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Posts Tagged ‘indagini’

raccontiEra un vero giallo: il morto era un morto cinese. Era un vero rompicapo. Il cadavere era stato colpito tre volte al petto e dai fori era fuoriuscito abbondante sangue. Indubbiamente la pistola era l’arma del delitto. Le impronte rilevate sul calcio erano nitide ed indiscutibilmente sue. Allo stesso modo anche quelle sul pomo della porta e sul bicchiere di cristallo conducevano a lui. Quelle sull’altro naturalmente erano del morto. Sul terzo c’erano tracce di rossetto ma questa era una pista che non si poteva che escludere. Come in ogni grande mistero la porta era chiusa dall’interno e il riscaldamento acceso. Non aveva servitù fissa e non era il giorno della donna delle pulizie. I piatti erano rimasti da lavare nel lavello. Oltre a quella del morto in strada c’era la sua macchina con le chiavi nel cruscotto come avesse fretta. Non s’era curato di cancellare nemmeno una traccia e anche sul campanello era rimasto impresso il suo pollice. L’evidente presenza di una donna portava a pensare ad una storia di una donna in due. Ciò che rendeva tutto più complicato era che lui era morto due giorni prima del cinese. Sembrava un film montato distrattamente. Era curioso di conoscere la fine ma quella era la realtà. Che ci provasse il commissario che si credeva tanto intelligente.

