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Posts Tagged ‘istruzione’

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Sabato 13 febbraio dalle ore 18:00
VENEZIA
Scoletta dei Calegheri
Campo San Tomà, S.Poloincontro con:
Nurit Peled-Elhanan (premio Sacharov 2001)
Luisa Morgantini (già Vicepresidente Parlamento Europeo)
Margot Galante Garrone, canterà Ninna Nanna per Gaza
e canzoni di pacea cura di:
Restiamo umani con Vik
Assopace Palestina
Edizioni GruppoAbele
Coordinamento per il Medio-Oriente

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Nurit Peled-Elhanan,
insegna presso la facoltà di scienze dell’educazione linguistica dell’Università ebraica di Gerusalemme. Nel 2001 il Parlamento europeo le ha conferito il Premio Sacharov per la libertà di pensiero e i diritti umani.

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Luisa Morgantini,
presidente di Assopace Palestina, è stata la prima donna eletta nella segreteria della FLM di Milano. Parlamentare europea nel 1999 e riconfermata nel 2004 come indipendente. È tra le fondatrici della rete internazionale delle Donne in nero contro la guerra e la violenza, è inoltre nel coordinamento nazionale dell’Associazione per la pace. Ha ricevuto il premio per la pace delle donne in nero israeliane e il premio Colombe d’Oro per la Pace di Archivio disarmo. E’ tra le 1000 donne nel mondo che sono state candidate al Premio Nobel per la pace.

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Margot Galante Garrone,
è stata tra gli esponenti di spicco del gruppo di Cantacronache con cui ha inciso le prime canzoni di cui è autrice, oltre a riproporre le canzoni folk e popolari. Nel 1987 fonda il Gran Teatrino La Fede delle Femmine insieme a Leda Bognolo, Paola Pilla e a Margherita Beato, con cui realizza spettacoli di marionette costruite da loro stesse.

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Famiglie monoreddito in un paese mono-neuronico.
Cosi come nella mitologia greca si racconta di quelle tre sorelle che si passavano l’unico occhio per vedere, sembra che nel nostro paese ci si stia passando l’ultimo neurone per capire, col dubbio che sia caduto per terra e lo stiano ancora cercando. Col discorso di Galatea sembra centrare come il cavolo e non sono d’accordo con Lei quando si lascia tentare, succede, nella trasformazione in una diatriba tra uomo e donna. D’altro canto non insegno, non lo potrei fare, non credo mi piacerebbe e sono più di quarantacinque anni che non vado più a scuola. Onestamente, se proprio devo prendere parte, non avevo mai pensato che la bravura dell’insegnante potesse dipendere dal sesso. Temo di non aver mai prestato molta attenzione al problema, cioè a quello della “squola”, naturalmente non a quello del sesso, o di averlo fatto con superficialità.
A parte che tanta cultura non vuol dire altrettanta intelligenza o senso pratico e alla fin fine riesce anche difficile capire l’utilità pratica di tanta di certa istruzione. Ora se c’è un problema vuol dire che c’è. E se c’è un problema dovremmo, con buonsenso, cercare una soluzione. E forse il problema non è nemmeno così specifico e limitato. La scuola può essere solo l’inizio di un processo più ampio di ristrutturazione della nostra civiltà. Infondo questa potrebbe essere la vera soluzione. Nemmeno poi tanto volute e/o cercata. Quasi trovata lì. Come ho fatto a non pensarci?
Come ha detto Lei? Donna, torna ai fornelli! In questo momento di crisi economica e sociale, dove il lavoro comincia a mancare, la famiglia monoreddito potrebbe essere il modo di uscirne per il nostro paese. Naturalmente le donne dovrebbero, come suggerito da Lei, starsene a casa. Anche se forse Lei le cose le dice pensando una certa ironia in quanto parte decisamente in causa. In realtà proprio questo potrebbe comportare, se non ci si ferma solo all’ambiente della scuola, più lavoro per tutti, purché maschi, e gioverebbe alla produzione
Meno malattie, l’uomo non è soggetto ai disturbi, anche psichici, cui è soggetta, ad esempio, fisiologicamente ogni mense la donna. Si potrebbe abolire quella sorta di ferie ulteriori che è l’istituto della licenza per maternità. Eviteremo nei posti di lavoro quegli sbalzi d’umore che rendono spesso instabili i rapporti tra il personale creando inutili tensioni. Vedremmo scomparire certi favoritismi dovuti solo e semplicemente a scaltrezze tutte femminili e a civetterie. La donna potrà essere più donna perché disporrà di più tempo per curare maggiormente il suo essere donna. Vi sarebbe un notevole impatto anche sul tremendo problema delle migrazioni perché il badantaggio diventerebbe quasi completamente ingiustificato. Avremo una generazione di figli certamente più educati e non abbandonati a se stessi. Con tutta probabilità ne gioverebbe persino la serenità all’interno del focolare domestico. E si potrebbe continuare all’infinito con gli esempi di positività che questo comporterebbe.
Questo non è un discorso assolutamente misogino e lo dimostra il fatto che resterebbero quelle opportunità e quegli sbocchi anche professionali o pseudo-professionali, tipicamente indirizzati a quella parte della popolazione femminili, che non sono pensabili affidare ad un uomo. Ne guadagnerebbe economicamente anche la scuola stessa perché non si capirebbero più le ragioni di continuare una così alta partecipazione femminile a certe brache degli studi. Dove però ancora non mi sembra di cogliere se non una soluzione almeno un suggerimento è sul fatto che dovremmo arrivare ad una famiglia che guadagna per uno e spende per tre, altrimenti sarebbe tutto inutile e non arriveremo mai a quello sviluppo dei consumi e del mercato, soprattutto interno, che è necessario per una vera ripresa. Parliamo di economia di mercato, mica di lucciole o lampare.
N.N.B. francamente mi capita di sovente di andare al supermercato e incontro sempre molti uomini e non sempre accompagnati da donne. Onestamente non mi sono mai fermato a pensare se questo li fa, quegli uomini, più veri uomini e/o maschi. L’unica differenza che ho notato e che è più spesso riscontrabile vedere, tra gli uomini, girare tra gli scaffali seguendo le istruzioni scritte in un biglietto.

