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Posts Tagged ‘dischi’

Il pezzo dei Gong presentato appartiene all’album Camembert Electrique, registrato durante le fasi di luna piena di maggio, giugno e settembre del 1971, album che getta le basi alla successiva trilogia di Radio Gnome Invisible. Anche se da noi non sono conosciuti quanto meriterebbero con le loro sonorità, che spaziano, come nessuno aveva mai fatto prima a questi livelli, tra la psichedelia, il jazz, lo space rock ed il progressive, i Gong scrivono una pagine fondamentale nella storia della musica rock. Dovremmo dire che sono anche loro figli di quella scuola di Canterbury che ha visto tra i più riconosciuti interpreti complessi come i Soft machine e i Caravan, così affollata di grandi talenti che si incroceranno e si ritroveranno spesso. A mio avviso la musica dei Gong è tra le più innovative del periodo e piena di fascino e di ironia. In verità sono sempre stato dell’avviso che i dischi, quelli che venivano definiti come 33giri, soprattutto dalla fine degli anni sessanta, vadano ascoltati nella loro interezza, e non solo perché spesso vengono presentate delle suite o insiemi senza soluzioni di continuità che si definivano allora concept album. Scegliere un brano come significativo è sempre una cosa soggettiva e complicata e crudele ma la rete offre qualità bassa e tempo ristretto; chiede frettolosità. Questo è il motivo per cui ho sempre usato questi posts solo e unicamente come invito all’ascolto. E poi sono nati per regalare alla mia compagna il ricordo di musiche (per lei che così tanto come me ama la musica) che spesso allora non aveva potuto conoscere. Operazione certo resa ancora più difficile perché alcune atmosfere erano strettamente legate a quei momenti. Comunque… a Lei e a tutti quelli che passano BUON ASCOLTO.You can kill my father
You can kill my son
You can kill my children
With a gun…
You can kill my family
My family tree
You can kill my body, baby…
You can kill my body, baby…
But you can’t kill me
My lord, I love you…
My lord, I love you…
Now you’re here…
Then you’re gone…
Night and day…
Right and wrong…
You can do what you want
You can do what you want
You can do what you want
You can do what you want…
I’ll be seein’ you again
I’ll be bein’ you again
I’ll be dreamin’ you again
Again and again and again
I see you sittin’ there on your old back veranda
You got your shady lady and waltzing Matilda
You’re really only me if you’d only remember

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Foto pensierosa di Samuele BersaniLo avevo promesso a Lei e le promesse non sono mai minacce vane. Così, per ricordarLe e ricordare un paio di cantautori relativamente recenti che Le erano sfuggiti, col dubbio che altri della nostra generazione siano stati distratti e se li siano lasciati scappare, posto un’altra delle cose del nostro Samuele Bersani ed esattamente Il mostro. Bersani è un artista che ha saputo ricavarsi un suo spazio di qualità proponendo una musica che solo al primo ascolto sembra spensierata. Perrfarla breve accennerò solo ad alcune cose per rendere omaggio all’autore: Nel 2000 Bersani riceve la Targa Tenco per “L’Oroscopo Speciale” riconosciuto come Miglior Album Dell’Anno. Nel 2003 ottiene ben due targhe Tenco (miglior album dell’anno e miglior canzone con “Cattiva”). Il 21 luglio 2007 Samuele Bersani è stato insignito del premio Amnesty International per il brano “Occhiali rotti”, come miglior canzone riguardante i diritti umani. Per averne più notizie rimando a qui dove potrete trovare una biografia più completa ma comunque non mancano certo informazioni sul cantautore, che ha anche un suo sito ufficiale e una pagina in Wikipedia) e sono facili da reperire in rete. Il brano qui proposto (possiamo mettere solo il link grazie alle nuove scelte in Youtube e di WordPress) è del 1991, anno in cui lo stesso Bersani lo presenta, invitato da Lucio Dalla, durante “Cambio Tour”, dove si esibisce in apertura di ogni concerto. In questo contesto Samuele propone il proprio brano incentrato sul tema dell’incomunicabilità e sulla storia di un mostro peloso a sei zampe, prima inseguito morbosamente da stampa e comunità scientifica e infine ucciso brutalmente.

