Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Lot’

fulmineNemmeno un attimo di tregua. Ancora si alzavano i fumi da Sodoma che già scorrevano i fiumi d’inchiostro. Ancora si piangevano i morti, i lutti e le assenze, ma anche i silenzi, che già rinasceva l’amore. Di questa specie di amore racconta ora la Sacra Storia. E di figli. Di figli anche di altri padri e d’altre madri. Tanti che i nomi generano enorme confusione. Ma nemmeno quando si acqueta la guerra e il re dorme, nemmeno allora, si stende in cielo e sulla terra la tranquillità. Genesi 19. Parola di Dio.

Mettete a letto i bambini. Ancora una volta, in questa puntata della Sacra Storia, ci sono cose che non possono sentire. Parole troppo dure per le loro tenere orecchie. Uomini che non amano le donne. Donne che amano gli uomini. E anche di peggio. Pasifae… No! lei no. Quel ch’è troppo storpia. Ma è bene ricordarlo per quelli altri, che si facevano chiamare dei. La carne come baratto, come commercio e come inganno. Purtroppo non è stata sconfitta la corruzione. Sono stati storpiati, sgozzati, sterminati, massacrati, fatti a pezzi e poi bruciati, molti peccatori, ditelo a quei figli, ma di empi resta ancora affollato il mondo. Certo una promessa è una promessa. E quella di Dio è ancora più promessa, ma Lui non avrebbe voluto vedere. E vederlo con i propri occhi. Deglutì a fatica. Se il gioco vale la candela avrebbe avuto bisogno di un’immensa quantità di candele. Perché non poteva essere come Tiresia e doveva vedere? Trovò da solo, subito, la risposta: perché Lui era Dio; Diobono! Ma Lei, dov’era finita? Quando non l’aveva sotto gli occhi aveva di che preoccuparsi. Dio gli disse: “Hai visto alla fine cosa hai combinato”? E Dio gli disse: “C’era da aspettarselo”. E Dio gli disse: “Non ho scritto certo io il capitolo 19”. E Dio aggiunse: “Solo un mucchietto di cenere”. E Dio rispose: “Vuoi vedere che va a finire che è solo colpa mia”? E Dio ribatté: “E di chi vuoi che sia”? E Dio: “Sai come son fatti gli uomini. Non sono che uomini”. E infine Dio Concluse: “E quando c’entrano le donne”… Ma a Lui nessuno dava retta. In tutta quella confusione finì per dimenticarsi di preoccuparsi di Lei. Era anche stanco di morti. Benvenuti in paradiso.
Benvenuti nel regno di Dio. Lui diventava irascibile quando gli uomini non l’ascoltavano. Qualche volta anche quando non capivano, o facevano a non capire. Lui aveva detto che tutti gli uomini erano fratelli; non che tutti gli uomini erano sorelle. E poi da dove veniva tanto rancore, e tanti ardore? Avrebbe lavorato in silenzio per scoprire chi aveva dotato l’uomo della bestemmia. E della brama. E pesino dell’adulterio. E persino dell’incesto; ma non era certo che si potesse proprio definire in quel modo. Anche il vocabolario avrebbe dovuto essere rivisto. E in tutta quella confusione di tutti quei vizi. Persino del vino. Voleva rimettere ordine nelle cose. Gliel’avrebbe fatto vedere Lui a Lei che diceva che era un gran disordinato. E a tutti gli altri Io. Allora i fatti erano andati così: Lot e le figlie, quelle figlie rifiutate che non avevano mai conosciuto uomo, fuggiaschi da Sodoma e poi da Soar, si erano stabiliti in una grotta in montagna. Il posto era umido, non certo accogliente, e lui, il re, era preoccupato per la moglie; temeva di ritrovarsi con un pugno di sale. Non era certo il posto dove portare due ragazze ancora giovani e piene di vita; questo va pur detto. Intorno pareva non esserci anima viva e il silenzio regnava ininterrottamente dal mattino al mattino successivo; giorno dopo giorno. Notti comprese. Le donne si occupavano di tutto e dovevano occuparsi anche del vecchio padre. Lui aveva imparato a fare solo il re, niente che potesse tornare utile. Era come se non ci fosse un uomo in casa. Nemmeno per le piccole cose, anche quelle più stupide. Parola del Signore.
