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Posts Tagged ‘Franca’

Manifesto per la campagna THIS IS WHAT ISRAEL IS DOING IN GAZA
Girava per la terrazza conficcandosi le unghie nelle palme delle mani, impotente. Impotente davanti al fuoco. Guardò sua moglie. Stava piangendo. Aveva paura. Era la prima volta che aveva paura. Come se la mitraglietta scarica le facesse sentire che la resistenza di Hassan altro non era che una bambinata e che i ragazzi che avevano addestrato affannosamente erano solo dei pupazzi. Avrebbe mai potuto offrire qualcosa a sua moglie? Una parola per rassicurarla e per infonderle un po’ di forza?
Senza un’arma sapeva che sarebbe morto nella sua casa come un topo in trappola.
Non sopportava che Suàd piangesse. Quando lui la guardò esasperato gli disse solo due parole:
— Hassan, il bambino?
Omar? Proprio per Omar cercava di battersi, per i piccoli del paese, maestro di giorno e combattente di notte.
Già, il suo bambino! La risposta era sulle barricate di cui ha bisogno chi combatte, e chi combatte ha bisogno di armi.
Gli balenò l’immagine degli invasori che festeggiavano una meschina vittoria ottenuta contro pacifici villaggi.
Guardò sua moglie, sarebbero morti tutti e tre se non avessero preso subito la strada per Birak Sulayman, le Cisterne di Salomone. Lì avrebbe lasciato il bambino e la madre, insieme agli altri profughi, e sarebbe tornato indietro a fare qualcosa.
— Vieni!
Le prese la mano e scesero la scala insieme. Si avvicinò al letto di Omar e lo tirò su. Dormiva. Sognava un giorno nuovo, felice, col sole della speranza. Si sarebbe riaddormentato tranquillo fra le braccia della madre.
Vide sua moglie che apriva l’armadio; riempiva un fagotto di vestiti poi andava verso il tavolino e prendeva la foto del loro matrimonio.
E se ne andarono, la moglie col fagotto, lui con Omar. Se lo stringeva delicatamente al petto cercando di dargli calore con tutto il suo affetto, in modo che non avesse paura né aprisse gli occhi su quella notte di terrore. Le pallottole avevano smesso di fischiare e neanche i cannoni tuonavano. Gli ebrei avevano forse capito, finalmente, che era inutile sparare sul villaggio disarmato. Forse risparmiavano munizioni o si riposavano in vista dell’attacco finale. Avrebbero preso Battìr, disarmata sul fianco della valle, scendendo dalle loro postazioni sul monte.
Hassan si voltò verso casa sua. I muri bianchi erano impregnati dell’argento della luna e il profumo dei fiori del mandorlo li purificava con generosità primaverile. Le pietre con cui la daisua casa era fatta venivano dalle cave della montagna, portate dai suoi avi. Il suo giardino era frutto di zappa i cui colpi erano portatori di mille promesse.

Sanira Azzam (Palestina 1927 – Giordania 1967)
da La coperta rossa in Palestinese e altri Racconti, pagine 26, 27 e 28.
Edizioni Q – Roma.

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In fondo questo è solo un post di servizio. Qui trovate tutto dell’evento: i manifesti, le ragioni e il calendario. ABBATTIAMO TUTTI I MURI.
Restiamo umani con Vik

Manifesto del Gaza Parkour

IL TOUR PER L’ITALIA
DAL 17 FEBBRAIO AL 5 MARZO

Per la prima la volta quattro ragazzi palestinesi usciranno dalla Striscia di Gaza per incontrare loro coetanei di scuole, università e centri sociali che praticano il Parkour.
In luoghi come la Striscia di Gaza il Parkour rappresenta per molti giovani il sogno di potersi muovere e andare oltre i muri e le barriere.
“Nonostante le bombe, la chiusura e la sofferenza abbiamo ancora la speranza di superare tutte le barriere” Gaza Parkour
Sintesi iniziativa:
Nell’ambito del programma di “Sostegno a spazi verdi e  attività sportive a Gaza” finanziato dalla Provincia di Roma presentato dal capofila Cooperativa Sociale “Eureka Primo” e dalla cordata di associazioni della societa’ civile (un ponte per… Assopace, Jalla Onlus, ACS e Provincia di Bemevento), si svolgera’ in Italia,  lo scambio previsto con atleti palestinesi della Striscia di Gaza.
GAZA PARKUR sara’ presente a Roma, Bologna, Milano, Bergamo e Palermo tra il 17 febbraio  e il 5 marzo 2012. Saranno organizzati eventi e incontri nelle scuole e nelle piazze/quartieri delle citta’.
Il Parkur e’ una disciplina  sportiva e di movimento che permette di superare ostacoli e barriere. utilizzata come allenamento e filosofia da molti giovani;  praticata da giovani nei quartieri  e nelle banlieu parigine, si e’ allargata a molte realtà, arrivando anche a Gaza, dove muri e barriere sono piu’ che evidenti.
Il programma prevede Conferenza Stampa in Provincia di apertura del Tour all’arrivo dei ragazzi; iniziative di concerti ed eventi in strada; incontri nelle scule con i ragazzi che praticano questa disciplina;momenti di formazione con i maestri. La UISP inoltre ha dato un grosso sostegno nella preparazione degli eventi in BOLOGNA e MILANO.
Il programma di scambio e’solo una parte del progetto complessivo che la Provincia di Roma e la cordata, ha sostenuto.
Le altre attivita’ di progetto, realizzate e in corso,  per il sostegno della popolaziione civile della Striscia di Gaza sono:
1) sostegno ad aree verdi e agricole  (realizzazione di orti domestici coofinanziato con ACS)
2) Realizzazione di un Centro  di Interscambio Culturale e Sportivo tra Italia e Palestina, gia’ aperto ma che  verra’ inaugurato ufficialmente  ad Aprile ed intitolato a Vittorio Arrigoni (cofinanziato con Cooperativa Sociale Eureka primo e Jalla Onlus)
3) Scambio di atleti e artisti
Il Programma, approvato dalla Provincia di Roma  (gennaio 2011/giugno 2012), proviene da una delibera, proposta da alcuni consiglieri, in seguito all’operazione di guerra israeliana “piombo fuso” sulla popolazione civile della striscia di gaza.
La provincia approvo’ una delibera di condanna e l’impegno di una missione nella Striscia (gia’ realizzata con il consigliere SEL  Gianluca Peciola).
Gaza Parlour NOMI DEI RAGAZZI:
Mohammed J. M.l AlJakhbir 29/05/1989
Abdallah M.M. Inshasi 17/08/1988
Ibrahim M.M. Aburahal 21/05/1987
Jehad M.M.Abusulttan 25/10/1988
Link alle attivita’ del gaza Parkour:
Il gruppo:
http://www.youtube.com/watch?v=og6PpmATsKA&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=8w8LjrF4aco&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=AYRjHBxUxHA&feature=related
I media su di loro:
http://www.youtube.com/watch?v=0rK7UHqAwYk&feature=related
Attività con i ragazzi:
http://www.youtube.com/watch?v=wcdXmQ2_D-s&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=Czfbv522Sis&feature=related

CALENDARIO

Festeggia 21 anni di occupazione.Gaza Parkoru - l'altro manifesto

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E’ mia intenzione inserire in queste pagine una serie di documenti, anche non nuovissimi, che aiutino a parlare della situazione palestinese. Perché, come diceva qualcuno, Le parole sono asce di guerra.
da:Logo del sito Becche scucite
La Moschea Musulmana a Gerusalemme, con la spianata del Tempio

ULTIMO AGGIORNAMENTO, sabato 4 febbraio: Anche la Tavola Pellegrini Medioriente critica l’accordo di Unitalsi:
“Crediamo di dar voce ai nostri fratelli cristiani palestinesi di Terra Santa nell’esprimervi il nostro sgomento per la vostra decisione di sostenere non solo la compagnia israeliana El Al, ma addirittura chi ha nei suoi manifesti obiettivi proprio “la colonizzazione della terra di Israele” (dal sito di Keren Kayameth El-Israel) attraverso il furto di quella terra che appartiene agli stessi fratelli cristiani che ci accolgono nelle loro case e parrocchie per i nostri pellegrinaggi! (…) Quante volte i parroci palestinesi vi hanno chiesto di pregare per le famiglie delle parrocchie a cui vengono sradicati migliaia di ulivi dai bulldozer israeliani, come accade in  queste settimane a Beit Jala; quante volte avete ascoltato testimonianze durissime di contadini a cui è stata rubata la proprietà, come accade nella parrocchia di Aboud (Ramallah); quante volte vi hanno chiesto di sostenere i cristiani di Terra santa non solo con le collette di denaro, ma anche con una denuncia più chiara di tutte le forme di ingiustizia che la gente subisce ogni giorno, dai check-point agli arresti, dalla distruzione delle case al furto dell’acqua”.
LEGGI TUTTO su http://www.bocchescucite.org/?p=20536

Strumenti di apartheid

(con approvazione ecclesiastica)