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Decreto Legge 112 del 18 giugno 2008

La risposta dei lavoratori del pubblico impiego¹

LA NOSTRA PROFESSIONE:
DIFENDERE I DIRITTI!!!

VENERDI’ 5 SETTEMBRE 2008 ORE 16

Manifestazione dei Lavoratori Pubblici

alla Mostra del Cinema di Venezia

Lavoriamo per

UN FISCO PIU’ GIUSTO

Lavoriamo per

UNA SCUOLA MIGLIORE

Lavoriamo per

UNO STATO VICINO AI PIU’ DEBOLI

Lavoriamo per

UNA SANITA’ PER TUTTI

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1] Le immagini e i link collegano ai relativi documenti

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Mi coinvolge Julia (ma perché mi è così difficile dire no?), a sua volta coinvolta da Efesto, la quale, Efesto, ha già dato tutte le risposte che avrei potuto dare e mi ritrovo a trovarmi¹ d’accordo con lei. Il tema è: tre cose di questa nostra Italietta che riteniamo disgustose, vergognose, che ci fanno venir voglia di urlare il nostro disprezzo e pensare che sarebbe meglio vivere da un’altra parte“. Io non amo le catene e per quanto mi riguarda la cosa finirà qui e, a parte la compagnia che è decisione esclusiva della citata amica Julia cercherò di scrivere qualcosa certo di non riuscire ad essere nemmeno originale. Considero inoltre che in realtà l’osservazione è più mirata sugli italiani che sul paese o meglio è indirizzata sul paese che hanno costruito nel tempo, e soprattutto nel recente, gli abitanti di questo paese.

Cercando di essere sommario Efesto elenca in questo ordine:

  • ipocrisia, assieme a furbizia e paraculismo e una dose di servilismo e creduloneria;
  • insostenibilità di un apparato giudiziario che non consente di ottemperare al problema della giustizia;
  • crisi organica in cui versa oggi l’istruzione.

Julia invece elenca questo ordine: mafia (cioè stato nello stato), corruzione (endemica), burocrazia

  1. Secondo parecchi economisti ci troviamo davanti ad un futuro che vedrà impegnate le grandi economie in una guerra epocale dagli incerti esiti. Soffermandosi sul nostro paese sembra delinearsi non più un Italia a doppia velocità ma due Italie.
  2. L’insicurezza nel futuro che genera la solita lotta tra peones e trasforma un paese che non è mai stato razzista, solo campanilista o antimeridionalista, in un paese non solo razzista ma xenofobo, fomentando l’egoismo anche nei ceti più deboli che difendono persino le loro miserie e le loro precarietà.
  3. Il senso di non appartenenza, già storico, che non permette di percepire in tutto e per tutto un riconoscimento di unità nazionale e di comunità d’intenti.

In realtà sono note improvvisate e buttate lì. Nei prossimi giorni vorrei accennare, se trovo l’occasione, alla guerra del 1993, dichiarata da una potenza non identificata ad uno stato nazionale: l’Italia. La nostra storia è sempre stata costruita tra un attentato e una bomba (o una strage). E’ una ipotesi, ma da quella guerra esce un nuovo paese che è quello che viviamo o che si sta costruendo.

P.S. Marino (che appare fin troppo ed è già tra i miei “favoriti”) mi richiama perché dovrei ricordare anche Lu come iniziatore di questa “catena” (una visita vale la pena). Sia o non sia non costa nulla adempiere anche a questo dovere.


 1] La contorsione lessicale è voluta

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