Ora, cosa sognasse il re non è dato saperlo poiché nemmeno Dio può interpretare i sogni notturni. Forse Lei. Quei sogni vanno dove vogliono. Sono proprio bizzarri. Terreno delle più sfrenate e incontrollabili fantasie. Ramingano come senza senno. Sognava la povera moglie, quel re? Magari quand’era ancora giovane, e desiderabile? Le mogli degli altri? Gli altri? Sogni persino più licenziosi? Non si sa. Si sa solo che: certo il re era più sveglio che fosse stato sveglio. Non riponeva mai lo scettro, così pieno di sé e della sua arroganza. Forse, ma forse, solo meno vigile. E certo è anche che quel re doveva possedere un sonno ben pesante. Tanto da non restargli nemmeno l’energia per preoccuparsi del suo governo. Ma il sonno cancella anche le preoccupazioni. Con le fatiche del giorno. Con le preoccupazioni per quella pace e quella desolazione. Anche i re la notte dormono, più o meno, come tutti i mortali. Riposano. Almeno loro hanno un attimo di pace. Ma la notte è… birichina. Bisognerebbe essere sulla terra tutti come quello che dormiva con un occhio solo. Eppure nemmeno quello era servito. Certo che anche le figlie sono pezzi di cuore. Ma quelle due figlie, anche se non sapevano ancora delle cose della vita, erano anche dei gran pezzi di… figliole. Avesse potuto parlare la sua brava e paziente, l’attonita sposa, ne avrebbe avuto un gran mucchio di cose da dire. Non avrebbe voluto sentirla quella donna che lui chiamava solo donna perché nessuno gli aveva dato un nome. Invece per fortuna se ne stava zitta. Parola del Signore.
Ma le due ragazze erano preoccupate per il suo futuro, e anche per il loro. Che se ne fa il mondo di un re senza sudditi? In verità parevano preoccuparsi parecchio anche del loro presente. E si preoccupavano solo loro. Che se ne fa una ragazza senza nessuno che le spieghi, che la faccia diventar donna? Fu così che la maggiore, la più intraprendente, e intraprendente lo era, anche parecchio, chiamò vicino a sé la sorella e le disse: «Nostro padre è vecchio e non c’è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, come avviene dappertutto. Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così daremo vita a una discendenza da nostro padre». Alla più piccola la cosa non sembrò subito troppo opportuna. Pensò al decoro ma anche si domandò, allo stesso tempo, come aveva fatto a non pensarci lei. Pensò a quel “corichiamoci” e non le sembrò una parola esatta, cioè le sembrò e non le sembrò. Pensò a quel “corichiamoci” che voleva dire senza dire; e a tutto il resto. Lei era una ragazza; a volte faticava a tenere a freno la fantasia. Pensò a quel “corichiamoci” e poi a perché non prima lei, che era anche la più giovane, e la più bella, e dopo sua sorella. E perché lei dopo. Ma alla fine si convinse, anche velocemente, e acconsentì. Lei era una ragazza ragionevole e aiutò la sorella nel suo disegno ed entrambe esagerarono con il vino, nel colmare il bicchiere del padre. Fecero ad emularsi. Anzi la piccola era sempre con la brocca in mano; generosamente. Perché quelle due figlie erano pezzi di cuore ma anche due grandi zoc… due figlie molto affettuose. Anche troppo affettuose. Parola del Signore.
