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Posts Tagged ‘La presa del potere’

Uomo sommerso dalle carteProvo quasi vergogna a parlarne. In questa Italia allo sbando, allo sfascio, parlare di un proprio diritto, mentre li stanno togliendo a tutti, provoca questo: pare quasi di muovere ad indignazione. Siamo tutti cassintegrati, siamo tutti precari, siamo tutti a rischio e appena piove siamo anche tutti alluvionati, e io aspetto la pensione. E sono in mano al dio della burocrazia. Oltre a tutto ho vissuto nella parte “fortunata” del paese e nell’epoca fortunata dove ancora si trovava lavoro senza impossibile fatica. Lo so è colpa mia. Io questo stato e le sue “carte” non lo capirò mai. Ho fatto il militare e se non glielo dico pare che lui lo ignori. Ma questo è il meno. Nemmeno vale la pena parlarne che nessuno mi dice che basta una telefonata e invece mi avrebbero mandato a Udine dopo avermi fatto cercare carte di 42 anni fa che probabilmente loro stessi mi hanno sottratto. Torniamo alla pensione. Alla mia età chi non ha lavorato per almeno quarantanni è un alieno o un figlio di un dio maggiore. Io ho imparato a lavorare nel privato ed ora me ne sto al caldino del pubblico impiego, nel mio comune. Metà del lavoro privato naturalmente risulta in nero, così andava, si sono mangiati i miei contributi. Nel 1985 chiedo la ricongiunzione all’Inps almeno di quella metà. Occhio alle date. Nel 2001 mi rispondono che mi sono stati riconosciuti i contributi, che ho pagato tutto e non mi resta altro da dare. Nel 2009 mi risollecitano la stessa cosa. Alla fine delle lettere c’era scritto che se non firmavo per accettazione mi decadeva quel diritto da me chiesto. Probabilmente non sono mai arrivato a leggere fino alla fine. Ho osservato quello ZERO e mi son sentito tranquillizzato. Pare paradossale ma ora manca la mia firma. A un mese dalla pensione manca quella maledetta firma. A tutto fatto e a conto alla rovescia iniziato si accorgono all’ultimo che manca quel dettaglio che dettaglio per loro non è. Ci si aspetterebbe che l’unica cosa che occorre sia una maledetta penna: “Datemi questo maledetto pezzo di carta che vi metto la vostra maledettissima firma e che sia finita”. “E poi andate fanculo”! No! siamo italiani. Si ricomincia da zero. Rifaccio richiesta che era stata evasa nel 1985. Richiedo la riconversione e tale richiesta sarà onerosa, ovvero pagherò per quello che ho già pagato e che mi spetterebbe se avessi messo quella firma. Tutto riparte da zero. L’Inpdap chiede verifica e conteggi all’Inps. Resta in attesa di risposta. Dopo mi scriverà per raccomandata che debbo accettare quello che gli ho chiesto. Dovrò restituire l’accettazione, sempre per raccomandata, debitamente firmata. I tempi di tutta questa titanica invenzione sono… speriamo. E io mi sento già tra i fortunati. Ragazzi… non so proprio cosa vi aspetta.

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Tazza di caffèEra guardinga come si può essere guardinghi. Non ci sono colori nella notte. Era come se non avesse sostanza. Ombra tra le ombre. Solo l’odore. Solo il respiro e l’alito pesante. Solo quel filo di bava alla bocca, e quel gusto salato. Cercava di trattenerlo, quel respiro; di governarlo; di fermare il suo cuore. Il battito era assordante. La caccia riempie sempre le vene di tensione. Quell’ostia di luna era una tentazione quasi irresistibile. Erano solo troppi pochi giorni che era nata la bestia. Eppure era tutto come già visto. Non era nuovo ai morsi della fame. Il lampione sembrava accecare. Fece un balzò per esporsi il meno possibile alla luce. C’è sempre troppa luce, anche nel buio più fitto, per gli abitanti della notte. I sensi erano tesi ed era pronto a tutto. Credeva di esserlo. Annusava tutto ciò che gli portava il vento. Sentiva le presenze ben prima di vederle. Doveva imparare a conoscere quel corpo. Percepì odore di fumo e cambiò strada. Le fiamme gli mettevano agitazione. La giovane donna aveva trovato riparo in un portone. Troppo lontana per scorgere lui. Odorò il profumo della pelle dietro quel profumo che sapeva lievemente di gelsomino mischiarsi a quello delle rose selvatiche. Non voleva farsi vedere, aveva paura dell’uomo.

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