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Posts Tagged ‘indignazione’

L'orologio della stazione fermo al momento dello scoppioIl 2 agosto 1980, alle ore 10,25, una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna.

Nessuno potrà mai dimenticare. Uniti nel dolore ai famigliari delle vittime che chiedono ancora si faccia piena luce sulle responsabilità e sui mandanti. ORA E SEMPRE RESISTENZA.

Manifestazione per il trentennale della strage

Manifestazione per il trentennale della strage

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ADESSO!!!

Foto della grande folla in campo Santa Margherita in occasione della manifestazionme Se non ora quando?Venezia. 13 febbraio 2011. Campo Santa Margherita. Arriviamo un po’ prima. Non per raccontare una storia ma per viverla. E poi come potrei? Qui ci sono migliaia di storie. Tutte diverse. Tutte importanti. Tutte ugualmente belle. Rossana è vicina a me nonostante abbia fasciata la spalla, e il braccio destro, e quasi tutto il busto come una mummia per un piccolo incidente stupido. Si è data da fare come fa lei. Lavorando in silenzio. Raccogliendo firme. Lavorando e cercando di non apparire. Questo non vuol dire che eviti le responsabilità. Quelle non le ha mai evitate. Vuol dire lavorare solo per la riuscita. Si vede subito che aveva ragione lei e le altre donne e non il prefetto. Per fortuna alla fine ha ceduto. In campo San Barnaba non ci saremmo stati. Sarebbe stato impossibile. E rischioso. Non faccio a tempo a scattare che qualche foto e subito si riempie. Diventa impossibile testimoniare la gente. Siamo tanti. Di più. Non troppi ma dirlo non sarebbe esagerato. Le mie foto non riescono a cogliere la folla. Per testimoniarla debbo prendere in prestito una. Ho scelto questa di una nuova amica: Annalisa Smit. Spero mi scuserà. La città è bloccata. C’è un bel mondo. Ci siamo tutti. C’è Francesca e Lara con la mamma che sono venute con noi, Arriva Cristina, è con Alfonso, non poteva mancare, c’ Anna e Daniele e Valeria, Alessandra con Marco, c’è Bruna, c’è Gabriella, c’è Mario e Rosetta, Paolo, Annalisa, c’è Paola, Loredana, Marco perché di nomi così comuni ce ne sono molti più d’uno, Alessandra, c’è Michela, c’è Lorenzo (si quello che chiamavamo Renzino) con Isabella, c’è anche Rosanna con Cristina, la Bepa, c’è Sandra, arriva Gualtiero,. c’è Marzia che vedo solo quando ce ne stiamo andando. E tanti altri. Tantissime donne ma non mancano gli uomini. Impossibile vedersi con tutti. Sul palco si suona, si canta, si recita. Impossibile sentire. L’impianto non è sufficiente. Ma che importa? È una gran festa. Una festa di volti e di sorrisi, e di parole e di grida. Oltre ai cartelli c’è chi ha portato qualche coperchio, e qualche pentolina, e qualche fischietto. E ci sono tante nipoti con tanti cartelli, uno ciascuna. C’è anche la nipote di Licio Gelli. E tutta la fantasia della gente. E lunghi striscioni. No! nessuna bandiera di partito. Questa grande festa ce la regalano le donne. E’ spontanea. E si cerca di comunicare. Di riconoscersi. Non ci si riesce a muovere. Venezia è bloccata. Altra gente vorrebbe arrivare. Non c’è più posto. Anche se Venezia vorrebbe accoglierli tutti. E la piazza è festosa e indignata. Tra i tanti cartelli amo ricordare quello che spiega che i porci non diventavo vecchi ma i vecchi possono diventare porci. Ma soprattutto c’è ironia. E giocosità. E qui è solo Venezia. In fondo una piccola città. Contro una piazza simile qualsiasi leader dovrebbe dimettersi. Credo sia inutile dire che non siamo un paese normale. Ma questo è il paese vero. E’ la gente vera. Sono le storie vive. Ross è bellissima Mi torna in mente il verso di una canzone di Bertoli: è bellissima “come son le nostre donne, sanno vivere con forza che trascina; ma – le hai mai guardate bene? – ti sorridono col cuore, negli sguardi non nascondono timore, dove sono però uniche è sul posto di lavoro, son con gli uomini e si battono con loro”. Mi sembra adatta. O forse ancora una volta siamo noi, noi uomini, noi maschi, a combattere con loro. E altre canzoni mi vengono nel cuore. L’emozione è enorme. Non posso che ripetere ancora: GRAZIE DONNE.

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Ci sono giorni in cui è tempo solo di silenzio, ma anche un silenzio può fare rumore.

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Alla televisione danno
un mare di panna di detersivo
e un massaggio leggero che ti culla,
che ti massaggia le tempie.
Alla televisione danno
un messaggio alla nazione:
a cosa ti serve una risposta
se puoi vivere senza domande
“?
Alla televisione danno
le loro certezze che non saranno mai
e ti daranno quello che non è
come se potesse un giorno divenire.
Alla televisione oggi danno,
a puntate, l’invasione dei nuovi alieni
vestiti di stracci e miserie,
lasciati affogare in un mare troppo grande per braccia umane.
In un cassetto ho conservato un vecchio sasso
e quella stessa rabbia di allora
ma nessuno pare ricordare a cosa serve
e non c’è nessuno con cui lanciarlo.

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