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Lettere di partigiani condannati a mortePer fortuna ogni tanto si torna a parlare di Resistenza, anche lontano dal 25 aprile. Qualche volta se ne parla fuori contesto per giustificare tutto e niente, magari solo per richiamare un eroismo e una dignità italiana che pare perduta. Spesso se ne parla intercalando parecchie amnesie. Vorrei fare qui solo un unico richiamo a come, dopo la prima dolorosissima stagione, i Resistenti abbiano capito che non si potevano affrontare un esercito regolare e le milizie fasciste con la tattica dello scontro frontale in campo aperto e abbiano ripiegato sulla cosiddetta “guerra di guerriglia”. Forse varrebbe la pena soffermarsi ancora un attimo ma qui, per ora, mi limiterò a riportare alcune Lettere di partigiani condannati a morte. E’ un pezzo che ho il libro sul comodino per farne una scelta. Poi Bombo Incazzato, amico di Facebook ha messo un post nello stesso social network risparmiandomi fatica e ricordando …ecco cosa ci hanno lasciato…e noi?. Inserisco qui la sua scelta: questa breve lettera piena di dignità.

Ugo Machieraldo (Mak)
Di anni 35 – ufficiale in Servizio Permanente Effettivo – nato a Cavaglià (Vercelli) il 18 luglio 1909 -. Maggiore di Aeronautica: Ruolo Navigante, quattro Medaglie d’Argento al Valor Militare, due proposte di Medaglia d’Argento al Valor Militare – dall’autunno del 1943 si collega all’attività clandestina in Milano – nel 1944 si unisce alle formazioni operanti in Valle d’Aosta, dapprincipio come partigiano semplice, poi come ufficiale di Stato Maggiore della 76′ Brigata Garibaldi operante in Valle d’Aosta e nel Canavese -. Catturato la notte tra il 29 e il 30 gennaio 1945 in località Lace (Ivrea), in seguito a delazione, da militari tedeschi – incarcerato a Cuorgnè (Torino) -. Processato dal Comando Militare tedesco di Cuorgnè -. Fucilato il 2 febbraio 1945 contro la cinta del cimitero di Ivrea, con Riccio Orla e Piero Ottinetti -. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Mia cara Mary,
compagna ideale della mia vita, questa sarà l’ultima lettera che tu avrai dal tuo Ugo! Ed io spero che sappia portarti tanto conforto. Il tribunale militare tedesco di Cuorgnè mi ha condannato a morte mediante fucilazione ed io attendo con altri due patrioti (Orla Riccio di Borgofranco e Ottinetti Piero di Ivrea) di passare da un momento all’altro a miglior vita. Sono perfettamente sereno nell’adempiere il mio dovere verso la Patria, che ho sempre servito da soldato senza macchia e senza paura, sino in fondo. So che è col sangue che si fa grande il paese nel quale si è nati, si è vissuti e si è combattuto. Come soldato io sono sempre stato pronto a questo passo ed oggi nel mio animo è grande più che mai la forza che mi sorregge per affrontare con vera dignità l’ultimo mio atto di soldato. Bisogna che tu, come compagna ideale e meravigliosa del tuo Ugo, sappia come lui sopportare da sola con la nostra cara Nena il resto della tua vita che porterà il tuo Ugo nel cuore.
Vado ora a morire ma non posso neanche finire, ti bacio forte forte con Nena, tuo
Ugo

