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Posts Tagged ‘inellutabilità’

tazzina di caffèPoco fuori della chiesa dei cappuccini i piccioni becchettavano quel che potevano trovare. In un gruppo abbastanza fitto. I loro gesti erano febbrili (se si può usare un simile termine per dei piccioni: comuni colombi). Si affannavano intorno. Era tutto un affaccendarsi. Uno sbattere di ali. Un pigolare. Penne si staccavano e dall’aria lentamente si posavano al suolo. I più grossi cercavano di imporre la loro mole. Prepotenti scacciavano i rivali dalla preda. I passerotti facevano timidi movimenti ma poi si ritraevano subito. La loro agilità non poteva competere in quella folla.
Ma nel mezzo di quella tribù uno spazio era lasciato libero. Uno spazio esattamente circolare d’un paio di metri di diametro. Una voragine nello schiamazzare. Gli uccelli lasciavano questo spazio nel centro e si guardavano bene dall’avvicinarsi. In quest’area desolatamente vuota c’era un solo piccione. Visibilmente malato. La figura denutrita dallo scheletro evidente. Le penne secche e rade. Il collo che si allungava come nel grido. Le ali aperte poggiavano a terra. Le ali aperte si trascinavano per terra. Le esili zampe non reggevano più quel fragile corpo. Solo istanti sembravano separarlo dalla morte. Da una morte ormai scritta e ineluttabile.
Si dibatteva in modo straziante. Trascinava, con disperazione infinita, la testa verso quel cielo che per lui non aveva avuto segreti. Spalancava il becco per bere ancora di cielo. Niente poteva essere più aggrappato alla vita di quel piccolo essere agonizzante. Di quell’immagine di morte. La vita intorno scorreva incurante. Scorreva normale così come normale è la natura delle cose. I suoi occhi non avevano più nemmeno la luce di chiedere aiuto. Nemmeno la luce afona di chiedere pietà.¹


1] scritto circa il 2 ottobre 1994

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