Per tutta la cena Lei, la piccola, era stata paziente, anche perché la maggiore non aveva mai smesso di farle da sentinella. Nemmeno aveva potuto allungare una mano che l’altra l’aveva fulminata con uno sguardo. Era solo per controllare; per accertarsi. Pura curiosità. Mica glielo portava via, il suo momento di gloria. E per vedere l’effetto del vino sul povero padre. Ma quella notte lei non dormì per niente bene né tranquilla. Le orecchie tese. L’attesa che pareva non finire mai. E aveva la testa piena di domande che non sapeva se poteva formulare. Ed era sola in mezzo a tutta quella confusione. Perché quella notte non ci fu solo il solito silenzio. Ma il re continuò a dormire di un sonno profondo che pareva morto. Doveva essere, data l’età, anche un po’ sordo. Non si può negare che la più piccola fosse impaziente il giorno seguente, e lo trascorse piena di curiosità e di agitazione. Le ore sembravano non finire mai. Gli armenti da custodire le davano noia; tutti i suoi doveri. L’orto, se quello si poteva chiamare orto. Benedetta ragazza; era con la testa altrove. Finché finalmente giunse l’imbrunire e apparecchiò la tavola per la cena. In verità si mise davanti a quel dovere ben prima del solito. E finalmente la più grande le disse: «Ecco, ieri io mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa notte e va’ tu a coricarti con lui; così daremo vita a una discendenza da nostro padre». Si domandò perché le dicesse quello che già sapeva. Avrebbe desiderato chiederle altri particolari. Non lo fece. Nella foga versò persino del vino fuori del calice del padre. L’altra la invitò a pazientare. Faceva presto lei a dire. Fortuna che Lot amava il vino ma non ne reggeva troppo l’effetto e dopo un po’, con uno sbadiglio, e un sospiro liberatorio di quella figlia, si alzò per andare a coricarsi; barcollante. Forse i re hanno un sonno diverso. Ancora una volta quel povero re non si accorse di nulla, né quando lei si infilò sotto le sue coperte, né quando abbandonò il talamo che già il sole cominciava a diradare le ombre della notte. Era stata una notte molto lunga e senza un attimo di silenzio, né di tregua. La piccola era sempre stata di indole ribelle e dispettosa. Parola del Signore.
Dio volse lo sguardo da un’altra parte e non volle sapere nulla di quella e delle notti successive e del consumo di vino. Fu Lei, curiosa, a tenerlo informato in seguito, anche se non nei minimi dettagli per non farlo inquietare. Ma Lui ebbe una riflessione degna di un Dio come Lui era: se quel sacrificio era costato a quelle pie donne tanta sofferenza e pena perché allora lo avevano portato tanto a lungo, e perché quelle loro grida che parevano più di giubilo e di gradimento. Non ci si raccapezzava; parola di Dio. Non ci si raccapezzava mai con le donne. A volte ha un prezzo immane la Gloria del Signore. Così presto fu evidente lo stato delle due figlie e il padre restò senza fiato. Fu da quella notte, o quelle notti, che la maggiore partorì Moab e la minore un figlio che volle chiamare Figlio del mio popolo. Già da allora ci si ingegnava ad inventarsi i nomi più bislacchi. Magari senza riflettere sulle conseguenze. Lui non ebbe nemmeno il tempo di lusingarsi. E qualcuno fu subito pronto a chiamare quella donna Moglie del popolo. Quella grotta ne vide di cose che cento occhi non potrebbero vedere e mille bocche non potrebbero raccontare. Il silenzio non fu più lo stesso e presto il bosco pullulò di vita. Dal figlio della più grande ne discesero i moabiti, da quello della più piccola gli Ammoniti. Mica si possono tramandare queste cose ai bambini; agli innocenti. Parola del Signore.