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La solita frase: “Pareva tanto un brav’uomo ma”… Con quel ma lasciato sospeso per far sospettare altro. Poi una processione di volti che sono i volti delle nostre periferie. In qualche modo uguali. E poi, con pazienza, l’altro usciva tra silenzi imbarazzati e omissioni. Ed era un altro fatto di frammenti. Frammenti che assieme andavano a completare un disegno complesso. Una vera e propria storia. Ne ho fin troppo di queste storie. E’ sempre così. Ci sono volte che le cose le sai già prima. E’ sempre così. Non potevo comunque esimermi di fare i soliti rilievi e quel minimo di indagine. Eppure tutte quelle carte mi sembravano inutili. In fondo era già successo. Naturalmente siamo stati chiamati dalla solita vicina di casa: «Come botti di carnevale». Come si potessero sentire, tra tanto fracasso, mica lo so. E i vicini a curiosare. Abbiamo dovuto sfondare la porta in un frastuono irreale. E lui era là, senza badare a noi né a quello che gli succedeva intorno, sprofondato nella poltrona, ciabatte ai piedi, cicca che aveva finito di consumarsi nelle labbra, la cenere caduta sulla canottiera; lì con la tele accesa.
Era un marito fedele e premuroso, gran lavoratore, tollerante, anche troppo, ma”… La moglie mostrava meno dei suoi quasi quarant’anni ed era ancora piacente, molto; almeno così appariva, per quel poco. Difficile essere certi o più precisi. Non si è mai così attenti davanti ad una scena simile, sfuggono certi dettagli che non servono strettamente al nostro lavoro, ovvero si guarda tutto con quel distacco che ci regala l’abitudine. Bionda; certamente non naturale. L’avevamo trovata in sottoveste, e senza calze, cioè a gambe nude. Si raccontavano talmente tante storie su di lei che si sarebbe potuto farne un libro, e anche voluminoso. Comunque tutti confermavano la bellezza della donna anche se con toni diversi. Gli uomini ne parlavano per via della sua prosperosità o di quel qualcosa o della sua gentilezza e lo facevano tutti con entusiasmo. Le donne… ne parlavano meno volentieri. Alcune la trovavano un po’ volgare, altre un po’ sopra le righe, altre ancora leggermente altezzosa, un po’, ma solo un po’, sovrappeso, troppo truccata, fino a dirla sfrontata e via di questo passo. La critica maggiore però era che il povero marito fin troppo spesso era costretto a farsi da sé da mangiare. E che lei passava più tempo dal parrucchiere che a casa. Tutto il resto veniva più che altro suggerito. Con quel “mi capisce, commissario?” … tipico di quelle donnette. Mi sono stancato a ripetere che non sono commissario e che non stiamo in un film.
Si conoscevano da una vita ed erano come fratelli, avrebbe dato la vista per quell’amico, ma”… Il suo migliore amico aveva una concessionaria di auto. Mingherlino e, si sarebbe detto, non molto alto. Avevano fatto le scuole assieme e assieme avevano militato nella locale squadra dilettantistica di calcio. Solo il militare era riuscito a separarli per un poco. Lui aveva fatto il servizio civile. Gli aveva fatto anche da testimone alle nozze, e di battesimo della piccola. La coppia aveva solo quella figlia. In quell’attimo aveva i pantaloni allacciati approssimativamente ed era a torso nudo. A quanto venimmo a sapere la relazione durava da alcuni mesi, sotto gli occhi del marito che pareva non farci caso. «Non che fosse contento, quello no. Forse solo rassegnato». Così mi era stato riferito da tale Caterino Ognisanti al bar da Guido. Niente di più preciso. A dire il vero non era nemmeno il primo e la donna da molto aveva preso a portarseli a casa, quegli amici per così dire intimi. Persino il parroco alzava gli occhi al cielo se si accennava a quella moglie: Una famiglia distrutta. Ma si sa come sono i parroci: dove entra il peccato lì finisce la vita. E don Albino è un vero e proprio terrorista. Le sue pecorelle si toccano al solo vederlo.
Era un padre affettuoso, anche troppo buono, ma”… La ragazza era senz’altro carina, molto carina. Non gli somigliava affatto. Mostrava molto più dei suoi quasi quindici anni. Era una donna fatta. Però non aveva molta testa. Aveva lasciato presto gli studi. Non pareva avere nemmeno molta voglia di lavorare. La si vedeva tutto il giorno in giro per i bar frequentati dai giovani, e sempre in compagnia. Sì! sembrava non possedere nemmeno molta… come dire? moralità. Era parlata e lei sembrava non farci caso; alzava le spalle. Con pazienza si vengono a sapere parecchie cose. E il chiacchiericcio sospettava che fosse rimasta, come il medico aveva poi confermato: la giovane era incinta. Capelli lunghi e top cortissimo. E non indossava in quel momento le mutandine; se ne avvide per primo l’appuntato Rotella. In compenso portava una quarta piena di reggiseno. Eppure nel nostro mestiere non dovremmo dare molto peso alle voci. Baratella, che dice di averla conosciuta, dice che sì non parlava molto ma non c’era molto da dire con lei. Diversamente dal resto la testa sembrava rimasta ai sei anni. Poi sembrò ripensarci e quasi voler ritirare quello che ormai aveva detto come gli fosse sfuggito di bocca.
Nemmeno ai giornali interessano più storie come questa. La miseria resta appiccicata ai posti in maniera ereditaria. Tutto era chiaro fin dall’inizio. Avrei potuto risparmiare a me e a de Martinis e a tutti tanto lavoro. Il fucile, un browning da caccia modello phoenix, era appoggiato al pavimento ancora caldo. Vicino la bottiglia di birra vuota. Un posacenere pieno fino a scoppiare. Una busta di affettato scaduto. Lui era sulla poltrona davanti alla televisione accesa, il volume altissimo. Girava continuamente i canali e variava il volume, in modo ossessivo e maniacale. La barba mal rasata. E una cicatrice sottile lungo il viso come una sorta di sorriso. Più che altro un ghigno. Gli occhi fissi sullo schermo con fare schizofrenico. Due grandi e rossi occhi che parevano sul punto di schizzare come tappi di spumante tepido una volta tolta la gabbietta. Era irrealizzabile parlargli ed era stato difficile strascinarlo via e impossibile distoglierlo da quello stato.
L’appartamento era in disordine. Tutto aveva un aspetto vecchio, trasandato, di cose prese in economia. La nostra è gente che trasforma anche il centesimo in risparmio. Strideva solo l’enorme schermo panoramico e stereofonico. La scena che si presentava inizialmente era raccapricciante. Il frigo tremava ma nessuno poteva ascoltarlo. Sul gas c’era un fuoco acceso. Al momento dell’irruzione i tre corpi giacevano immersi in enormi pozze di sangue. L’altro, l’amico, ci dava le spalle; il volto non si vedeva. Era stato colpito alla schiena. Come stesse scappando, verso la camera. E’ probabile che avesse cercato proprio di mettersi in salvo. Gli altri due corpi avevano il braccio teso allo stesso modo verso l’uomo, l’indiziato. La ragazza era stata colpita al ventre; la madre in pieno volto. Con la mano sinistra la donna sembrava avesse cercato di proteggersi la faccia, inutilmente. Lei, la faccia, non ce l’aveva più. Il sospettato continuava a ripetere morbosamente: “E’ mio, è mio, è mio!” stringendo il telecomando energicamente con entrambe le mani.

