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Posts Tagged ‘fragilità’

poesiaCon molta delicatezza entro in queste stanze
facendo attenzione, guardandomi torno; cauto.
Ogni oggetto sembra d’una fragilità allarmante
come tessuto da ragni che tessono cristallo
sottile come brina che vibra anche ad un alito di respiro
pronto a frantumarsi anche ad uno sguardo distratto;
a stento sussurro pensieri leggeri e circospetti, a stento.
E leggo i suoi che le ciglia cercano di nascondere
– volano le ciglia come applausi disarmati –
non voglio interrompere questo silenzio pieno di parole
non voglio interrompere il disegno di dita di mani sottili
dita che si celano nella mia mano, nei miei dubbi;
collo sottile, al collo una collana di perle di terracotta. Alla parete una foto sbiadita, di famiglia, volti di nebbia
la luce tenue non riflette che ombre di polvere.
Lei che trattiene un sospiro, un sospiro accennato; inudibile
solo un orecchio ben allenato lo sente estenderle appena il seno
mentre porta lentamente la tazzina fumante alle labbra
tazzina di porcellana, labbra di porcellana; non oso
nemmeno il cucchiaino osa tintinnale nel suo girovagare
sulla libreria è rimasto aperto il libro su una pagina muta
un altro e rimasto aperto sul tavolo del salotto e un’altro
ancora; come in attesa di lasciarsi a pettegolare, tra loro.
Una bambola di pezza racconta della sua recente infanzia
ma racconta una bugia e una piccola debolezza; ha guancie rosse
e uno sguardo sbarazzino, la bambola sullo scaffale
e trecce di fili di lana, e scarpe grosse; ma è solo una bambola.
La penna ha chiacchierato solo segni senza senso, sul foglio bianco
hanno distratto il candore che non può essere mai più abbagliante

Allungo una carezza senza peso
e infrango un diafano sorriso.
Non si è mai cauti abbastanza.

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Esiste una cosa più definitiva e
allo stesso tempo più aleatoria che
un mai? Nemmeno la morte pare tanto
decisa nel suo essere senza ritorno eppure
aperta al rimpianto oppure al ricordo. Eppure…
eppure… è una donna in nero, la morte, in
gramaglie e senza sensi
di colpa, senza
dubbi, di sorta, senza, comunque,
le fragilità di una donna
perché senza sentimenti. Taglia,
la parola addio, il filo di un discorso
proprio come una scure, taglia e quel filo può anche essere
niente, ma può anche essere tutto e
può essere una vita, se di vita si vive. Dopo
non c’è null’altro. Niente che lasciare
i ricordi in pasto ai silenzi. Ma
l’uomo, nessuno tra gli uomini, conosce
niente che sia per sempre, che sia definitivo? Ne è
incapace, così come è incapace di capire,
persino di amare, persino di provare
ad avere rispetto almeno di sé. Di cosa è fatto un uomo
se non di eterni dubbi che in eterno continuano a consumarsi?
Dite che non è vero? Chi ha disarmato quei dubbi
ha scorza spessa ma non ha più cuore e,
se lo interrogate, scoprite che
non ha più vita; non scorre sangue dentro quelle vene.
E’ stato lui colui che uccise la madre.

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