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Posts Tagged ‘leader’

E’ tanto che non parlo di Spinola. Dalle elezioni, credo. Ho vinto anche se non ne sono proprio del tutto certo. Mi sembra non sia cambiato nulla. E poi è stata un’esperienza deludente. In giro si parla di amicizia. E’ stata un’esperienza non positiva proprio perché ho perso un amico. Tranquilli, niente di tragico, nessuno s’è fatto troppo male; semplicemente è finita un’amicizia. Un’altra. E io non amo pagare su questo piano. E allora torno a parlare di Spinola per tornare a parlare di Martino. Ve lo ricordate Martino? Non fa nulla. Lo trovate qui e qui e in altri posti del mio blog. Anche se non ne ha uno di suo è quasi sempre presente nel mio Diario di Spinola. Anche sotto mentite spoglie. Persino nei panni di un dio. Non quello. Un altro. Uno di seconda mano.
Era aprile, credo di ricordare. Comunque era una giornata calda e c’era il sole. Ci si conosceva di vista. Era seduto al Bar da Clara con Gerardo. Ora che ci penso è un po’ che non sento e non vedo Gerardo. Resto incorreggibile. Non posso scordarmi gli amici per strada. Devo farmi un nodo sul fazzoletto. Insomma si prendevano un caffè, o uno spritz, o quello che diavolo volevano. Ci si conosceva appena. Di vista. Ciao. Ciao. Niente di più. Incontri in sede politica senza entusiasmi. Ero stato avvertito di non fidarmi. Ma io sono come san Tommaso. Martino mi chiama per chiedermi perché lo evitavo. Mica lo evitavo, solo non lo cercavo. Non ne avevo motivo. Mi dice: “Perché non mi aiuti?”. Mi dice: “Si andrà alle elezioni.” -bella scoperta. Mi dice: “Sono il partito socialista.” -la modestia non è il suo forte; sapevo che erano pochi, non così. Mi dice: “Sono un leader. Mi manca solo un progetto”. -hai detto niente.
Come ho detto allora e non ripeto ora ero rimasto molto deluso. Avevo voglia di fare, ma non di fare più dell’umano. Avevo un sindaco un po’ fascistorso da cacciare. C’era la solita sinistra che fa a fare la bella addormentata. Come se non volesse partecipare alla competizione. Penso che la tensione elettorale gli faccia paura. Per farla breve non riesco a dire di no. Sostiene di essere socialista di sinistra e diverso. Già! è incapace persino di rubare. Apro tavoli di trattative e lui viene a vedermi trattare. Lo presento a chi ha cercato di dimenticarsi del suo nome e lui mi lascia fare. Garantisco per lui e lui annuisce. Lo faccio persino dentro il suo stesso partito. Lì si sbilancia. Propone il programma per i socialisti a livello provinciale: aprire un blog. Per inciso non sa fare nemmeno quello e non l’ha fatto: fatica a rispondere ad una mail. E non c’è nessuna cattiveria nelle mie parole. Tutto vero persino le congiunzioni. Brutti tempi per la politica.
Cerco di dirgli che un leader lo è perché lo riconoscono gli altri. Mi precisa che è un leader comunque. Lui, e solo lui, lo sa. Lo metto al corrente dei problemi del comune. Dei precedenti politici e delle precedenti esperienze. Lo proclamo capolista e lo incorono. Stendo un programma elettorale. Lo difendo davanti a quel grande pachiderma in letargo che è il PD. Trovo un candidato per le primarie. Un buon candidato. A lavorarci bene avrebbe anche potuto vincerle. Da indipendente. Ma questo senza tradimenti. Non con questi figuri. Gli presento le persone adatte per completare i posti vacanti in lista. Quelle che gli lasciano dubbi le scarto. Mi occupo di creare e persino di distribuire un minimo di propaganda. Manca solo che mi metta a scopare la sede del suddetto Partito Democratico. Alla fine mi accorgo che ci litighiamo sempre più spesso; e per un non nulla. Ho un sospetto. Affronto l’argomento. Me lo conferma: non si fida; ha paura che lo voglia fregare.
Se ne fossi capace ci sarebbe stato da ridere. Non ci riesco nemmeno ora. Avrei fatto tutto quel lavoro per lui, e su sua richiesta, solo per fregarlo. Nemmeno doveva apparire il mio nome, come sempre, in quella lista. Non mi avrebbe arrecato nessun vantaggio e non me l’ha dato. Naturalmente serve un pretesto per rompere e me lo offre. Presenta il tutto pubblicamente come opera sua. La cosa non sarebbe nulla solo che invece di presentare i socialisti come parte della lista e del programma presenta lista e programma come socialista. No! socialista proprio no. Oggi se ne vergognerebbe anche il buon Sandro. Per farla breve lo lascio fare quello che vuole. Non ho alternative. Ultima lite; quella definitiva. Ormai era diventato un tormentone. Fa l’offeso. Mi toglie persino il saluto. E lo toglie anche a Gerardo che nemmeno ha messo becco nella disputa. Per semplice solidarietà. A quel punto non posso fermare l’ingranaggio. Completo la lista. Mi ripeto che è l’ultima volta. E vado verso le elezioni amministrative.
Io non lo so… insomma… boh! Vinciamo, naturalmente. I risultati non contano. La lista (senza il mio nome) prende il 6%, sei per cento. Seconda a sinistra, quasi un punto in più dei dipietristi. Ma questo non centra. Il risultato dei superstiti socialisti nemmeno lo riporto. Uno zero prima della virgola e troppi dopo. L’ultima volta mi dicono di averlo visto graffiato, aveva litigato con se stesso mentre si faceva la barba. Nemmeno lui però sa se era una questione politica, di principio, importante, un pettegolezzo o se era indeciso per un cucchiaino o due nella tazzina del suo caffè. La verità è che non sopportava che a me riuscissero le cose di cui lui non era capace. La realtà era che non riusciva ad accettarsi; ad accettare i suoi limiti, la sua mediocrità. E’ ancora un leader ma non ha nemmeno la maggioranza del suo stesso corpo. Insomma alla fine, politicamente e umanamente, mi sembra che se non abbiamo perso almeno non ha vinto nessuno. Aiutatemi a spingere che il mondo si sta fermando.

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matrioskaPRIMA STROFA: A tutti quelli che non sanno le cose e allora te le spiegano; che per caso o per distrazione non c’erano ma è come se loro ci fossero stati e delle parole, che non hanno sentito, sanno anche il tono. A tutti quelli che credono o non credono in un dio, e alla domenica corrono alla messa perché, caspita, domenica è domenica, ma che comunque credono fermamente nella verità e quella verità loro ce l’hanno; al loro arrogantemente benevolo porgere di quella verità (del verbo) dall’alto di una saggezza di cui non devono rendere conto nemmeno all’età. A tutti quelli che hanno bisogno di un capo, di un presidente, di un segretario altrimenti la sera, a casa, non riescono a scopare; e poi ogni sera devono uscire perché hanno un incontro importante con il capo o il presidente o il segretario. A tutti quelli che si sono fatti una cultura origliando dietro le porte; che conoscono l’uomo ed è per questo che l’hanno sempre evitato; che conoscono bene le donne e lo sanno che l’unica cosa di intelligente che hanno sono quelle misure, come dire le taglie, e non ci hanno messo un niente a capirlo; che hanno dei grandi ideali e masticano la storia e la politica alta però, si sa come vanno le cose, alla fine tutto finisce a cosa vuoi? Che mi dai? A tutti quelli che, caspita, coglioni sono tutti gli altri. A tutti gli eccetera che dovrei mettere e non metto perché non mi va di dilungarmi.
Oggi è domenica. Dovrei postare qualche amenità tanto per far opera di presenza. Non mi và. Non passerò davanti al sagrato. Non intingerò le dita nell’acqua. Mi fermerò al bar. Oggi è domenica, mi prendo un giorno di vacanza. A tutti quelli di cui sopra una sola preghiera: Se mi vedete continuate a fare a non vedermi. Faccio festa anch’io. La sento arrivare, la primavera.
CANTATO: Sei come un angelo per me. Sei come un diavolo per me. Fammi sognare e sognare ancora tra le tue braccia come la prima volta.

