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Posts Tagged ‘giustificazioni’

Niente di grave che il programma non avesse preventivamente individuato e bloccato. Un po’ di affollamento nella quarantena. Nessun virus. Qualche spam. Niente di più. Un unico indirizzo e qualche mail fermata direttamente dal server che fornisce il servizio. Era solo l’unità C piena; piena e incasinata. Il solito limite di un gestione fatta partizionando il disco. Non aveva mai capito quella politica. Prima o dopo lo spazio diventa stretto. Solitamente molto presto. E c’era l’esecuzione automatica da pulire. Ma l’unità centrale era zeppa di file anche inutili e doppi. Qualche copia era stata causata dai soliti programmi che, come sempre, gestiscono malamente la registrando più volte lo stesso file. Quasi tutti erano solo questione di sbadataggine o incuria. Non si poteva far altro che cancellare. Dopo non si sarebbe risolto nulla ma almeno si sarebbe potuto lavorare con meno fatica e meno avvisi. In realtà la macchina aveva fatto il suo tempo. E lui non poteva starsene lì. Gli ci sarebbe voluto troppo tempo. E non era andato per quello. Gli aveva solo chiesto una cortesia. Gli avrebbe detto di farlo lui; con tutta calma, in seguito.
Aspettando di mettersi a cena aveva cominciato a gironzolare nei contenuti. Mentre girava qualcosa di inutile aveva cominciato a toglierlo. Soprattutto mp3 e immagini che queste ultime sono anche molto pesanti. Poi era stato incuriosito dal none della cartella, Brillantina. Il contenuto era di immagini porno. Con directory recanti il nome delle protagoniste. Niente di trascendentale. Chi non ne ha? Immagini più o meno porno. In parte scaricate dalla rete e in parte no. Le solite immagini, non sempre obbligatoriamente troppo spinte. Giovani ragazze in bikini, poi seni, sederi, etc. e poi anche immagini più esplicite: di veri e propri atti sessuali. Accoppiamenti. E tutte le variazioni. Rapporti di tutti i tipi, naturalmente. Multiformi. Singoli e multipli. Senza che l’insieme lasciasse vedere una predilezione. C’era una di colore. Sembra ci debba sempre essere una di colore. E sembra anche che loro lo facciano con maggiore allegria. In fondo sono tutte uguali. Alla fine possono anche annoiare. E poi c’era, non poteva mancare, uno colorato. Non proprio nero ma proprio esagerato.
Poi c’erano quelle altre, le seconde; quelle prese nel locale o comunque quelle di Ernesto. Ernesto aveva sempre avuto la passione per la fotografia. In quel caso c’erano molte più immagini, soprattutto di ragazzine, ma anche di altre donne di tutte le età, intente semplicemente a divertirsi. Quasi innocenti. E quelli erano tutti scatti fatti dentro. Molte mostravano semplicemente momenti di bevute. Qualche laurea. Qualche compleanno. Incontri meno numerosi. Cene. Una certa cordialità e non molto di più. Risate e qualche bacio. Qualcuno che allungava la mano. Con l’altro o altra che ne era compiaciuto e lusingato. Finto coraggio. Donne orgogliose di sé. In alcune però non provavano imbarazzo anche se si rendevano conto che nello scatto lasciavano si vedessero, più o meno chiaramente, le mutandine. Anzi ne sembravano divertite. In alcune non avevano nessun imbarazzo a gonfiare il seno. Ma anche a spingersi e denudarlo. Si vede di peggio andando al mare. Ma in qualcuna addirittura scostavano il bordo di quelle mutandine per farsi vedere e fotografare quasi con orgoglio. E spesso quelle che lo facevano erano così giovani. Quelle immagini non erano meno imbarazzanti.