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Era il 2 maggio

Foto del primo Dylan in BNQuesto blog a volte è uno specchio. La mia vita è sempre stata piena di musica, e di canzoni. In questo giorno vorrei fermarmi un attimo. Spero di trovare un momento immobile in cui riflettere. Solo per me. C’è una donna importante nella mia vita. Una donna lontana e sempre vicina. Non c’è più grande struggimento di quello passato in silenzio. Le dedico una canzone, questa. Anche Lei la ama. Capirebbe. E faccio un regalo anche a me. Ma Lei che non passerà per questa piazza. E capirebbe solo silenzio intorno. Ed era maggio, il 2 maggio.

Bob Dylan: Sara

P.S. Grazie alla nuova politica di wordpress.com e della Sony siete costretti ad ascoltarlo (speriamo bene) attraverso il vostro lettore residente. Non posso fare diversamente che mettere il link ma è per me troppo importante.

I laid on a dune, I looked at the sky,
When the children were babies and played on the beach.
You came up behind me, I saw you go by,
You were always so close and still within reach. 

Sara, Sara,
Whatever made you want to change your mind?
Sara, Sara,
So easy to look at, so hard to define.

I can still see them playin’ with their pails in the sand,
They run to the water their buckets to fill.
I can still see the shells fallin’ out of their hands
As they follow each other back up the hill.

Sara, Sara,
Sweet virgin angel, sweet love of my life,
Sara, Sara,
Radiant jewel, mystical wife.

Sleepin’ in the woods by a fire in the night,
Drinkin’ white rum in a Portugal bar,
Them playin’ leapfrog and hearin’ about Snow White,
You in the marketplace in Savanna-la-Mar.

Sara, Sara,
It’s all so clear, I could never forget,
Sara, Sara,
Lovin’ you is the one thing Ìll never regret.

I can still hear the sounds of those Methodist bells,
Ìd taken the cure and had just gotten through,
Stayin’ up for days in the Chelsea Hotel,
Writin’ “Sad-Eyed Lady of the Lowlands” for you.

