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Posts Tagged ‘I ragazzi che si amano’

Non è facile parlare d’amore, del proprio amore, di quello degli altri, evitando d’essere banale, e fare insieme buona poesia. E’ anche questo il mestiere dei grandi della poesia.
Poeta anche di canzoni, tre o quattro cose di Prévert vengono continuamente ricordate, come il suo lamento disperato a Brest e la poesia che segue, come poesie buone in molte occasioni.
In realtà mi è difficile è parlare della poesia in sé perché la poesia o si ama o non è poesia, perché la poesia si legge, prima di tutto, col cuore.

Jacques Prévert: I ragazzi che si amano
I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Yves Montand canta Barbara http://se.mario2.googlepages.com/BarbaraChant.mp3

e recita Barbara http://se.mario2.googlepages.com/Barbara.mp3

Marino nei commenti (vedi) mi invia, per convincermi che Fabrizio De Andrè è un poeta (come ce ne fosse bisogno), il testo di Per i tuoi larghi occhi. Io, certo di fargli un dispetto, faccio seguire, in aggiunta, quello, per me più opportuno, di Verranno a chiederti del nostro amore dove il “poeta” canta d’amore anche se di un altro amore.

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore cosè lungo tu non darglielo in fretta
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole,
le tue labbra così frenetiche nella fantasie dell’amore
dopo l’amore così sicure per rifugiarsi nei «sempre»,
nell’ipocrisia dei «mai»
non son riuscito a cambiarti… non mi hai cambiato, lo sai …

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio:
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno che tu non mi bastavi
digli pure che il potere io l’ho scagliato dalle mani
dove l’amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l’amore alle carezze dell’amore, era facile ormai…
non sei riuscita a cambiarmi… non ti ho cambiata, lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a Maggio e restituiti in Novembre,
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro,
i tuoi occhi assunti da tre anni, i tuoi occhi per loro
ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo,
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di compensarlo nei miei, proprio identici ai tuoi,
sono riusciti a cambiarci, ci son riusciti, lo sai.

Ma senza che gli altri ne sappiano niente dimmi,
senza un programma, dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito,
farai l’amore… per amore… o per avercelo garantito
andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori,
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai:
continuerai a farti scegliere, o finalmente… sceglierai…

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