Roma, 27 gennaio 2012. Un’altra, pesantissima, irresponsabile e deprecabile firma di sostegno diretto all’apartheid più lungo della storia, è stata apposta, e produrrà nei prossimi anni danni incalcolabili.
Dietro le firme tra Unitalsi, El Al e Keren Kayameth El-Israel vi è un accordo apparentemente solo economico-turistico; ma la potenza occupante che da decenni distrugge nell’impunità il popolo palestinese, è riuscita a comprare l’appoggio incondizionato della più grande organizzazione cattolica di pellegrinaggi alle sue politiche di oppressione.
Paradossalmente, proprio mentre dalla Chiesa di Terra santa mai come in questi ultimi anni si è alzata forte e chiara la condanna della colonizzazione israeliana, l’accordo prevede che circa 40.000 (quarantamila) malati e anziani delle nostre parrocchie diventino inconsapevolmente sostenitori di “quell’occupazione di Israele nei Territori palestinesi che priva i cristiani della loro dignità e libertà e attende dai cristiani del mondo una più decisa condanna”. (Kairos Palestina, un momento di verità, ed.Terrasanta)
Lo stato di Israele, attraverso la sua compagnia di bandiera El Al, non solo garantirà voli più economici e aerei adeguati alle esigenze di portatori di handicap, ma soprattutto potrà godere dell’incondizionato appoggio di una massa di pellegrini adeguatamente indottrinati che, dalla mappa del kit agli hotel, dalle guide ebraiche alle visite in programma, scopriranno “la meravigliosa terra di Israele” senza poter conoscere la sofferenza e la tragedia che in quelle stesse terre sopportano milioni di palestinesi. Nessuno li accompagnerà a incontrare ad esempio le migliaia di beduini palestinesi che proprio in Israele, in questi mesi, stanno subendo l’espulsione forzata dalle loro povere case.
Per questa rinnovata “operazione scopa” (così veniva chiamata all’inizio la pulizia etnica, nel 1948) per questa “ripulitura” fisica e ideologica della Palestina dai suoi abitanti nativi, non bastano tank e bulldozer per arrestare e demolire, né caccia e bombe al fosforo per annichilire un popolo di terroristi. Servono ad Israele milioni di inconsapevoli “soldati” da tutto il mondo che, pensando di aderire ad un percorso spirituale e culturale encomiabile, prestino il loro volto innocente e magari sofferente, alla demolizione di interi villaggi del Negev (questo è l’obiettivo 2012 dell’Ente KKL che ha firmato l’accordo con Unitalsi) e aiutino  nascondere il vero volto di uno stato occupante e violento.
In realtà non si tratta di una novità per lo stato responsabile dei più efferati crimini e di reiterate violazioni di diritti umani. Il più grande investimento di Israele, dopo le spese per il mantenimento del sistema di occupazione militare, è infatti il restyling della sua immagine nel mondo, macchiata di sangue e di illegalità. Da decenni ormai il primo obiettivo è nascondere le conseguenze disastrose delle quotidiane aggressioni dell’apparato militare che controlla e regola ogni aspetto della vita di milioni di palestinesi.
Non ci stupisce allora che nelle pubblicazioni che accompagnano questa iniziativa, una improbabile cartina geografica presenti tutti i Territori Palestinesi Occupati come “Judean Desert”, riportando i nomi degli insediamenti, ma non quelli delle città e dei villaggi arabi dove sopravvivono in migliaia nei disagi e nell’umiliazione.
“Aiutateci a fare di Gerusalemme la città senza barriere” -ha affermato a Roma il sindaco della Città Santa, impegnata a nascondere agli italiani i più di 700 chilometri di “barriera”, le centinaia di check point, le colonie, le quotidiane distruzioni di piantagioni, di case, di futuro.
“La nostra supplica alle chiese del mondo” -scrivono invece in Kairos Palestina i cristiani di Terra santa- “è quella di venire e vedere come viviamo resistendo al male dell’occupazione”. Ma con ancora maggior coraggio il loro documento propone ai cristiani un’azione più forte nei confronti di Israele: “boicottare tutto ciò che viene prodotto dall’occupazione. (…) Facciamo appello a voi cristiani del mondo affinché parliate nella verità e prendiate posizione riguardo l’occupazione di Israele in terra palestinese”.
Ecco perché l’accordo lascia sconcertati: altro che parlare e prendere posizione contro le politiche di Israele! Altro che boicottaggio! Dal 27 gennaio, milioni di italiani, tenuti all’oscuro di questa  oppressione continua, diventeranno senza saperlo diretti promotori e finanziatori dei crimini di cui continua a macchiarsi Israele. Sì, perché se è enorme la responsabilità di una dirigenza senza scrupoli dell’Unitalsi, peggior sorte non potevano avere i nostri più deboli concittadini, i malati, i portatori di handicap e gli anziani delle nostre parrocchie.
Chi avrà il coraggio di dire loro che, acquistando il volo El Al e soprattutto accogliendone acriticamente tutto l’apparato di contorno, i gadget, le informazioni delle guide adeguatamente istruite, le cartine ‘a senso unico’, non solo contribuiranno a mettere a tacere crimini inenarrabili, ma non potranno ascoltare quel grido di dolore che ci raggiunge dai fratelli di fede della Terra santa?
L’aspetto più raccapricciante dell’accordo, poi, è che tutti i pellegrini dell’Unitalsi, attraverso il gesto di donare e piantare un alberello, contribuiranno alla decennale opera di devastazione della terra palestinese e della distruzione di centinaia di villaggi. Nello stesso accordo compare infatti la famosa organizzazione “sionista verde” KKL, Keren Kayameth El-Israel, il Fondo Nazionale Ebraico, creato nel 1901 per comprare e sviluppare terra nella Palestina ottomana, poi divenuto un ente no-profit dell’Organizzazione Sionista Mondiale con poteri para-statali, che anche oggi non esita a dichiarare di “lavorare per la colonizzazione di Israele”.
KKL afferma ancora con soddisfazione nel suo sito che: “Piantare alberi in Israele, è dare qualcosa di voi stessi. E mentre i vostri alberi cresceranno, migliorerete la qualità dell’ambiente in Israele. Gli anni passeranno e l’alberello piantato crescerà e fiorirà, abbellirà la Terra della Bibbia.
Fin dalla sua creazione nel 1901, l’obiettivo di JNF-KKL è stato la riparazione e il ripristino dei paesaggi di Israele. A tal fine, JNF-KKL ha trasformato sterili colline rocciose in verdi boschi. Questo progetto è unico tra gli sforzi di rimboschimento globale. Alberi in Israele sono stati amorevolmente piantati da persone provenienti da tutti gli angoli del mondo, per onorare o commemorare i loro cari. Così, le nostre foreste vivono legate a milioni di amici di Israele in tutto il mondo. Le foreste fungono da polmone verde del paese, prevengono il riscaldamento globale e forniscono spazi ricreativi necessari per residenti e visitatori, compresi i disabili”.
Peccato che ometta di dire che tutte le migliaia di alberi che ha piantato finora e che pianterà nei prossimi anni impunemente, affondano e affonderanno le loro radici nella terra sottratta ai legittimi proprietari.
Invitiamo la dirigenza Unitalsi a visitare Park Canada, vicino a Tel Aviv, magari accompagnata dall’associazione pacifista israeliana Zochrot, per rendersi conto di quanto gli ‘alberelli’ piantati dal 1967 in poi da solerti canadesi, abbiano stravolto il paesaggio che un tempo ospitava tre villaggi palestinesi, tra cui l’Emmaus del Vangelo, distrutti dall’esercito e ora sepolti dalla memoria collettiva e dalle radici di piante straniere.
La invitiamo poi a recarsi a trovare gli abitanti di origine palestinese di Al Arakib, nel deserto del Negev, costretti a sopravvivere nel cimitero del loro villaggio, unico luogo autorizzato dai soldati per sopravvivere, dopo che gli stessi in un anno hanno abbattuto 31 volte le loro povere capanne. Vedranno con occhi diversi e sgomenti, gli stessi che avevamo noi di Pax Christi in novembre, gli alberelli che KKL ha piantato ordinatamente e abusivamente nelle terre attorno, sequestrate con la forza ad Abu Medigem e alla sua famiglia. E vedranno quanto, tra macerie e cose di casa, il cartello “Alberelli degli ambasciatori” strida vergognosamente con la sconcertante  ingiustizia subita da questa gente, ora israeliana di passaporto ma non di diritto.
Siamo sicuri che anche il Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Twal, conosce benissimo tutto questo, si rattrista come sempre dimostra per le ingiustizie subite da cristiani e musulmani in tutta questa santa terra, e sa alzare forte la voce contro l’oppressione come ha coraggiosamente fatto nel suo messaggio natalizio. Per questo ci rammarica e ci sconcerta il timbro di “approvazione e benedizione dell’iniziativa” apposto da lui stesso, la più alta autorità ecclesiale in Terra santa. Così facendo egli avvalla e copre la posizione di Unitalsi, che in questo modo potrà difendersi da critiche e proteste. A fianco della foto del Patriarca e della sua lettera di approvazione, già presenti in primo piano nel sito www.unitalsi.info, in futuro immaginiamo che si potrebbero trovare le seguenti, legittimate affermazioni: “a chi venisse il dubbio che siamo diventati i più grandi sponsor dell’apartheid israeliano, a chi provasse ad accusarci di essere stati troppo superficiali nel sostenere direttamente la colonizzazione e la distruzione della terra santa, a chi ci accusasse di usare per questo appoggio politico dalle pesantissime conseguenze i cristiani più deboli, i malati che ingenuamente si iscrivono in massa ai Pellegrinaggi sui luoghi di Gesù, a chiunque insomma noi chiuderemo la bocca dicendo semplicemente che abbiamo l’approvazione ecclesiastica.”
BoccheScucite, 1 febbraio 2012
www.bocchescucite.org
unponteperbetlemme@gmail.com

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Mafifesto con Vittorio Arrigoni tra i bambini di Gaza e le parole della canzone UnadikomUNA PACE DIFFICILE. Quando si parla di Israele o di questione palestinese si dovrebbe essere certi di sapere di cosa si sta parlando. E’ possibile nel 2012 sostenere ancora un esercito di invasione, una politica di nuovo imperialismo e il progetto di genocidio, di una pulizia etnica? Sì! sembra sia possibile, ma è possibile farlo senza provare nemmeno un senso di vergogna? Le immagini del file PowerPoint che accompagnano il post sono foto raccolte qui e là in rete e testimoniano cos’è quello che viene comunemente chiamato stato di Israele e “la sua democrazia”. Non è difficile trovare in giro per internet testimonianze di quello che avviene veramente in quelle terre anche se i giornali e la televisione non ne parlano. Il progetto di uno “stato di stampo razziale” ovvero su base religiosa è molto precedente all’olocausto. Rispettiamo quello che hanno subito quei milioni di uomini di credo semita: la più grande tragedia e vergogna della storia dell’uomo. Questo nulla ha a che fare con quelli che, nascondendosi dietro il senso di colpa degli altri (dell’occidente), hanno messo in atto quello che è il più grande, organizzato e numeroso gruppo terroristico mai visto che chiamano esercito e hanno costruito la più grande caserma mondiale e l’hanno chiamata stato. Quale pace e democrazia è la loro? Ma io mi chiedo: come si può vivere un’intera esistenza in armi sognando solo di annientare un popolo e cancellarlo dalla sua terra? Per poi chiamare stato quelli che altro non sono che territori occupati. Dove ci porterà questa educazione all’odio? E nelle televisioni scorrono le immagini dei cattivi terroristi integralisti islamici. Nessuno nega che ci siano, e sempre più. Provate a mettervi nei loro panni. Non c’è famiglia palestinese che non abbia avuto un lutto, che non conti tra i suoi componenti vittime dei carnefici di Israele (sia dell’esercito che dei civili in armi, con particolare impegno da parte dei coloni). I palestinesi vivono oggi nel 18% (scarso) della loro terra. In prigioni a cielo aperto (non solo nella striscia di Gaza). In enclave. Andate a vedervi la cartografia storica. Quando va bene trattati peggio degli animali, sbeffeggiati, vilipesi, torturati. Di notte una rete Rai ha mostrato, finalmente, la situazione di Hebron. Tutto il mondo civile dovrebbe unirsi in un solo grido:

Palestina libera.

ISRAELE un popolo in armi

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da Giuseppina Fioretti
1 marzo 2012: appuntamento in tutte le piazze.
Una piazza in ogni città, tutta l’Italia come una piazza sola.

Locandina di invito per un flash mob in tutte le piazze italiane

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I bambini ci guardano attraverso il muroscritta in carcere nel 1961

Inginocchiati per un foglio di carta, inginocchiati.
Intingi la penna negli occhi di tuo figlio e scrivi quello che ti ordina:
I connotati di colui che ti massacrò
Sulla soglia di casa con la penna.
Ammucchia i tuoi giorni davanti a te come carta,
non essere timido… chiedi un fiammifero al tuo oppressore…
fabbrica col torbido miscuglio di cenere e fumo
qualche foglio per il tuo libro.
Vorrei che i morti sapessero come stai fabbricando una corda di parole
Per appendervi il verso.
Mordi il cuore dell’amata come un lupo… e presentalo
Su un vassoio di carta gialla,
tagliale le trecce per bendare la ferita d’una iena nera,
mordile gli occhi come uno scorpione… non esitare.
Vieni come una rana e suona
La tua campana per la palude stagnante
Firma in fondo a questo foglio, entra nella tua casa come un ladro,
stai attento, strada facendo, non cada la tua ombra su una fabbrica.
Mastica la tua ombra, ingoiala come s’ingoia uno straccio avvelenato.
Affrettati e bussa alla tua porta
Fino a che la tua mano vada a pezzi,
colei che ti amava non ti udrà.
Il suo braccio che fremeva in mano tua
Come una bandiera sventolante o una spada di diamante,
ora il tuo anello è simile a un anello di cenere, fumo e cardo…
Guarda se puoi immaginarti Farid¹ crocifisso sul mio cuore,
una lama di luce , un rosso caravan² cantare sommesso
gola per ogni muro, non cesserà mai il canto,
non finiranno mai le faville del mio canto.
La matita ubriaca di veleno barcolla:
inutilmente la sorreggerebbe il carceriere, o i tuoi versi.
I ricordi irrompono come onde di cardi sulle tue palpebre,
ti tengono sveglio fino al silenzio.
Tu continui a pestare a piedi nudi il pavimento della cella,
la notte sul tuo petto come una porta chiusa,
il carceriere giunse come un martello o un fossato.
Dove vorresti andare? A casa tua?
La tua casa è un pugnale alle spalle.
Da tuo figlio? Tuo figlio è su una croce di carta,
gelato nel suo pigiamino.
Tu sarai trascinato nella strada,
cammina e inciampa,
cammina e inciampa
davanti al tuo oppressore.
Dove vorresti andare, quando il vento ti sparpaglia sulla carta?
Inginocchiati per la carta, inginocchiati.

¹Prigioniero politico morto di torture
²Uccello canoro

Poesia di Mueen Bsyso
da ARABcomint – Informazione di cultura e attualità su mondo arabo ed islamico

