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Ritratto di Vittorio ArrigoniLibertà subito e libertà sempre. E’ di oggi (in questo caso di ieri) l’attesa notizia che la Freedom Flotilla è “Di nuovo in marcia. Con Vittorio nel cuore”. Io è la mia Compagna, naturalmente con i nostri meravigliosi amici, abbiamo avuto dei giorni febbrili ma densi di soddisfazioni. Abbiamo entrambi cercato di dare testimonianza di quanto stavamo facendo ma forse c’è bisogno, anche per me, di alcuni chiarimenti. Questo Weekend siamo intervenuti all’interno di MestREsiste.

Logo della manifestazione Mestresiste a Forte Marghera (Venezia-Mestre)MestREsiste: Musica, teatro e incontri di Resistenza

La “manifestazione”, al suo secondo anno, in quello spazio “libero enorme” che è Forte Marghera si propone di rilanciare l’idea resistente dell’ANPI attualizzandola e “svecchiandola” con quella parola d’ordine sempre cara e attuale che suona come: ORA E SEMPRE RESISTENZA. I promotori dell’evento sono stati la stessa ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), l’Ass. Luoghi Comuni, l’Ass. ControVento e la Cooperativa Forte Carpenedo Onlus. Attraverso vari punti di incontro e di spettacolo si sono svolte tutta una serie di iniziative a tema sulla resistenza e i 150 anni dell’Italia. Non mi soffermo sul nutrito programma, che comprendeva spettacoli musicali e di recitazione di racconti (con Schegge di liberazione) e vari, perché si può vedere nella pagina Facebook dello stesso evento richiamata anche dal link sul logo. Contemporaneamente, e per tutta la durata dei due giorni, si sono creati dei punti informativi su varie realtà di grande interesse sociale e politico presenti nel territorio come Emergency, Libera (presidio Venezia e terraferma), etc. Noi abbiamo ritenuto opportuno presenziare e presentare in quel contesto, con un banchetto, un nostro nuovo progetto:

Logo dell'evento Restiamo umani, con VikRestiamo umani, con Vik

Abbiamo approntato un punto per la vendita di magliette, bandiere, libri, kefiah, gadget vari, etc. Naturalmente abbiamo provveduto ad issarvi la bandiera palestinese e a spiegare quelle della Flotilla. Senza voler creare un gruppo nuovo, che di gruppi ce ne sono fin troppi, è invece nostra intenzione provare a mettere in essere un presidio locale sulla pace partendo da Gaza e la Palestina come momento di sintesi quanto emblematico, tenendo in vita l’esempio di Vittorio Arrigoni (il pacifista italiano che ha dato la vita per fare da scudo umano a Gaza regalandoci pagine memorabili a testimonianza della grave situazione che vive quel popolo). Vorremmo collegare questo nostro lavoro ai gruppi “seri” che già lavorano sul campo a livello nazionale e internazionale per fare un opera di sostegno e servizio. Noi ci proponiamo di portare avanti una politica di “pacifismo attivo” che si basa su proposte che non sono mai contro ma a sostegno: “mai antisemiti, sempre per una Palestina libera”. Abbiamo anche nell’occasione pensato di presentare delle poesie palestinesi e sul tema della pace. In alcuni casi siamo riusciti ad affiancare poesie sulle stesso tema, una scritta da un poeta ebreo e l’altra da uno palestinese (come in questa nota di esempio) con l’intento di dimostrare come gli uomini, anche i poeti, siano fondamentalmente uguali anche nel pensare. Abbiamo potuto verificare che avvicinando le persone con cortesia e dicendo loro “posso regalarti una poesia?” si venga accolti con garbo e simpatia; nessuno rifiuta l’offerta di una poesia, la poesia è come un fiore. Poi, se si mostravano interessati, li invitavamo ad aderire al nostro appello per creare questo gruppo di lavoro. La fine ci ha visti stanchi ma come detto soddisfatti. Certo non pensavamo di cambiare il mondo. Ci accontentavamo di cambiare un po’ noi e di dare il nostro piccolissimo contributo. Già il fatto di esserci incontrati e aver potuto lavorare assieme era una gratificazione più che sufficiente. Dopo questo attimo di respiro arriverà il tempo delle riflessioni, della valutazione dei pro e dei contro, e degli eventuali altri progetti. Per ora ci godiamo questa breve pausa. In fine, per i più curiosi, qui potete trovare una modesta testimonianza fotografica della nostra presenza.

Una nota di servizio: Per chi volesse contattarci può farlo in Facebook o attraverso la nostra mail: restiamoumaniVik@gmail.com. Non resta che ribadire ancora una volta e ripetutamente in modo infaticabile: RESTIAMO UMANI.

