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Posts Tagged ‘governo’

Voi la Crisi, Noi la Speranza - Genova 2001-2011Insomma la folla riempie la piazza per andare a veder giustiziare il tiranno ma anche il brigante, allo stesso modo, gridando la proprio rabbia, la propria indignazione. Vorrei ascoltare la piazza senza farne un mito perché la piazza è sempre polifonica e facile preda di tribuni improvvisati quanto temporanei. Allora guardo la pazza (oggi) e non sono certo che su di essa vi si possa costruire un progetto politico. Certo politiche e partiti sono, ancor più oggi e lo sono sempre stati, concetti ben distinti. Al di là di ogni dubbio se ne deve tener conto. Mi chiedo se siano anche superati i concetti di sinistra e destra. Resisto e continuo a non crederlo.
E’ bene ricapitolare alcune cose. Memori delle piazze del ’68 sappiamo che non c’è una piazza univoca con un unico progetto, e soprattutto che la piazza è sempre minoranza. Inoltre, come detto, abbiamo visto la novità nel dopoguerra di una piazza occupata da forze conservatrici a sostegno del governo. Inutile dire che vi è una piazza ancora più allarmante, quella della lega i cui leaders professano anche idee esplicitamente reazionarie e razziste costituendo una nuova virulenta destra destabilizzante. Sopravvive una limitata destra che si richiama al fascismo e al nazismo ma questa sceglie la piazza solo in modo antagonista. Il problema resta la crisi di rappresentatività dei partiti che dopo i “partiti di massa” hanno portato la politica verso la “partitocrazia”, ma anche questo è già stato sottolineato, in una forma di parlamentarismo forte. La politica diventa a questo punto unicamente privilegio e casta. Si così invece al superamento, fin troppo rimandato, del soggetto, o oggetto, Partito. Del partito come catalizzatore di consensi. Ma non abbiamo ancora una alternativa e viviamo di una democrazia partecipata, limitatamente, di delega, anch’essa ormai sottratta al cittadino.
Pensare di portare in piazza chi non è mai andato in piazza, e al massimo assiste dalle finestre, mi sembra quasi utopia. Costruire quella piazza, tanto richiesta, interclassista mi pare allo stesso modo una pura denuncia di intenti. Forse dovremmo parlare di soggetto politico neutro più che di classe giacchè è il concetto di classe forse il termine più obsoleto nella lettura attuale dei fatti. Si può parlare di blocchi sociale ma non credo sia ancora sostenibile con la stessa forza quello di classe.
Concludo questo mio piccolo e modesto intervento sottolineando che sono spaventato da alcune proposte recenti, soprattutto la regolamentazione delle primarie. Mi sembra una forzatura e un grave attacco alla libertà. Vanno ad incidere nell’organizzazione interna dei partiti. Si continua cioè il tentativo di togliere progressivamente ancora sovranità e autonomia ai cittadini in un processo di asservimento, per renderli ancor più sudditi. Ed è ancora più inverosimile che il progetto esca da una forza politica che è nata senza alcun strumento veramente partecipativo e democratico al suo interno. Cioè in una forma di cortigianeria attorno ad una autoespressa sovranità. Ma è su differenti piazze che dovremo tornare a pensare.