Pare ci fosse anche qualche bastardo, ma quello non generò nessun popolo e fu guardato con diffidenza e sgarbo. L’autore sostiene che qualcuno si sia lasciato andare anche a qualche libertà poetica. Il fatto è che allo sgomento di Dio si univa lo sgomento degli uomini, non è facile guardare con ironia cose tanto ignobili da sembrare un non-senso. Da essere da loro stesse scherno. Da parere sarcasmo. Lo scontro “filosofico” tra i tolleranti, cioè Lei, e i moralisti, cioè Lui, e Lui, e Lui, e tutti i Lui, divenne aspro. Non se ne veniva a capo. Lui La pregò di ritirarsi nelle sue stanze, ma Lei non aveva stanze. Né aveva la bontà dell’obbedienza. Non era grano facile da macinare. S’accorse solo allora: quella che indossava più che una tunica si poteva definire al massimo una maglietta. La copriva e non La copriva niente. Non è che quella Donna avesse inventato i costumi? E anche la costumanza? Caldo faceva caldo. Lei si allontanò con un’alzata di spalle. Lui la guardò attentamente allontanarsi. Gli parve di sentire un “Babbei!” ma non ne ebbe mai la certezza. Santa Pazienza.

Read Full Post »

Le parole che dico non han forma né accento, si confondono spesso all’odore del vento.
Così il mondo conobbe ancora l’Ira divina e furono distrutte Sodoma e Gomorra, e le altre tre città che non si ricordava perché. Rimaste anonime. Ma tutto quanto detto è solo la pura Verità.

fulmineEccomi qua”.
In casi come quello della storia, se storia è, si trova sempre il primo fanfarone a ricordare che si sarebbero mangiati anche i piatti. Quello che crede che così si sono inventati la pizza. E poi anche la birra, per digerirla. Era proprio fame; altro che bazzecole. D’altronde se procreavano invece di seminare dopo non potevano dire che si trattava di siccità. Magari non tutti gli anni sono uguali, ma bisogna saper provvedere anche al futuro. E quelli veramente per procreare mica lo facevano. E questo diceva questo e quello diceva quello. Che mondo stava diventando quel mondo. Nessuno che si facesse i fatti proprio. Lui li aveva creati, quegli amici, perché gli facessero della compagnia, magari per un consiglio, o due chiacchiere. Mica per tutta quella confusione. Pazienza Lei. Ma adesso tutti pensavano di sapere tutto. Col fatto che se li era fatti come voleva, e uguali, cioè simili. Certo eccola. L’aveva vista arrivare. Sapeva che sarebbero state ancora rogne. Mica faceva il guardiano di pecore. Mica stava lì a controllare quello che gli altri facevano. Che poi aveva il dubbio che quelli li avessero creati proprio loro, begli amici. Che ora si lavavano la bocca. Si toglievano dalle spese. Gli scaricavano tutto addosso.
E poi c’è un tempo per ogni cosa. Lui c’era da sempre e ci sarebbe stato sempre, ma sai l’affollamento. Finiva che nella città non si sarebbe proprio più potuto girare. Insomma se una cosa inizia deve anche, prima o dopo, finire. Come ogni storia che si rispetti. Certo che a invecchiare non fa piacere a nessuno. Ma nemmeno a essere giovani è uno status che non ha controindicazioni. Uno da giovane, c’è poco da dire, gli manca quella, l’esperienza. Bisogna pure scottarsi per saper stare alla larga dal fuoco. Intanto le fiamme di quelle città dannate ardevano ancora contro il cielo. Che splendida immagine da film. Solo un rammarico: peccato che nessuno, nemmeno Lui, avesse ancora pensato ad inventare il cinema.
