: un sorriso, le parole di un libro, un quadro, una manifestazione di piazza, un amore. E tutto quello che come una tempesta ci turba l’animo, ci squassa, ci scrolla, ci sbatte addosso la verità che teniamo celata, esce di colpo allo scoperto. Non possiamo più fuggire davanti a noi stessi, siamo diventati prigionieri della verità. È un momento commovente, quello in cui una persona sceglie di salpare dalla riva salda delle sue certezze per abbandonarsi alla corrente dell’ignoto, verso il racconto tutto da scrivere di una nuova consapevolezza. E un istante dopo, come prima naturale reazione a questa inaspettata epifania, dobbiamo condividere con chi ci sta intorno la nostra rinnovata passione. In quei momenti intravedo una piccola speranza per questo mondo assurdo che corre a capo chino verso un futuro insostenibile: percepisco la rabbia, la passione, la frenesia di chi si è accorto che può fare la differenza e non sa più temporeggiare. Il sipario si è alzato, non c’è più tempo per le scuse: sta a noi prendere in mano il nostro destino e diventarne i timonieri senza rimorsi. Contro vento, contro corrente, testa alta senza paura, all’arrembaggio di una nuova avventura.
Maggioni Marco

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Se l’altra metà del cielo scende in Piazza.
Campo Santa Margherita a Venezia: folla per "Se non ora quando?"Piazza santa Margherita a Venezia. Piazza del Popolo a Roma. Piazza Castello a Milano. Piazza Maggiore e Piazza XX settembre a Bologna. Piazza della Repubblica a Firenze. A Torino piazza San Carlo. Piazza Unità d’Italia a Trieste. Piazza Caricamento a Genova. Piazza Dei signori a Padova. Piazza del Popolo, mai nome e risuonato più opportuno, a Pesaro. Piazza Dante a Napoli. Piazza Verdi a Palermo. E ancora alla basilica del Sacro Cuore, in cima a Montmartre, a Parigi. E poi a Londra. Fino a Tokio. Ma a ricordarle tutte non c’è tempo bastante. Mi scuso solo con quelle rimaste fuori.
Ho sentito tante storie, ognuna con le sue ragione. Alcune sono state lette da quel palco di Roma. Altre erano solo nella folla, nel vociare, in quel popolo. Confuso? non credo. Ho ascoltato le opinioni del prima e del dopo. Cercando di portare quasi lo stesso rispetto per tutte. Cercando di capire. In quelle contro e in qualcuna pro m’è sembrato di trovare molta grossolanità. Ben oltre le posizioni espresse. Certo non sono qui per spiegare, non ho tanta presunzione. Le trovo grossolane anche perché ho visto la passione che ha messo Lei. che l’ha spinta in quella Piazza (come molte altre). La stessa passione e le stesse ragioni che la spingono da allora. E allora nessuno sapeva nemmeno chi era questo premier. Probabilmente cantava ancora nelle navi da crociera.
Di piazze ne ho viste tante. Circa cinquant’anni. Credo di esserci andato una prima volta con una candela in mano credendo di salvare una vita. E nemmeno era una piazza, né un campo, era solo un campiello. E’ stato quello l’inizio. Era solo il 1960. Non è passato troppo tempo. Sono io ad essere vecchio. E ho visto piazze festose e piazze tristi e piazze di lotta. Le provocazioni e le rabbie. Il Vietnam, il Che, il Chile e Salvador. Le stragi nere e quelle cosiddette rosse. Gli anni di piombo. La strategia della tensione. Tutta una collana di romanzi criminale, visto che è di moda. E non sarebbe servito andare al cinema per vedere i noir americani. Alcune le ho raggiunte a piedi, più spesso con lunghi viaggi in treno; col vino e le cibarie, con le nostre canzoni. Non ne vedrò mai abbastanza. Sempre le emozioni. Immense stavolta. Sono le mie Piazze del mio Mondo. Di un Mondo ancora possibile. E’ bello vederle affollate.
