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Posts Tagged ‘governabilità’

A volte ripetersi non è un difetto ma una necessità. Perché il piccolo e nato malfatto? Possiamo dare colpa alla levatrice? Forse che si, forse che no.
L’Italia ha bisogno di un soggetto politico che rappresenti le istanze progressiste, laburiste, socialiste, riformatrici, etc. chiamiamole come si vuole. La catastrofe del governo Prodi crea la necessità della creazione di un soggetto politico che rappresenti le istanze progressiste, laburiste, socialiste, riformatrici, etc. chiamiamole come si vuole e di farlo in tempi bravi. Quello che il paese si aspetta dai tempi tangentopoli Uolter Ueltroni pensa di inventarselo in pochi mesi; la storia, se non da appuntamenti, nemmeno aspetta. Tra il prima e il dopo cosa ci racconta la cronaca? La cronaca racconta di “una metà del paese” (beh! molto quasi, scarseggiante) che sa dire ma non fare. Che critica sprezzante e con argomenti (fumosi) ma che non propone soluzioni. Che cerca di rimuovere i problemi che affiorano sia nella società, che nell’economia, che nella democrazia. Come si diceva una volta: una sinistra che (per vizi congeniti) sa essere solo opposizione (piangina). Cosa ci racconta la “cronaca al passato prossimo” al proposito di come viene concepito il bambino? Non vi è un vero e proprio scioglimento dei due maggiori partner che dovrebbero andare a fondare questo nuovo soggetto politico (magari l’ho già detto). Questo comporta che non si passa attraverso una “assemblea costituente” ma solo ad un “congresso fondativo” (in realtà è una vera e propria fusione a freddo) che cerca di armonizzare inutilmente le varie anime dei due e, soprattutto, le varie strutture. Ne consegue che il dibattito (e i suoi veleni), che non si fa e risolve prima, resta da affrontare. Che quei veleni e contraddizioni e ambiguità e ambizioni fanno parte genetica del nascituro. L’identità e il programma del nuovo “partito” mancano puntualmente. Ma il buon Uolter fa di più: non apre nemmeno un dibattito con le forze più vicine ovvero usa, nei confronti di ex-alleati, due pesi e due misure. Mi sembra emblematico che un partito che entra nella Internazionale Socialista si trovi costretto a doversi definire (le necessità mi sono oscure) non di sinistra, e non cerchi di rappresentare e associare le vere istanze socialiste che (anche se poche e malamente e scarsamente rappresentate) sopravvivono nel paese. Perché poi il paese, e il suo elettorato, dovesse premiare, con la maggioranza, questa alchimia mi risulta oscuro. Perché gli italiani dovessero dare fiducia ad un governo suicidatosi, ugualmente. Il nuovo sembra già vecchio e assomiglia più che ad un partito ad una associazione amicale (usando un termine molto amato da un amico). E’ naturale che perse le elezioni, passato l’estate, mancati vari appuntamenti, non definita ancora una strategia politica e nemmeno un linguaggio, il Partito Democratico è ancora immobilizzato a definire ruoli e a risolvere le divergenze interne. Tutto questo porta ad una deriva continua. Allarmante però è la certezza che è la Politica ad essere in crisi (in una crisi strutturale), non parte o in toto i soggetti politici. Ma questo forse non è, in Italia, un problema dei nostri giorni. Forse è un problema nella nostra storia.

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