Sarebbe stata un’inquadratura epocale. Bastava un piano sequenza, al limite un fermo immagine. Non servivano nemmeno le parole. Altro che la caccia alle streghe. Altro che il medio evo. Certo che se l’erano cercata. Un poco di pudore. Un po’ di intimità. Sempre a fare e dire. Un bel silenzio è pur sempre la migliore delle soluzioni. Si può sempre chiudere un occhio. Perché per vedere Lui vedeva. E ci vedeva ancora bene. E vedeva proprio tutti. Anche certe cose che avrebbe preferito… E poi erano angeli; mica… Insomma chi vuole intende. Un po’ era stata Lei a istigarlo. Cos’hanno loro che io… in fondo non aveva tutti i torni. E Lei… come donna gli era proprio anche riuscita bene. Bene era dire poco. Non fosse stato per il carattere. Solo che l’aveva fatta per fargli compagnia. Non in quel senso. Semplicemente compagnia. No! decisamente non aveva un carattere facile. Quale donna lo ha. Anzi aveva un brutto carattere. Ma di te… cioè davanti era messa meglio. Certo che qualsiasi cosa Lui facesse era subito sulla bocca di tutti. Va bene che Lui era Lui. Va bene che Lei era solo un’amica e immaginaria, ma le cose che immaginava avevano una loro presenza, carne vera. E non c’era niente di più vero delle sue forme, per di più sode. Non s’era ancora mai vista una donna come Lei. E lasciamo andare i discorsi sulle coppie di fatto. Erano solo amici. Certo che anche come amica era invadente non poco. Col suo sano realismo, come lo chiamava Lei; il suo pragmatismo. Ma cosa vuol dire pragmatismo?
Vivi e lascia vivere. Ma Lui era dio, mica poteva far finta di niente. Che poi c’erano quelli che già andavano a strombazzare ai quattro venti ogni suo sospiro. Cosa avrebbero detto? In fondo aveva Lui la responsabilità degli angeli. E della loro incolumità. Poteva anche essere vero che era meglio un poca di sana tolleranza di tutto quel disastro, ma era certo che avrebbero detto che si stava rammollendo perché era vecchio. Ci mancherebbe che uno è uomo e fa la donna quando gli salta a lui. O meglio ancora che pretenda che altri uomini facciano le donne. Anche quando magari non gli va. Meglio era che non si mettesse strane idee in testa, quella. Né quella né altre. Anche l’estetica ha bisogno della sua etica. E in tutto quel bailamme un po’ di ordine non poteva che fare bene. E poi cosa sono cinque città davanti a tutto l’universo? Sì! perché cinque erano, mica due sole. Cosa vuol dire?
Non faceva comunque bello tutto quel fumo. E quel disastro di rovine. Quel disordine. Si poteva comunque distrarsi, dire quello che si voleva. Se invece c’era Lei neanche a pensarci. Bisognava stare attenti ad ogni parola. Poi non l’avesse fatto li avrebbe sentiti. Era certo. Subito a dire che non aveva più autorità. Che si stava rammollendo. Ora che l’aveva fatto tutti a criticare. Figurarsi. Che Lui non ne era del tutto convinto. E quelli a dire che aveva esagerato. Che in fondo. In fondo un corno. Così era stato. Come in un incubo. Ecco! C’era da immaginarselo. Sul più bello arriva Lei. Con Lei tutto tornava difficile. Anche se stava solo a parlare. Eppure doveva essere proprio Lei, proprio Lei a saperlo. In fondo non né era stata forse, anche se indirettamente, e senza volerlo, Lei la causa? E’ troppo facile dopo dar la colpa agli altri.
Mi sembra impossibile eppure sembra possibile. Non lo avrei mai creduto ma lo vedo. E proprio con questi miei occhi. E anche bene. Tanto da non crederlo. E sembra anche che… ma a me… a me no… preferisco parlarci. Non è quella città la mia città. Credo che le vacanze andrò a farle altrove. Ora scusami”.
Cos’era tutta quella frenesia? Tutti come quelli che dicevano “famolo strano”. Quello avrebbero dovuto proiettarlo in seconda serata. Quando i bambini sono a letto. E’ normale che poi ci sia quello curioso. E quello con spirito di emulazione. E quell’altro. Tanta era la meraviglia di Lei che la voce s’era fatta un sussurro. Lo volesse il cielo (naturalmente si fa per dire). Così non era né un no né un sì. Non sembrava né carne né pesce. Ma anche Lui era rimasto meravigliato. Non poteva dire di no; negarlo. Non se l’era immaginato. Certo che gli uomini eppure li aveva fatti Lui. Ma non gli erano usciti proprio come li aveva pensati. E non aveva ancora deciso, qualunque cosa dicessero. Questo mica lo dicono quelli che dicono anche troppo. Che ora lo fanno sembrare fin troppo buono. E talora troppo cattivo. Che poi nessuno deve essere sempre uguale. E obbligato a esserlo. Anzi Lui era il meno uguale. Non aveva forse creato Lui il creato? E tutto. Allora doveva essere stato sempre Lui a creare l’amore, cioè loro. Se ne stava dimenticando. La colpa non era solo sua ma di tutti loro. Non è forse l’amore l’inizio della vita? Era confuso.
