Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘innocenti’

poesiaPoesia d’amore e labbra disperate
ti accoglie il mattino prima ancora che sapere
c’è un sordo ruggito nell’aria:
ascolta.
Ascolta quello che porta questo vento,
è solo scirocco,
mentre la marea sale quasi prudente,
ascolta bene
quando parla di te, di noi; degli altri
e del mondo fuori
e del mondo al buio
e del mondo dentro
silenzioso come non ci fosse.
Lui ricorda i nomi, questo vento,
tutti i nomi
e non quelli delle belve;
solo quelli delle vittime:
Hala Abou Sabikha avrà sempre tre anni
e non smetterà di guardarti
gli occhi fissi su un perché?
ma alcuni restano aggrappati alle cose
come quello di Dima morta di dolore
e quello di Zaher Rezai con un pugno di poesie
proprio davanti alla porta di questa casa
mentre sognava di Pace.
Morti diverse
come se si potesse morire diversamente che subendo morte;
ma sono troppi
e troppo è il dolore
anche se il vento sussurra soltanto
si riempiono di incubi le notti.
Vorrei un attimo di speranza:
è strano come le grida dei gabbiani
abbiano il suono del mio orrore
più strano è come riusciamo a liberarci dell’angoscia
e della colpa
mutuando il silenzio;
fin troppo strano,
e non ho che queste parole
e mani inutili
e inutili diventano persino le parole
mentre le lacrime suonano sulle corde del dolore
armonie che hanno il suono delle pietre;
e gli stessi duri accordi.
Non c’è nessun perdono
e noi siamo
anche senza consapevolezza.

Read Full Post »

MascheraSono l’autore. Il vero mandante di ogni omicidio. Il ruffiano di ogni amore ovvero di quei pochi. Me ne assumo ogni responsabilità. Qui e subito. Come faccio la spia ognuno è un dilettante. Inutile, non saprei tenere per me nemmeno una emozione. Figuriamoci un qualche segreto. Non è una scelta, le cose mi scivolano di bocca; prima ancora di pensarci. Ed è così che la parola diventa carne. A tratti anche dolore. Confessione. Passione. E’ la stanza dove si liberano gli istinti. Il luogo dove ti ami cioè dove per farlo ti masturbi. Illudendoti di farlo nel silenzio, come di nascosto. Invero impudico. Ma mica sono solo. Anche se questo non suona a discolpa. Una intera umanità lo fa o cerca di farlo. Si mette a nudo e mette a nudo. Riempie le pagine di segni grafici, di ripensamenti, di rimpianti. Vivono le avventure che diversamente non saprebbero vivere. O banalizzano le poche che gli sono capitate. Io preferisco la seconda che ho detto. Come autore preferisco il silenzio. Come fai poi a descrivere una emozione. E’ di questo che stiamo parlando? Mi succede spesso di perdere il filo. Poi di accorgermi che il filo non c’è.
Certo preferirei scrivere storie d’amore, tenere storie di amori, come nella canzone: un lui, una lei e la luna. Gran puttana la luna (lasciamo stare gli interpreti, ce ne sarebbero da dire). Ma questo è un ricordo. Ricordi? E’ passato così tanto tempo. Quello, il tempo, lenisce. Cambia le cose. Si inventa il passato. Perché non lo faccio? E’ solo che l’amore non rende; è fuori moda. E poi è più difficile; anche se è quello che si ricorda. Per l’amore ci vuole una sottile ragione, come un bisogno, e poi l’occasione. E poi si deve verificare pressoché l’impossibile: si deve essere in due. Almeno in due. Con i tempi che corrono niente è così sicuro. Mica semplice. Molto più facile il delitto. Basta una persona disposta, ma anche no, a fare da vittima. Di assassini se ne trovano con estrema facilità. O almeno di aspiranti. I più dei dilettanti. Li puoi assoldare con poco. Pronti all’ira e a gridare. Troppo sensibili e vittime anche loro. Decisamente inadatti. Si lasciano sgammare subito; alla minima contrarietà. Ma la sagacia non è dote comune, soprattutto in quel mondo. E’ comunque più facile. E poi i morti non parlano. E non hanno ricordi. Ti offendono della loro indifferenza. Della loro insensibilità. Strano mestiere quello del morto. Magari fino ad un attimo prima sembrava avere mille cose da dire.
E’ così che ho deciso che volevo uccidere il passato. Ottima impresa; non c’è che dire. Mica facile. Mi ero detto che per tutti sono facili le cose facili. Riflessione da quattro lire ovvero da quattro euro. Meglio aggiornare anche i modi di dire. Eppure quando me lo sono trovato davanti, lì comodamente a portata di mano, non ero ancora pronto. Lo ascoltavo parlare le sue parole; confuso. Uno non può sempre immaginare e prepararsi prima. La sorpresa ti prende ed è sempre inaspettata. Lui metteva le doppie. Riempiva tutto di supponenza. Vendeva barattoli d’aria, ed era aria viziata, respirata. Un semplice e squallido niente. Forse era per quello che non ci avevo pensato. Che non gli avevo creduto. E sono stato come un ebete ad ascoltarlo senza sentirlo.
Avevo cercato un’altra ragione; allora. Una grande rabbia. La fantasia. Avevo cercato un alibi. Un’altra vittima e un altro carnefice. E m’ero perso in tutta un selva di ipotesi. Mi piacciono gli imperfetti, come Sarti Antonio. Quelli che si fanno sorprendere dalla vita. Sempre inadeguati. Che si fanno sorprendere da tutti. Con loro si vive tranquilli. La vita è vita. La maggior parte dei delitti resta irrisolta. Proprio come nella realtà. Cercano il movente. Pretendono un ordine. Intanto si degustano un caffè. Così è tutto facile quando l’unica ragione è il piacere. O come quando è passato tanto tempo che s’è perduta qualsiasi traccia. Ci vuole pazienza. L’arte del delitto è fatta anche di pazienza. E’ così fastidioso sentire la sirena, magari nella notte. Soprattutto quando cerca te. E’ così fastidioso essere scoperti. E io di pazienza ne ho avuta anche troppa. Anche se potrei fregarmene. Mica si tratta del mio di passato. Si sa che gli autori non hanno passato. Il mio è in parte chiuso in scatole di cartone. Per il resto è rimasto dov’era. Niente gli è sopravissuto. E’ per questo che ne posso parlarne con semplicità. Ma torniamo al passato. Il fatto è che non c’è una ragione per tutto. E non sopporto i ragionieri dei sentimenti. E non mi piacciono gli uomini con la cravatta di tela di ragno. Quando ho provato a stringergli le mani al collo era già scivolato via. Eppure nessuno avrebbe potuto sospettare di me. In fondo giustiziavo per giustizia: il passato è sempre il peggiore degli assassini. Ma lo ritroverò.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: