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Posts Tagged ‘fiducia’

Non riusciva a togliere gli occhi dalle sue labbra. Era questo che gli aveva dato il coraggio di chiederle un bacio. E capì subito d’essere stato incauto. E precipitoso. Lo conosceva appena. Avrebbe voluto tornare indietro. Rimangiarsi le parole. Era troppo tardi. Lei lo ascoltò e poi ci pensò con uno sguardo distratto. Non si mise fretta. Gli spiegò, parlando come parlasse ad un altro, che non le sembrava proprio il caso perché poi lui gliene avrebbe chiesto un altro. E poi probabilmente un altro ancora. E poi magari si sarebbe fatto pieno di pretese e non sarebbero più bastati i baci. E magari anche sfacciato. Perché lei sapeva che si comincia… e poi come si va a finire. Si era fidata anche troppo. Non riusciva a trovare nessuno che non ci pensasse. Gli uomini erano tutti uguali. Si finisce sempre come non dovrebbe finire. E che non voleva che le stropicciasse l’abito perché tornando a casa avrebbe dovuto giustificarsi. Gli aveva detto tutto questo con un tono monotono prima di tornare a pensarci con aria annoiata. Controllò l’ora e cercò di fingere un sorriso per chiedergli dove avesse lasciato la macchina e per dirgli che tanto valeva… se aveva un posto… e ne aveva proprio voglia… che beh! era inutile aspettare. Se si sbrigavano poteva rincasare per cena.

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Danila lo sapeva: era quel giorno. Ogni volta era la stessa storia. Ogni parola era occasione di lite. Non riuscivano nemmeno a ignorarsi. Non poteva fare attenzione ad ogni parola che è una. Stare lì a guardare tutto. L’appartamento era troppo piccolo perché ci fosse spazio per tutti e due. Non riuscivano che a farsi del male. Ma sarebbe finito presto, con quel giorno; quel maledetto giorno. Succedeva ogni volta. Ad ogni anno: il 17 febbraio. Lo sapeva come sapeva che il mattino dopo avrebbero fatto la pace; come sempre. E lui l’avrebbe coccolata come solo lui sapeva fare. Ma nemmeno questo riusciva a farla sentire meglio. La radio andava perché avrebbe voluto poter non dare ascolto alla propria testa, ma quella era là.
Lei lo amava Alessio, lo aveva sempre amato. Fin da quanto erano ragazzi. Era stato naturale innamorarsi di lui. Sembravano fatti uno per l’altra. Bastava che avvicinasse le labbra alle sue. A volte bastava anche una sola piccola parola, magari sussurrata. Non avrebbe saputo nemmeno lei dire perché. Era servito solo per farla sentire in colpa. Tutto quel tempo. Perché allora lo aveva perso così. Senza nemmeno un vero perché. Ma per fortuna lo avevo ritrovato, il suo Alessio. Sì! era stata la sua fortuna. La loro fortuna. Erano felici insieme. Eppure allora lo aveva perso. E aveva rischiato di perderlo per sempre. E forse se lo sarebbe persino meritato. Era stata una storia squallida. E tutto per un uomo senza valore. Tutto per Massimiliano. Per un Massimiliano qualunque. Com’era stata stupida.
Alessio le dava tutto quello che voleva. Fin dal primo momento. La amava ed era gentile. La faceva sentire importante. Era premuroso. Era attento. Pieno di riguardi. Tenero e dolce. Sapeva trovare le parole. E parlarle diritto al cuore. E sapeva come prenderla. La faceva sentire donna. Tra le sue braccia le bastava socchiudere gli occhi. Lui era il sogno che voleva. Era il ragazzo che ogni ragazza avrebbe voluto incontrare. E le amiche erano invidiose di loro. E avrebbe voluto annegare tra le sue braccia. Poi aveva incontrato l’altro.
Quel ragazzo l’aveva amata in modo disperato. Quell’uomo l’amava come nessuna donna era mai stata amata. Era solo uno stupido testone, il suo Alessio. Ormai non poteva che averlo capito quanto anche lei lo amava. Era vero che aveva sbagliato, ma sapevano entrambi che non avrebbe sbagliato più. Che ormai c’era solo lui nella sua vita. Allora era solo una ragazza. Eppure Alessio continuava a ripeterle che non riusciva a dividerla nemmeno con un ricordo. E la cosa, quel giorno, gli faceva male. E lei non avrebbe più voluto fargliene, gliene aveva già fatto a sufficienza, quella volta. Era l’ultima cosa che avrebbe voluto, ma quel giorno era un giorno particolare. E in quel giorno non riusciva a non ricordare. A non tornare alla sua storia con Massimiliano. Non che rimpiangesse qualcosa. Era solo che quel giorno lei era sempre di malumore. Bastava aspettare e passava.
L’altro, Massimiliano, non era bello. Non era per quello. Lei per lui non era molto; lo aveva sempre saputo. Lui nemmeno aveva provato a nasconderlo. Non era che una delle tante. Nemmeno degna della più piccola delle delicatezze. Forse era stata solo una ragazza carina. Una da aggiungere alla lista. Una stupida che alla fine c’era stata. Che ci era cascata. Aveva aspettato che passasse; inutilmente. Non era passata. Quella pazzia non era passata. E si era sentita sporca e falsa e vigliacca. Alla fine non era riuscita più a nasconderlo. Ed era stata costretta a dirlo ad Alessio. E così lo aveva perso. Si erano lasciati e lui non capiva le lacrime della sua donna che perdeva. Lo lasciava e piangeva. Gli diceva addio ed era come se gli giurasse che avrebbe continuato ad amarlo. Era così buono Alessio. Questo la faceva sentire ancora peggio. Forse avrebbe preferito che la trattasse duramente. Che le sbattesse in faccia le sue colpe. Quel tradimento. Non fece nulla di tutto quello e questo, se possibile, la fece sentire anche peggio.
Quello che c’era stato con Massimiliano non avrebbe saputo come definirlo. Lui era stato solo il posto dove finiscono i sogni. Non era mai riuscita a chiamarlo amore. Non assomigliava a nulla di quello che aveva sognato. Non certo quello che ci si aspetta. Non quello che insegue una donna. E, a quel tempo, una ragazza. Era anche meno di una amicizia. Non assomigliava per nulla a quello che le aveva dato e le dava Alessio. Sapeva che lui le avrebbe fatto solo del male. Lo aveva sempre saputo. Erano incontri fugaci. Erano incontri veloci. Con lui non c’erano domeniche. Non c’erano feste. Né momenti da ricordare. Se ne andava come veniva. Con lui c’era solo attesa. Ed era aspettare qualcosa che non sarebbe mai successo. Ogni incontro le lasciava la bocca amara. Quando non la lasciava semplicemente in compagnia a quella donna ferita che era diventata. Con i suoi rimorsi e la sua amarezza. La sua inutilità. Si sentiva semplicemente invecchiare. Eppure per lui aveva rinunciato a quell’amore che aveva trovato con Alessio.
Lei aveva sempre sognato una storia importante. Gli amici. Magari una famiglia. Magari un figlio. Tutte cose che aveva sempre potuto trovare con Alessio. Tutte cose che aveva sempre saputo che Massimiliano non le avrebbe mai potuto dare. Tutte cose che quel rapporto le toglieva; le negava. Non era più la stessa donna. Aveva smesso di sognare. Senza nemmeno trovare un perché. Non aveva nemmeno mai saputo cos’era per lui. Certo non una cosa importante. Lei era solo lì per quando lui non aveva di meglio da fare. E non poteva nemmeno chiamarla passione. Con lui non era mai riuscita a sentirsi libera. Né veramente felice. Era una cosa fredda; quasi squallida. Non riusciva a ricavarne molto. E non aveva nemmeno molto rispetto. La trattava come una stupida. La faceva sentire una stupida. Di tutto era colpa sua. Arrivava quando voleva e quando voleva se ne andava. Ogni volta lei non sapeva se ci sarebbe stata un’altra volta. Era solo come una malattia; come una condanna. Finché non era finita. Se n’era andato per un’altra. L’aveva lasciata come tante altre volte, ma quel 17 febbraio era stato per sempre. Senza una parola. Senza nemmeno una riga. Una spiegazione. A differenza delle altre quella volta non era tornato. Non s’era più fatto vedere.
Cos’era; cioè cos’era stato? Non aveva mai trovato una risposta a quelle sue domande. Certo era finito. Definitivamente finito. E non sarebbe più stata così stupida. Ne avevano parlato, con Alessio. Lui le aveva creduto. Aveva visto che era pentita. Aveva capito. Sapeva che era tutto finito e che era tornata solo per lui. Non ci sarebbero state, tra loro, altre ombre. Alessio aveva saputo perdonarla. Un altro non si sarebbe trovato nemmeno a cercare di farlo. Gli era grata e avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui. Qualsiasi ma non quella che non riusciva a fare. Non quella piccola cosa. Quel giorno non riusciva ad essere felice. Qualsiasi giorno ma non quel giorno. Era più forte di lei. Si era rassegnata. Quella era l’unica battaglia che non sarebbe mai riuscita a vincere. Per Alessio avrebbe affrontato qualsiasi cosa, avrebbe dato la vita. Lui era la sua vita. Ogni anno sperava che fosse diverso. Che non glielo chiedesse. Che capisse. Che si rassegnasse. Ogni anno la sua inquietudine diventava la rabbia dell’uomo che amava. Faceva più male a lei che a lui. E si sentiva responsabile. Ed era come se pagasse ancora per allora; per quell’errore. Ma aveva solo bisogno di lasciare passare quel giorno e quella notte.
Invece al mattino la mano che lo aveva cercato non aveva trovato Alessio; a letto, al suo fianco. Non c’era nemmeno il tepore lasciato dal suo corpo. Subito una strana inquietudine si era impossessata di lei. C’era semplicemente un freddo maledetto vuoto che immediatamente le sembrò infinito. A tentoni aveva solo sentito un fruscio e poi le sue dita aveva incontrato un piccolo foglio sul cuscino. Assonnata aveva acceso la luce del comodino, cercato gli occhiali e letto quel biglietto e quelle poche e laconiche righe tracciate con quella grafia incerta e frettolosa: “Perdonami ma non ci riesco. Non ci riesco proprio. Dio solo sa quanto lo avrei voluto. Non cercarmi. E’ più forte di me. Di noi. Non so vivere dividendoti con un altro. Anche se solo con un ricordo. Anche se lui non c’è più. Grazie per tutto quello che mi hai dato”.

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