Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘fuoco’

Soldatino su base in legno e sfondo dipinto a macchie di colore vivace; atc.Notte di silenzio e di luna piena. Sulla spiaggia erano tutti intorno al falò. Tutti intorno a vent’anni. Ancora bagnati di mare e di quel senso di libertà. Le volute della fiamma incidevano indelebili i profili di quei giovani. Volti scavati, barbe accennate e indecise, occhi curiosi, nasi orgogliosi e capelli lunghi, tranne le ragazze.
Di loro Sara si era addormentata sulla sua mano destra e aveva un respiro tranquillo. Anche Samuele le si era assopito accanto dopo l’amore. La sfiorava solo un tenero ricordo. Adamo era nudo, si era arreso e aveva smesso di cercare i vestiti. Cercava di asciugarsi di quel fuoco. Giacobbe spingeva gli occhi dietro le ombre titubanti e rollava distratto. Dolores voleva ritornare a casa perché era attesa, troppo giovane per essere là, per poi decidersi come in un dispetto e sfilarsi la maglietta. Mostrava quello che non aveva e che nessuno cercava di vedere. Non avevano tempo per altro. Christo, il bulgaro, cercava di cucinare la carne infilzata in un lunga ramo secco. Vicino a lui Maria lo coccolava con gli occhi; aspettava un figlio ma lo sapeva solo lei. Elena singhiozzava sottovoce, tornava da un brutto viaggio. Ulisse aveva una casacca che aveva comprato in india, a Delhi o a Bhopal, e una collana di conchiglie.
Francesco suonava la chitarra e cantava le sue canzoni. Per dovere di cronaca fu interrotto mentre intonava “We shall overcome”. Ettore baciava Diana e la cercava. Michele si limitava a guardare il mare e il guizzare dei riflessi pallidi sulle onde, dondolava al fruscio della risacca e della musica. Mugugnava sordo cercando di seguire il testo che si perdeva in un quasi sussurro. Doveva scrivere un libro e nel libro imprigionare una storia, la loro storia; quella. Con un tizzone Efesto cercava di scoprire la provenienza di quell’estraneo leggero rumore. Susanna faceva il mestiere ma nessuno ne sapeva nulla, l’aveva accompagnata Francesco. Era intenta nei suoi pensieri e nelle sue tristezze. Le erano già stati rubati i suoi vent’anni; non le sarebbero più stati restituiti. Avrebbe voluto provare a cercarli. Semplicemente Lilith avrebbe voluto essere maschio e chiamarsi Arturo e odiava quel suo seno e il senso di tutto quello. Narciso aveva una erezione mistica e una fedina di oro falso al mignolo.
Arrivarono all’improvviso da dietro le dune. Non dal mare ma da dietro le dune e la rada sterpaglia. In silenzio. Ombre fra le ombre, profili di niente, invisibili; fruscii. E spararono nel mucchio sputando raffiche di vampe veloci, con piccoli crepitii di secchi tuoni. Sicuri sulle gambe spararono finché tolsero anche all’ultimo l’ultimo respiro. Anche a Maria e al suo futuro. E ancora. Senza un solo attimo di dubbio, ma loro imbracciavano la verità. Alla fine del loro mestiere calpestarono il fuoco senza riuscire a domarlo. Chi li comandava prima di andarsene sputò sul corpo esangue di Francesco. Spiegò agli altri che non avevano palle. Li lasciarono lì bocconi, riversi sulla sabbia. Le onde intimidite si spingevano sempre più avanti nella rena. Il silenzio si impossessò del mondo.

Annunci

Read Full Post »

Tecnica mista su cartone telato: informale su variazioni di rosso
Non solo una storia (40*50): Tecnica mista su cartone telato; 9 aprile 2010

Pierangeli Bertoli: Rosso colore (Già postata) [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Rossocolore.mp3”%5D

Read Full Post »