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Foto BN di bambini dietro il filo spinato di un campo di sterminioTorno sul 27 gennaio come giornata della memoria. E’ una deroga ma una deroga non è un peccato mortale. E in fondo è una cosa che mi ha sempre affascinato. Ci torno per piccole riflessioni. Il 26, mercoledì ho guardato su La7 il programma di Marco Paolini: Ausmerzen. Sabato scorso, 29 gennaio, ho assistito al teatro Goldoni allo splendido spettacolo Shylock il Mercante di Venezia in prova; centesima rappresentazione. Alla fine Moni Ovadia e Shel Shapiro hanno chiamato il pubblico a dare sostegno al lavoro di Emergency. Fino a domenica mi sono lasciato coinvolgere in una, anche aspra, discussione sulla questione Israele-Pelestinese. Non torno per ragionare sulla disputa sulla politica in quell’area. Sarebbe stupido cercare di farsi qui una ragione o stabilire chi ha più torti tra le posizioni espresse in quel piccolissimo attimo di vita di rete. Mi sembra semplicemente giusto riflettere su quella che a me sembra una novità ricordata dai due spettacoli, soprattutto dal primo.
Il 27 fa parte di quei giorni atti a ricordare, così come l’otto marzo, il primo maggio, il 25 aprile, etc. Date tutte degne di rappresentate un momento importante della storia o una questione o a ribadire un principio; senza, da parte mia, voler fare una graduatoria. Certo in qualche modo servono anche per metterci in pace con la nostra coscienza. Certo un giorno simboleggia ma non è esaustivo. Voglio dire che per me tutti i giorni dell’anno sono adatti a ricordare. E in tutti i giorni si dovrebbe rispettare la libertà, la dignità, la vita, etc. Non ho fatto che incasellare ovvietà; lo so. Ma torniamo al 27.
Il 27 gennaio è nato inizialmente per ricordare l’olocausto, lo sterminio “scientifico” degli ebrei da parte del nazifascismo (di pogrom non parlo perché purtroppo ne è piena la storia così come di altre pagine dolorose e vergognose). Credo resti necessario ricordare e rispettare la memoria della Shoah, ma non mi sembra si faccia offesa se in tale ricorrenza si ricordano anche altre vittime. Di vittime si sono riempite incalcolabili fosse. Paolini racconta una storia a cui è più difficile ancora sottrarsi perché iniziata prima, finita dopo e che ha attraversato tante culture, non solo quella tremenda dittatura. Anche questo ha moltissime analogie con la lunga storia della persecuzione degli ebrei nel mondo; dell’ebreo errante. Lui racconta la storia delle vite che non hanno dignità di essere vissute. Sempre una storia di diversi.
Quella pagina, quella dei campi di sterminio, è certamente la peggiore, ma sarebbe troppo facile far passare il messaggio che sia stata l’unica. Così come non è storicamente una novità la politica di pulizia etnica o quella dello sterminio di un popolo e di una fede. In fondo in quei campi sono stati sterminati circa sei milioni di Ebrei, numero di per sé spaventoso, ma anche altri sei milioni e mezzo (secondo le stime più ottimistiche¹) di altri esseri umani (russi, polacchi, zingari, gay, etc.). Al di là di qualsiasi ideologia sono dalla parte delle vittime, soprattutto di quelle innocenti. Scusate la crudezza delle due immagini: Vorrei solo coniare una sorta di parola d’ordine: “Rispettiamo i morti e salviamo i vivi”.

Manifesto sulla strage nei campi profughi di Sabra e ChatilaQuesta immagine, che ricorda la strage nei campi profughi di Sabra e Chatila, non è stata presa a caso ma vuole ricordare come i palestinesi siano e siano stati vittime di molti carnefici, così come gli ebrei sono stati vittime di innumerevoli nemici.


1] Secondo stime più pessimistiche i morti non ebrei furono ben 9.970.000.

