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Posts Tagged ‘idiozia’

Elaborazione fotografica con bandiera italianaCi siamo lasciati la Risiera alle spalle. Una Trieste estiva. Il cielo terso come lucidato con uno straccio. Già mentre ci incamminiamo, e Gerardo guida in un silenzio suo, forse abitato, forse solo abitato di noi, mi rendo conto che è tutto solo un pretesto. Toni è sempre lì, immobile nelle sue idee. Dietro me, perché quello è semplicemente il posto a sedere che abbiamo scelto per lui. A tratti fatico a sentirlo. A tratti debbo tirare il collo. Il tema dei nostri discorsi continua a ruotare su “i giovani e la storia”. Io sono testardo di mio. Cerco di spiegargli come se fosse semplice parlare a chi non vuole sentire e a chi non vuole capire. Impossibile perdersela. Lui è così. Ed è onesto anche in questa sua testarda sordità. E poi lui non è diverso dai molti. Mi è sempre più difficile parlare. E’ colpa degli altri o sono io che sto cambiando? E mi rendo conto che sono soprattutto io a parlare. E le parole si scompongono e diventano suoni eccitati.

Se mai la storia è servita a qualcosa o a qualcuno vorrei riuscire a spiegargli che l’ignoranza, purtroppo, non risparmia l’età, non ha rispetto nemmeno dei vecchi; infondo è molto democratica. E poi ci confondiamo, e confondiamo l’ignoranza alla stupidità.

E’ strano rendersi conto che con l’età alcuni fatti di cronaca son diventati storia; la nostra storia. Forse è quella che lui chiama la storia. O almeno anche quella. Allora è inutile cercare di parlarne e tentare di fargli capire che non esiste una storia ma esistono le storie. Dove c’era il forno c’è il segno di mattoni più giovani, proprio perché hanno cercato di cancellarla quella storia. Chi? Chi l’aveva prodotta, i carnefici; non certo le vittime. Eppure alle vittime sarebbe dovuta pesare di più che la vergogna. Eppure per loro dovrebbe avere un prezzo ben più pesante. Non vorrei disilluderlo; lui, vecchio compagno, militante, credente, di una fede cieca (come ogni fede).

Penso a cosa potranno pensare di noi chi sopravviverà a noi, di questa nostra storia, a come potrebbero raccontarci nei libri e mi spavento. Difficile regalare una bella prosa al vuoto. E la storia resta una gran bella baldracca; al servizio di chi la racconta. Parliamo come se la storia fosse solo chiusa dentro il televisore. Se la morte non fosse morte ma immagini. Se il dolore non appartenesse alla carne. E qui siamo sulla terra delle foibe. Poi Toni scende per farsi fotografare con pugno chiuso alzato. Martino si occupa di fotografarlo e alle sue spalle resta la frontiera. Sulla linea di frontiera sventola la bandiera della Slovenija. Dovremmo, certo, allungare il tragitto e andare fino a Srebrenica. Anche quella è storia. Fresca fresca che non hanno ancora stampato i libri. Che non si è ancora sciolto il sangue in inchiostro.

Ma poi c’è questa nostra storia quotidiana, fatta di piccoli momenti inutili. Le cose di cui si riempiono le nostre bocche. Di cui si gonfiano le nostre parole. Provate a pensarci anche voi. Io sprofondo nel silenzio. Ho bisogno di tempo. Ho bisogno di riprendermi. Non vorrei svegliarmi domani e accorgermi che è veramente vero che i nostri carri armati esportano democrazia. Ma non faccio l’anima candida. Ci sono dittature (tante) che non si possono tollerare. Ci sono dittature (tante) che ancora oggi, se ci va bene in tasca, continuiamo a tollerare. Quello che è certo è che saranno i “vincitori” a scrivere, come ogni volta, la storia. Quello che è altrettanto certo è che gli errori di quei “vincitori”, ancora una volta, non troveranno parole nelle pagine, o al massimo saranno meno errori. Poi, forse, un giorno, verrà qualcuno a dirci che quegli errori erano orrori.

