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Posts Tagged ‘Le parole non le portano le cicogne’

Riporto integralmente, non me ne voglia, il post dell’amico di rete Gians, titolato Bersagli, che dedicava a Cuncetta: Ci deve essere un modo per vivere senza recare dolore a nessuno, ne sono certo. Ogni giorno è un continuo calpestio di piedi, facendo finta di non essersene resi conto. A ogni azione, corrisponde una reazione, e in base a questo ci si può rendere conto della propria condotta di vita. Quando le reazioni negative, superano le positive è bene fermarsi e chiedersi se magari si sta sbagliando qualcosa. Ecco ora sono fermo, e penso dovrò restarlo per un pò.
Lui, normalmente, è sempre sintetico nei suoi scritti. Ora ci si può rivolgere a queste parole con ottiche diverse. In realtà nel post si possono riconoscere riferimenti a tutto e soprattutto ad alcuni sentimenti più o meno contigui, nonché al modo in cui guardiamo e ci relazioniamo con gli altri. Il commento sintetico che avevo cercato di mettere in calce voleva soffermarsi su quella parte del rapporto tra persone che riguarda la parola “amore”. In realtà il ragionamento dovrebbe comprendere il percorso “amicizia”, “amore”, “fare all’amore”, traslato attraverso la mediazione del possesso, dove almeno i primi due termini hanno una parte costruttiva comune.
Affermando che nell’uomo vi è una incapacità d’amare il commento, a questo punto, poteva apparire come pessimista. Il mio ragionare non vuole, e non deve, essere una riflessione sulla mia persona o solo su esperienze personali dirette. Io do per scontato che se l’uomo (l’essere umano) cerca una ragione nella vita non la può che trovare nell’inseguire la felicità o, meglio, nel credere di farlo. Questo dovrebbe realizzarsi in quel percorso, appunto, che va dall’amicizia fino all’amore (cioè nelle relazioni), in quel viaggio pieno di sfumature dove i confini possono diventare labili. Ma questo solo se accertiamo che l’uomo è naturalmente un soggetto sociale.
Agli schiavi neri d’America era proibito sposarsi. Si racconta che in alcuni casi l’uomo e la donna dessero una sorta di ufficialità e “sostanza” al loro rapporto, che voleva essere “continuativo”, superando a piedi uniti una scopa posata per terra. Dopo la rivoluzione di ottobre, sulle ipotesi Reichiane, fu abolito il matrimonio. Naturalmente l’esperimento ebbe vita breve e fallì. Due esempi agli antipodi per dire come il matrimonio, ma perché no? qualsiasi forma di rapporto tra persone, sia parte fondante dell’organizzazione del “essere sociale” e della costruzione di una “società”.
Fronte a ciò sta il fatto che l’uomo è essenzialmente egoista e individuo, ovvero che vi è un conflitto tra il suo microcosmo e il macrocosmo, cioè ciò che lo circonda. Il rapporto rende comoda la sua vita, ma all’interno il singolo continua ad inseguire le sue “libertà personali” sulle quali non riesce facilmente a mediare. Ma non voglio andare lontano. Non è nelle mie intenzioni. In un piccolo libro di Roberto Vecchioni (sì! Il cantautore-professore) dal titolo azzeccato e accattivante, “Le parole non le portano le cicogne“, la protagonista si chiede se era più difficile amare o essere amati. La cosa, a mio avviso, peggiore è una terza ipotesi: l’incapacità di amare. A parte questo credo che vi sia abbondante stupidità nell’essere umano visto che, spesso, gli sarebbe più facile raggiungere la felicità personale, e un equilibrio con gli altri, e invece inserisce nei rapporti stupide prove e difficoltà che rendono tali rapporti difficili quando non impossibili, anche quando non si spinge fino a forme parossistiche di “possesso” dell’altro.
Che l’uomo sia sempre più incapace di vivere con gli altri (ma anche con sé stesso) mi sembra sotto l’occhio quotidiano. E’ vero che poi si inserisce una etica forzosa, atta a mediare i rapporti sociali, salvo poi che lo stesso uomo torna bestia al solo mancare la luce elettrica. Evadendo dal rapporto a due vorrei solo concludere queste riflessioni inconcluse ricordando che, quando si parla di pacifismo, spesso ci si scorda che per “costruire” la pace devono essere d’accordo tutti i soggetti interessati, ma per la guerra basta che si decida a farla un semplice e unico pazzo, o politico, tra i soggetti coinvolti.
Quanto sopra non mi impedisce di amare (violentemente) le persone (non solo la donna, come osservavi acutamente tu¹) e, spero, senza eccessivi egoismi.


1] A un mio post Gians osservava come nutrissi un grande amore non per una donna ma per la donna. Naturalmente quell’accenno all’impocrisia nel titolo non è minimamente riferito alle osservazioni dell’amico Gians.

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