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Posts Tagged ‘divisioni’

Le piazze sono vuote. Sarà l’estate. Rimandiamo l’appuntamento a settembre. Forse a ottobre. Meglio. Si sa che ottobre è un mese più propizio. Ce lo insegna la storia. Le scuole sono già iniziate. Abbiamo smaltito la fatica delle ferie e l’euforia della quattordicesima; almeno chi ce l’ha. Ne abbiamo tutti due cose piene. Siamo tutti indignati. Oggi va di moda. Vanno di moda i pantaloni a vita bassa e l’indignazione. Lo fanno anche in Spagna. Perché non dovremmo farlo noi? Ma la Spagna ha il gazpacho e ha avuto il franchismo fino alla morte del caudillo il 19 novembre 1975. Fortuna che il generalissimo è morto così non possiamo chiedere di avere una simile dittatura ornata di garrota prima di scendere in piazza indignandoci. Che poi in quel momento eravamo distratti da una quasi guerra civile. I nostri anni settanta non sono stati certo un esempio di diffusa pace sociale. In realtà loro facevano saltare Carrero Blanco ma da noi hanno trucidato Moro e la sua scorta. Non ci resta che chiedere anche noi di avere almeno il gazpacho, che è solo una zuppa fredda ma è rosso. Ma io ripeto che sarò sempre apartitico ma mai apolitico. E’ un difetto genetico. I termini non sono nemmeno sinonimi. E il qualunquismo non mi interessa, oltre a farmi paura. Non essendoci mai privati di nulla abbiamo avuta anche un Partito qualunquista, non rispondeva alle mie aspettative. Non ho una tessera ma sono sempre stato comunista e non ho intenzioni di dimettermi da me stesso. Eppure ci sono anche altre questioni che con tutta serenità, ed un po’ di ironia, vorrei sottolineare. Preferisco sempre il fare che il dire, ma so che non sempre la storia da appuntamenti. La grande manifestazione delle donne chiamata “Se non ora quando?” a Venezia era apartitica e quasi apolitica. Io c’ero ma c’erano anche quegli indignati che tanto gridano? Dicono di essere milioni, eravamo un po’ meno. Qualcuno ha detto: noi veniamo domani. Abbiamo chiesto le dimissioni del governo, ma forse questo era politicamente scorretto. Comunque i presenti erano tornati al loro fare. A Roma per sostenere la “Freedom Flotilla 2” per gli aiuti a Gaza e il sostegno al popolo palestinese eravamo un po’ meno, io e la mia compagna c’eravamo. E gli altri indignati? Troppo pochi per esserci tutti, eppure anche quelle era una manifestazione apartitica. Tranne che non vogliamo considerare la bandiera della Flotilla o quella palestinese come un simbolo partitico e di appartenenza. Riassumendo e saltando alcuni appuntamenti a Genova per il decimo anniversario dell’omicidio di Carlo Giuliani c’eravamo nella manifestazione “Voi la crisi, noi la speranza”. Non conosco la faccia degli altri indignati ma avrebbero dovuto essere a Roma e la piazza di Roma era vuota. Ora non posso fare la “rivoluzione di professione”. Ho una famiglia e, per fortuna, un lavoro anch’io. Magari alla prossima occasione non riuscirò a scendere in piazza. Per quanto me ne dispiacerà dovrò piegarmi a questa società del profitto. Stiamo parlando di Capitalismo quando non c’è nemmeno più il Tardo capitalismo né il Post-capitalismo ma bensì la Società della finanza. Pertanto sono d’accordo per un azzeramento dell’attuale classe politica ma non in cambio del “Tanto peggio tanto meglio”. Sono contrario persino ad una fusione di attuali segreterie. Sono tutti loro che ci hanno portato fin qui. A questa immane e infame crisi. Se ci penso sono solo per una società più solidale, più veramente democratica; insomma che marcia verso un comunismo. Ma la sinistra, pardon! la vera sinistra, cerca una casa comune. Salvo poi i distinguo pure sulla C maiuscola o minuscola di Comunisti. Io uso la “C” maiuscola come si può notare. E se va bene ci dividiamo sulle virgole, ma riusciamo ancora a dibattere il tema di grande attualità: con Stalin o con Trovskji? Sarebbe un falso storico affermare che Stalin ha dato una gran mano ai franchisti, ai fascisti e ai nazisti a far perdere il fronte popolare nella guerra di Spagna. E’ un falso storico dire che i morti sono vivi. E mi riferisco alle purghe. Ed è una verità dire che forse manca un po’ di disciplina di gruppo. Sogno una sinistra che discuta, senza ammazzarsi. Sogno i distinguo nella gestione dello “stato” non questo frantumarsi prima di combatterlo. Il fatto è che ho un vizio: se proprio debbo farmi male preferisco farmi meno male possibile. Parlerò del mio caso personale. Lo so che non si dovrebbe parlare del personale in politica, ma a volte il personale diventa politico. Soprattutto quand’è di molti. Ho lottato con una giunta di centro-sinistra (si può leggere anche staccando le due parole senza la lineetta) per aprire e difendere un Centro sociale. Una giunta di centro-destra ce l’ha chiuso insieme ad un nido. Per le mie idee politiche, non partitiche, quella giunta ha cercato di togliermi il lavoro, e sono un dipendente pubblico, e mi ha fatto cinque anni di mobbing duro. Onestamente a Mussolini non ho nessun dubbio di preferire Pertini. Onestamente mi fa star male vedere i saluti romani al Campidoglio. Sono Comunista ma prima ancora antifascista. Sarà un limite ma me lo tengo, e con orgoglio. ORA E SEMPRE RESISTENZA.
P.S. e correggerei in ORA E SEMPRE RESISTENZA ATTIVA.Manifestazione: Voi la Crisi, Noi la Speranza - Genova 2001-2011

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A volte ripetersi non è un difetto ma una necessità. Perché il piccolo e nato malfatto? Possiamo dare colpa alla levatrice? Forse che si, forse che no.
L’Italia ha bisogno di un soggetto politico che rappresenti le istanze progressiste, laburiste, socialiste, riformatrici, etc. chiamiamole come si vuole. La catastrofe del governo Prodi crea la necessità della creazione di un soggetto politico che rappresenti le istanze progressiste, laburiste, socialiste, riformatrici, etc. chiamiamole come si vuole e di farlo in tempi bravi. Quello che il paese si aspetta dai tempi tangentopoli Uolter Ueltroni pensa di inventarselo in pochi mesi; la storia, se non da appuntamenti, nemmeno aspetta. Tra il prima e il dopo cosa ci racconta la cronaca? La cronaca racconta di “una metà del paese” (beh! molto quasi, scarseggiante) che sa dire ma non fare. Che critica sprezzante e con argomenti (fumosi) ma che non propone soluzioni. Che cerca di rimuovere i problemi che affiorano sia nella società, che nell’economia, che nella democrazia. Come si diceva una volta: una sinistra che (per vizi congeniti) sa essere solo opposizione (piangina). Cosa ci racconta la “cronaca al passato prossimo” al proposito di come viene concepito il bambino? Non vi è un vero e proprio scioglimento dei due maggiori partner che dovrebbero andare a fondare questo nuovo soggetto politico (magari l’ho già detto). Questo comporta che non si passa attraverso una “assemblea costituente” ma solo ad un “congresso fondativo” (in realtà è una vera e propria fusione a freddo) che cerca di armonizzare inutilmente le varie anime dei due e, soprattutto, le varie strutture. Ne consegue che il dibattito (e i suoi veleni), che non si fa e risolve prima, resta da affrontare. Che quei veleni e contraddizioni e ambiguità e ambizioni fanno parte genetica del nascituro. L’identità e il programma del nuovo “partito” mancano puntualmente. Ma il buon Uolter fa di più: non apre nemmeno un dibattito con le forze più vicine ovvero usa, nei confronti di ex-alleati, due pesi e due misure. Mi sembra emblematico che un partito che entra nella Internazionale Socialista si trovi costretto a doversi definire (le necessità mi sono oscure) non di sinistra, e non cerchi di rappresentare e associare le vere istanze socialiste che (anche se poche e malamente e scarsamente rappresentate) sopravvivono nel paese. Perché poi il paese, e il suo elettorato, dovesse premiare, con la maggioranza, questa alchimia mi risulta oscuro. Perché gli italiani dovessero dare fiducia ad un governo suicidatosi, ugualmente. Il nuovo sembra già vecchio e assomiglia più che ad un partito ad una associazione amicale (usando un termine molto amato da un amico). E’ naturale che perse le elezioni, passato l’estate, mancati vari appuntamenti, non definita ancora una strategia politica e nemmeno un linguaggio, il Partito Democratico è ancora immobilizzato a definire ruoli e a risolvere le divergenze interne. Tutto questo porta ad una deriva continua. Allarmante però è la certezza che è la Politica ad essere in crisi (in una crisi strutturale), non parte o in toto i soggetti politici. Ma questo forse non è, in Italia, un problema dei nostri giorni. Forse è un problema nella nostra storia.

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