Sul lato destro di via Tizio sorge la famosa “Baracca di Prima Spremitura” che da ora la chiameremo, semplicemente, per comodità, solo Baracca, anche se ce ne sono altre a Spinola, e questo potrebbe indurre alla confusione. Sarebbe utile anche raccontare la storia di queste baracche; storia, a suo modo, originale. Forse un giorno lo farò. A pensarci bene è utile fermarsi un attimo. Soprattutto per i non locali. Perché una via Tizio? Un giorno l’amministrazione di allora, allora non c’era ancora il maggioritario e Spinola aveva una amministrazione circa di centro-sinistra (qualora ce ne fosse bisogno questo dimostra come il genio non ha una sola casa politica, è democratico), dicevamo che quel giorno l’amministrazione decise di titolare una via a un cittadino famoso di Spinola. Dopo una lunga è vasta ricerca storica si giunse alla conclusione che la comunità, ora città, aveva visto nascere e abitare alcune figure che si potevano anche definire conosciute ma non certo famose. Scartato il nome del sindaco in carica, dopo che alcuni membri della stessa maggioranza votarono contro alla candidatura sostenendo che sembrava non di buon auspicio; si sa, come sempre, che anche nelle maggioranze vi sono simpatie e antipatie e più di una ambizione. Scartata allo stesso modo di chiamarla proprio via del Sindaco, così che sarebbe andata bene per il sindaco in carica e per tutti gli altri; non si sa con quale motivazione. Certo che può essere sembrato che chiamare una via pubblica via del sindaco potesse inibire i passanti dal passarci. Scartata l’ipotesi che si sia trattato della paura di vedersela trasformare, con due colpi di bianca, in via il sindaco. Scartata la possibilità di titolare la strada con il nome della società del più grande e unico costruttore edile locale. Scartato il nome del famoso atleta perché le sue imprese l’hanno reso celebre solo molto dopo i fatti. Alla fine, scarta e scarta, non rimase che scegliere tra Tizio e Caio. Si decise allora di optare per Tizio, se non altro perché arrivava sempre prima dell’altro. Questa è la vera storia di quel pezzo di Spinola.
Un’altra ricerca fu fatta, in seguito, stavolta in loco. Ma questa ricerca cercava le storie della gente. Di quella gente. Poco gli importava se il padrone della cartolibreria aveva scritto un libro sul suo povero cane vendendone trentadue copie a trentadue persone che ancor oggi lo stanno maledicendo. Poco importa se il nostro CiccoBello, ormai antico primo cittadino, si era presentato tante volte con quel titolo (con m’è almeno tredici, anche dopo che era subentrata tra noi una certa confidenza), anche dopo che era decaduto, che la gente non ricordava più il suo nome e che era rimasto per tutti il sindaco, tanto che quelli dopo avevano invano cercato un altro termine per identificare il primo cittadino a Spinola. Poco importa se qualcuno ha proposto di incoronare il cinema come grande opera di valore culturale e sociale, essendo l’unico posto a Spinola dove ci sia uno spazio in cui in numero superiore a quaranta di cittadini si possa incontrare, attribuendo contestualmente il grado di cavaliere al suo gestore. Gli autori di questa pensata sono gli stessi che avevano proibito che fosse trasformato in albergo o in mini alloggi dopo che anche le proiezioni porno lo stavano trascinando alla bancarotta. Poco importa che non si possa usare il nome del cittadino più influente, quello che veramente comanda, perché anche il troppo è troppo. Non sarebbe tollerabile premiare e dare notorietà a colui che ha cementificato anche molte tasche dei suoi concittadini; non foss’altro per buongusto e precauzione. Poco importano tutti gli aspiranti famosi che si sono proposti. Questa ricerca interrogava i protagonisti, quelli che in silenzio hanno vissuto e costruito veramente questa città. I cittadini, allora contadini.
Ora, prima di perdere il filo dei discorsi, torniamo a quello di cui si stava parlando. In via Tizio, che tanto tutti, si sa i villani, hanno continuato a chiamare via del Fosso, per la presenza di un fosso ora interrato, una notte nottetempo la Baracca era andata a fuoco. Cioè col fuoco e le fiamme proprio come quell’altra volta era successo per la piccola chiesetta. Quella specie di grande scatola per stivali che tutto pare tranne che una chiesetta. Infatti non lo è ma la domenica, per i pigri, ci fanno la messa. Ma, a differenza che la pseudo chiesa, della baracca da quelle fiamme non restò nulla. Poche assi, un tetto pericolante, un senso di desolazione e l’eternit da mettere in sicurezza poiché da molti anni ci si era ripromesso di farlo il giorno dopo. Le ciacole popolari diffondono sospetti. Forse non si arriverà mai a scoprire l’autore o gli autori. Qualcuno sussurra siano arrivati con la stessa auto comunale. Direttamente dal deposito di via dei Gerani. Sono calunnie. Vedremmo come andrà a finire la storia. Io non credo che si ripeta quella dell’araba fenice ma vedi mai… Temo di più, aspettando, per vedere cosa potrebbero pensare di costruire al suo posto e con quali mattoni. Facile certo è profetizzare che anche su quei mattoni ci potrebbe essere stampigliato il logo comunale: Città di Spinola.

Non abbiamo ancora un nome ma abbiamo già un volto.

Chissà perché ma ci sentiamo ottimisti: pensiamo che fosse stato candidato il nuovo candidato, e fosse quindi, poi, sindaco, nessuna baracca avrebbe preso fuoco. E gli anziani avrebbero potuto continuare a bersi un buon bicchiere in santa pace. Certo che anche loro dovrebbero pensare, qualche volta, prima, in che mani si vanno a mettere.


Ancora non avete preso confidenza con Martino. Mano a mano che lo farete, cioè quando lo conoscerete meglio, mi piacerebbe fare una sorta di indagine votando la definizione che gli si addice di più. Per ora sono due:
Io l’ho individuato come Martino Il Temporeggiatore.
Lui afferma di essere, non è una battuta anche se può sembrare una imperbole, Martino il Leader. E’ una cosa seria. Prego non ridere.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: