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Posts Tagged ‘Israele’

Nazra LOGO 2L’adesione al PROGETTO NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL, da parte della Associazione Ecole Cinema, nasce da una esigenza di continuare l’impegno e la discussione già sperimentata negli anni precedenti su tematiche differenti ma sempre riferite all’educazione delle nuove generazioni. Il Cinema, infatti, come strumento didattico inclusivo, sostenibile ed intelligente, si rileva un mezzo utile per discutere di ciò che accade nel mondo e per comprendere meglio anche i piccoli “conflitti nascosti” che si annidano intorno e dentro di noi.
L’idea del Nazra FESTIVAL non poteva nascere se non da un cuore sincero, e dai tanti che ne hanno preso parte; Nazra è guardare con occhi nuovi la realtà delle cose, è portare lontano lo sguardo di un popolo che cerca una speranza di vita nuova ed è ancora il tentativo di aprire gli occhi dei nostri ragazzi su ciò che essi spesso rifiutano di andare a scoprire. Parlare di certi argomenti non è assolutamente facile e, soprattutto, non lo è in questo momento, dove la Difesa dei Diritti Umani si fa molto spesso calpestando il rispetto e la dignità altrui ,tuttavia, il linguaggio di Nazra è snello, veloce, è il linguaggio del cortometraggio, è il racconto in pochi minuti di film di storie intime, profonde, storie di uomini, donne e bambini, è animazione, video sperimentale, ma sempre una grande occasione per emozionare… capita, sì capita spesso di emozionarsi di fronte a molti dei film, e capita anche di incontrare persone straordinarie e di costruire ponti culturali al di là di quello che siamo… Venite ad aiutarci a mantener viva la memoria di un popolo che chiede solo di vivere la propria vita!

Nazra Palestine short film festival – Napoli

Giovedì 19 Ottobre, ore 9,30 – 13,30

Pan – Palazzo delle Arti Napoli, Via dei Mille, 60
Proiezione film in concorso Premio “Giuria Giovani”

  • World on fire” (Palestina 2016, 1’ 56”) di Juman Daraghmeh
  • “Paper Boat” (Palestina 2016, 15’) di Mahmoud Abu Ghalwa
  • “The pianist of Yarmouk” (Germania, Regno Unito 2017, 13’ 54”) di Vikram Ahluwalia
  • One Day in July“ (Italia 2015, 2’ 15”) di Hermes Mangialardo
  • The bus trip” (Svezia 2016, 13’ 40”) di Sarah Gampel
  • Madam El” (Palestina 2016, 15’) di Laila Abbas

 

Venerdì 20 Ottobre 2017, ore 9,30 – 13,00

Pan – Palazzo delle Arti Napoli, Via dei Mille, 60

“Voglio o’ sole” – (Ercolano –Na, 2017,5’) – Film fuori concorso
Studenti I.I.S. “A.Tilgher”
Proiezione film in concorso Premio “Giuria Giovani”

  • “Entr’acte” (Iran 2016, 6’) di Seyed Mohammad Reza Kheradmandan
  • Objector” (Palestina, Usa 2017, 16’) di Molly Stuart
  • Break the siege” (Italia, Palestina 2015, 19’ 58”) di Giulia Maria Giorgi
  • “Ayny – My second eye” (Palestina, Germania, Giordania 2016, 10’ 39”) di Ahmad Saleh
  • Black tape” (Danimarca 2014, 3’) di Michelle e Uri Kranot
  • Mate superb” (Palestina 2013, 12’ 58”) di Hamdi alHroub

Venerdì 20 Ottobre, ore 15.00

Casa Circondariale Femminile, Pozzuoli
Proiezione film Selezione Premio “Oltre le Mura”
“Somud u Ahlam”

monologo di e con Annette Henneman, Hidden Theatre

Sabato 21 Ottobre, ore 17 – 21

Basilica S. Domenico Maggiore – Sala del Capitolo
P.zza S. Domenico Maggiore

“Voglio o’ sole” – Studenti I.I.S. “A.Tilgher”
InmmaPerformance
“Viaggiatori urbani”, adolescenti alla scoperta,

PROIEZIONE
FILM VINCITORI DEL NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL
e Premiazione

Premio “Giuria Giovani” – Premio “Oltre le Mura”
Con il contributo di Accademia di Belle Arti-Cuore di Napoli

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Best film – Palestinian author
Ave Maria di Basil Khalil
Best film – non-Palestinian author
One minute di Dina Naser
Look from Palestine (Palestinian author) documentary
Mate superb di Hamdi Alhroub
Look at Palestine (non-Palestinian author) documentary
High Hopes di Guy Davidi
Experimental: video clips/video art/very short/other
Entr’acte di Seyed Mohammad Reza Kheradmandan

Omar Suleiman leggerà brani da “L’amore vola” di Mofid Fares
in conclusione piccolo buffet a cura di Amir, ristorante arabo, Napoli

Programma più dettagliato e maggiori informazioni sull’evento Facebook: https://www.facebook.com/pg/nazranapoli/events/?ref=page_internal

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Nazra Palestine short film Festival è a Roma. Sotto il programma completo

Forza ROMA

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https://www.facebook.com/events/244983176026156/

da Luisa Morgantini (https://www.facebook.com/luisa.morgantini.5)
Mie cari e care, siamo state stati frastornati per l’organizzazione di Roma e sono certa che a Napoli, sarà magnifico, cosi come è stato a Venezia che ha proposto a tutti noi questa esperienza e a Firenze ed a Bologna che sta andando alla grande, di Bologna oggi ci sono già articoli sul resto del Carlino e Repubblica.
Per Roma Siamo esauste ma felici. domenica pomeriggio eravamo terrorizzati che ci fosse la sala semivuota, ed invece ad un certo punto, alle 17.40 mentre stavamo ancora mettendo lo striscione di Jean Chamoun, Maurizio mi dice: dai smettila di essere angosciata , guarda che fila c’è.
La casa del cinema ha aperto anche le altre due sale. Insomma ce l’abbiamo fatta, ma la cosa più emozionante ed importante è stato l’incontro con gli studenti e il direttore della scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volontè, naturalmente i registi ed ospiti erano entusiasti della vista agli studios di Cinecittà. Ma la parte bella è stato un pubblico attento e commosso. Le donne del Muro Alto, compagnia di teatro detenute di Rebibbia, hanno premiato il corto No_Exit che abbiamo consegnato a Wasim Damash, che ha parlato connettendolo del libro di Kanafani Uomini sotto il sole, visto che Mohannad Yacubi non poteva essere presente ma ha inviato un video di ringraziamento. Il premio per Guy Davidi, che non aveva potuto essere presente, è stato consegnato invece da Citto Maselli ad un Guy intimidito. Citto con voce molto flebile e dalla sua sedia a rotelle ha detto di essere stato molto onorato di consegnare il premio e ha parlato del cinema italiano e di Paisà e Rossellini.
Insomma ce l’abbiamo fatta.

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VENEZIA – lunedì 19 settembre alle ore 18 presso la sala S. Leonardo – Cannaregioamira-hass-locandina-copia

Incontro con la giornalista israeliana Amira Hass (scrive su Haaretz e su Internazionale) sulla questione dello sfruttamento e controllo israeliano delle risorse idriche nei Territori Palestinesi Occupati.
Parteciperanno con Amira Hass
Renato Di Nicola – Forum italiano dei movimenti per l’acqua
Luisa Morgantini – Assopace Palestina
Stephanie Westbrook – Campagna No Mekorot

Per capire meglio la situazione idrica in Israele ecco un articolo pubblicato su haretz qualche giorno fa: La crisi idrica di Israele non è finita

 

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Sabato 13 febbraio dalle ore 18:00
VENEZIA
Scoletta dei Calegheri
Campo San Tomà, S.Poloincontro con:
Nurit Peled-Elhanan (premio Sacharov 2001)
Luisa Morgantini (già Vicepresidente Parlamento Europeo)
Margot Galante Garrone, canterà Ninna Nanna per Gaza
e canzoni di pacea cura di:
Restiamo umani con Vik
Assopace Palestina
Edizioni GruppoAbele
Coordinamento per il Medio-Oriente

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Nurit Peled-Elhanan,
insegna presso la facoltà di scienze dell’educazione linguistica dell’Università ebraica di Gerusalemme. Nel 2001 il Parlamento europeo le ha conferito il Premio Sacharov per la libertà di pensiero e i diritti umani.

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Luisa Morgantini,
presidente di Assopace Palestina, è stata la prima donna eletta nella segreteria della FLM di Milano. Parlamentare europea nel 1999 e riconfermata nel 2004 come indipendente. È tra le fondatrici della rete internazionale delle Donne in nero contro la guerra e la violenza, è inoltre nel coordinamento nazionale dell’Associazione per la pace. Ha ricevuto il premio per la pace delle donne in nero israeliane e il premio Colombe d’Oro per la Pace di Archivio disarmo. E’ tra le 1000 donne nel mondo che sono state candidate al Premio Nobel per la pace.

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Margot Galante Garrone,
è stata tra gli esponenti di spicco del gruppo di Cantacronache con cui ha inciso le prime canzoni di cui è autrice, oltre a riproporre le canzoni folk e popolari. Nel 1987 fonda il Gran Teatrino La Fede delle Femmine insieme a Leda Bognolo, Paola Pilla e a Margherita Beato, con cui realizza spettacoli di marionette costruite da loro stesse.

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Bimbo in mezzo alle macerie di GazaRicevo una lettera da un amico di Gaza. Io conosco solo l’italiano e la lettera è in inglese scritta con tastiera in arabo (cioè da destra a sinistra). Cerco di dare almeno il senso del suo doloroso messaggio senza alcun commento poiché si commenta da sola:

Cari amici italiani,
Come stai? spero che questo messaggio possa in fine arrivarti, vorrei dirti quello che succede alla gente di Gaza. Siamo dentro una guerra, la striscia di Gaza è sotto attacco da caccia e droni ogni giorno.
Da per tutto ci circonda la morte, feriti e distruzioni, fino ad ora sono 820 i martiri. Tra loro ci sono 230 bambini e 310 donne. 6.000 sono le persone ferite e sempre in maggior parte sono donne e bambini.
Non c’è cibo, acqua, latte per bambini e medicine per i feriti. Gli ospedali sono presi di mira dai barbari attacchi aerei israeliani. Quindi, non vi è alcun posto sicuro, nessun luogo per rifugiarsi.
Anche le famiglie sfollate sono state colpite da missili e razzi, non ci sono luoghi o case per 350.000 persone e ci sono a migliaia sono i dispersi.
Per terminare, Gaza ha chiesto a tutti gli amici e le persone oneste aiuto per le sue donne e i bambini, per ottenere case invece di macerie, cibo, latte e medicine per i bambini di Gaza che piangono sotto il fuoco
Con i miei migliori auguri
cordiali saluti
Tarigmoamer
Gaza
Palestina

Sotto riporto l’appello accorato in originale. Mi scuso ma dove non arriva la mia conoscenza della lingua ho cercato di far parlare il cuore

Argent Lettera
Deascritta: Gazar Italian friends ,

How are you , I hope this message will arrive you and you in abest fine , I want to tell you what happens to people in Gaza , we are in a war , Gaza strip is under attack by jet fighters and warshipsall day .
We are surrounded with death in everywhere , injured losses , until now there is 820 martyrs ( between them there is 230 children and 310 women ,6000injured people most of them from children and woman.
there is no food , water ,milk for children and medicine for injured people .
Hospitals are targeted by barbaric Israeli air strikes . So , there is no save place in Gaza
Displaced families has been hit by many missiles and rockets, there is no places or homes to 350000 person and there is thousands of lost people .
To end , Gaza asked all friend and honest people to help here women and children to get homes instead of destroyed homes ,food, milk and medicine
Gaza children crying under fire
With my best wishes
Your sincerely
Tarigmoamer
Gaza

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Donne palestinesi davanti al musoLa singolarità dello stato di israele, il suo essere una “democrazia atipica, la mancanza di una significativa opposizione interna ad una politica “espansionistica”, e colonialista e imperialista, si evidenzia fin dalla sua nascita e ancor prima. E’ consuetudine datare l’inizio del “dramma palestinese” al 1948 con la “Nakba” (catastrofe), ma il tema israele è precedente, ben più lontano, databile col “sogno” di creare in quella terra di Palestina uno paese teocratico, e prima ancora. Molto spesso le politiche delle dittature e/o “arroganti” hanno fatto della religione il vessillo strumentale a supporto dell’odio e del terrore. A giustificazione di ogni massacro. La scelta poi di costruire lo stato con la “forza” e non la “diplomazia” è conseguente alla sua stessa origine. Questo trova conferma nelle poche pagine “scappate” alla censura di “regine”, pagine non solo scritte da mano semita, ma da mano fortemente sionista, in alcuni casi persino sfuggite da notevoli rappresentati di governi israeliani. Si veda a questo proposito, solo come piccolo esempio, Vivere con la spada di Livia Rokach.
Ancora oggi si parla di migrazione di ebrei verso israele. Non vi è nessuna migrazione, di ebrei e non, verso una “terra promessa” ma il fenomeno in atto, con caratteri sempre più chiari con il trascorrere del tempo nell’affermazione sionista, assimila tale falso esodo più al concetto che comunemente viene dato nei linguaggi conosciuti al termine “reclutamento” che al ricordo mistificato della Diaspora. Si reclutano, appunto, disperati da tutto il mondo, di religione ebraica ma anche no, purché disposti ad investire il loro futuro in una “avventura” di “conquista”. Quei pochi che poi manifestano dissenso interno anche solo sui metodi di “affermazione” di quella politica basata sulla “vendetta” e sul “terrore” nel migliore dei casi sono fortemente emarginati e spinti verso l’esilio. Naturalmente vengono marchiati come traditori, parola questa che dovrebbe essere ben conosciuta, nei suoi significati, in israele, e che da sola dovrebbe distinguere una democrazia compiuta. Il marchio di traditore solo in israele e nelle più ottuse dittature sostituisce nel dibattito politico il lemma “dissidente”.
In parole molto semplici (poiché il linguaggio tecnico e ricercato è servo solo al rendere meno comprensibile la realtà e i temi trattati) il “sionismo di stato” non è conseguente all’olocausto né all’ “errante” ma più assimilabile, fin dall’inizio, allo sviluppo di uno stato equiparabile alle grandi dittature del novecento; mondo che si sperava in via di estinzione dopo la “sconfitta dei fascismi”. Certo come ogni forma di dittatura ha le sue particolarità, ma ha anche molte similitudini con precedenti facili da ricordare. La fondazione dello stato di israele, con la politica della conquista coloniale attraverso lo strumento del braccio armato, è sostenuta fin dall’inizio da formazioni paramilitari a stampo chiaramente e dichiaratamente terroristico. Che questo terrore sia diventato stato è conseguenza naturale dal momento stesso che il terrore ne diviene governo. Quei coloni che girano amati in territorio della Cisgiordania, protetti da un esercito da loro stessi alimentato, evocano certamente più il ricordo dei movimenti oscuri di quel lontano passato che semplici cittadini o contadini. Continuano e perpetrano l’eredità delle formazioni terroristiche degli inizi. Ci sarebbe da aggiungere che la mistificazione della “sicurezza” resta tutt’ora uno dei pretesti più palesemente mistificatori di questa storica operazione di “pulizia etnica” che è l’odierno vero olocausto.
E’ consapevolezza di chi scrive che questi temi andrebbero più specificatamente trattati e sviluppati anche con il sostegno di accurata documentazione, nonché attraverso gli episodi della storia recente e meno contestualizzati. Non dispero di trovare il tempo e la voglia di farlo nel futuro, pur consapevole dei mie limiti, non sono né uno storico né un politico ma solo un umile “curioso”. Non dovrei essere deputato a farlo. Spinto dall’attualità (oggi è il 19 luglio 2014 e continua l’assedio e il massacro a Gaza, così come continua l’occupazione militare e il terrore in tutta la Cisgiordania, o West Bank che dir si voglia, che continuerò a chiamare Palestina) mi sembrerebbe utile rompere l’informazione della propaganda e del silenzio cercando di capire dove nasce il problema che da decenni attraversa tutto il medio oriente in una continua opera di destabilizzazione dell’area. Infatti insieme ad un’informazione certamente insufficiente e fortemente ottusamente “giustificatoria” verso il governo di Tel aviv per quella che confusamente potremmo definire “politica interna” (interna alla Palestina), c’è il silenzio assoluto sulla “politica estera” di israele. Sul massacro della cultura e dell’intelligenza palestinese portando la voce della violenza anche nel cuore dei paesi che hanno dato rifugio e quegli esuli, Europa compresa. Sui rapporti con paesi indiscutibilmente dittatoriali e le sue missioni di assistenza tecnico-militare fino in America Latina. Lo strano dialogoopposizione (che a tratti diventa sostegno) ad integralismi diversi dal suo, evocando un islam che non esiste. Di come israele abbia in tutta questa storia “provocato” crisi e distruzioni in tutto il medio-oriente. Di come abbia destabilizzato e fomentato la guerra nei paesi vicini, tanto in Libano, come in Siria, eccetera, in un disegno imperialista di egemonia nell’area. Di come continui a ricattare e minacciare il mondo intero. Potremmo continuare ma ci fermiamo con una domanda, premettendo che siamo decisamente contro la guerra e i suoi strumenti: «in base a quale raziocinio può un paese che dispone di uno degli eserciti più efficienti al mondo, di una tecnologia bellica tra le più raffinate del pianeta, sostenuta anche da un non indifferente arsenale nucleare (che impunemente si tende a nascondere), minacciare un paese terzo che si sospetta si appresti a fare la stessa deprecabile scelta di dotarsi di strumenti nucleari e trovare sostegno nelle “democrazie” dell’Occidente»?
Senza tacere di come la giustizia in israele (solo) verso il palestinese non giudichi ma condanni direttamente a morte il semplice sospettato e condanni a morte l’intero popolo. Ma personalmente mi sembra ovvio che la “politica della forza e della vendetta”, la menzogna della sicurezza, neghino qualsiasi possibilità al dialogo, creino un linguaggio fatto di vocaboli diversi (amo ricordare almeno Lessico deviato di Patrizia Cecconi), atti a comunicare incomunicabilità, e si concludano con la presunzione della costruzione di una “razza superiore”. Lo so bene che quest’ultima affermazione entra in un terreno di dialogo minato. Non si intende qui mancare di rispetto a tutto il mondo ebraico e l’ebraismo, parliamo sono di una politica, il sionismo, che sembra vergognarsi dei martiri della shoah come di vili, vittime destinate per natura al sacrificio, che non ha provato vergogna a trattare con gli stessi carnefici. Invero mi sembra consequenziale che chi ritiene di poter giudicare gli altri in base ad una verità propria, assoluta, indiscutibile su base fideistica, prefiguri per sé l’appartenenza ad una superiorità in qualche modo di razza di infausta memoria.

P.S. immagine trovata nella pagina Facebook di Al Fatah Italia

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Lettera agli amici.
Bene o male di anni e strade ne ho attraversati abbastanza. Come dice la canzone: «Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze, e anarchici distratti cadere giù dalle finestre». Di santi e profeti ne ho conosciuti quanti basta. Sono rimasto agnostico, in tutto, nonostante le grandissime verità che mi sono state rivelate. Non posseggo quella Verità e anzi le grandi verità mi spaventano; coltivo il dubbio e ho sempre una domanda su tutto, forse anche una in più. Cerco di mantenere indipendente il mio agire, il mio pensare, il mio giudicare. A volte ci riesco, altre non lo so. Ammetto sono umano, fallibile e tra i tanti vizi ho anche quello del fumo. Solitamente non amo parlare, preferisco lasciarlo fare a chi ne ha più autorevolezza o ne ricava una maggiore soddisfazione. E’ anche una lontana scelta politica, non per questo mi sottraggo, quand’è necessario, ad esprimere il mio pensare. Qui è uno di quei casi in cui mi sento tirato per i capelli nel ribadirlo poiché, pur non chiedendo giustificazioni all’agire degli altri, queste giustificazioni mi vengono richieste per il mio sostegno alla causa palestinese. In realtà non sostengo la causa palestinese, sostengo la Giustizia, la Resistenza, i Diritti umani, la “Pace”. Ho sempre cercato di essere dalla parte degli ultimi. Tra i tanti miei “compagni di strada” abbondano le “anime pure”; ammetto di non esserlo. Preferisco il fare alle parole. So di non essere il solo. Non per propria aspirazione la Palestina si è trovata ad essere “esemplare” in questa Lotta e nel dar voce a questi Diritti; negati. Me lo ha ricordato un “amico” che mi manca: Vittorio Arrigoni. Non mi credo depositario del suo pensiero. Lavoro portando avanti solo una sua idea: «Restiamo umani». Per tutti quegli altri, li rimando ai mie raccontini sperando ne traggano piacere.
Non ho simpatia per il “pensiero unico”. Nel mio fare cerco di avere dei punti fermi, magari pochi ma chiari. Grossomodo girano attorno a pochi concetti, molto semplici poiché non sono un grande indagatore da vaste praterie di elaborazioni filosofiche. Allora parliamo di «Resistenza». Ne so poco ma da quel poco credo sia una cosa di una certa piccola complessità. Parliamo della nostra breve Resistenza di cui vado, e spero andiamo, ancora fieri. Sì! quella della «Bella ciao». Così m’è stata raccontata nei libri in cui ho frugato. Quella “nostra” Resistenza è durata due anni, anzi due stagioni poiché in montagna d’inverno fa freddo. Il primo anno le operazioni belliche sono state soprattutto dirette da Resistenti in divisa. Uomini, e ripeto Uomini, che avevano disertato l’esercito regio italiano per una scelta diversa, quella della dignità e dell’opposizione alla sudditanza al mostro nazista e alla barbarie. Da istruzione militare l’ingaggio contro il fascismo è stato provato in campo aperto, appunto con strategia militare. I risultati sono stati disastrosi per i Resistenti. E’ anche su quella lezione che le forze Resistenti hanno iniziato quella campagna in cui si usava una tecnica che molti anni dopo sarebbe stata chiamata di «Guerriglia» (non so se a qualcuno il nome del Che ricorda qualcosa?).
Quella, come ogni Resistenza, è stata fatta da Uomini, e naturalmente Donne, non si voleva fare qui un discorso di genere, diciamo da «Esseri Umani», che non hanno coltivato tanto il gusto dei paroloni ma hanno messo a rischio le loro vite. E come ogni Resistenza è stata una cosa complessa, nemmeno priva di eccessi. Come qualsiasi “evento bellico” non è stata fatta da, e per, stomaci delicati. Bisogna essere bravi a contestualizzare gli eventi. Si lottava per la Libertà. In quella lotta è vero che molti hanno imbracciato le armi, e a loro va il mio enorme Rispetto e tutta la mia Riconoscenza. Uguale Rispetto e Riconoscenza va a tutti gli altri Resistenti. Non meno resistenti sono stati i tanti, i fuoriusciti, coloro che hanno dato vita alla stampa clandestina, senza magari mai sparare un colpo. A chi ha fatto da supporto ai “Partigiani” in armi, che li ha ospitati, nascosti, sostenuti e sfamati. Agli operai delle fabbriche in sciopero. Uguale Rispetto e Riconoscenza e Ammirazione va naturalMente alle staffette partigiane. Mi fermo qui nell’esprimere il mio pensiero su questo poiché spero di essermi spiegato abbastanza. Ricordo solo che tra i molti che hanno perso la vita la maggior parte lo ha fatto senza aver mai sparato un colpo. Ma di tutto questo meno se ne parla meglio è, l’importante è tenerlo a mente, farne bagaglio, ideale.
Ora, secondo il mio buon senso, mi risulta che qualsiasi Lotta non sia fatta solo e soprattutto di proclami. Il “mio caro padrone domani ti sparo” non è uno slogan ed un invito perché lui, il padrone, non tardi all’appuntamento e si faccia trovare pronto. Nell’ specifico è semplice ironia. Nella Lotta avvertire l’avversario non mi pare poi una delle strategie più innovative e astute. Ma tant’è e poi questo esula da quanto volevo dire. Volevo invece soffermarmi su un altro punto. Il mio avversario l’ho sempre cercato davanti, non tra i nostri ranghi. La forza di una Resistenza sta nell’unione e nel riuscire a trascinare dietro le proprie Idee grandi aree della società, quello che per anni si è chiamato Popolo. Nel muovere classi sociali e consenso; facendo ogn’uno la propria parte. Cosa posso io fare per la Palestina? Poco. Quel poco, per mia scelta sta nel dar voce ai Palestinesi. Non a questo o quel Palestinese, ma ai Palestinesi. Ammettiamo che i Palestinesi sono un Popolo, non un pensiero unico. Un Popolo fatto di Persone, di Idee, a volte diverse, di Emozioni. Sono un Popolo in Lotta. Non mi sono mai sognato di parlare a nome loro. Di ridurli ad un’unica voce, tantomeno la mia. E a più voci abbiamo dato spazio e modo di esprimere il loro pensiero. E posso fare solo un’altra cosa che da molti mi è stata chiesta: «Informare». Informare come… DIRE LA VERITA’. TESTIMONIARE quello che succede in quella terra martoriata. Questo noi di “Restiamo umani con Vik” cerchiamo di fare con tutte le nostre forze e nel limite delle nostre capacità. Tutto quanto non chiaramente espresso al riguardo nelle mie parole si può evincere facilMente, non risparmiando la propria intelligenza, tra le righe. Parlo a nome mio senza giudicare il lavoro degli altri e ai giudici vada il mio… Andate con dio.
Mario Dal Gesso

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