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Uno dei logo dei referendum 2011Torno da quella piazza; dalla Piazza. Non ho domande, tantomeno dubbi. Mentre si stanno preparando altre piazze. E forse sono state mentre questo post aspetta la luce. Non è una provocazione. E’ solo il tempo per pensare a dopo. Ed è già dopo. E mi scrive un amico (ponterosso2010). Non posso evitare di farlo. Di cercare di mettere ordine nelle mie sensazioni. Nel mio girovagare tra l’oggi e il passato. Nel tentativo di spingermi oltre. Allora torno su quella piazza dei “4 Sì”. Torno a chiedermi cos’è successo. Soprattutto cosa succederà.
Io che sono uomo di unione, non di divisione, ma di parte, mi sento però il dovere di una prima precisazione. E’ quella la piazza della rete, di facebook? E’ quella la piazza dei comitati? Se questo è vero come è vero è solo un primo punto di incontro. Qualcuno è salito sul palco e si è proclamato rappresentante della vittoria. Proprio in quanto comitati sono questi una figura multipla. Non hanno una soggettività definita. Lui non mi rappresentava. Io non sono partito, non sono comitato. Io ho, come detto, partecipato e festeggiato. E il mio è stato un voto politico. Non mi nascondo dietro un dito. Una banalità. Non faccio demagogia. Non cerco sotterfugi. Non un voto di partito o di sindacato. Nessuna simile adesione. Ma un voto politico proprio perché espresso contro alcune leggi di questo governo e di questo paese. E del governo oggi al governo. Per un governo e un Paese diversi. Io sono comunista. E’ vero che la politica (quella di ieri, almeno) non ha tutte le risposte, ma resto comunista e antifascista. Io credo che il bene comune, la difesa dell’ambiente, l’uguaglianza e la libertà (come quella dello stesso mezzo) siano (o debbano diventare) patrimonio di tutti e progetto della sinistra. Di una sinistra nuova; magari che non scordi però il passato. Di una sinistra UNA. Partendo da questo io decisamente ho vinto; ai referendum. Al di fuori di ogni dubbio. Chi perderà domani sono quelli che credono di poter dire che sono loro che rappresentano quel voto. La pluralità. E chi lavora per dividere. E non si voglia che trascinino tutti nella loro sconfitta.
Però dopo quel voto sarebbe tempo di ripartire dall’inizio. Di misurarsi con la realtà. Non possiamo aver paura della piazza. La piazza non è un posto di mediazione. E’ un posto di frontiera. E’ il posto degli estremi. E’ però un posto dove si esprimono le ansie e le istanze della “folla”. Cosa possiamo fare perché le giuste “esigenze”, le ottime sensazioni, non finiscano gestite dalla conservazione quando non dalla reazione? Come si dice con un cattivo modo di esprimersi per “incanalarle”, possibilmente, verso un progetto. La piazza nel “ventennio” (brutto periodare), che speriamo volga alla conclusione, ha mostrato una novità: quando la sinistra è scesa in piazza (come dice il titolo) l’ha trovata occupata. Vi si radunavano (soprattutto) le forze a sostegno del “governo”. In verità questa politica è stata fatta attraverso forme stranamente referendarie. O meglio plebiscitarie. Slogan a cui l’elettore era chiamato a dare il suo assenso.
Oggi paghiamo un’idea un po’ ottocentesca della politica per scoprire che la politica da tempo non parla di Politica. E che la politica deve imparare ad ascoltare. Abbiamo allora anche classificato ogni forma di differenza, non solo di conservazione ma anche di progressismo (pessimo termine) e persino di leggero dissenso, annoverandola tra i fascismi. In questo momento si cerca di omogeneizzare tutto mettendo tutto sullo stesso piano. Il male non è nei termini ma è impossibile assimilare progetti di società diametralmente opposti. Destra e sinistra non saranno mai la stessa cosa. Ma andiamo con un minimo di ordine perché c’è una profonda e lontana carenza di analisi. Ad un attento esame, con proiezione ampia, quella piazza occupata non è una novità, ma una banalità. Tutti i regimi plebiscitari e dittatoriali hanno occupato e occupano la piazza negandola a qualsiasi dissenso (oggi la piazza è anche media, rete, virtuale in genere). Il regnante ha sempre mostrato il proprio consenso in grandi spettacoli di folle. La novità è vedere noi, la sinistra, il dissenso, la disobbedienza tornare e guardare lo spazio Piazza come con aria stranita; da stranieri. Così è stato dopo i referendum, così era stato dopo “Se non ora quando?”. Mi soffermo a dire che dovremmo ringraziare le donne per la scossa che hanno dato ad una politica in stato comatoso. La lezione è che sono sempre molti, e a volte troppi, i vincitori. Chi su quel palco si è preso il merito della vittoria non aveva diritto di arrogarsi la rappresentatività di un popolo non omogeneo. Non era i comitati e il mio impegno era stato dato senza comitati, al di fuori, in assenza, oltre.
Allora, nei miei vent’anni, si era espresso un grande movimento di critica al sistema dei partiti di massa. Si è poi verificato il fallimento dell’assemblearismo. Nel frattempo tutto è cambiato e quella critica è superata, figuriamoci quella marxiana quando entra nei dettagli. Dovremmo riscoprire Marx e ripartire da lui guardando l’oggi come lui stesso farebbe. Il punto non è più il capitale, diventa difficile indicare l’avversario di classe nel padrone (e i suoi sgherri) quando il capitale è stato sostituito dalla finanza, e lo stato ormai completamente dal mercato. Abbiamo bisogno di nuovi strumenti per affondare i denti della critica e di un progetto nella realtà. Troveremo questi strumenti dentro quelle Piazze? La risposta deve ancora essere nemmeno accennata. Quello che è certo che al sistema dei “partiti di massa” si è sostituita una condizione sociale basata sulla “partitocrazia”. L’accesso alla politica (come delle notizie in una speranza di libera informazione) da parte della gente si è ristretto. Credo si debba comunque cominciare a pensare a Partiti di stampo nuovo o a contenitori nuovi che vadano oltre questa “forma partito” conosciuta oggi dove tutti sembrano uguali e non c’è margine di cambiamento.
E’ pur vero che espressioni tipicamente di destra e populiste si avvalgono in gran parte di una sostanziale base di sinistra, ma questo è un altro discorso. La rete non è posto adatto ad allungare il brodo. La rete cerca risposte facili, rapide, sintetiche. Ma questo è solo l’inizio. Così, consapevole di aver già parlato troppo, qui mi fermo, ma mi fermo ripromettendomi di tornare.

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Caro Presidente (già psiconano)
Non ho mai dubitato delle sue buone intenzioni. Perché questi toni aspri? Perché questo mostrare i muscoli? La prego, faccia piano; non vorrei svegliasse l’opposizione. Io mi preoccupo per Lei. Continuo ad essere convinto che Lei dorme troppo poco, e questo non le giova.  Che Lei si lascia preoccupare troppo per i suoi ministri, sopratutto per la Carfagna. Da un rapido conto sommario Lei lo fa, il sesso, ogni giorno quanto una persona normale in un paio di settimane e un naufrago, come me, in un anno. Anche gli attori hard faticano a sostenere un ritmo simile. Gli eccessi non sono mai un buon viatico. E’ qui che mi sorge il dubbio che invece di parlare di politica stiamo parlando di stress. Abbia cura della sua persona.

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Cari compagni
Veltroni mi ricorda la bella addormentata; perché? Cento punti a chi indovina la risposta. Non vedo un progetto di governo, ne tanto meno di sviluppo e società, da parte di questa opposizione; dov’è la novità? In questo caso la risposta vale 250 punti. I compagni dell’area dell’arcobaleno, detti anche amici antagonisti, vanno in piazza; e allora? Solo cinque miseri punti. La notizia sarebbe se andassero a prendere una pizza. Gli studenti invadono le piazze. Nessuna domanda. Solo nostalgia. Mi ricordano il sessantotto.
La Gelmini vuole chiudere la scuola pubblica. Brunetta, come economista, ci invita a investire ch’è questo il momento e spiega che lui non lo fa solo perché non ha soldi; quasi quasi organizzo una colletta per il povero microbo-ministro. Certo è facile l’ottimismo con i soldi degli altri. Brunetta, come ministro dell’innovazione o di che ne so, vuole limitare le libertà sindacali, invita alla delazione nel pubblico impiego e agli stessi controlli degli stadi. La lega propone classi separate per gli studenti (di ogni ordine e posto) diverse, per colore, per religione, per lingua, sospetto anche per credo politico. Già me li vedo stabilire quest’ultima discriminante all’interno dei nido affidati esclusivamente a suore. Però è stata (per ora) risolta la crisi dell’Alitalia con una cordata inventata dove a capo c’è chi ha credenziali ben poco rassicuranti. Il papa mette lingua anche in quel posto delle galline, ma sembra che in questo il governo attuale non c’entri. Mediaset, l’azienda del premier, vale il 40 % rispetto a poco tempo fa e Grillo invita a comprarla. Le rimanenti cattive notizie alla prossima puntata. Anche se molti compagni insistono ribadisco che, per quanto possano sembrare simili, questo centro-destradestra&sinistra non sono uguali. E non è solo una questione semantica.

Caro amico (che non leggi)
Uguale differenza (veramente maggiore) corre tra apartitico e apolitico.

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Voci attendibili confermano che si è già provveduto a intervenire sulla nuova finanziaria rimpinguando il capitolo apposito “spese di rappresentanza“. Con fare deciso il microboministro è riuscito ad ottenere lo stanziamento di ulteriori fondi per un nuovo naso rosso e una frusta. E’ determinato a esibirsi anche come domatore di cavalli a dondolo.
Lui vorrebbe fare il duro ma è un morbidoso. Basta fare come fanno a Bari con i polipi: pestarlo ripetutamente e con tenacia contro ad uno scoglio.

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L’amico Gians ha postato un pezzo veramente gustoso che vale proprio la pena andarsi a leggere.

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Forse è solo una sensazione, ma una brutta sensazione, questo sapore di salato in bocca; questa insoddisfazione; questo senso di impotenza. Mi sembra che il tempo scorra in una immobilità inesorabile. Ho come l’impressione che ci siano molti stati nello Stato ma che noi non ne facciamo parte.

A forza di gridare al lupo, arrivato il lupo, nessuno dà più ascolto a chiunque gridi. Hai voglia a spiegarglielo agli italiani, ora che sempre più hanno altre cose per la testa. Tutti si fanno gli affari propri, perché lui (come Uolter nemmeno lo nomino) dovrebbe essere diverso, è italiano al cento per cento e anche di più? Infondo non siamo forse il paese, retto a repubblica, che ha un re che può uccidere impunemente, e che chiede i danni per i disastri che la sua famiglia ha fatto, per fortuna, nel passato? Chissà se siamo assicurati contro “disgrazie e calamità” simili. Perché un parlamento, che ha sempre fatto delle leggi che per primo non ha mai rispettato, dovrebbe comportarsi diversamente? Persino Chaplin lo diceva che se uccidi un uomo sei un assassino (va bene pure una donna), ma se ne uccidi molti sei un soldato o un eroe. Si devono sempre ricordare queste piccole ma sostanziali differenze? Perché una magistratura, che pretende di applicare quelle leggi fatte per essere disattese, ovvero applicate ai tutti ma non ai pochi, dovrebbe avere la dignità di essere difesa? Ce lo ha insegnato il cavaliere Benito quando si assunse la responsabilità morale del delitto Matteotti dicendo all’incirca: “Provate ora a processare me”. Perché questo sentore, questa sensazione, non appartiene alla cronaca ma alla storia del mio Paese. Provate ad entrare oggi in un aula di tribunale e vi accorgerete se quella scritta, “la legge è uguale per tutti”, che spesso non è nemmeno presente, la scritta non la legge, non è palese che è satira. Perché un popolo di pecore dovrebbe volersi arrogare il diritto di scegliersi i pastori e i cani? Si sono mai viste pecore che fanno di testa loro? Perché una minoranza dovrebbe avere voce in capitolo sulle decisioni importanti per il paese? Impari a farsi prima maggioranza, e senza tanto rumore (per nulla). Che poi è una minoranza, mica una opposizione. (Una domanda che riguarda una questione personale) perché una amministrazione dovrebbe accettare al suo interno chi la pensa diversamente? I diversi sono diversi e basta (mi trovo ad essere un diverso politico). Perché la storia dei furbi dovrebbe oggi premiare con una scelta sui meriti? Perché un governo da avanspettacolo non dovrebbe contemplare al suo interno il nano e la soubrette? Che, ammesso e non concesso, non sarebbe nemmeno la prima volta che portiamo il porno in parlamento. Perché…….
Tante vicende.
Tante domande.

In occasione della manifestazione di oggi al Lido di Venezia abbiamo scritto a Brunetta.

* Button per gentile concessione di Visco.

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I cento giorni

Cento? Cazzo! sono solo cento giorni. E quanto sono lunghi cinque anni? a pensarci… 1.760 giorni cioè, salvo errori o omissioni, e senza conteggiare che ci sono gli anni bisestili, sono mille e settecento e sessanta giorni. Non faccio il conto in ore. Già così mi sembrano più di una eternità.

