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Posts Tagged ‘imbarazzi’

bustaDi questo amore. Anche nel silenzio. Anche solo davanti alla finestra. Davanti ad un giorno. Nel sole. Nella pioggia. Senza rimpianto. Anche. Anche questo è amore. I momenti felici sono te. Sono della tua presenza. Leggera. Sono nelle mie pazienti e serene attese. Sono il tuo sorriso sereno. Sono quando posso alleviare di sorriso le tue tristezze. Sono nel non chiedere. Sono di piccoli gesti. Sono di frammenti. Quotidiani. Sono di mille parole dette. Sono di mille parole non dette. Di quelle che restano. Di quelle che volano. Anche questo è amore. Sono di piccole dolcezza. Di frammenti. Di gesti cortesi che si autoalimentano. Di una tenerezza che fugge, anch’essa paziente. Di una tenerezza trattenuta. Di galanterie sottili. Quasi impalpabili. Di aria. Di sole. Di vento. Di buonsenso. In questo guardare gli occhi negli occhi. Di questo posare piano le posate. Di questo muovere appena il coltello. Tagliando l’aria. Di imbarazzi di niente. Di uno sfiorare piano. Di ieri. Di domani. Di sempre. Di mai. Del troppo parlare. Del troppo dolore, che non ci appartiene. Del troppo amore, che non ci appartiene. Sono nelle mie certezze. Nelle mie nuove certezze. Sono nelle mie eterne insicurezze. In quei dubbi da cagacazzo. Anche questo è amore. Anche questo è amore, nel non chiedersi mai. Nel non chiedere. Nel gioco. Nel gioco gioioso. Nel gioco quieto. Nel non gioco. In una parola. In una sillaba. In un vecchio no. In un per sempre. Improbabile? In un mai. Ancora negli occhi. Nel cuore. Nei pensieri. In un dolce non pensarci. Nell’estate. Nei ricordi. Di ricordi. Anche. Anche questo è amore. Per un fiore. In un libro non letto. In un segreto non svelato.
Per tutto questo e altro.
Lettera anonima mai spedita

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Caro Mirco
bustaDifetto di questa lettera è l’essere, in teoria, pubblica; tutti, volendo, la possono leggere. Non può nascondere segreti ovvero deve dire solo quello che è già di evidenza. Magari servisse a mettere ordine. C’è sempre bisogno di ordine; intorno; in noi. Ma poi perché ordine. Io sono nato nel disordine. In un affascinante disordine improvvisato. Ho attraversato il disordine. Una storia e mille storie di disordine. Nel disordine ti ho conosciuto; lo ricordo come ora. Nemmeno saprei dire perché siamo, dove siamo approdati, cosa siamo divenuti. Certo non siamo più gli stessi. Il tempo non solo cambia ma ci cambia. E allora debbo dire che non mi piace quello che siamo. Persone che si nascondono in silenzio. Che cercano parole difficili. Che nei silenzi ricadono dopo sillabe sospese che non li aiutano a trovare il percorso dei pensieri. E poi è difficile cercare il dire tra le parole che vogliono affettuosi e indulgenti silenzi.
Ora so per certo che Annastella bene ha fatto a sottolineare la sua assenza. Non a nascondersi ma ad evitare di assistere a quello che siamo. A quello sbranare il vuoto. Ci vuole coraggio ad essere Lei. Ci vuole coraggio nel fare il gesto. Un coraggio che latitava. Perché sottrarsi a noi stessi, alle nostre idee? Bastava parlare di stanchezza. Non è una colpa. Il mondo è pieno di quella stanchezza; anche i migliori. Se era la stanchezza la ragione. Bastava accennare alle disillusioni. Alla rassegnazione, anche se la credevo estranea. Bastava appellarsi ai tempi. Aggrapparsi alle difficoltà. Sì! le cose sembrano crollarci torno. Chi siamo noi? Non abbiamo doveri. Possiamo, anche noi, solo guardare. Possiamo. Non avere la superbia dei salvatori. Ciò che non dovremmo potere è tacere, mostrare viltà di noi.
Certo credevo tutto più semplice; non è mai stato così complicato. Inutile negarselo. Inutile nasconderselo. La crisi della politica. La crisi delle organizzazioni della politica. Quella sorta di rassegnazione che sembra attraversare la nostra società, le nostre genti. Quel confuso e barcollante andare senza nemmeno sapere dove. Non mescoliamoci. Noi. Non ci siamo mai mescolati. Non facciamolo oggi. Perché negare ciò che si è detto? Si può cambiare idea. Non sempre la coerenza è un pregio, a volte è stupidità. Banale stupidità. Ma se è stupidità, in questo momento, in questo luogo, per le ragioni dette, ne soffro. E l’alternativa non è la contraddizione, ragionata, logica, palese, ma anche nascosta, viscerale, irrazionale, non metabolizzata, non riflessa. Ed è in momenti come questo che le regole che non ci sono non possono venirci in aiuto.
Non posso che augurarti: abbi cura di te
Michele

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da Frammenti di dialogo

poesiaAmavo quella donna dagli occhi azzurri
Amavo la sua giovinezza e la sua gioia di vivere
Amavo la sua voce stridula e argentina –
e il suono delle sue divertite risate
come acqua che scorre e precipita sulla pietra –
Il suo seno accennato e le caviglie affusolate
Il suo seno largo e le magliette scollate
Le sue braccia sottili e le sue energiche
Amavo i suoi occhi verdi senza pudore
e anche i suoi che si celavano nell’imbarazzo
e anche i suoi e altri ancora
Quanto ho amato? Non so né importa
Cosa mi resta? Un calendario colmo di ricordi e d’amore
Se ho sofferto ho avuto tutte le ricompense
E ogni amore lo porto stretto, con me, sempre, nel petto¹.


1] E’ solo una piccola e modesta cosa, ma avevo promesso ad un’amica di rete di scriverla e di dedicarla.

Ad una ragazza con un sorriso così luminoso che illumina il giorno; spero che lei sappia e sappia capire.

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Nell’assentarsi della parola
per lei parla il silenzio
(testardo, insistente, ingombrante).
Non c’è alcuna difesa
nessuna consolazione
alla sua testarda compagnia
e non ho più poesia,
facile a dirsi,
perché non ho parole di fascino ingombranti:
non c’è ne una che mostra meraviglia,
non c’è ne una che tradisca questo vuoto.
Abbiamo ormai persino paura del nostro egoismo,
nemmeno la vergogna di tacerlo,
solo la rassegnazione del sonno vuoto
incapaci di sognare in altri posti
in altri momenti;
eppure non mi so rassegnare
perché in ogni angolo ho un fratello che soffre.

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