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spinolaIn fondo ogni città è un piccolo posto. Anche quelle grandi. O meglio una serie di piccoli posti. I posti in cui ci si trova. Una piazza. Un bar. Una sede. Tanti paesini come piccole scatole. Spinola non è differente. La vita sembra tutta e solo quella che vedi. Il bar da Clara resta il bar da Clara. Gli spinolenti sembrano tutti lì. Forse non è così.  Forse lo è per me. Forse è solo una impressione. Poi mi accorgo che l’orizzonte va oltre il piccolo parco; il mio sguardo, ciò che posso vedere standomene seduto. Certo che, almeno lì, tra uno spostamento in macchina e l’altro, passano in molti. In certi giorni si parla molto di politica. In alcuni anche di più Ora sono finite le primarie. Non mi è capitato che si sprecassero commenti. Forse sono i commenti che per il momento mi evitano. E allora mi sono trovato a pensare a quando ero ancora ragazzino. A un Italia diversa. A mille cose. A volte i pensieri se ne vanno proprio dove vogliono. Ma anche non molto tempo fa non era così. Per un periodo i miei posti erano il lavoro, le pizze con gli amici, la sede dell’associazione. Era un’associazione per rifondare la politica. Tutti volevano una politica nuova. In cosa consistesse è rimasto un mistero, o almeno un insieme di misteri, uno per ciascuno di chi affermava tale affermazione. Ultimamente me lo ha ricordato Martino, non direttamente ma per il canale della trasmissione delle chiacchiere. Infondo la politica è cambiata. Senza che ci si potesse fare troppo caso. E parlo della piccola politica, non degli ideali. Ora, per esempio, non ci governano i ladri. Cazzo! a fare mente locale ti accorgi che non governano i ladri perché quelli di adesso non sanno nemmeno rubare. Quando ci provano li beccano subito  (lo conferma anche la stessa madre di un aspirante leader). E prima ancora che possano mettere in tasca il bottino. Ma ti saresti potuto immaginare allora, che ne so? Un Bondi a fare il portavoce. Ne avrebbero fatto un film. Il titolo: “Stai zitto cretino“. L’evoluzione della politica va avanti parimenti all’evoluzione della specie. Non c’è più un po’ di pudore. Fatemi bere in pace il mio caffè.
Non che sia particolarmente deluso dalle grandi e piccole cose. Chiedo a Gerardo, il canapa, se ha notizie di Jacqueline. Lui ch’è un vero esperto. E’ un po’ che non la vedo. Non che fosse bella ma si chiamava Jacqueline. Il cognome era del tutto italiano (Bertolaso) ma poco importava, bastava quel nome a darle un aura di esoticità. E poi aveva un cuore più grande della piazza che ad ogni elezione tutti promettono.

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MascheraQuesta la scrivo com’è capitata, nella sua singolarità, perché si commenta da sola. Naturalmente nomi e occasione sono puramente fittizi ma il fatto, in sé, è vero. Era maggio e i cali delle vendite erano ormai una costante conclamata e ostinata. Ci sentiamo con Mirco, scendo fino al suo ufficio. E’ ampio con un gran finestrone sulla via centrale. Lui è sprofondato nella sua enorme poltrona. Lo so preoccupato almeno quanto me. –Tu come la pensi?- Mi guarda e so che mi ascolta. La situazione è andata; oltre la tragedia. Alcuni posti sono a rischio. Non certo il mio. Non certo il suo. Infondo a me la cosa un po’ imbarazza solo perché intacca il mio portafoglio. Qui si tratta di salvare o tagliare tutta la rete di distribuzione della Liguria, forse del Piemonte. –Ho pensato al Salvatici. Te n’avevo accennato. E’ adatto e l’ho già proposto ai piani alti del gruppo.- Mi guarda e gli si illuminato gli occhi a spillo quel tanto che basta che sembra che mandino luce anche gli occhiali. Sistema la cravatta e la pancia pare farsi più orgogliosa. Il candidato ha già dato prova della sue capacità proprio con Mirco, quando hanno concluso il contratto a Skopje. E resta il migliore del suo staff. –Perché non c’ho pensato? Perfetto. Lo sapevo che ci toglievi dai guai.- Già! vorrei saperlo come ha fatto a non pensarci avendolo sotto gli occhi. Già! quando ci sono guai tutti si ricordano del sottoscritto. L’avessero fatto prima forse non ci troveremo al punto in cui ci troviamo. Forse. Ci riflette ancora un attimo su. Ne è sempre più convinto. Le sue membra si rilassano. Prende il telefono. Toglie il viva voce. Si consulta con Giovanna. Giovanna è la sua compagna storica, e, anche, la sua confidente, e, anche, la sua ultima parola. Tutti sanno della sua storia con Giovanna. Una storia nata su quella scrivania. Nessuno dei due ne fa mistero. Espone l’idea. Scribacchia ghirigori sulla carta intestata. Annuisce. Abbassa la cornetta. –Fatto! Anche lei ne è entusiasta.- Naturalmente sta a me il compito di organizzare il tutto e portare la proposta alla prossima riunione di tutte le affiliate.

