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Anzi quarantadue di quarantadue biglietti in bocca alla statua di creta. Tieni presente amico che quelle parole sono la vita. E nessuno è solo davanti al bisogno di quelle parole. Lui, l’altro, credeva che ci fosse qualcosa dopo ma poco importava. Non è questo il momento dei sofismi. Chi sa ascoltare aguzza l’attenzione. Nessuno, quella sera, lo poteva fare. Era troppo il frastuono, troppo dolorosa la voce. Era il tempo di lasciare l’innocenza e lui la appese appena entrato dalla porta. La sua donna vestiva la carne del ricordo, quando ricordare è terribile e fragile e crudele. Si chiedeva ancora perché il silenzio avesse tanti suoni e odori e una luce senza pazienze. E il lago raccontava un’altra storia, la sua storia. Quella donna non aveva rimpianti e guardava avanti con gli occhi fieri e lucidi. Lui la prese tra le braccia e nascose il suo viso in lei. Avrebbe voluto non vedere più ma era armato di occhi aguzzi. C’è sempre qualcuno che parte ma ci sono mille modi di accomiatarsi. Quel dio bizzarro aveva un’altra ragione per nascondere il volto. Potessimo almeno aiutarci a vicenda a credere. Nella conca dove il lago affondava la sera aveva nascosto il suo pudore dietro un velo spesso di ombra¹. Era stato figlio e fragile una volta ancora.

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1] Scritta, per l’esattezza, lunedì 29 ottobre 2007

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Tazza di caffèMia moglie era proprio una di di là del lago, ma non sembrava nemmeno essere una di di là del lago; non aveva spalle larghe e braccia grosse come hanno loro, quelle che vengono da di là del lago. Era, Giuliana, anzi educata e gentile e finché siamo stati sposati ero certo di aver fatto la scelta più giusta, ma mia madre me l’aveva sempre detto “Non dico… se ti vuoi divertire divertiti, ma sposarla poi una di di là del lago“. Lei era dolce come le nostre donne e appassionata come le loro, e con grandi e larghi occhi che sfidavano il sole; cosa potevo volere di più? Così è stato in chiesa e in bianco anche se… ma qualche piccolo peccato si perdona a tutti. Ma si vedeva che non era come le altre perché non aveva paura di sporcarsi le mani, ne si nascondeva alla fatica. Parlava con tutti senza civetterie e non badava alle chiacchiere, per quello nemmeno io; le chiacchiere le figlia l’invidia e l’avarizia e l’incapacità di accettare quelli che vengono da di là del lago. Siamo fatti così, tutti della stessa pasta; mamma non smetteva di dire che “Son tutti comunisti quelli che nascono da quella maledetta sponda. Comunisti e senza Dio“. Anche se se n’è andata non le rimprovero nulla ma nemmeno posso consigliare agli altri di sposare una donna di di là del lago.

Francesco Baccini: Le donne di Modena [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/DonneDiModena.mp3”%5D

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