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racconti

Era tanto che non gli capitava un bel giallo. Uno di quelli con tanti morti e magari brandelli e frattaglie, un poco splatter. Non ci sono dubbi, questo è morto ammazzato. In verità, torno quel tavolo da poker, anche questo era un luogo comune, nessuno era morto per semplice noia o per sua scelta. Nella piccola stanza regnava ancora una densa coltre di fumo. Sembrava l’inizio di un racconto scritto male. Della testa di quello più corpulento, si sarebbe detto, sin dal primo sguardo, uno sopra il metro ottanta, non restava più molto. Le braccia erano rattrappite come se volesse ancora difendersi o allontanare la morte. Non era più così sprezzante. E’ un noto pezzo di merda. Ora non lo era più, era solo un corpo vuoto. Identificarlo non era stato poi così difficile dopo che avevano trovato la carta d’identità nel portafoglio. Dall’ufficio avevano confermato, uno e ottantatre, capelli crespi, lavoro non dichiarato. Il grassone sembrava appoggiato per dormire. Se non fosse stato per tutto quel sangue sarebbero stati tentati di lasciarlo dove stava cercando di fare piano. Era chiaro che era stato colpito alle spalle, mentre raccoglieva il mazzo. La sedia si era ribaltata quando era caduto; lui per primo. Non si giocavano grandi cifre. Vicino ai soldi restavano quattro donne; centrano sempre le donne, in casi come questo. Questi sparano con le nostre. Alla donna, una bionda ma finta, erano state strappate le mutandine. Le aveva infilate in bocca. Probabilmente gliele avevano fatte quasi ingoiare per non farla gridare. Anche i vestiti erano tutti in disordine. I suoi occhi spiegavano violentemente che lei aveva visto tutto, la sua faccia che ne aveva viste parecchie, ma la sua voce non poteva più spiegarle. I tacchi erano alti e la gamba destra ancora piegata verso l’alto. Qualunque fosse stata la sua colpa, per quante ne avesse commesse e le si potessero addebitare, le aveva pagate tutte e anche troppo. Certo che non suscitava più nessun entusiasmo, non aveva più quel suo fascino ambiguo e indecente. Nella mano rattrappita stringeva un pezzo da cento ma era chiaro che non l’aveva preso lei. Probabilmente se la stavano giocando. Era comunque chiaro che l’avevano vinta tutt’e quattro e anche il quinto che stava lì solo a guardare. Quello che aveva ancora la sigaretta tra le labbra. Lo avrebbe capito immediatamente anche l’ultimo dei dilettanti. E lì, in mezzo al fumo, con gl’altri lì, in quel piccolo, sporco, lettino d’angolo. A rimettersi, dopo ogni mano, quelle mutandine che ora stringeva quasi con rabbia tra i denti. Ce l’aveva scritto nel muso, anche da morta, quanto era una a cui piaceva farsi sbattere. Le vedi ad occhio nudo, quelle. Coprila! prima che arrivi il primo. Era stata solo sfortunata, ad essere lì, ad aver visto. Questo non la giustificava, non la perdonava; inutile pensarci. Infondo aveva finito di preoccuparsi, di buttarsi via. Chiedi a quelli della buoncostume. Le bionde sono quelle più facili a farsi ammazzare; inutile arrovellarsi sui perché. Forse solo perché faceva più nero. Ti sbattono le ciglia e sembrano chiederlo di essere ammazzate. Il rossetto le era stato trascinato sul viso come per un ulteriore dispetto. Chiaro che le aveva dato una passata anche chi aveva fatto la carneficina. Diversamente sarebbe stata inutile quella storia delle mutandine. Vedi se trovi qualcosa, se ci sono impronte. Non se ne sarebbero trovate, era lavoro per un professionista. Si sarebbero allambiccati a chiedersi perché. Forse uno, forse quello del panciotto, non aveva pagato, i debiti vanno pagati; forse era una questione di droga. Quello dalla barba mal rasata sembrava la persona giusta ma le braccia non avevano buchi. Era stato sbattuto, dall’impatto, coltro il muro. Il petto era come fosse stato allargato con forza. Un buco come un fiore enorme; tropicale. La camicia non era più riutilizzabile, nemmeno da un barbone. Non era un bel vedere. Dovevano fare attenzione a non inquinare la scena del crimine. Lo raccomandano sempre anche per televisione. Gliene avevano fatte due palle tante. Tutto per una puttana e quattro, anzi cinque, froci. Questi a loro non servono più. Tanta fatica solo per una puttana e quattro, anzi cinque, froci. Così anche quelli capiscono che non erano i soldi che si giocavano. Infondo niente di importante, erano solo piccole figure di contorno. Nemmeno il costo dello sparo. Quello grosso aveva una collana da chilo al collo, oro giallo appena tirato a lucido. Il riflesso era abbagliante. Qualche furtarello e la voglia di farsi vedere. Non avrebbe potuto darla a bere nemmeno a un cieco. Si era anche pisciato addosso. Infondo la bionda era stata quella che aveva mostrato più coraggio. Troppo sangue per esserci senza una ragione. Elsa come sta? Intanto da fuori era stato distratto da uno stridio di freni. Bene! grazie. Notte di merda e avrebbero fatto tardi per tutto quello, eppure non avrebbe potuto non esserci. Gli piaceva lavorare con lui, non faceva mai troppe domande e non azzeccava mai quelle giuste. Certo che erano o era entrato dalla porta, non c’erano altri modi per entrare. Era stata scardinata con un calcio. L’altra scarpa, rossa, era finita a cinque metri. Infondo per lei, la bionda, poteva essere una delle tante, come le altre. Sapeva che non era così. Lo doveva aver preso anche lei qualche volta senza soldi. Capita. Non lo poteva non aver capito. Alla fine aveva fatto cenno di sì con la testa; forse pensava ancora di uscirne viva. A sperare non ci si azzecca mai. Invece aveva avuto il suo testone, ma da morta. Non avrebbe mai potuto spenderlo. Solo lui però sapeva che era stato l’ultimo ad averla e che nessuno l’avrebbe avuta più dopo, ma non gli era piaciuto molto. Dopo ci facciamo un cicchetto; che ne dici? E’ sempre più difficile vedersi capitare tra le mani un bel giallo serio, ma se da una parte non poteva affidarsi solo alla fortuna dall’altra certo non poteva continuare a procurarseli.

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