Ecco spuntare da un mondo lontano l’ultimo mostro peloso e gigante
l’unico esempio rimasto di mostro a sei zampe
Quanto mi piace vederlo passare, cosa farei per poterlo toccare
io cosa farei…
Dicono che sia capace di uccidere un uomo
non per difendersi, solo perché non è buono
Dicono loro che sono scienziati affermati
classe di uomini scelti e di gente sicura
Ma l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura
il mostro ha paura…
E’ alla ricerca di un posto lontano dal male
certo una grotta in un bosco sarebbe ideale
ma l’unico posto tranquillo è quel vecchio cortile
l’unico spazio che c’è per un grande animale
Dicono “Siamo in diretta…” lo scoop è servito
“…questa è la tana del mostro, l’abbiamo seguito”
Dicono loro che sono cronisti d’assalto
classe di uomini scelti di gente sicura
Ma l’unica cosa evidente
l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura
il mostro ha paura…
Basta passare la voce che il mostro è cattivo
poi aspettare un minuto e un esercito arriva
bombe e fucili ci siamo, l’attacco è totale
gruppi speciali circondano il vecchio cortile
Dicono che sono pronti a sparare sul mostro
“Lo prenderemo sia vivo che morto sul posto !”
Dicono loro che sono soldati d’azione
classe di uomini scelti e di gente sicura
ma l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura
il mostro ha paura…
Vorrebbe farsi un letargo e prova a chiudere gli occhi
ma lui sa che il letargo viene solo d’inverno
riapre gli occhi sul mondo, questo mondo di mostri
che hanno solo due zampe ma sono molto più mostri
Gli resta solo una cosa
chiamare il suo mondo lontano
lo fa con tutto il suo fiato, ma sempre più piano…
Vorrei poterlo salvare, portarlo via con un treno
lasciarlo dopo la pioggia, là sotto l’arcobaleno…

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Tecnica mista su cartone telato: informale su variazioni di rossoAnche il ricordo fatica. Un nuovo mondo veniva alla luce e non c’era stato prima. Non c’era mai stato un ragazzo a dar calci a un pallone. I calcinacci li spalavano ancora di saggina. Cos’era la musica allora? quando è nata la musica. Allora era rubare un sogno. Tornavo a casa correndo col disco lucido e nero e lo mettevo nel piatto fino a consumarsi. E il giorno appresso ancora, e aveva colori e sapori nuovi. E imparavo le parole anche quando erano suoni che non conoscevo. Alle mie orecchie cercavo di farli suonare almeno simili. E le cantavo stonato come fossimo in tanti o cantavo Annamaria alla mia malinconia o a lei dopo averla conosciuta. Con quella voce che è rimasta uguale e gl’occhi che invece non sono più gli stessi. E loro parlavano di me e io di loro. E poi la prima autostrada senza riprendere fiato e sempre la mia musica con me a squarciagola. Ma poi entri ed esci dalle stanze e le stanze ti lasciano sempre qualcosa addosso. Ieri sera non era una sera come un’altra e ogni anno voleva raccontarsi. Chiudo le palpebre e torno a rubare o mi lecco le ferite e ho perso il conto. Non ho più quel giradischi ne un giradischi. Non ci sono più i dischi. Rimetto Contessa che l’ho rubata in rete e tutto torna vivo. Alzo il volume. Sarò anche uno stupido. Sarà anche vero che non succede mai due volte, ma quando devo scendere alla stazione di Bologna non riesco a non aver rancore.

Fotografia BN dell'orologio della stazione di Bologna fermo all'ora della stragePaolo Pietrangeli: Contessa

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