Mi metto al lavoro subito. Non resta molto da fare. Marta spedisce le lettere. Minutaglia. Lei è efficiente e chi deve sapere sa già. Il curricula del Salvatici è da marzo sui tavoli di tutti i membri del consiglio di amministrazione. Alla fine il loro parere avrà il suo peso, ma la decisione spetta all’assemblea. Lo stesso Magni mi aveva chiamato, di persona, per congratularsi dell’ottima scelta. Torniamo a occuparci del bilancio provvisorio di assestamento. Io non mescolo mai il lavoro con le altre cose. Con Marta ci vediamo fuori dall’ufficio. Ci vediamo da lei. E’ il lavoro a mescolarsi tra noi. Ce ne stiamo tranquilli, io e lei, nei nostri ultimi minuti, quando, prima di rivestirsi, mi stampa un bacio sulla fronte e mi ricorda che è meglio fare personalmente quel paio di telefonate. Mi riaccompagna fino a pochi passi da casa mia. La saluto pregandola di ricordarmelo il mattino, in ufficio. Cominciano a pesarmi queste ultime giornate febbrili. Non voglio correre il rischio di scordarmene.

Con Carlotta non parlo mai del lavoro. La lascio fuori delle mie preoccupazioni. Vado a dare la buonanotte ai bambini e ci guardiamo un po’ di tele. Le accenno solo il nome. Lei ha avuto modo di conoscerlo ad un paio di cene. Non pare sorpresa. Pare saperlo già. Conviene che è la scelta migliore. Controlla il suo entusiasmo con pacatezza. Carlotta è sempre così, non sai mai distinguere fin dove la spinge la sua soddisfazione. Ha cambiato profumo. Anche davanti ad un regalo non sai mai se la fai felice o se la fai contenta. Non ricordo di averle preso quegli orecchini. Forse l’ha fatto da sola. Non ne abbiamo accennato. Finalmente una notte tranquilla. Ora che il più è fatto forse posso prendermi anche un paio di giorni di vacanza. Ne ho già accennato a lei che dovrò recarmi ad un sopraluogo per valutare le condizioni di alcuni uffici periferici. Quelli purtroppo sono ormai destinati. Sentirò Marta se ha qualche idea stuzzicante. Questo a Maggio, come detto fin dall’inizio. Poi, con Marta, siamo riusciti a ricavarci anche una intera settimana al mare, e qualche giorno qua e là. Carlotta è molto ragionevole. Si fida di quanto le dico. A volte anche troppo. Intanto i mesi si sono sommati ai mesi. Rimandare è impossibile. Il punto dolente è portare la proposta in assemblea. E’ per domani. S’è fatto tutto il possibile. Marta s’è prodigata. L’impressione è che non tutti abbiano fatto la loro parte. L’impressione è che il Garbino sia favorito. Gli scommettitori lo danno in vantaggio. Spingono per lui i suoi anche se sono proprio loro ad averci infilati in questo guaio. Intanto la situazione di Camogli è definitivamente compromessa, e proprio per colpa dello stesso Garbino. Penso se potevo fare dell’altro. Mi riprometto di tenere duro sul nome.

Stavolta è Mirco a scendere da me. Bussa ed entra. Marta si sistema immediatamente e sistema un po’ le carte con naturale noncuranza. Gli regala un sorriso gradevole. Capisco e la prego di uscire. Ci porta il caffè e ci lascia soli. Da me non stiamo altrettanto comodi perché ho organizzato tutto in base alla funzionalità e non alla vista. Mirco aspetta un po’ a dirlo. –Per domani… si va col Salvatici.– Si ferma e mi lascia ad aspettare. Sa di dopobarba fino alla mia postazione. Dopo vent’anni mi sembra di non conoscerlo più. Infondo è anche merito mio se lui è dov’è. Ho un attimo di timore. Mi ricordo di come Marta me lo aveva detto. Lei sembra capire meglio l’animo umano. Non è imbarazzo il suo, è solo il silenzio che precede. Le parole non le spreca mai. –Che ne dici; tiriamo diritti e, là, contemporaneamente, con discrezione, lasciamo afferrare che forse il Garbino è meglio?– Lo guardo e capisco che sta parlando seriamente.

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