E c’erano quelle della CGIL, ma non credo sia un partito. E mille cartelli e striscioni. Sciarpe bianche, come chiesto, come Ross, e fiocchi rosa. Nessuna bandiera, tranne quella dell’ANPI. Anche questa non la credo partito. Non erano tutte di una parte, questo è certo. E nemmeno erano tutte quelle di quella parte. Certo erano tante. Tantissime. Da sembrare tutte. Un mondo diverso. Allegro. Colorato. Anche arrabbiato. Erano semplicemente donne (sono belle le nostre donne). E le poche “forze dell’ordine”, in assetto antisommossa, apparivano anacronistiche. Sembravano figure di una farsa. Devono aver provato vergogna ché son sparite subito dentro un portone. Non era una Piazza contro. Non come si vuol far credere. Non era contro altre donne. Non per una morale contra un’altra morale. Per una etica e contro una diversa etica. Bello il cartello “Non buone né cattive ma solo donne”. Era a favore. A favore di una cosa soprattutto: LA DIGNITA’. Certo un po’ anche contro Berlusconi. Non è questo il tema che mi interessa; che mi prefiggo. E di questo lascerei parlare eventualmente Lei. Certo contro i fascismi. Ma questo non è ancora un paese antifascista? La Piazza lo era. Sicuramente contro questa politica. In realtà semplicemente alternativa.
C’era un cartello giallo con una scritta nera diceva “Addio Bocca di rosa con te se ne parte la primavera”. Le mie ragioni contano poco. Sono andato anche e soprattutto perché credo che l’alternativa debba ritrovare la Piazza. Perché credo che dovremmo ritrovare luoghi e parole d’ordine che credevamo ormai nostro patrimonio. Ripercorrere quelle strade. Quelle esperienze. Richiamarle a nuova vita. Denudare le nostre facce. Metterle assieme. Certo sono andato con la donna che amo. Una donna che ammiro. Che rispetto. Con cui condivido molto se non tutto. Anche naturalmente l’amore. E persino una sottile ironia a volte necessaria per parlare delle cose e soprattutto di noi. Certo mica eravamo da soli già prima di arrivare in quella piazza. C’era anche la strega perché le nuove streghe sembrano tornate. Ricordo anche quegli anni. Insomma: “tremate perché si sono incazzate”.
Non ho mai dubitato che ci potranno salvare solo le donne. Ma non è solo di questo che questa m’è sembrata la più bella. Certo anche di questo. Al di là dei bizantinismi. In realtà questo premier ha contro la Piazza. Altrove ci sarebbe di che rinunciare. In realtà non ha nemmeno una vera maggioranza. Non nel paese. Non ha più alcun mandato derivato dal voto. Come dice lui “dal voto sovrano”. In realtà è sovrano il voto, non lui. Comunque son stanco di Piazze tristi. La mia canzone ne ricorda una delle tante. Vorrei poterla scordare. Scordare non è tra le mie qualità la più frequentate. Nemmeno sarebbe giusto. Vorrei sempre Piazze così. Quello che mi interessa è che è solo una Piazza contro questa politica. E’ una piazza dentro la crisi della politica. Della politica e del suo modo di organizzarsi. La crisi dei soggetti Partito. Ancora una volta.
Non è una novità. Io la vedo così. Usare vecchi schemi rende grossolana l’analisi. L’analisi di movimenti, e momenti, che nascono spontaneamente e spontaneamente si auto-organizzano. Non riusciamo a capirlo. Non abbiamo chiavi cognitive. Interpretarli, incanalarli sarebbe un primo passo verso un cambiamento. Sarebbe anche probabilmente la loro morte. Certo non hanno ancora saputo esprimere leaders “credibili”, ma credo ci siano cose che accomunano la gente di quel mondo. Cose che sono “senza se e senza ma”. Parole d’ordine. Cominciamo, per esempio, col dire che l’acqua è di tutti. Sarà il petrolio di domani. E’ di tutti. Cominciamo a difendere il mondo che anche quello è di tutti. Parliamo di sviluppo sostenibile e di fonti energetiche alternative. Torniamo a combattere la guerra come mezzo per regolare le controversie territoriali. E gli interessi. E la finanza. Condanniamola come mezzo e punto. Combattiamo qualsiasi forma di discriminazione e di razzismo. Ritroviamo buon senso e dialogo. Etc. Nessun tentennamento. Perché le maggioranze si costruiscono, nel paese. Le alleanze si fanno con le persone. E allora quel mondo sarà sempre lì. Pronto a spendersi. Perché la maggioranza non è nel portafoglio, è ancora nel cuore.¹

Se non ora quando? Adesso.


1] Foto da Facebook dell’amico Paolo Firla.

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