Qualcuna si spingeva anche oltre. Casualmente la navigazione pareva averle ordinate per soggetto e, per così dire, genere. Più proseguiva più sembravano diventare esplicite. Come in un casuale crescendo. In mezzo tornava qualcuna di quelle scaricate dalla rete. O di quelle meno indecenti. Come dire professionisti e dilettanti assieme. In realtà non si potevano definire vere e proprie foto d’arte. Difetti se ne potevano trovare a iosa. Qui e lì una luce che tradiva. Vizi probabilmente di frettolosità. E i soggetti ritratti erano quello che erano. Lui era teso e attento. E impaziente. Le passava a tutto schermo rapidamente. Fin troppo. Gli altri erano di là. Li sentiva parlare. Navigava ed era pronto ad uscire dal programma di visualizzazione. A cliccare la ics. Non voleva che, entrando all’improvviso, vedessero quello che stava guardando. Come sempre provava un po’ di imbarazzo. Ma anche una muta sottile eccitazione. Non una vera eccitazione. Forse solo una spinta curiosità. Qualcosa di simile. Ed era anche un bel po’ che non visionava materiale del genere. Cioè che non aveva bisogno di ricorrere al porno per distrarsi e persino eccitarsi. Con Vera le cose andavano alla grande. La loro luna di miele continuava e non avrebbe saputo dire quando poteva cominciare a finire. Ecco! forse non gli sarebbe dispiaciuto vederle insieme a lei. Non che tra loro ci fosse bisogno di quello. Semplicemente perché le avrebbe mostrato come non tutte sono come lei. Che c’erano donne che si facevano molti meno riguardi. Cioè che siamo fatti in mille e mille modi.
Una sui quarantanni aveva un paio di seni da competizioni. Certo doveva sostenerli con le mani. Erano veramente enormi. Poi una ragazzina vestita da pescatore. Come in costume. Non mostrava niente ma era veramente ben fatta. Ed aveva occhi ammiccanti e una sensualità molto naturale. Un giorno che era passato lei era lì. Era stato colpito da quel suo fascino. Un paio di gruppi si limitavano a brindare. Si stava perdendo in quei pensieri quando incontrò quella foto, la IMG_2824.JPG. Dovette tornare indietro perché era già andato oltre. Ne aveva già incontrate di simili ma in quella c’era proprio lei, la sua Vera. Non aveva alcun dubbio: vi era ritratta chiaramente. L’ambiente dietro era la cucina di quello stesso locale. Lei era un poco meno bionda, forse a causa dell’illuminazione, ma era lei, indiscutibilmente. Stessi occhi che erano fissi all’obiettivo e le labbra strette attorno a qualcuno. Cioè era intenta a fare del vero sesso orale. E quegli occhi mostravano l’orgoglio di soddisfare il suo partner. Forse semplicemente l’orgoglio di soddisfare un uomo. E impegno. E sfacciataggine. Allora non era vero che lo loro era rimasta solo amicizia? Lei che aveva sempre sostenuto che non ci può essere sesso tra amici. E tra Vera ed Ernesto c’era sempre stata solo una grande amicizia. Una amicizia che era durata nel tempo. Anche se Ernesto, da ragazzo, un po’ aveva spasimato per lei. Questo a sentire lei. Ma forse quello non lo si poteva ritenere sesso? Non completamente? Cioè forse lei voleva dire che due amici non avrebbero mai dovuto scopare. E in verità non stavano scopando. Non sapeva dire lì per lì se quel gesto ritratto era più o meno… intimo. Si fosse dovuto decidere avrebbe affermato che per lui era sesso. Anche se magari poi la donna si ferma e si rifiuta. Ma poi ognuno la pensa a modo suo; in queste faccende. Insomma era più che sorpreso di trovare lì la sua donna; fotografata. E se fingeva lo faceva con la maestria della vera professionista.
