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Posts Tagged ‘infatuazioni’

Foto di Rossaura a PonzaAvrebbe potuto parlare di Stefano o di Cesio, o di Albertino o di Giovanni, o di Michele o di Carrara, nemmeno si ricordava il nome, come per tanti, o di Miki o di Sandro, o di Samuele o dell’altro Sandro, oppure di Raffaele come di Mauri, o di quelli che l’avevano sfiorata anche se per un solo istante, che magari nemmeno si erano voltati, di cui persino le era sconosciuta la voce, o di qualsiasi altro che poteva anche solo ricordare, ma a cosa sarebbe servito? Non portava rancore; se era era per qualcuno di loro. Qualcuno tra loro. Di ciascuno in fondo aveva un ricordo. E sempre lo aveva creduto anche se sempre poi aveva capito che s’era sbagliata. Che poi non è la cosa più facile. Albertino, per esempio, trovava sempre le parole giuste. Certo era tenero ma poi aveva capito che non bastano le parole da sole. Che era solo un ragazzino, con gli occhi bagnati di fragili sogni. Certo che c’era cascata ma era stato il primo ed era ancora poco più che una bambina. Sandro invece, non quell’altro Sandro, era tutto fatti ma qualche volta te lo vuoi anche sentir dire. A volte hai bisogno anche solo di parole; un enorme e doloroso bisogno. A Cesio invece non mancavano certo le parole ma poi era sempre… così lui. Era soprattutto parole. Da uscirne ubriaca. E da perdersi senza sapere dove restava la verità. Parole che non pagavano e alla fine nemmeno appagavano. Quando si ha tutto tutto rischia di perdere valore. Magari hai bisogno di cose semplici. Gaetano aveva sì proprio una bella macchina e spaziosa e silenziosa ed erano andati in tanti posti ma non riusciva a starsene fermo. E poi la sua macchina era il suo mondo. Avrebbe voluto vivere dentro la sua macchina e fare tutte le sue cose. Quell’estate lei aveva voglia di mare. E il bisogno di fermarsi. Anche Pierferdinando aveva sempre le mani in movimento ma dopo un poco ci si stanca di trovarsele sempre dove non te le aspetti. O dove te le aspetti ma in quel momento non le vorresti. Diventano moleste. Vorresti almeno un attimo di pace; di tranquillità. E poi è bello ma il troppo… ma forse era uno di quei istanti in cui semplicemente aveva bisogno di nuovo. E poi tutto quel suo daffare per poi al momento di fare non riusciva a fare. E Carlo era più o meno come Luciano cioè… In un certo senso era sempre stata fortunata ma in qualche momento si sta bene anche sole. Magari è proprio così che si cresce.

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