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studio per una nuova locandina per la mostraIo condivido con il gruppo “Restiamo Umani con Vik” la speranza di Restare Umani in un momento in cui di umano sembra non essere rimasto più nulla e in uno spazio in cui la disumanità e la violenza degli uomini sembrano aver raggiunto l’apice. Coltiviamo la speranza che l’Umanità dei singoli prevalga sulle ragioni dei governi.
I disegni della mostra che vi proponiamo vengono da Gaza. Che cosa sia Gaza ce lo può dire una qualsiasi ricerca su Wikipedia, i dati riportati ci informano di una popolazione di circa 1.700.000 abitanti con una densità abitativa tra le più alte del mondo. Gaza è una striscia di terra tra cielo e mare, una fascia costiera a tratti coltivabile. Ma Gaza non è solo questo. Gaza è il rifugio di milioni di palestinesi che sono scappati dalle varie guerre con Israele. A partire dal 1948, dai primi massacri come quello di Deir Yassin e di altri villaggi che gli israeliani (non era ancora stato dichiarato lo stato di Israele, stiamo parlando dell’aprile 1948) mettevano a ferro e fuoco e causavano esodi forzati di migliaia di palestinesi. Molte delle zone che gli ebrei occuparono nel 1948 erano città costiere e da lì scapparono tanti palestinesi, chi verso il Libano, chi verso l’entroterra e chi verso Gaza. Ci sono Gazawi che conservano le chiavi e i lucchetti delle loro case lasciate nel 1948, altri invece sono arrivati a Gaza nel 1967 in seguito alla seconda occupazione. Ci sono famiglie divise che, provenienti dalla stessa città, si sono ritrovati divisi tra Gaza e una periferia giordana. Ci sono famiglie di profughi che si sono riunite a Gaza dopo la seconda occupazione, quella del 1967. A Gaza, negli anni, si sono ammassati milioni di profughi nella speranza di tornare. E quando questa speranza è andata scemando e sono aumentati i problemi di sopravvivenza, l’area si è trasformata in una zona disperata che attendeva solo un riscatto. Negli anni ’70 in Israele sale il primo governo di destra che appoggia tutti i movimenti oltranzisti dei coloni, tra cui il movimento ultrasionista del Gush Emunim, a quel punto anche a Gaza, dove i profughi continuano ad attendere il ritorno, si crea un movimento politico di ispirazione islamica che promette il ritorno alle loro case. E’ l’origine di Hamas, l’ala politica e militare del movimento religioso. Raccoglie le persone con posizioni più estreme perché estremo è stato fino ad allora il loro modo di sopravvivere. Gaza non è sempre stata governata da Hamas. A Gaza era molto forte l’Autorità di Arafat, c’erano e ci sono i Palestinesi del Fronte popolare (i comunisti), ci sono più di 5000 cristiani e, ultimamente, ci sono tanti giovani stufi dell’occupazione israeliana, delle divisioni interne al potere palestinese e stufi della regime teocratico di hamas. Nel gennaio 2006 Hamas sale al potere e viene subito definito un movimento terroristico pericolosissimo dagli USA. Questo autorizza Israele a bombardare e a colpire la Striscia di Gaza ogni volta che si presenta l’occasione ( e l’occasione è data dal lancio di missili Qassam, dal rapimento di Shalit, dalla fermezza delle posizioni dei leaders di Hamas che vengono fatti fuori uno ad uno con omicidi mirati. Omicidi mirati che il più delle volte coinvolgono i civili). Ma i civili palestinesi per Israele sono solo un dettaglio non importante. Con questa ottica tra dicembre 2008 e gennaio 2009 Israele sferra l’attacco aereo e terrestre dell’Operazione Piombo Fuso in cui morirono tantissime persone. Voglio riportare i dati di una ONG israeliana che si occupò di stabilire il numero delle vittime. Non a caso cito una ong israeliana, poiché è necessario sapere che la politica scellerata del governo militarista israeliano non è condivisa la 100% da tutti gli israeliani:
L’offensiva israeliana contro Hamas nella Striscia di Gaza ha fatto circa 1.400 morti palestinesi, più della metà dei quali non erano combattenti.
Lo ha annunciato oggi l’ong israeliana B’Tselem che ha pubblicato un bilancio rivisto dell’operazione ‘Piombo fuso’. B’Tselem, che ha condotto sue proprie ricerche, afferma che 1.387 palestinesi sono rimasti uccisi durante le tre settimane di conflitto.

Testo della presentazione della nostra carissima “umana” Giuseppina Fioretti.

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Locandina della mostra "i Bambin i disegnano il conflitto" a MuranoAl giorno d’oggi, l’attenzione, è una grande virtù, come lo è il comprendere, nel senso di contenere, includere e capire, e soprattutto grande qualità, è il partecipare, ma non nel senso di esserci in modo superficiale e presenzialista (partecipare in qualche luogo a una causa), ma di prenderne parte, nel senso etimologico del termine. Il senso meno facile e più responsabile, che riguarda la nostra capacità di vedere, capire le cose, entrare, riuscire a cogliere e alla fine scegliere da che parte stare. Ecco, questo crediamo sia il vero senso di partecipare, perché di fronte a certe realtà non si può più dire: “io non ho visto, non c’ero, non sapevo”, di fronte a certe realtà non si può tenere una irresponsabile equidistanza, soprattutto di fronte ad un conflitto che ha la forma e la sostanza di un genocidio. Non si può rimanere indifferenti e in equilibrio tra le ragioni di uno o dell’altro, mentre c’è chi muore e chi soffre e chi per “le sue buone ragioni” impone la sua forza e il suo diritto a esistere anche a scapito degli altri.
Non siamo qui, ovviamente, per fare un discorso morale, siamo qui, principalmente per presentare una mostra di disegni di bambini che, meno di altri loro coetanei, trovano una ribalta in cui parlare e denunciare il loro disagio. Bambini doppiamente sfortunati: perché, prima di tutto palestinesi e ulteriormente perché bambini della Striscia di Gaza.
Le ragioni del conflitto israelo-palestinese sono note quasi a tutti. Forse quello che è meno noto e che è più difficile far emergere, sono le condizioni di vita, che una parte della popolazione di quei Territori è costretta a sopportare. Non è certamente questo il luogo per parlarne. Certamente i disegni che fanno parte di questa Mostra ne parlano in modo chiaro e lucido e non lasciano dubbi: di fronte a questa realtà, generazioni future di uomini si stanno formando attorno a traumi psicologici tali da condizionare fortemente se non totalmente i loro comportamenti personali e sociali futuri.
Il Post Traumatic Stress Disorder è una sindrome che si presenta con effetti devastanti e invalidanti in una popolazione soggetta a forti traumi e stress, che possono essere di vario genere, ma per la popolazione di cui parliamo, vengono provocati da un aspro conflitto che ormai dura da più di 63 anni. Non siamo qui per trattare le ragioni del conflitto, sarebbe troppo lungo e questa non è la sede adatta, ma più che altro per valutarne gli effetti, e quello che questi effetti producono sulla popolazione che, in assoluto ha meno voce: i bambini.
Personalmente, non ho mai visto nella mia vita, disegni così terribilmente espliciti. Non ho mai visto bambini disegnare, soli, case, persone che piangono la loro disperazione, non ho mai visto la rappresentazione di bambini morire mentre giocano a palla per strada, il terrore di bombardamenti che scendono dal cielo come una pioggia sporca, chiese, moschee e scuole che bruciano. La disperazione di funerali, dell’incombente presenza di carri armati, elicotteri, aerei e in ulteriore sfregio, bulldozer che sradicano ulivi e abbattono case. Che realtà è questa per un bambino? Quale tipo di futuro gli viene promesso?
Noi non abbiamo risposte utili. Certo la “pace” sarebbe una risposta ragionevole, ma dovrebbe essere una pace che consenta a due popoli di convivere in modo equilibrato e paritario nello stesso territorio o quantomeno, un territorio diviso equamente in due stati sovrani senza che uno abbia comunque il predominio sull’altro e senza che ci sia lo sfruttamento delle risorse territoriali solo da una parte, a sfavore dell’altra.
Non siamo noi a dovere delle risposte, ma siamo noi a dovercene prendere la responsabilità, siamo noi a dover vedere, comprendere e partecipare, perché è attraverso l’intervento massivo dell’opinione pubblica che alcuni scempi possono venire fermati, e se non proprio fermati possono almeno essere denunciati.
Come abbiamo già detto, non servono molte parole, questi disegni parlano da soli e spero parleranno anche alle coscienze di molti che fino ad oggi hanno preferito non prendere parte e non entrare in merito ad una situazione che non è più sostenibile in un contesto umano e civile come il nostro.
In riferimento agli stessi disegni di questa mostra ho alcune altre cose da spiegare. Abbiamo deciso di uscire con le copie, come potrete vedere. La ragione è che alcuni di questi disegni abbiamo potuto farli uscire da Gaza, con grandi difficoltà, e solo con l’aiuto di attivisti internazionali che li hanno spediti da altre zone della Palestina. Pure i disegni dei bambini rischiano di essere censurati. È di qualche mese fa la decisione del MOCHA Museo dell’arte dei bambini di Auchland, di cancellare l’esibizione di disegni simili, dal loro programma, a seguito di pressioni di chi non sopporta troppo bene questo genere di denuncia.
Noi esibiamo queste copie e abbiamo inviato gli originali all’organizzazione che ha tenuto la mostra gemella che c’è stata a Roma nei giorni scorsi. Riteniamo importante il significato dei disegni non la loro originalità.
In queste immagini troverete alcune diversità: alcuni sono disegni di bambini in trattamento in un centro mentale e a dir il vero si differiscono dagli altri per una certa organizzazione, un ordine e una lucidità che gli altri non hanno. La maggioranza però sono disegni di bambini “normali”, ossia disegni raccolti nelle scuole da bambini non trattati, che comunque portano, come potrete vedere il profondo segno del trauma che stanno vivendo quotidianamente.
Ad onore del vero non solo i bambini palestinesi vivono i terribili effetti di questi traumi, benché ne soffrano per una percentuale decisamente maggiore, ma anche una parte dei bambini israeliani ne sono soggetti e ne vivono gli effetti devastanti. Nessuno di questi bambini ha chiesto di vivere questo dramma, nessun bambino dovrebbe vivere in questa situazione e dovrebbe vedere quello che a loro è stato dato a vedere e a vivere.
Ma ora lasciamo a voi il giudizio e spendo solo qualche parole sul gruppo che ha fortemente voluto questa mostra.
Noi siamo: RESTIAMO UMANI con VIK. Chi ha avuto l’onore e il piacere di conoscere Vik, ossia VITTORIO ARRIGONI, il volontario che ha perso la vita alcuni mesi fa a Gaza, sa che queste due parole RESTIAMO UMANI erano la chiusa di ogni sua lettera, messaggio o articolo lui inviasse dalla Palestina. Ovviamente un invito che noi abbiamo raccolto da subito e che oggi che Vittorio non c’è più, e che ci manca molto, pensiamo di tenere come un testimone e abbiamo deciso di portarlo avanti in questa “corsa” per la vita, per una informazione chiara e perché no “di parte”, per non lasciare che la sua morte diventi inutile e anche per non abbandonare questi bambini sfortunati al loro destino.
In questo, dobbiamo ringraziare la Municipalità di Venezia che ci ha sostenuti e che ha concesso gli spazi per queste mostre, don Nandino Capovilla e il Centro Pace di Pax Christi con cui abbiamo collaborato e che hanno creduto fortemente nel nostro progetto e ringrazio anche tutti quelli che vi hanno partecipato sia nell’organizzazione che nella presenza. Abbiamo pensato di raccogliere dei fondi che saranno destinati all’Ospedale pediatrico “Nasser” di Khan Younis a Gaza e che faremo pervenire al destinatario attraverso il supporto della Mezzaluna Rossa Palestinese della quale noi, come gruppo, veniamo considerati collaboratori e di questo ci sentiamo veramente onorati.
Vi lasciamo noi umani, come ci chiamiamo scherzosamente l’un l’altro, con le parole di Vittorio e le nostre stesse parole di sempre: malgrado tutto Restiamo umani, con Vik nel cuore.

Testo di Rossaura Shani

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Franca il giorno del suo diciottesimo compleannoEsattamente quarantaquattro anni fa era una sera esattamente come questa. Un po’ indolente e un po’ malinconica. Venezia aveva il fascino che ha Venezia in sere come questa: cullava col rumore ovattato delle sue onde. Sotto questo stesso cielo una patina velata di nuvole nascondeva la luna. E sopra quel ponte ero solo con lei. Ed eravamo soli dal mondo. Io, un po’ pentito nel darmi dello stupido e un po’ indispettito delle sue provocazioni. Lei che sembrava sempre voler giocarsi di me. Le parole erano caute come quelle di chi le teme e come piccoli segreti appena sfuggiti. E’ stato solo un attimo di quarantaquattro anni fa e quarantaquattro anni sono un’intera vita. A pensarci provo una specie di vertigine. E per altro ma anche allora è stato così: una grande vertigine. Ci siamo trovati all’improvviso abbracciati. Le nostre labbra si sono trovate come non aspettassero altro. Con disperazione. Ed è stato come se ci liberassimo di tutte le parole inutili. E delle maschere. E delle nostre paure. E mi son sentito volare, ho dovuto aggrapparmi a quell’abbraccio. E stringerla più forte a me. E incredulo dirmi che tutto era vero. Anche un attimo lontani sarebbe stato solo “Che spreco immenso”. E di quello spreco, raccontato con queste sole parole, con malinconico rimpianto, come può fare il poeta ma il poeta che racconta la vita senza bisogno di raccattare i propri versi, di quello spreco lo sappiamo solo ora. Ma per tutti questi anni c’è stato in me un posto per lei. E’ sempre stata con me come un attimo di tranquillità, come quella presenza amica, come qualcosa che non accetta quel lento trascorrere del tempo. E quarantaquattro anni fa è cominciata quella storia che poi ho ritrovato e che oggi stringo come la cosa più bella che un uomo possa avere, che mi da la più grande ricchezza. Cosa importa se questa storia, senza pudore, l’ho già raccontata un’infinità di volte? Se la conosci. Non mi stanco mai di ripeterla. Cosa importa se non ho saputo allora dirti che ti amo? Lo grido forte oggi, padrone di tutta la mia stupidità, e so che sarà per sempre. E vorrei gridartelo ancora mille e mille volte, e dedicarti tutte le canzoni che un cuore innamorato ha saputo scrivere. Grazie di Esistere “amore”.

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Quel piccolo grande amore, “veramente breve, non piccolo“, dicevo… quel piccolo grande amore doveva accompagnarmi tutta una vita. E’ stato sempre un rifugio, come una stanza serena nella memoria, un sogno, una voce amicale. Poi…
…e forse nemmeno oggi saprei cosa dire.
Ti amo e oggi Ti ricordo così e Ti canto per tutto questo amore e per tutti quelli che sanno ancora amare.

quella sua maglietta fina
tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto
e quell’aria da bambina
che non glielo detto mai ma io ci andavo matto
e chiare sere d’estate
il mare i giochi e le fate
e la paura e la voglia
di essere nudi
un bacio a labbra salate
il fuoco quattro risate
e far l’amore giù al faro…
ti amo davvero ti amo lo giuro…ti amo ti amo
davvero!
e lei
lei mi guardava con sospetto
poi mi sorrideva e mi teneva stretto stretto
ed io
io non ho mai capito niente
visto che ora mai non me lo levo dalla mente
che lei lei era
un piccolo grande amore
solo un piccolo grande amore
niente più di questo niente più!
mi manca da morire
quel suo piccolo grande amore
adesso che saprei cosa dire
adesso che saprei cosa fare
adesso che voglio
un piccolo grande amore
quella camminata strana
pure in mezzo a chissacchè l’avrei riconosciuta
mi diceva “sei una frana”
ma io questa cosa qui mica l’ho mai creduta
e lunghe corse affannate
incontro a stelle cadute
e mani sempre più ansiose
di cose proibite
e le canzoni stonate
urlate al cielo lassù
“chi arriva prima a quel muro…”
non sono sicuro se ti amo davvero
non sono…non sono sicuro…
e lei
tutto ad un tratto non parlava
ma le si leggeva chiaro in faccia che soffriva
ed io
io non lo so quant’è che ha pianto
solamente adesso me ne sto rendendo conto
che lei lei era
un piccolo grande amore
solo un piccolo grande amore
niente più di questo niente più
mi manca da morire
quel suo piccolo grande amore
adesso che saprei cosa dire
adesso che che saprei cosa fare
adesso che voglio
un piccolo grande amore…

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