Veramente non poteva essere certo che quello fosse di Ernesto. Né che a scattare la foto fosse stato Ernesto. Dell’uomo si vedeva ben poco. Solo quel particolare che lei cercava caparbiamente di ingoiare. Con bramosia. Quasi lo volesse divorare. Invece quello di Vera era una vero e proprio ritratto. Quegli occhi spalancati e sorridenti erano i suoi occhi. Il fotografo aveva fatto lo scatto in quella cucina ma poteva essere anche qualcun altro. Chiunque. O lo stesso Ernesto senza però essere lui il partner. Certo che doveva essere molto vicino ai due. L’angolazione sembrava proprio quella ripresa dallo stesso amante della donna, cioè di Vera. Non riusciva a crederci. Quella era un’altra Vera. Ma allora non era vero, come diceva, che lei non aveva mai tradito. Poi si ricordò che veramente era stata per tre anni libera da qualsiasi impegno, dopo il divorzio, prima di mettersi con lui. Non bisognerebbe mai parlare prima di riflettere. La foto mica aveva la data. Poteva essere stata scattata in quel periodo. Ma poteva essere stata scattata anche prima del divorzio. E allora… E poteva anche essere molto recente. Fin troppo. Certo recente lo era abbastanza. Le sue rughe erano già tutte lì. Quello non bastava a fare o non fare di lei una bugiarda. Certo che quello non faceva della foto un documento meno… imbarazzante. Una denuncia vera e propria. Perché lei, Vera, si era sempre mostrata molto… come dire? contegnosa. Aveva sempre denunciato qualsiasi eccesso negli altri.
Come può una della sua età? E per di più con un figlio grande? Lei che sosteneva di non averle nemmeno mai guardate. Guardate forse ne ma almeno quella l’aveva fatta. Lei che gli aveva confessato di aver passato una vita avara; quasi priva di piacere. Di aver dovuto quasi sempre mentire e fingere. Di aver sempre trovato partner che avevano lasciato a desiderare; sotto tutti i punti di vista. E scarsi di passione. E privi di attenzioni. Che era anche per quello che aveva pochissimo frequentato sesso e letti. Che era per quello che l’aveva trovata… come dire? scatenata come una ragazzina. Come se avesse incontrato con lui il bisogno di recuperare il tempo perduto. Tanto da restare sorpresa lei stessa. Ma in quella foto c’era un’altra Vera; quell’altra Vera. Che quello che le riempiva la bocca fosse Ernesto o no cambiava poco. Certo che qualcosa cambia se l’altro è un amico o uno sconosciuto. Se non lo conosci, non sai chi è, non l’hai magari mai visto, oppure se ce l’hai sotto gli occhi anche spesso. Si sentiva comunque tradito. E se quello era lui si sentiva ancora più stupido. E si sentiva guardato e indagato dagli stessi occhi di Vera. E lei non mostrava nemmeno un minimo di pudore, anzi. Continuava immobile a fissarlo. Il tutto era tutt’altro che casuale. Già quando ritratta era un’estranea si era sempre chiesto cosa spingesse una donna. Ancor più adesso che nella foto c’era la sua donna.
Si trovò intrigato nel dubbio. Ernesto, l’amico, poteva essere stato così stupido di lasciarlo navigare, anzi di pregare di farlo, scordandosi della presenza di quella foto compromettente? Oppure il caro amico era stato così scaltro da invitarlo a controllare il suo vecchio pc proprio per fargliela vedere? Forse proprio per mostrargli chi era veramente la sua donna? Forse per rendere palese una qualche forma di rapporto o di tradimento? Ma non aveva timore Ernesto che Domitilla, sua moglie, vedesse quelle foto? Che rapporto c’era fra loro, dentro quella coppia? Al solo vedere le prime immagini aveva scoperto un Ernesto diverso. Certo cose simili si possono trovare in ogni computer. Ma non si pensa mai che l’amico, chi ti sta vicino, si diletti con certi vizi. Certo l’aveva fatto anche lui; cosa centrava? Quando uno lo fa si sente come se fosse il solo, ovvero tra i pochi a farlo. Si sente un poco in colpa. Non pensa di condividere quel peccato anche con quelli con cui cena e esce qualche domenica. Fosse entrato in quel momento avrebbe avuto tutte le risposte che cercavano le sue domande dall’espressione della sua faccia. Fosse entrata lei, la sua dolce Vera, le avrebbe chiesto spiegazioni. Ma non le sarebbe stato difficile giustificarsi. Poteva dire che era uno scherzo e che comunque era stata scattata quando lei era sola e libera. Dopo aver lasciato il marito. Prima di mettersi con lui. Magari si sarebbe scusata. Non sarebbe bastato ma ne sarebbe uscita quasi indenne. Avrebbe potuto anche rifiutarsi di fare il nome del… coso che aveva in bocca. Sostenendo che non faceva differenza.