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Interrompiamo il gioco, proviamo a parlare sul serio, visto che a rifletterci, a volte, si può anche scoprire che la seconda risposta ha più buonsenso della prima. Fin troppo facile sparare sui fannulloni nel pubblico impiego ed è quando le cose sono troppo facili che divento sospettoso. In tutti si è costruita, nel tempo, questa immagine di una “burocrazia¹” che non funziona e dedita all’ozio, costruita in due lustri di governi che avevano usato l’impiego pubblico per “sistemare” il loro elettorato (è passato l’entrarci attraverso l’iscrizione ad un partito, persino ad un sindacato?). Era, allora, il posto sicuro, quello che nessuno ti avrebbe potuto togliere per tutta la vita. Pagato poco ma, appunto, sicuro. Persino gli stessi lavoratori denigrano l’ambiente e sono pronti a sparare contro: “nessuno lavora; naturalmente escludendo il sottoscritto“.

Cominciamo a chiarire che ci sono comparti dove, nel pubblico impiego, si lavora quasi o come in fabbrica (pensiamo a gran parte della sanità). Di contro, soprattutto scendendo sempre più lungo lo stivale, ci sono comparti dove le assunzioni non sono avvenute perché c’era lavoro ma proprio perché non c’era, cioè per fronteggiare la disoccupazione. Già qui si porrebbe logica una domanda, ad un ministro di provenienza socialista e che rischia di definirsi ancora tale anche dopo una lunga militanza in quello che ora e il PDL: “cosa ne facciamo dopo di un altro esercito di disoccupati che colpirebbe soprattutto il meridione oltre che l’intera nostra stessa economia“? Impossibile che il ministro non si sia posta questa domanda. Sospetto sappia invece bene che sta ragliando al vento. D’altro canto sono gli stessi che si ergono a paladini della sicurezza che poi tagliano gli stanziamenti alle forze dell’ordine o depenalizzano i reati. Una volta si chiamava demagogia; oggi non so.

Abbiamo detto che questo universo è stato creato da una certa politica. Quella stessa politica che ora grida ma che ancora ora continua a nominare per meriti e demeriti politici dei dirigenti incompetenti. Ma dove metti i trombati della politica? Minimo gli troviamo un posto in un consiglio di municipalizzata. Non mi sembra che la politica stia proprio dando segnali di riscatto o di etica. Non è forse vero che in Italia l’unica cosa che continua ad aumentare, oltre l’insicurezza e la disperazione, sono i loro redditi. I dipendenti non solo si trovano a lavorare, spesso con scarsità di mezzi (vedi il ritardo tecnologico), guidati da responsabili incompetenti, ma altrettanti spesso è una scelta prettamente politica e voluta il non raggiungere i risultati; una seria lotta all’evasione, delle tasse e delle imposte, creerebbe un’equità impositiva (ma chi la vuole?), ma allo stesso tempo destabilizzerebbe l’elettorato; naturalmente scontenterebbe qualcuno portatore di voto, perché le tasse si devono pagare ma le deve pagare “il vicino”. Infondo siamo tutti un poco conservatori soprattutto quando si tratta della nostra sedia e dei nostri emolumenti.

Ancora un piccolo punto da chiarire: chi sceglierebbe e con che criteri? Sono certo che in questo momento, io uomo di sinistra che lavoro in una amministrazione di destra, e solo perciò subisco una situazione di mobbing, io che avendo imparato a lavorare in un lungo tirocinio nel privato e che se ho momenti morti mi invento lavoro, io che non ho mai fatto caso ad una declaratoria professionale assumendomi compiti e oneri ben al di là del mio livello e delle responsabilità a cui dovrei rispondere, sempre io con una moglie nella sanità (appunto) che non si è mai risparmiata e ho sempre visto tornare stanca, ebbene io, quell’io, son matematicamente certo che mi troverei nell’elenco dei fannulloni ai primi posti perché non si fa uno sgarbo ad un amico. Perché anche le promozioni si fanno in base a favori (in un dare e avere) e a simpatie; e alcune passano anche in ambienti come le camere da letto o comunque adatti a pratiche non strettamente legate alle mansioni lavorative.