Eppure forse un poca di ragione, Toni, ce l’ha se tanti si danno tanto da fare per riscriverla, questa benedetta storia. Ma questo è solo un blog.

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Siamo partiti in quattro, quattro amici, di domenica, per una gita: una gita per magiare in Croazia; possibilmente pesce; naturalmente pesce. La compagnia è buona. La giornata è buona. Il tempo aiuta senz’altro l’umore che quello, però, tra i quattro, non manca mai.

Non c’è più di tanta gente in strada. Meno di quanta pensavo. Forse qualcuno teme che cambi. La strada, così, è diritta e veloce. Si parla e si ride. Si parla del più e del meno. Soprattutto si parla di più. Gerardo, il più giovane, si fa per dire, è alla guida. Lui è un Arrigò; figlio di una figura storica della sinistra locale. Lui guida e ascolta. Il più vecchio, Toni, che è un poco l’ospite di riguardo, è dietro me, alla destra. E’ l’ospite bersaglio. Lo doveva immaginare. Se lo poteva aspettare. Lui è un vecchio compagno. Uno di quelli… lui non ha bisogno di un perché. Lui ci crede. Come si fa a non amarlo? Ma come si fa a non prendersene gioco?

Toni sostiene che si dovrebbe insegnare ai giovani la storia. Ormai s’è recentemente perso con i rifondaroli. Famiglia numerosa la sua. Dei giovani lo dice convinto. Lo dice ad ogni occasione e lo ribadisce per essere sicuro che lo si ascolti. Anche stavolta la sua osservazione passa quasi tra noi distratta ma solo quasi. Per certe cose i veneziani sanno essere spicci; gli si risponde solo: “Ma va in mona“. A pensarci c’è un attimo di silenzio, per precauzione, vista l’età. Tutto serve a ridere.

Al primo autogrill gli regalo un libro. Gli spiego che quello è un libro; fa solo parte del gioco. “Ora sai com’è fatto; un libro“. Il sole ci viene incontro. Incontriamo il mare. Siamo a Trieste. La spiaggia dalla mia parte buona. Senza dir nulla fermiamo la macchina davanti alla Risiera di San Sabba. E’ la prima volta per il buono e paziente Toni. Piomba nel silenzio. Ascolta quello che gli si spiega. Attonito. Si commuove. Ci vuol nulla a vederlo commosso. E’ fatto così; ve l’avevo detto. Fosse per lui allungheremmo il giro; dovremmo andare a rendere omaggio anche a Redipuglia (dallo sloveno “sredij polije” ovvero “terra di mezzo”). Ormai siamo troppo avanti. Lo faremo lungo il ritorno.

Mi rendo conto che quel monumento all’idiozia umana non è più solo testimonianza della memoria. Quanto è passato… vediamo… sessantacinque anni, circa. Una storia. E’ cambiato tutto. Non è cambiato abbastanza. Non è cambiato quasi nulla. E’ sempre di attualità. Cosa abbiamo visto da allora? Guerre calde e fredde. Guerre guerreggiate e guerre civili. Popoli senza terra. Popoli in fuga. Guerre di religione. Pulizie etniche (anche pochi chilometri più avanti, appena fuori casa nostra, mentre guardavamo).

[MI FERMO QUI: anno 2008 in quello di maggio; quasi giugno]

Magari il fuoco lo usiamo sui vivi. Ho un attimo di rattristamento. Non riuscirò mai a capire che senso abbia esistere e cercare di togliere di che esistere ad altri come noi. Ma siamo partiti decisi a passare una buona domenica. Non posso e non possiamo mettere questa amarezza dietro, nel bagagliaio, con le ombrelle e le giacche. Il primo sorriso riparte faticoso. “Questi che sono al comune ora non sono… Riusciremo stavolta a mandarli a casa“. Abbiamo ancora un anno davanti. La sinistra… vecchia e quella… storica… mi chiedo ancora quante volte litigheranno cercando la corda con cui impiccarsi. Come riusciamo a farci del male noi è impossibile.

Sappiamo tutti che sarà un giorno in cui il tempo si mette fretta ma anche un giorno che non vorrà finire.

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