In realtà, per assurdo, quello poteva essere anche Ernesto ma quella poteva anche essere un fotomontaggio. Cioè l’amico poteva essersi sostituito utilizzando un programma apposito di editing. Se lo aveva fatto lo aveva fatto abbastanza bene. Poteva essere tutto e il contrario. Comunque restava quello che era. La cosa certa restava che quella che apriva le labbra era proprio la sua donna. La posa era inequivocabile. Non poteva aver preso quel volto da un momento di semplice convivialità. Da nient’altro. E poi lo sguardo era pieno di sfida e di libido. Certo se fingeva lo faceva perfettamente. E come scherzo sarebbe stato di pessimo gusto.
In realtà, per assurdo, Ernesto poteva anche non saperne molto. Certo che la cucina era quella cucina. Ma la colpa poteva essere solo di Vera. E poi lei aver regalato la foto all’amico. Era comunque solo sua. E poi non si fa una foto simile senza un motivo. Figurarsi poi se la si regala. Ma forse lei sapeva della passione dell’amico. Allora chi era il suo compagno? In quei giochi? E come aveva fatto quella foto senza che Ernesto ne sapesse. Era un’ipotesi improbabile. Non poteva escluderla con certezza. Cercò immagini con una numerazione in diretta successione a quella. Niente. Nemmeno nel disco D, né in quell’unità esterna. Poi scoprì che ce n’erano un paio nel cestino. Non ebbe il tempo di vederle, forse nemmeno la voglia, perché si sentì chiamare da Carla. Forse, se fosse stato tranquillo, l’avrebbe lanciata alla stampante. Magari lei poteva dirgli che non era vero. E lui cancellare. Ormai la frittata era fatta. Comunque la cena era in tavola. Pensò che nella cucina di un locale pubblico non ci si può spingere molto oltre. Anche per una questione di scomodità. Seduto sulla tavola non è lo stesso che steso sopra un morbido letto. Era sempre stato un tipo amante delle comodità.
E se avesse preso Carla da parte? Magari con tatto. Sondando da lei se ne sapeva qualcosa. Di quella storia. Scartò subito l’idea. Meglio non mettere di mezzo altre persone. E poi Carla poteva non saperne niente. Solitamente non sono notizie da dare ai giornali. Magari gli avrebbe dato del pazzo. Per tutti erano una coppia di ferro e felice. A prova di tutto. Geloso non lo era mai stato. Non voleva mostrare di esserlo diventato. Certo che era infastidito. Ma anche… personalmente eccitato. Pensò che era meglio se teneva la bocca chiusa. Se non diceva niente a nessuno. Tanto meglio se si teneva la cosa per sé. Si sentiva anche come se avesse fatto un gesto, anche se involontario, in qualche modo indiscreto. Ormai non poteva proprio più trattenersi e farli aspettare ancora. Scelse la funzione arresta il sistema. Avvertì gli altri: “Vengo subito”.

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Lo so che se lo posto poi qualcuno mi dirà che… “ma non sono tutte così.” e i più mi accuseranno di un atteggiamento “critico” verso l’altra metà del cielo se non proprio come sostenitore di falsi luoghi comuni, ma cribbio, questo è il mio blog, e anche fuori sono abituato a dire quello che penso senza mettere troppo in conto le conseguenze. Inoltre sono sollecitato dal resoconto che a chiosarlo pare un vademecun e personalmente mi è risuccesso proprio ieri. Per ultimo non dimentichiamo che alla mia tenera età ne ho passata la maggior parte vicino a donne e l’aneddotica sarebbe sterminata. Io non ho sempre portato l’orologio al polso, ma spesso mi son chiesto se le mie compagne pensavano che potesse servir loro a qualcosa oltre che quale ornamento. Alla prima obiezione potrei rispondere che ho visto persino interrogarlo, l’orologio, sperando, quando non pretendendo, che andasse contro il tempo: “Che dici, riesco ad arrivare per mezzora fa”? Nonché che sono vittima di una serie interminabile di attese, ovvero che ho passato la maggior parte dei miei giorni a guardare là in fondo in attesa di qualcuna che avrebbe già dovuto essere arrivata.

Allora, per non essere tacciato da fallocrate, non parlo genericamente delle donne ma solo di Lei e con Lei di tutte le mie ex compagne e di tutte le mie amiche e le donne che ho avuto modo di incontrare e/o frequentare. Torniamo a ieri quando mi ha detto la solita frase allarmante: “Dammi dieci minuti e faccio in un attimo”. Beninteso si doveva preparare per uscire come se ci fosse in lei qualcosa che non andava o da sistemare. Per questo strano rapporto che riescono ad avere le donne con il tempo in quei dieci minuti Lei riceve una o più telefonate (dimenticavo quanto ci sarebbe da dire sul loro amore per le parole soprattutto per quelle al telefono). Lei torna tutta allegra dopo i “suoi” dieci minuti ed in quei dieci minuti è riuscita a cambiarsi col risultato che, se non ne fossi stato messo al corrente, non avrei saputo notare nessun mutamento. Sempre in quei dieci minuti è riuscita a stare almeno due ore al telefono, spero non con la stessa vittima. Nello stesso tempo sono andato allarmato a cercarla trovandola in tranquilla conversazione. Avevo all’altro capo Sandra all’armata non vedendoci arrivare: “Il pranzo di sta freddando”.
Avevo, cellulare in mano, tutte le intenzioni di chiederLe una previsione mentre l’altra aspettava anche al telefono, ma dovevo essere al momento trasparente in quanto Lei non riusciva proprio a vedermi. Me ne sono andato in salotto trovando una qualche tranquillità nella lettura della pagina della cultura sul quotidiano. Ora so tutto della trans-avanguardia e naturalmente Lei è tornata mettendomi fretta. Alle mie rimostranze per quel fatto della trasparenza, “se disturbo potresti almeno chiedermene la ragione”, mi ha spiegato che no! mi aveva pur visto e ha aggiunto, come di consuetudine, che la mia presenza, seppur fastidiosa, non l’aveva allarmata perché aveva previsto di sbrigarsi più in fretta. Sono riuscito a scoppiare a ridere allegro mentre la sua faccia mostrava la meraviglia di chi guarda uno improvvisamente impazzito.
Naturalmente Sandra si era arresa e nel frattempo aveva abbassato impaziente il ricevitore. E per tutto quanto raccontato che siamo arrivati con i nostri consueti dieci minuti di ritardo per la cena armati (Lei) delle scuse più improbabile compresa quella del parcheggio escogitata anche dell’amica che resoconta la pizza dove quando per lei stavano passando sei minuti (che di per se non fa nemmeno record) per tutti gli altri partecipanti ne passavano ben più di venti. Ho avuto bisogno, io, persona sempre di corsa e sempre ansiosa, di tutti questi anni di allenamento per giungere alla conclusione che oggi come oggi non mi sorprende più nulla, resto solo ancora sbigottito dalle giustificazioni che hanno la fervida fantasia dei migliori costruttori di favole. Eppure, sia detto per inciso, io amo le donne perché la loro presenza non lascia all’uomo il tempo per annoiarsi.

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