Ripeto che sono convinto che tutto questo il ministro lo sa. Non sarà un drago ma nemmeno così stupido. Sa che le leggi ci sono e che attraverso esse si sta già moralizzando ma si prende la gloria di procedimenti che sono partiti quando lui non aveva ancora nemmeno la speranza di avere un dicastero e si erge a censore e moralizzatore in un ruolo fin troppo facile e portatore di plausi. Una cosa seria invece sarebbe, per esempio, combattere seriamente l’evasione e la corruzione. Questo sarebbe un vero passo avanti ma nessuno lo vuole se non a parole. Poi potremmo cominciare un discorso di efficienza. La creazione degli strumenti di base sui quali sviluppare un lavoro che garantisca servizi, come la creazione di banche dati univoche e attendibili, come si è fatto per i codici fiscali, in alternativa alle quali non restano che le famose sfere di cristallo. Se io non ho un anagrafe seria e attendibile, ma sei o sette o all’infinito, frammentate per uffici (una, quando non due, per l’anagrafe vera e propria, una per ogni tassa o tributo, una per la protocollazione, etc.) e contraddittorie, quale certezza di dare un servizio posso avere? Se mi trovo a inviare ingiunzioni di pagamento ai morti è chiaro che si spreca il tempo lavoro che il fannullone potrebbe dedicare ai vivi. Questo è un paese di pazzi perché, se controlliamo i catasti ci accorgiamo che una infinità di italiani paga o pagava, ad esempio, l’Imposta Comunale sugli Immobili (ora soppressa per la prima casa) senza possedere immobili in quanto i loro non erano mai stati accatastati. Magari scopro che qualcun altro abita a casa mia e preferisco non saperlo per non correre il rischio anche di pensare male. Che ne so? che gli affittuari non pagano l’affitto perché nessuno tanto glielo va a chiedere, su alloggi destinati ai cosiddetti poveri, ma dati agli amici e agli amici degli amici, mentre quei poveri aspettano fuori della porta. Già! se hanno fortuna sono in graduatoria. Che gli appalti non sono affidati al fornitore che garantisce una esecuzione migliore al prezzo più basso. Onestamente non mi interessa a chi fa riferimento la ditta che esegue un intervento, mi infastidisce che l’intervento nasca per affidarlo ad una ditta, cioè che ci sia prima l’affidatario che la necessità dell’opera. E se provassimo, a questi fannulloni, a dargli lavoro e mezzi? Parliamone.

P.S. se lungo tutto il post (grazie della troppa attenzione) Vi siete chiesti dov’è la biondina? Beh! non potete vederla perché sta accovacciata sotto il tavolo.

Elio e le storie tese: La terra dei cachi

[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/Laterradeicachi.mp3”%5D


1] Burocrazia e pubblico impiego non sono sinonimi

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Mutandine appesa al filoQuesto governo ha ottenuto la maggioranza.
Questo governo ha fatto delle promesse (e questo è un governo che mantiene le promesse).
Questo governo schiera l’esercito davanti alle immondizie.
Questo governo perseguita i fannulloni del pubblico impiego.
Questo governo è contro l’indulto.
Questo governo adotta misure drastiche sulla sicurezza (vedi le impronte ai rom).
Questo governo cancella di fatto alcuni reati tra i quali:

  • aborto clandestino
  • abuso d’ufficio
  • adulterazione di sostanze alimentari
  • associazione per delinquere
  • bancarotta fraudolenta
  • calunnia
  • circonvenzione di incapace
  • corruzione
  • corruzione giudiziaria
  • detenzione di documenti falsi per l’espatrio
  • detenzione di materiale pedo-pornografico
  • estorsione
  • falsificazione di documenti pubblici
  • frodi fiscali
  • furto con strappo
  • furto in appartamento
  • immigrazione clandestina
  • incendio e incendio boschivo
  • intercettazioni illecite
  • maltrattamenti in famiglia
  • molestie
  • omicidio colposo per colpa medica
  • omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata
  • peculato
  • porto e detenzione di armi anche clandestine
  • rapina
  • reati informatici
  • ricettazione
  • rivelazioni di segreti d’ufficio
  • sequestro di persona
  • sfruttamento della prostituzione
  • somministrazione di reati pericolosi
  • stupro e violenza sessuale
  • traffico di rifiuti
  • truffa alla Comunità Europea
  • usura
  • vendita di prodotti con marchi contraffatti
  • violenza privata

Sicuramente è Di Pietro e l’opposizione a mentire o possiamo sempre dire: “Non lo sapevamo“.

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