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E’ già agosto. Veramente sono in ritardo. Un paio di giorni non sono poi la fine del mondo. Di quel mondo se n’è andata la metà. Dicono. Le strade e gli uffici sono vuoti. Per fare caldo fa caldo. Proprio come fosse agosto. Come in quel 2 agosto del 1980. Come passa il tempo. Scappa via. E sono trent’anni. E guardo i treni passare. C’è ancora da aspettare per le ferie. Una strana sensazione. La vita corre veloce. Mi sembra di stare lì a guardarla passare. Proprio come quei treni. Forse è una questione d’età. La sensazione che tutto scappi tra le dita. Vorresti fermare il tempo. Come in una sorta di piccola paura.
Vorrei poter dire eravamo in tanti. Era una umanità variopinta. Una piccola umanità. Una fetta di umanità. Ma c’erano posti vuoti. E nemmeno pochi. E genti diverse. Certo c’era Patti Smith per il Live again Emergency. Per noi era più importante festeggiare la riapertura dell’ospedale di Lashkar-gah. Era quello il vero motivo. Ma piazza S. Marco aveva la magia di sempre. Delle sue notti. E la notte ci cullava dolce. E’ proprio vero che se non ti senti vivo non lo sarai mai. E comunque c’era Patti Smith. Come dice Wiki la sacerdotessa “maudit” del rock. Un pezzo di quel passato. Un pezzo di quel noi. Magari dei nostri fratelli più piccoli. Quelli con dieci anni di meno. Ma chi ha vissuto quegli anni non si perde per così poco. Ha continuato a cercare la buona musica. Le buone sensazioni. E poi è pur sempre quella di “Because the night”. Non sarò cresciuto con lei ma ci siamo incontrati già grandi. Più o meno siamo coetanei. Potrei portarla a vedere quei treni.
Io con la mia maglietta rossa “Io non ti denuncio”. Chi ne capisce me la invidia. Me la vorrebbe rubare. Ne sono orgoglioso. Siamo in tanti ma non abbastanza. E a guardare vedi come molto è cambiato. Quasi tutto. Ci sono giovani. Ci sono i sopravvissuti. Con tutto quello che è passato attraverso loro. Lo so che sbaglio. Cosa ci posso fare? Chi si aggrappa testardamente al passato mi pare patetico. Come quelli che protestano per farci sedere. Lo sanno che è un concerto? Ci vuole un po’ per scaldare gli animi. Rossana accenna ad accendere una fiammella. Veramente la luce flebile del palmare. Le faccio ricordare come si faceva con l’accendino a tutto gas. Per un attimo. Siamo i soli a farlo. Un attimo. Ci rinuncio. Seguo quei pochi versi che conosco e ricordo. Cita i Rollings. Interpreta una Gloria. Proprio la nostra musica. Quella di quegli anni. E’ da vecchi commuoversi. Stasera non ne ho il tempo. E poi tutto è cambiato e niente è cambiato. E’ bello finire cantando “People have the power”. Ma cosa è rimasto. E io chiedo troppo spesso perdono ai nostri figli. E pensare che avevo cominciato tutto questo per parlare d’altro. Solo per guardarmi intorno in questo inizio di agosto.

Ero immersa nei miei sogni
di una apparenza brillante e corretta
e il mio sonno è stato interrotto
ma il mio sogno rimaneva chiaro
sotto forma di vallate luminose
dove si sente l’aria limpida
ed i miei sensi si sono riaperti
Mi svegliai (sentendo) l’urlo
che la gente ha il potere
di redimere l’opera dei pazzi
fino alla mitezza, alla pioggia della grazia
è stabilito, è la gente che guida
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere

Gli atteggiamenti vendicativi diventano sospetti
e rannicchiarsi come per ascoltare
con le braccia protese in avanti
perché la gente ha le orecchie
e i custodi e i soldati
giace sotto le stelle
scambiando ideali
e abbassando le braccia
per disperdere / nella polvere
per diventare / come vallate splendenti
dove l’aria pura / si percepisce
e i miei sensi / (sono) di nuovo aperti (al mondo)
Mi sono svegliata piangendo
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere

Dove c’erano deserti
ho visto fontane
l’acqua sgorgava come crema
e noi andavamo a spasso là assieme
e non c’era nulla di cui ridere o da criticare
e il leopardo
e l’agnello
dormivano assieme realmente abbracciati
io speravo nella mia speranza
di riuscire a ricordare quello che avevo trovato
io sognavo nei miei sogni
Dio sa cosa / una visione ancora più pura
fino a che non ho ceduto al sonno
Affido il mio sogno a te
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere

Il potere di sognare / di dettare le regole
di lottare per cacciare dal mondo i folli
è promulgata la legge della gente
è promulgata la legge della gente
Ascolta:
Io credo che tutto quello che sogniamo
può arrivare e può farci arrivare alla nostra unione
noi possiamo rivoltare il mondo
noi possiamo dare il via alla rivoluzione sulla terra
noi abbiamo il potere
La gente ha il potere …

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Cara mamma e caro papà
So che qui mi leggerete. Ognuno per conto proprio. Ognuno a modo proprio. Per ritrovarmi in questo spazio incerto e ignoto che è la rete. Spero solo che non lo farete con occhi che sono solo occhi. E’ allora non posso che tranquillizzarvi. Certo qui è Africa. Qui è l’altro mondo.
Come saprete vi scrivo da questo “slum” della periferia di Nairobi, nella zona di Kasarani, a pochi chilometri a est di Kariobangi. Una città di 180.000 abitanti che non è nemmeno una città. Solo una banlieue; poco più. Il nome kikuyu “Korogocho” significa “confusione”. E quella “confusione” regna sovrana. Nemmeno qui, tra le baracche e la miseria, si è tutti uguali. Farete fatica a capire ma qui è ricco chi ha le scarpe; chi riesce a rubare un boccone di pane.
Vi scrivo affacciato ad una finestra con vista sulla vita e sulla sofferenza; sul volto più duro e avaro del dolore. Una finestra che non ha vetri che trattengano e così entrano tutti i rumori della strada e della disperazione. Non da una finestra normale. Da questa miseria inaudita che non lascia respiro. Per questi uomini che vivono ogni attimo della morte; nati solo per morire, come se fosse un semplice appuntamento. Padre Antonio è vicino a me. Niente mi ha mai insegnato altrettanto. E non ci sono parole bastanti.
Niente è come sembra e nulla pare vero. Di sangue e rabbia mi sento pervaso, ma non di sconfitta. Tra le tante lingue che si affollano i giovani bantu mi narrano lo swahili con le mani e gli occhi. E noi, per alcuni di loro, siamo l’unica speranza. Occhi immensi che hanno il pudore di dire grazie, occhi ancora orgogliosi, occhi che sanno inventarsi sorrisi meravigliosi. Siamo tutto e la loro patria e la loro casa e il loro riscatto. Non ho mai avuto tanto in cambio di così niente perché tutto non mi sembra abbastanza. E mi sento vigliacco e colpevole delle mie fortune. E mi sento immensamente grato del loro più piccolo gesto, anche del solo allungarmi una mano. Amo infinitamente questi piccoli guerrieri tristi. La collana di conchiglie che uno di loro mi ha regalato come fosse la cosa più preziosa. Il morso di pane che un altro ha spezzato; con le mani sporche.
Questo popolo non popolo che vive rifiutato nei rifiuti e tra i rifiuti. Se questa pare letteratura mi scuso; è solo vita. Vita che scorre e che noi non crediamo più. Il volto più duro della vita, dove persino la pietà è un bene troppo di lusso. Bisogna venire qui per conoscere la miseria. Dire non hanno niente qui vuol dire che non hanno proprio niente. Come faccio a spiegarvi? Non mi avete mai fatto mancare nulla. Io posso tornare; ho già in tasca il biglietto. Loro invece non possono che aspettare. Eppure qualcosa mi mancava. Forse proprio questi esseri umani d’ebano che sono stati guerrieri e sono solo ombre. Cercavo di capire. Cercavo non un uomo ma cosa, e quell’uomo l’ho cercato; in questi luoghi.
Cara mamma, non essere in apprensione per me. La notte ha i rumori della notte. Ti viene da stare sveglio ad ascoltarli. E’ come se tutto il mondo parlasse qui. E tutto ha un suo fascino, anche se lancinante. Sono loro stessi a proteggermi, da loro; da tutto. E’ qui che, davanti a tanto strazio, solo e nudo, mi sono sentito vivo come non sono mai stato tanto vivo, né altrettanto in compagnia. Io, così protetto, non sono mai stato abbastanza io. Spero riuscirete a capire.
Vostro figlio

Lettera più o meno immaginaria scritta per il blog Lettere al futuro, su incitazione di Ross, postata il 27 c.m.

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TERESA

Quando saluti un amico mancano sempre le parole.

Ciao TERESA

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emergencyDimenticavo. Quasi dimenticavo. Ieri sono uscito con lei. Di primo mattino. Noi due soli. Lei al mio fianco. Realizzato. Avrei voluto fosse festa. Avessimo tutto il tempo, davanti, per noi. E tutti parevano guardarmi. L’ho cercata allungo. Non l’ho trovata. Potrei dire che è lei che mi ha trovato. Ho ritardato fino all’ultimo, spesso ritardo per trattenere il piacere. La verità è molto semplice: è il regalo di un amica. Ieri ha fatto, per così dire, il suo debutto in società la mia nuova 24ore. Ci ho messo dentro, alla 24ore, le mie cose. Avevo preso delle maglie. Manco farlo apposta. E’ esattamente in tono con le maglie che ho messo; subito. Maglie di Emergency. Come dice un’altra cara amica: non posso andare a lavorare nei loro ospedali, almeno faccio quello che posso. Abbiamo affrontato assieme il mattino. Io e lei. Mi sentivo bello con le mie maglie e la 24ore. Bello per quanto lo posso essere. Ero fiero.

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