Sara, Sara,
Wherever we travel wère never apart.
Sara, oh Sara,
Beautiful lady, so dear to my heart.

How did I meet you? I don’t know.
A messenger sent me in a tropical storm.
You were there in the winter, moonlight on the snow
And on Lily Pond Lane when the weather was warm.

Sara, oh Sara,
Scorpio Sphinx in a calico dress,
Sara, Sara,
You must forgive me my unworthiness.

Now the beach is deserted except for some kelp
And a piece of an old ship that lies on the shore.
You always responded when I needed your help,
You gimme a map and a key to your door.

Sara, oh Sara,
Glamorous nymph with an arrow and bow,
Sara, oh Sara,
Don’t ever leave me, don’t ever go.

Disteso su una duna guardavo verso il cielo,
Ai tempi in cui i nostri figli erano piccoli e giocavano sulla spiaggia.
Arrivasti dietro di me, ti vidi passare
Eri sempre così vicina ed a breve distanza 

Sara, Sara,
Cosa mai ti ha fatto cambiare idea?
Sara, Sara
Così facile da osservare, così difficile da definire

Mi sembra di vederli ancora giocare con i loro secchielli nella sabbia,
Correre verso l’acqua per riempirli
Mi sembra ancora di vedere le conchiglie cadere dalle loro mani
Mentre si seguivano l’uno dietro l’altro sulla collina

Sara, Sara,
Dolce e casto angelo, dolce amore della mia vita,
Sara, Sara,
Gioiello raggiante, mistica sposa

Dormivamo nei boschi accanto ad un fuoco nella notte,
Bevevamo rum bianco in un bar del Portogallo,
Loro giocavano alla cavallina ed ascoltavano Biancaneve,
Tu andavi nel supermarket a Savanna-la- Mar

Sara, Sara,
È tutto così chiaro, non potrei mai dimenticarmene,
Sara, Sara,
Amarti è la sola cosa che non rimpiangerò mai

Mi sembra ancora di sentire il suono di quelle campane Metodiste,
Mi ero curato e ce l’avevo appena fatta
Restai in piedi per giorni al Chelsea Hotel
Per scrivere “Sad-Eyed Lady of the Lowlands” per te

Sara, Sara,
Dovunque andremo non ci separeremo mai
Sara, Sara,
Stupenda signora, carissima al mio cuore

Come ti ho incontrato? Non lo so.
Un messaggero mi inviò in una tempesta tropicale.
Eri lì in inverno, luce lunare sulla neve
Ed in estate sul Lily Pond Lane

Sara, oh Sara,
Sfinge Scorpione in un vestito di calicò,
Sara, Sara,
Ti prego di perdonare la mia indegnità

Adesso la spiaggia è deserta
Tranne che per un pezzo di una vecchia nave che giace sulla riva.
Mi hai sempre risposto quando ho avuto bisogno del tuo aiuto
Mi hai dato una mappa ed una chiave per la tua porta

Sara, oh Sara,
Affascinante ninfa con un arco ed uno strale
Sara, oh Sara,
Non lasciarmi mai, non andartene mai

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Di tutto e di niente a riempire la notte; noi testardi avventori sonnambuli¹.
Come se solo noi fossimo stati noi. Come se quelle strade fossero solo nostre. E i rumori. E i lampioni. Oggi credo sia assurdo non seminare la terra riarsa per far dispetto al sole. Tacere al vento la nostra voce forte quando il mondo va alla deriva su zattere esitati. Noi, figli dei nostri padri. Credo sia assurdo vendere tutti i propri ricordi al mercato delle pulci, anche i più cari, solo per potersi liberare e dimenticare. Persino certe ferite sono orgoglio (non ci hanno visto retrocedere) o sono state un meraviglante dolore. La donna che stringo a me è la migliore delle donne. Mia figlia sarà una donna meravigliosa, ha occhi curiosi e occhi che sanno piangere. Non possiamo essere fuori ciò che non siamo dentro. Di carne è sempre stata ogni sfida, anche la più piccola. E le parole più lievi non la possono che sporcare. Ogni rinuncia la credo assurda. L’oblio. Ma a chi serve?
Non ho nulla da vendere. Cercate altrove.

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1] Quando mi è venuta così non pensavo ad una recente amicizia di blog o forse si.

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