Era del tutto probabile, stando a ciò, che avesse creato anche il piacere. Cioè tutti i piaceri. Che anche la passione fosse piacere era un ben strano piacere. Ma non poteva negare, con assoluta certezza, lo fosse. Quando c’era Lei anche Lui sentiva un qualcosa. Non certo paragonabile a quello degli umani. Lui era pur sempre Lui. Ma pur sempre un qualcosa. Ma tutto ha un limite. E non sopportava quel suo sorriso. Cioè quelle sue risatine. Cioè da parte di Lei. Che poi era meglio così perché a Lui non piaceva, davanti alla sua autorità, che Gli fossero date le spalle. Che poi aveva fatto tutto Lei. Non Le aveva chiesto nulla. Figurarsi. Mica per mancanza di coraggio. Figurarsi. Non ci aveva pensato. E poi non li aveva fatti così per quello. Fosse stato uomo, cioè con tutto quello che ci vuole a essere umani, l’amore l’avrebbe fatto come si fa all’amore. Cosa c’entrava Lei? Cioè in ogni modo. In ogni caso. Anche senza pensare a Lei. Per lui l’amore andava fatto come si fa all’amore. Comunque.
La scoprì anche accendersi una sigaretta. Quella stava creando proprio tutti i vizi. Si fosse limitata a guardare altrove. Sempre così impicciona. Aveva il dubbio, dopo, di averle fatte tutte, le donne, come Lei, impiccione. Magari erano state proprio loro; le donne. A incitare tutti. A creare quel gran putiferio. Se l’erano inventata loro l’Ira di dio? O forse erano solo delle gran gelose. Non ci capiva niente. Che poi Lui si sentiva male. Certo era solo un momento. Ogni volta. Arrabbiarsi lo faceva sentire male. Gli prendeva un coccolone. Ma figurarsi se Lui ci pensava. Se non lo avesse detto Lei non ci avrebbe nemmeno pensato. E ora tutta la colpa la davano a Lui, ovvero a Loro. Perché ormai nessuno poteva chiamarsi fuori. Guardassero loro stessi che a raccontarlo avevano fatto diventare la Bibbia come il Kamasutra. Un libro da non dare in mano a quel bambino. Un libro poco educativo. A luci rosse. E sospettava persino che ancora non ci sarebbe stata pace per Lot.

Read Full Post »

Come diceva quel saggio: “Posso spiegarti ma non posso capire per te”, allo stesso modo è difficile credere per chi non crede. Di creduloni ce ne son fin troppi e poi prestano credito alle cose più banali e infime. Qui stiamo parlando della grande Storia. Della vera Storia. Gli eventi sono quelli da cui tutti noi veniamo. Parola di un signore.

fulmineRiprendiamo la narrazione. Lui era andato perché doveva andare. C’era quella storia con Abimelek. Abramo non aveva detto una bugia, ma nemmeno la verità. E Sara era Sara. Temeva che potesse combinare un immane casino. Come quella Elena. Ma quella era un’altra storia. La loro storia. E a raccontare quella se l’era sbrigata velocemente. Se la sbrigassero tra loro. Era stata solo una stupida disputa. Su chi era più dio. Loro altro non erano che dei. Un po’ presuntuosi ma sempre dei. Pieni di vizi e poveri di virtù. Più simili agli uomini. E a uomini d’arme. D’arme e d’avventura. Sempre preda dei loro istinti. Solo un poeta cieco poteva perdere tanto a raccontare così povere gesta.
Una guerra. Un viaggio. Aveva già raccontato tutto lui, il poeta, l’aedo, il lirico. Lui, cioè loro, non aveva avuto bisogno del caos. Né di cori. Lui il mondo l’aveva creato per davvero. E dal niente. Senza indovini e oracoli e altri illusionismi. Tutta fatica del suo sacco. Lui non aveva bisogno di guerra. Se la vedeva da solo; era o non era un pacifista? Il primo. Bastava e avanzava l’ira divina per sistemarli. Un richiamo con voce tonante. Magari anche una cacciata. Un’onda un po’ più alta. Un’ordalia. Insomma quelle cose lì. E niente giochi. Niente finti cavalli. Niente maghe dagli occhi affascinanti. Gli sembrava tutto un gran bel romanzo. Con un linguaggio un po’ superato, passatista. Nient’altro che un romanzo. Quasi di cappa e spada. E che assurdità di quella città non lasciare traccia. Quasi a provocare chi ha il gusto dell’antico. Dal suo punto di vista era solo preistoria. Intanto tanto per essere precisi si sta parlando del 1850 a.C., ma ancora non si sapeva, per via di quel prima, o circa.
Avrebbe voluto tanto lasciare che se la sbrigassero. Ma non poteva certo fingere di non vedere. Così era andato suo malgrado. E fortuna che quello l’aveva presa bene. Ora non avrebbe accettato nessuna malalingua. «Non temere, Abramo. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Era vero che Abramo era ormai vecchio. Che erano sposati da tanto di quel tempo che non facevano più ormai caso uno all’altra. Si passavano accanto, si sfioravano, e nemmeno si vedevano. Nemmeno ne faceva mistero. Esattamente non facevano più caso uno all’altra. Ma quell’altra avrebbe anche voluto, voluto e sperato, forse, che facesse ancora caso. O forse no. Forse solo voluto. Il povero vecchio non era del tutto arzillo. Almeno in quei giorni. E tanti viaggi non gli giovavano. Gli mettevano fiacchezza. Era sempre a lagnarsi. Sempre in compagnia di qualche dolorino. Tutto ciò era vero, parola di dio. Ed era altrettanto vero che Lui, come promesso, era andato a visitarla, cioè a visitarli. E Lei, quella donna, cioè Sara, non aveva nulla da ridere. Insomma loro niente, poi, dopo la sua visita, Sara aveva scoperto di aspettarlo. Quel benedetto figlio. Non c’era nessuna attinenza. Solo un caso. Il frutto della sua promessa. Niente di più. Lui non c’entrava, non almeno direttamente, con quella nascita. Che dicessero quello che volevano. Un miracolo è solo un miracolo. I soliti scettici. Anzi che si imparassero a tacerselo.
Ché Abramo non era uno che ci pensava due volte. Gli dicevi una cosa e lui già l’aveva fatta. Non un cuor di leone, ma anche un fifone può trovare il suo attimo di coraggio. E Lui aveva grandi progetti su quel vecchio. E in quel momento doveva preoccuparsi di tenerlo vivo. E magari con un po’ di dignità. Che se ne sarebbe stato di uno così con un sospetto. Che poi se Sara non era certo un esempio nemmeno era peggio di tante altre. Le fosse mancata la virtù si sarebbe confusa con i più. Così aveva deciso. Che continuassero a ridere. E raccontare dei tre pellegrini. Che era stato solo lui ad essere imprevidente. Quando si ha moglie meglio tenerla da conto.
La verità forse era diversa. Gli aveva detto, lo aveva detto a lui, di prendere di tutto da tre. una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione. Non era sceso nei particolari dei tre pellegrini. Lui li aveva accolti davanti alla sua tenda. Lui era stato ospitale come si doveva. Anche troppo. E aveva sacrificato il vitello migliore. Nemmeno quando gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie»? si domandò perché chiedessero subito di lei. Lui lo aveva pure in qualche modo avvertito e quello si era addormentato. Valli a capire i vecchi, a volte troppo sospettosi, altre troppo fiduciosi. Mentre quelli contemplavano Sodoma lui, vecchio, dormiva della grande. Sarebbe potuto finire il mondo. Forse quello era il segno di Dio ma Lui stesso non ne era certo. E dopo quei tre partirono per andare verso la città. Insomma questi erano i fatti. E Lui voleva essere certo di cosa succedeva in quelle città. Aveva chiesto loro di essere i suoi stessi occhi. Nient’altro. Ne era certo. E il vecchio avrebbe dovuto solo essere contento. E soddisfatto, e orgoglioso. Uscito di quel sonno profondo. Ma il vecchio non lo era completamente. Almeno non lo fu quando seppe che sarebbe diventato padre e popolo quando aveva l’età per essere nonno. Ma Lei sogghignava sotto i baffi pur non avendoli. E Sara, con la acca o no finale poco importa, pareva aver ritrovato il buonumore. Eppure aveva la sensazione che la calma fosse solo apparente. Abramo se ne stava buono e in disparte privo delle forze che da tempo non aveva. E Lui era preoccupato di quello che gli avrebbero raccontato da quelle città. Se ne dicevano tante e le più diverse. Nessuna di buona. Nel bene e nel male si sarebbero ricordati tutti di quelle due città. Sebbene Lui fosse clemente non ne poteva più di tanto clamore. Cercava certezza di quello che già sapeva, perché il Signore è onnisciente.
Comunque inviò anche due angeli per avere ancora altre certezze. Lui sapeva che Lot era un giusto, lui e pochi altri. Troppo pochi. Ma in fondo era fiero dell’ardire di quel vecchio Isacco. E Lot cercò anche di difendere i suoi ospiti. Offrì in cambio il bene che aveva più prezioso: «Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto». Ma gli angeli con viso d’angelo e quel loro sorriso angelico avevano invaghito gli uomini. O forse a quegli uomini erano più graditi gli uomini; proprio non se ne capacitava, non lo capiva. E così ebbero modo di conoscere l’ira divina. Sulla città si alzarono alte le fiamme. Salvò Lot per essere clemente con la supplica di Abramo ma lo stesso Lot si ritrovò con una moglie di sale. Mai che le donne riescano a dar retta a qualcuno. Non ci aveva potuto fare niente. Anche se era Dio. Un patto è un patto. E Abramo vide le città andare verso la loro distruzione. E poi solo rovine. E Lui si sentì stanco di quel fare e disfare. Certo sperava di essersi spiegato bene.
Voleva ripensare a quella storia. Niente era stato facile. E non voleva diventare lo zimbello di nessuno. Né di Lei né di sé stesso né di tutti gli altri Lui. Per ora Gli interessava il destino di Sara. Rimettere ordine. Scordarsi tutto quello che era successo. Fosse solo stato possibile. Teneva che ne avrebbero parlato e parlato per anni. Lui poteva fare quello che voleva ma distruggere due città era una cosa che non poteva passare inosservata. Sì! aveva salvato Lot, e le figlie, i generi no perché non avevano voluto credere, e quella moglie ormai solo un gran mucchio di sale. E nella confusione di città ne furono distrutte cinque, delle altre tre nemmeno si ricorda il nome. Di più non aveva potuto fare. Bastava che Lot fosse solo un poco più… venditore. Insomma convincente. Quelli erano un branco scatenato di anarchici senza Dio. Nemmeno nessun rispetto nemmeno per l’autorità. Avrebbero riservato lo stesso trattamento allo stesso Lot. Eppure era padre e aveva due figlie e perciò gli dovevano piacere le donne; a Lot. In che strana storia si era invischiato. Ma almeno di quelli si era liberato. Non avrebbe più dovuto vedere uomini che facevano occhi languidi ad altri uomini. O uomini a usare le donne come fossero uomini. Lei diceva che era un bieco moralista, solo un conformista; vecchio. Di quella modernità non sapeva che farsene. Meglio vecchio che così. Era quando vedeva Lei che si sentiva confuso.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: