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Posts Tagged ‘egoismo’

poesiaMa     uomo
io     lì in fondo
non ho voluto cercare,
scavare;
ho udito fredde campane
e qualche passero,
un paesaggio triste,
ho palpato un fremito – sottile – di rancore
e di paura
e ho temuto di denudare
ciò ch’era più in fondo
troppo     in fondo
ormai da sempre     nascosto, celato
o mai liberato;
nel nuovo verso del TE DEUM.

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poesiaPer essere onesto
io     ti ho cercato     uomo,
ho scavato,     frugato,    sperato;
per essere onesto
io     ti ho creduto      uomo
e t’ho lavato i piedi,
portato in stalla il cavallo,
preparato il pasto
(buono o cattivo non so)
e rimboccate le coltri;
per essere     ancora     onesto
non t’ho trovato     uomo
e non resta ormai che un piccolo angolo
inesplorato, in fondo a me,    dove cercarti.

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Riporto integralmente, non me ne voglia, il post dell’amico di rete Gians, titolato Bersagli, che dedicava a Cuncetta: Ci deve essere un modo per vivere senza recare dolore a nessuno, ne sono certo. Ogni giorno è un continuo calpestio di piedi, facendo finta di non essersene resi conto. A ogni azione, corrisponde una reazione, e in base a questo ci si può rendere conto della propria condotta di vita. Quando le reazioni negative, superano le positive è bene fermarsi e chiedersi se magari si sta sbagliando qualcosa. Ecco ora sono fermo, e penso dovrò restarlo per un pò.
Lui, normalmente, è sempre sintetico nei suoi scritti. Ora ci si può rivolgere a queste parole con ottiche diverse. In realtà nel post si possono riconoscere riferimenti a tutto e soprattutto ad alcuni sentimenti più o meno contigui, nonché al modo in cui guardiamo e ci relazioniamo con gli altri. Il commento sintetico che avevo cercato di mettere in calce voleva soffermarsi su quella parte del rapporto tra persone che riguarda la parola “amore”. In realtà il ragionamento dovrebbe comprendere il percorso “amicizia”, “amore”, “fare all’amore”, traslato attraverso la mediazione del possesso, dove almeno i primi due termini hanno una parte costruttiva comune.
Affermando che nell’uomo vi è una incapacità d’amare il commento, a questo punto, poteva apparire come pessimista. Il mio ragionare non vuole, e non deve, essere una riflessione sulla mia persona o solo su esperienze personali dirette. Io do per scontato che se l’uomo (l’essere umano) cerca una ragione nella vita non la può che trovare nell’inseguire la felicità o, meglio, nel credere di farlo. Questo dovrebbe realizzarsi in quel percorso, appunto, che va dall’amicizia fino all’amore (cioè nelle relazioni), in quel viaggio pieno di sfumature dove i confini possono diventare labili. Ma questo solo se accertiamo che l’uomo è naturalmente un soggetto sociale.
Agli schiavi neri d’America era proibito sposarsi. Si racconta che in alcuni casi l’uomo e la donna dessero una sorta di ufficialità e “sostanza” al loro rapporto, che voleva essere “continuativo”, superando a piedi uniti una scopa posata per terra. Dopo la rivoluzione di ottobre, sulle ipotesi Reichiane, fu abolito il matrimonio. Naturalmente l’esperimento ebbe vita breve e fallì. Due esempi agli antipodi per dire come il matrimonio, ma perché no? qualsiasi forma di rapporto tra persone, sia parte fondante dell’organizzazione del “essere sociale” e della costruzione di una “società”.
Fronte a ciò sta il fatto che l’uomo è essenzialmente egoista e individuo, ovvero che vi è un conflitto tra il suo microcosmo e il macrocosmo, cioè ciò che lo circonda. Il rapporto rende comoda la sua vita, ma all’interno il singolo continua ad inseguire le sue “libertà personali” sulle quali non riesce facilmente a mediare. Ma non voglio andare lontano. Non è nelle mie intenzioni. In un piccolo libro di Roberto Vecchioni (sì! Il cantautore-professore) dal titolo azzeccato e accattivante, “Le parole non le portano le cicogne“, la protagonista si chiede se era più difficile amare o essere amati. La cosa, a mio avviso, peggiore è una terza ipotesi: l’incapacità di amare. A parte questo credo che vi sia abbondante stupidità nell’essere umano visto che, spesso, gli sarebbe più facile raggiungere la felicità personale, e un equilibrio con gli altri, e invece inserisce nei rapporti stupide prove e difficoltà che rendono tali rapporti difficili quando non impossibili, anche quando non si spinge fino a forme parossistiche di “possesso” dell’altro.
Che l’uomo sia sempre più incapace di vivere con gli altri (ma anche con sé stesso) mi sembra sotto l’occhio quotidiano. E’ vero che poi si inserisce una etica forzosa, atta a mediare i rapporti sociali, salvo poi che lo stesso uomo torna bestia al solo mancare la luce elettrica. Evadendo dal rapporto a due vorrei solo concludere queste riflessioni inconcluse ricordando che, quando si parla di pacifismo, spesso ci si scorda che per “costruire” la pace devono essere d’accordo tutti i soggetti interessati, ma per la guerra basta che si decida a farla un semplice e unico pazzo, o politico, tra i soggetti coinvolti.
Quanto sopra non mi impedisce di amare (violentemente) le persone (non solo la donna, come osservavi acutamente tu¹) e, spero, senza eccessivi egoismi.


1] A un mio post Gians osservava come nutrissi un grande amore non per una donna ma per la donna. Naturalmente quell’accenno all’impocrisia nel titolo non è minimamente riferito alle osservazioni dell’amico Gians.

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Mi coinvolge Julia (ma perché mi è così difficile dire no?), a sua volta coinvolta da Efesto, la quale, Efesto, ha già dato tutte le risposte che avrei potuto dare e mi ritrovo a trovarmi¹ d’accordo con lei. Il tema è: tre cose di questa nostra Italietta che riteniamo disgustose, vergognose, che ci fanno venir voglia di urlare il nostro disprezzo e pensare che sarebbe meglio vivere da un’altra parte“. Io non amo le catene e per quanto mi riguarda la cosa finirà qui e, a parte la compagnia che è decisione esclusiva della citata amica Julia cercherò di scrivere qualcosa certo di non riuscire ad essere nemmeno originale. Considero inoltre che in realtà l’osservazione è più mirata sugli italiani che sul paese o meglio è indirizzata sul paese che hanno costruito nel tempo, e soprattutto nel recente, gli abitanti di questo paese.

Cercando di essere sommario Efesto elenca in questo ordine:

  • ipocrisia, assieme a furbizia e paraculismo e una dose di servilismo e creduloneria;
  • insostenibilità di un apparato giudiziario che non consente di ottemperare al problema della giustizia;
  • crisi organica in cui versa oggi l’istruzione.

Julia invece elenca questo ordine: mafia (cioè stato nello stato), corruzione (endemica), burocrazia

  1. Secondo parecchi economisti ci troviamo davanti ad un futuro che vedrà impegnate le grandi economie in una guerra epocale dagli incerti esiti. Soffermandosi sul nostro paese sembra delinearsi non più un Italia a doppia velocità ma due Italie.
  2. L’insicurezza nel futuro che genera la solita lotta tra peones e trasforma un paese che non è mai stato razzista, solo campanilista o antimeridionalista, in un paese non solo razzista ma xenofobo, fomentando l’egoismo anche nei ceti più deboli che difendono persino le loro miserie e le loro precarietà.
  3. Il senso di non appartenenza, già storico, che non permette di percepire in tutto e per tutto un riconoscimento di unità nazionale e di comunità d’intenti.

In realtà sono note improvvisate e buttate lì. Nei prossimi giorni vorrei accennare, se trovo l’occasione, alla guerra del 1993, dichiarata da una potenza non identificata ad uno stato nazionale: l’Italia. La nostra storia è sempre stata costruita tra un attentato e una bomba (o una strage). E’ una ipotesi, ma da quella guerra esce un nuovo paese che è quello che viviamo o che si sta costruendo.

P.S. Marino (che appare fin troppo ed è già tra i miei “favoriti”) mi richiama perché dovrei ricordare anche Lu come iniziatore di questa “catena” (una visita vale la pena). Sia o non sia non costa nulla adempiere anche a questo dovere.


 1] La contorsione lessicale è voluta

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